{"id":57297,"date":"2015-01-12T00:00:00","date_gmt":"2015-01-12T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionepirelli.org\/utopia-pragmatica-e-umanistica-la-lezione-ancora-attuale-di-mendini\/"},"modified":"2019-06-03T23:23:04","modified_gmt":"2019-06-03T23:23:04","slug":"utopia-pragmatica-e-umanistica-la-lezione-ancora-attuale-di-mendini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/utopia-pragmatica-e-umanistica-la-lezione-ancora-attuale-di-mendini\/","title":{"rendered":"\u201cUtopia pragmatica e umanistica\u201d,  la lezione  ancora attuale di Mendini"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<strong>Empatie. Un viaggio da Proust a Cattelan<\/strong>\u201d. E\u2019 questo il titolo della mostra di\u00a0<strong>Alessandro Mendini<\/strong>, uno dei pi\u00f9 grandi designer italiani (accanto a Magistretti e ai fratelli Mari, a Sottsass e a Munari, a Gio Ponti e a Castiglioni), che s\u2019\u00e8 aperta ai primi di dicembre al\u00a0<strong>Centro Saint-B\u00e9nin ad Aosta<\/strong>\u00a0e durer\u00e0 sino al 26 aprile. Realizzata dall\u2019Assessorato alla Cultura della Val d\u2019Aosta e curata da Alberto Fiz, espone\u00a0<strong>80 opere<\/strong>\u00a0tra dipinti, disegni, progetti, sculture, mobili e oggetti d\u2019arredamento creati dall\u2019inizio degli anni 70 a oggi e pensati \u201cin dialogo\u201d con grandi esponenti della letteratura, dell\u2019arte e del design.<\/p><p>E\u2019 una presenza importante anche nella storia della cultura <strong>Pirelli<\/strong>, quella di Mendini. Sue, infatti, le <strong>illustrazioni<\/strong> di parecchie campagne pubblicitarie, tra il 1957 e il 1962, e molte immagini per la Rivista \u201cPirelli\u201d, con quei disegni leggeri e ironici, fantasiosi e colorati, capaci, in pochi tratti originali, di raccontare un pneumatico e un materasso di gomma, un impermeabile e una maschera subacquea (gli originali di quei disegni sono custoditi nell\u2019Archivio Storico della Fondazione Pirelli: ecco il link per accedere alla photogallery:<span lang=\"IT\" style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; color: #1f497d; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;\"><a href=\"\/\/goo.gl\/OlkX4M\">\/\/goo.gl\/OlkX4M<\/a>\u00a0<\/span>).<\/p>\n<p><strong>Empatie<\/strong>. E utopie. In che senso? \u201cLa mia utopia umanistica \u00e8 pensare che i miei oggetti e le mie architetture possano essere immaginati e progettati cos\u00ec come la natura aveva creato e disegnato i fiori&#8230; Ma come posso permettermi questa ambizione? &#8230; Faccio cos\u00ec, anche se so che non riuscir\u00f2. Ma \u00e8 questa una mia tensione, un mio destino, una mia testimonianza. Una mia utopia\u201d. Le parole di Mendini sull\u2019 \u201d<strong>utopia umanistica<\/strong>\u201d stanno nel catalogo della mostra di Aosta. E danno bene il senso di una creativit\u00e0 che \u00e8 ancora oggi vivace e vitale.<\/p><p>Milanese di colte radici borghesi, Mendini (la casa di famiglia era stata progettata dall\u2019architetto Portaluppi) aveva cominciato a lavorare nell\u2019Italia aperta, curiosa e creativa degli anni Cinquanta e Sessanta, la stagione del boom economico, dell\u2019industria, dell\u2019irrompere sulla scena di nuovi modelli di consumi e costumi. E il design \u00e8 stato anche per lui un approdo felice, come anche i suoi disegni pubblicitari e i suoi oggetti dimostrano. Un\u2019attitudine costante nel tempo. La rassegna di Aosta ne offre esemplari testimonianze. Tre, soprattutto: la celebre \u201c<strong>Poltrona di Proust<\/strong>\u201d, dipinta a mano, ironicamente \u201cbarocca\u201d, la caffettiera Moka lunga lunga e coloratissima (esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1980) e \u201cAnna G.\u201d e \u201cAlessandro M.\u201d, i due cavatappi antropomorfi creati per Alessi, oramai due icone del migliore design italiano del Novecento. Anche negli anni Settanta della crisi e negli Ottanta della ripresa e dell\u2019euforia, Mendini non smarrisce la strada della <strong>fantasia<\/strong> e dell\u2019<strong>ironia<\/strong>. Progetta. E \u00e0ncora il suo lavoro alla concretezza dell\u2019esecuzione, appunto da sapiente designer. La direzione di riviste come \u201c<strong>Modo<\/strong>\u201d e soprattutto \u201c<strong>Domus<\/strong>\u201d (dal 1979 al 1985) lo aiuta sia a esplorare nuovi orizzonti sia a tenere i pieni ben saldi nella cultura del progetto e in quella del prodotto. Suggestioni artistiche e buona cultura d\u2019impresa si saldano in una sintesi che ha ancora oggi molto da dire.<\/p><p>\u201cUtopia pragmatica\u201d, \u00e8 la sua, oltre che \u201cumanistica\u201d, per \u201cla capacit\u00e0 di raggiungere realmente un obiettivo pratico\u201d, la definizione di un oggetto che abbia funzioni, utilit\u00e0, servizio, che incida non solo sulla fantasia delle persone, ma anche e soprattutto sulla loro vita quotidiana, stabilendo per\u00f2 un forte rapporto con l\u2019immaginazione.<\/p><p>Spiega Mendini: \u201cLe definizioni del design oscillano tra due limiti estremi, come il moto di un pendolo. A un estremo c\u2019\u00e8 \u2018l\u2019utopia pragmatica\u2019 del design inteso esclusivamente nella sua funzione, come freddo strumento d\u2019uso. All\u2019altro estremo c\u2019\u00e8 \u2018l\u2019utopia umanistica\u2019 del design inteso come espressione poetica, come sentimento, addirittura come arte. Tecnologia contro emozione? Prodotto elettronico contro oggetto fatto a mano? Industria contro artigianato? In realt\u00e0 il percorso avanti e indietro del pendolo d\u00e0 luogo a infinite interpretazioni del design e a infiniti atteggiamenti e professioni. E cos\u00ec gli utenti che comprano gli oggetti possono scegliere tra infinite possibilit\u00e0, secondo le loro \u2018utopie personali\u2019, le loro esigenze, il loro carattere, la loro attitudine razionale oppure romantica\u201d.<\/p><p>C\u2019\u00e8 ancora una lezione di Mendini da non dimenticare: quella della <strong>semplicit\u00e0<\/strong>: \u201cL\u2019emozione che un oggetto pu\u00f2 contenere \u00e8 inversamente proporzionale alla complessit\u00e0 del suo uso. Pi\u00f9 l\u2019oggetto \u00e8 complesso, meno conterr\u00e0 la libera e antica espressione dello spirito. Per esempio, tutta l\u2019estetica del design informatico \u00e8 giustamente concentrata nella sua funzionalit\u00e0, limitata al progetto grafico. E all\u2019opposto pi\u00f9 l\u2019oggetto \u00e8 elementare e semplice, meno vincoli avr\u00e0 l\u2019estetica della sua forma. Un vaso \u00e8 come un fiore tra i fiori. L\u2019obiettivo della sua esistenza \u00e8 proprio la ricerca della sua <strong>bellezza artistica<\/strong>\u201d. Dunque, \u201cin questo caso il design parte dalla forma invece che dalla funzione perch\u00e9 il suo obiettivo \u00e8 quello di provocare emozione e la sua utopia \u00e8 tutta simbolica. E allora in questi due punti limite del moto del pendolo, in questa dialettica tra \u2018utopia tecnologica\u2019 e \u2018utopia poetica\u2019 si concentra oggi la principale discussione tra noi designer. E, a pensarci bene, in questa dialettica \u00e8 contenuto il futuro dell\u2019umanit\u00e0\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cEmpatie. Un viaggio da Proust a Cattelan\u201d. 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