{"id":52856,"date":"2019-04-02T00:00:00","date_gmt":"2019-04-02T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionepirelli.org\/fondazione-pirelli\/come-rimettere-in-moto-la-fragile-economia-italiana-e-costruire-nuove-dimensioni-di-lavoro-e-solidarieta\/"},"modified":"2019-05-08T12:42:51","modified_gmt":"2019-05-08T12:42:51","slug":"come-rimettere-in-moto-la-fragile-economia-italiana-e-costruire-nuove-dimensioni-di-lavoro-e-solidarieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/come-rimettere-in-moto-la-fragile-economia-italiana-e-costruire-nuove-dimensioni-di-lavoro-e-solidarieta\/","title":{"rendered":"Come rimettere in moto la fragile economia italiana  e costruire nuove dimensioni di lavoro e solidariet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019economia italiana \u00e8 sempre fragile, cresce poco e male, nonostante la presenza di imprese forti, dinamiche, competitive sui mercati del mondo. Siamo da mesi in recessione e le previsioni per il 2019 vanno dalla crescita zero secondo il <strong>Centro Studi Confindustria<\/strong> all\u2019analogo 0,1% stimato da S&amp;P, se non addirittura il -0,5 previsto da LC Macro Advisor, la societ\u00e0 di consulenza di Lorenzo Codogno, ex capo economista del ministero dell\u2019Economia e professore alla London School of Economics. Una congiuntura pesantemente negativa, tra crescita piatta e condizione recessiva per tutto il corso dell\u2019anno, smentendo clamorosamente le ottimistiche (e infondate) previsioni del governo Conte. Uno stop grave, insomma, che adesso finalmente comincia a preoccupare anche il ministero dell\u2019Economia, tanto che il ministro Giovanni Tria, al recente Festival dell\u2019economia civile, ha ammesso: \u201cSi va verso la crescita zero&#8230; s\u2019\u00e8 fermata la parte pi\u00f9 produttiva dell\u2019Italia\u201d (i partiti giallo-verdi di governo hammo p\u00e8er\u00f2 poco apprezzato questo momento di chiarezza, di sincerit\u00e0).<\/p>\n<p>Ma siamo di fronte anche a una crisi strutturale, segno di un paese che, negli ultimi vent\u2019anni, non ha saputo costruire un ciclo positivo dello sviluppo e della produttivit\u00e0. In condizioni di crescita delle economie mondiali ed europee arranchiamo, in coda agli altri paesi Ue. In fasi di rallentamento andiamo peggio di tutti e ci ritroviamo, unici in Europa, in recessione. Perch\u00e9?<\/p>\n<p>Prova a spiegarlo Pierluigi Ciocca, economista tra i pi\u00f9 autorevoli, per molti anni direttore della ricerca economica della Banca d\u2019Italia, nelle pagine di \u201c<strong>Tornare alla crescita<\/strong>\u201d, Donzelli. Il quadro \u00e8 drammatico: \u201cL\u2019Italia non produce pi\u00f9 di quanto produceva quindici anni fa; la disoccupazione, non solo quella dei giovani, \u00e8 alta, il lavoro mal pagato, precario; la povert\u00e0 si estende; il debito pubblico spaventa i mercati; la questione meridionale si \u00e8 incrudita; la produttivit\u00e0 delle imprese ristagna. La cultura, le istituzioni, la politica, la societ\u00e0 civile stentano a scuotersi, a fare fronte\u201d. Nel corso degli anni, ricorda Ciocca, non sono state fatte n\u00e9 attuate riforme in grado di superare le fragilit\u00e0 dell\u2019economia. La politica economica non ha affrontato gli squilibri generazionali, sociali, geografici e di reddito. Gli investimenti pubblici e privati ristagnano. L\u2019ordinamento giuridico non ha stimolato la competitivit\u00e0 e la crescita. Le imprese si sono a lungo adagiate su cambio debole, prima dell\u2019euro, moderazione salariale, \u201cscandalosa evasione fiscale\u201d e sussidi statali. E adesso, in tempi di radicali cambiamenti economici, tecnologici e di relazioni politiche globali, non reggiamo le nuove ragioni della competitivit\u00e0. Eppure, da una crisi cos\u00ec lunga e profonda, secondo Ciocca, si pu\u00f2 ancora uscire: risanare i conti pubblici, investire, puntare su conoscenza e innovazione, cambiare le leggi che ostacolano la concorrenza, rilanciare il Sud: \u201cL\u2019economia va ricostruita, rifondata\u201d.<\/p>\n<p>Serve, insomma, <strong>una nuova politica per lo sviluppo<\/strong>. Ben diversa da quella fatta di spesa pubblica assistenziale e blocco delle infrastrutture cui stiamo assistendo. Semmai, vanno stimolate e fatte crescere proprio quelle imprese che nel tempo, nonostante i vincoli del sistema Paese, hanno innovato, investito, esportato, conquistato posizioni di rilievo nelle nicchie ad alto valore aggiunto sui mercati globali. Non sono molte, probabilmente un quarto dell\u2019intero panorama delle imprese italiane. Dunque non potranno fare da motore determinante dello sviluppo, se non in presenza di una ben diversa e migliore politica economica, nel contesto di strategie di sviluppo della Ue.<\/p>\n<p>Un altro modo per affrontare la crisi \u00e8 insistere sulla \u201c<strong>economia civile<\/strong>\u201d, come suggerisce Jeffrey Sachs, direttore di \u201cThe Earth Institute\u201d della Columbia University di New York (ne ha parlato la scorsa settimana al festival dedicato appunto all\u2019economia civile, a Firenze): meno diseguaglianze, pi\u00f9 fiducia, scelte pi\u00f9 chiare di ambientalismo sostenibile, di <em>green economy <\/em>come vero e proprio fattore di competitivit\u00e0 (le imprese italiane sono, su questa dimensione, in prima fila, come documenta anno dopo anno Symbola). E dunque, anche lavorare sulle \u201c<strong>Tessiture sociali<\/strong>\u201d, come suggerisce il titolo del libro, edito da Egea e scritto da Aldo Bonomi, sociologo e Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, vivace struttura cooperativa della grande distruzione. Quattro i termini di riferimento: \u201cLa comunit\u00e0, l\u2019impresa, il mutualismo, la solidariet\u00e0\u201d. Sono tempi di\u00a0<strong><em>sharing economy\u00a0<\/em><\/strong>e dirompenti innovazioni. E in un\u2019Italia fatta non solo di metropoli ma d\u2019una miriade di realt\u00e0 locali, bisogna impegnarsi per tenere insieme competitivit\u00e0 e solidariet\u00e0. Il volume raccolta un viaggio in quaranta citt\u00e0, \u201cin luoghi, al crocevia di flussi, nei quali la prossimit\u00e0 territoriale, il radicamento e il fare comunit\u00e0\u201d emergono come fattori economici e di competitivit\u00e0, tra manifattura, commercio, distribuzione globale e valori del \u201cchilometro 0\u201d. Lo sviluppo italiano \u00e8 possibile, appunto, solo nel segno della sostenibilit\u00e0, ambientale e sociale.<\/p>\n<p>Sono sfide culturali, sociali e politiche. Come sostiene da tempo anche Marco Bentivogli, segretario dei metalmeccanici Cisl, e ribadisce nel suo nuovo libro di cui molto si parla, \u201cContrordine compagni\u201d, un \u201cmanuale di resistenza alla tecnofobia per la riscossa del lavoro e dell&#8217;Italia\u201d, Rizzoli.<\/p>\n<p>Bentivogli ragiona d\u2019innovazione e nuovi e vecchi mestieri, superamento delle divisioni tra formazione scientifica e umanistica, bisogni popolari cui rispondere senza cedere alle tentazioni populiste n\u00e9 alle chiusure nazionalistiche impaurite. Nessun catastrofismo, insomma, per affrontare le questioni del mercato e le diseguaglianze provocante dalla globalizzazione, nessun timore del futuro. Semmai, un robusto e lungimirante riformismo che affronti i temi della competitivit\u00e0, della sostenibilit\u00e0, dei nuovi equilibri sociali, della costruzione di originali dimensioni del lavoro.<\/p>\n<p>Insiste Bentivogli (sul \u201cCorriere Innovazione\u201d, 29 marzo): \u201cFermare il progresso non solo non \u00e8 possibile, ma \u00e8 quanto di pi\u00f9 pericoloso si possa fare per l\u2019occupazione\u201d. I robot sono nelle aziende da almeno trent\u2019anni, hanno migliorato la qualit\u00e0 del lavoro, ridotto la fatica sulle mansioni pi\u00f9 ripetitive, stimolato creativit\u00e0, innovazione, responsabile partecipazione. Spiega appunto Bentivogli: \u201cSi riducono le mansioni ripetitive, operaie e impiegatizie, ma il lavoro cambia, non muore\u201d. Come? E\u2019 un processo in corso, da continuare a costruire con creativit\u00e0 e senso di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi, maestro di catastrofismo e seminatore di paure, come lo Studio Casaleggio Associati (la \u201ctesta\u201d del Movimento 5Stelle) sostiene che finir\u00e0 il lavoro nel 2054. \u201cUn\u2019attendibilit\u00e0 simile alle interpretazioni del calendario dei Maya sulla fine del mondo nel 2012\u201d, ironizza Bentivogli. Meglio, semmai, puntare su formazione, politiche del lavoro e uso intelligente del welfare non per distribuire risorse a pioggia come il reddito di cittadinanza caro al M5S ma per fare da ammortizzatore sociale durante i periodi di cambio di lavoro e impegno di studio per nuove qualificazioni. Un atteggiamento responsabile, appunto, di cui anche il sindacato sta dando prove positive. Ottimismo critico, consapevole, ragionevole.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019economia italiana \u00e8 sempre fragile, cresce poco e male, nonostante la presenza di imprese forti, dinamiche, competitive sui mercati del mondo. 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