{"id":81577,"date":"2020-10-20T08:20:30","date_gmt":"2020-10-20T07:20:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=81577"},"modified":"2020-10-20T08:20:30","modified_gmt":"2020-10-20T07:20:30","slug":"milano-in-immagini-tra-memoria-delle-macerie-e-deserto-della-pandemia-per-raccontare-che-la-citta-sa-comunque-lavorare-per-ricostruzione-e-ripresa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/milano-in-immagini-tra-memoria-delle-macerie-e-deserto-della-pandemia-per-raccontare-che-la-citta-sa-comunque-lavorare-per-ricostruzione-e-ripresa\/","title":{"rendered":"Milano in immagini, <br>tra memoria delle macerie e deserto della pandemia <br>per raccontare che la citt\u00e0 sa comunque lavorare <br>per ricostruzione e ripresa"},"content":{"rendered":"<p>\u201cMa noi ricostruiremo\u201d. E\u2019 il maggio del <strong>1945<\/strong>, poche settimane appena dopo la <strong>Liberazione<\/strong>. E il sindaco di Milano, <strong>Antonio Greppi<\/strong>, socialista, fascia tricolore attorno al corpo e sguardo sorridente e severo, come s\u2019addice a un\u2019autorit\u00e0 popolare nella democrazia appena ritrovata, guarda le macerie della citt\u00e0 stravolta dalla guerra e prende un impegno, interpreta l\u2019anima di una citt\u00e0 ferita e semidistrutta ma tutt\u2019altro che doma, indica un orizzonte. La <strong>ricostruzione<\/strong>, appunto. Appena un anno dopo, l\u201911 maggio del 1946, quella ricostruzione ha un simbolo: il Teatro alla Scala che riapre, con l\u2019inaugurazione della nuova stagione. Era stato sventrato dal bombardamento nella notte tra il 15 e il 16 agosto del 1943. Adesso \u00e8 l\u00ec, splendente di luci e velluti rossi, con Arturo Toscanini che torna sul podio, dopo l\u2019esilio americano per protesta contro la violenza della dittatura fascista, per dirigere l\u2019orchestra che esegue musiche di Verdi e Rossini. \u201cMa noi ricostruiremo\u201d, appunto.<\/p>\n<p>Quella frase di Greppi fa da titolo esemplare per una <strong>mostra<\/strong> inaugurata la scorsa settimana nella Sala delle Colonne delle <strong>Gallerie d\u2019Italia<\/strong>, proprio in piazza della Scala: settanta fotografie, selezionate dall\u2019immenso archivio di <strong>Publifoto<\/strong>, per raccontare la Milano distrutta dai bombardamenti anglo-americani del \u201943 e, accanto, un\u2019altra serie di scatti, del fotografo Daniele Ratti, che ha ripercorso pochi mesi fa proprio quei luoghi delle foto storiche (il Cenacolo, la Scala, la Galleria Vittorio Emanuele, Brera, Sant\u2019Ambrogio, l\u2019Universit\u00e0 Statale, piazza Fontana) e li ha fissati in immagini di un\u2019epoca altrettanto e pur diversamente dolorosa, quella della pandemia da Covid 19. La Milano ferita dalla guerra, dolente ma comunque vitale e la Milano deserta e silenziosa del <em>lock down<\/em>. Le macerie di monumenti, chiese, case e palazzi. E il vuoto della paura contemporanea. Il filo comune \u00e8 la ricostruzione, la ripartenza. Dalle rovine della guerra, allora. Dalle fratture della malattia e della recessione oggi.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 curata da <strong>Mario Calabresi<\/strong>, che ha selezionato le foto tra le migliaia di fotogrammi presenti in un archivio che custodisce sette milioni di scatti ed \u00e8 stato salvato dalla dispersione e dall\u2019oblio da Intesa San Paolo, con una meritoria scelta culturale e civile. Rimarr\u00e0 aperta al pubblico sino al 22 novembre. Se ne parler\u00e0 sicuramente a lungo.<\/p>\n<p>Quella Milano del \u201945 e della ricostruzione d\u00e0 rapidamente prova di vitalit\u00e0. Si riaprono innanzitutto le fabbriche, i luoghi del lavoro, della costruzione della ricchezza, ma anche del recupero della profonda dignit\u00e0 del \u201c<strong>fare, e fare bene<\/strong>\u201d che ha sempre caratterizzato, nel corso della storia, l\u2019identit\u00e0 milanese. E ci si prepara alla ripresa che porter\u00e0 rapidamente al boom economico, mettendo insieme industria, banche, commerci, universit\u00e0 e cultura, proprio quella miscela originale di dinamismo che fa di Milano un \u201cunicum\u201d nel panorama nazionale: molta intraprendenza creativa, uno sguardo internazionale nell\u2019Italia che si apre all\u2019Europa, un\u2019attitudine spiccata alla solidariet\u00e0 e all\u2019inclusione sociale (\u201cMilanesi si diventa\u201d, per usare l\u2019efficace titolo di un bel romanzo di Carlo Castellaneta, nascita a Milano, famiglia di origini pugliesi) e un gusto speciale per la \u201ccultura politecnica\u201d (\u201cIl Politecnico\u201d, si chiama appunto il settimanale che Elio Vittorini lancia, all\u2019indomani della liberazione, riprendendo il nome della testata cara a Carlo Cattaneo e cercando di tessere le fila di una \u201ccultura utile\u201d a interpretare, guidare e raccontare il cambiamento).<\/p>\n<p>La vitalit\u00e0 di Milano ha rapidamente un simbolo visibile, che s\u2019innalza nella piana della metropoli: <strong>il Grattacielo Pirelli<\/strong>, progettato da <strong>Gio Ponti<\/strong> e inaugurato giusto <strong>sessant\u2019anni fa<\/strong>, come sede di una multinazionale con robuste radici milanesi e passato, poi, a ospitare gli uffici della Regione Lombardia. E\u2019 un <em>landmark<\/em> essenziale, per raccontare bellezza architettonica e produttivit\u00e0, industria e cultura, metropoli internazionale e istituzioni locali che, negli anni Settanta dell\u2019esordio delle regioni, aspirano al buon governo della partecipazione e della buona programmazione delle risorse. Un emblema della \u201ccitt\u00e0 che sale\u201d immaginata e dipinta nei primi anni del Novecento da un artista straordinario, Umberto Boccioni.<\/p>\n<p>Oggi, i grattacieli, da Porta Nuova a City Life e alle altre aree in intensa trasformazione, sono una costante di Milano, metropoli che produce il 13% del Pil nazionale e il 13% dell\u2019export, ospita nelle sue universit\u00e0 200mila studenti che arrivano da tutta Italia e, da tempo, da parecchi altri paesi del mondo e continua a crescere facendo leva sulle sintesi tra industria, finanza, servizi <em>hi tech<\/em>, ricerca, formazione, cultura e qualit\u00e0 della vita. Una metropoli aperta. E, contemporaneamente, una metropoli <strong>fragile<\/strong>: la pandemia ne mette ancora in evidenza problemi, squilibri, limiti.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 vale la pena, di questa fragilit\u00e0, prendere atto, impegnandosi soprattutto su come migliorare governo, equilibri sociali, competitivit\u00e0 e sostenibilit\u00e0. E, anche nel momento cupo e doloroso di una crisi sanitaria ed economica che continua a imperversare, <strong>progettare e porre le basi concrete di una<\/strong> <strong>ripartenza<\/strong>. Anche ricordando, con una bella mostra fotografica, la ricostruzione dalle macerie. Anche rimemorando il vuoto, il silenzio e la paura dei primi mesi del Covid19. E pensando, comunque, ogni giorno, che, oltre la crisi, oltre la malattia, il dolore, il disagio sociale, c\u2019\u00e8 qui una grande energia, da continuare a far vivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMa noi ricostruiremo\u201d. 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