{"id":82517,"date":"2021-02-02T10:06:26","date_gmt":"2021-02-02T09:06:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=82517"},"modified":"2021-02-05T13:11:16","modified_gmt":"2021-02-05T12:11:16","slug":"la-poverta-educativa-dellitalia-13-milioni-di-persone-poco-istruite-e-le-scelte-necessarie-per-destinare-il-recovery-fund-alla-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/la-poverta-educativa-dellitalia-13-milioni-di-persone-poco-istruite-e-le-scelte-necessarie-per-destinare-il-recovery-fund-alla-scuola\/","title":{"rendered":"La povert\u00e0 educativa dell\u2019Italia <br> (13 milioni di persone poco istruite) <br> e le scelte necessarie <br> per destinare il Recovery Fund alla scuola"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono in Italia 13 milioni di persone con un <strong>basso livello di istruzione<\/strong>, appena la terza media al massimo, tra gli adulti dai 25 ai 64 anni. Sono il 39% della nostra popolazione in quella fascia d\u2019et\u00e0, addirittura il 20% di tutti gli adulti europei nella stessa condizione. E sono in difficolt\u00e0 con il lavoro, soprattutto in stagioni intense di <strong>cambiamento<\/strong> verso l\u2019economia digitale. Ma anche e soprattutto in crisi con la loro stessa condizione di cittadini: non sapere significa molto spesso non capire e dunque non essere in condizione di potere esercitare i propri diritti di decisione, scelta, critica. Le gravi carenze dell\u2019istruzione pongono non solo una questione economica e sociale (la bassa produttivit\u00e0 del lavoro, le difficolt\u00e0 a reggere la competitivit\u00e0) ma anche e soprattutto una questione di democrazia.<\/p>\n<p>Vale la pena ricordare la lezione di <strong>Piero Calamandrei<\/strong>, uno dei padri della nostra Costituzione: \u201cSe si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si pu\u00f2 dire che la scuola a lungo andare \u00e8 pi\u00f9 importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte Costituzionale\u201d. E ancora: \u201cTrasformare i sudditi in cittadini \u00e8 miracolo che solo la scuola pu\u00f2 compiere\u201d. <strong>Sviluppo e democrazia<\/strong>, benessere e partecipazione si tengono insieme.<\/p>\n<p>Il tema delle pessime condizioni dell\u2019istruzione nel nostro Paese \u00e8 stato meritoriamente rilanciato pochi giorni fa con un grande titolo in prima pagina da \u201cIl Sole24Ore\u201d (\u201cBassa istruzione per 13 milioni di adulti\u201d, 27 gennaio), dando conto di una lettera aperta al governo da parte degli esperti degli istituti di formazione, con una richiesta molto chiara: investire sulle conoscenze e le competenze, dunque sulla scuola e sulle attivit\u00e0 di formazione continua, una parte consistente del <strong>Recovery Fund<\/strong>. E cio\u00e8 fare bene, con progetti seri e ben costruiti, proprio ci\u00f2 su cui la Ue, con quello stanziamento da oltre 200 miliardi, ci chiede di impegnarci: guardare alla <strong>Next Generation<\/strong>, ai giovani, cio\u00e8, e a una loro formazione qualificata.<\/p>\n<p>Sulla scuola, proprio in questa drammatica e dolorosa stagione di pandemia da Covid 19 e di recessione, il governo Conte ha mostrato lacune evidentissime. Ha chiacchierato di banchi con le ruote per agevolare il distanziamento sociale, ma non ha saputo esprimere una politica seria e coerente. Ha subito scelte ondivaghe delle regioni sulle chiusure delle scuole. Ha dedicato pi\u00f9 attenzione alla discussione sull\u2019apertura o meno gli impianti sciistici o, adesso, sul Festival di Sanremo. Ma non ha elaborato una <strong>strategia<\/strong> per permettere agli studenti e ai professori di fare fronte al loro impegno: insegnare e imparare, studiare e capire. N\u00e9 \u00e8 venuto incontro ai bisogni di moltissimi ragazzi di poter avere comunque un sostegno digitale: l\u201911% delle famiglie non ha alcuna connessione a Internet (nel Mezzogiorno va molto peggio) e in parecchie case su un unico computer si concentrano le tensioni di lavoro e di studio tra genitori e figli. Tra i tanti mondi sociali messi in drammatica crisi dalla pandemia, la scuola vive una particolare, profondissima condizione di disagio, con conseguenze che i ragazzi e un po\u2019 tutto il Paese pagher\u00e0 nei prossimi anni.<\/p>\n<p>La \u201cdidattica a distanza\u201d supplisce alle carenze, ma in modo quando mai <strong>parziale<\/strong>. La \u201ccronica povert\u00e0 educativa\u201d denunciata pi\u00f9 volte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha avuto, finora, risposte chiare in termini di scelte di investimenti e riforme.<\/p>\n<p>Vale la pena tenere conto anche di altri dati. Se consideriamo infatti il bisogno di <strong>alfabetizzazione<\/strong> linguistica, numerica e digitale, la quota di popolazione adulta che dovrebbe aggiornare le proprie competenze \u00e8 stimata tra il 50-60% del totale. Siamo infatti di fronte anche al fenomeno di un vero e proprio analfabetismo di ritorno, l\u2019analfabetismo funzionale, che non consente di interagire con il mondo digitale. E l\u2019Ocse documenta come quasi il 70% degli italiani sia sotto il \u201clivello 3\u201d nella comprensione sia di un testo scritto sia di nozioni matematiche. E quel \u201clivello 3\u201d \u00e8 la soglia minima per vivere e lavorare nel mondo attuale.<\/p>\n<p>E ancora: abbiamo pochi laureati, il 19,6% nella fascia d\u2019et\u00e0 25-64 anni, rispetto a una media europea del 33,2% (con una incidenza molto bassa delle lauree Stem, quelle scientifiche). E un altissimo livello di abbandono scolastico, con record nelle regioni del Sud.<\/p>\n<p>La ricaduta, in termini di opportunit\u00e0 di lavoro, \u00e8 evidente. Le imprese non trovano le persone qualificate che cercano, i giovani non riescono ad avere un\u2019occupazione. Un circuito perverso che determina un bassissimo tasso di crescita dell\u2019Italia e una profonda insoddisfazione sociale, con prospettive negative sulla tenuta del Paese nel complesso.<br \/>\nAnche per la formazione sul lavoro i dati sono allarmanti: sono il 24% degli italiani fa attivit\u00e0 formativa, contro il 52% della media Ocse (e sulla qualit\u00e0 di questa formazione e sulla sua corrispondenza con i bisogni reali delle imprese le ombre sono molto forti).<br \/>\nNon studiamo, non ci formiamo, non cresciamo. Nell\u2019epoca della \u201ceconomia della conoscenza\u201d, \u00e8 un handicap gravissimo. Che aggrava le fratture e i divari sociali e priva i giovani delle speranze in un futuro migliore.<\/p>\n<p>Commenta, su \u201cIl Sole24Ore\u201d, Alberto Orioli: \u201cIn questo deserto delle competenze e dei saperi il Paese declina e si impoverisce. Non solo di talenti, ma anche di conoscenze e di senso critico. E diventa un popolo di anime semplici e rozze, prede ideali del neo-conformismo social. E forse a qualcuno conviene cos\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>Gli enti di formazione, giustamente, chiedono al governo di \u201cpuntare con forza a investire parte delle risorse del Recovery Fund sulla <strong>formazione continua<\/strong> non solo per affrontare il gap di competenze a sostegno dell&#8217;occupazione, ma anche per garantire la modernizzazione della pubblica amministrazione, la digitalizzazione dell&#8217;economia e il sistema di istruzione scolastica\u201d, con lo scopo di realizzare \u201centro il 2025 l&#8217;obiettivo europeo del 50% di adulti che partecipano in attivit\u00e0 formative almeno una volta ogni 12 mesi\u201d.<\/p>\n<p>La crisi infatti &#8211; insiste la lettera dei formatori al governo &#8211; insegna che \u201creagire all\u2019emergenza e costruire soluzioni sostenibili per il futuro richiede capacit\u00e0 e risorse propriamente umane e in primo luogo tutte le competenze &#8211; di base, trasversali, sociali, scientifiche e imprenditoriali &#8211; necessarie per affrontare l\u2019incertezza e <strong>creare opportunit\u00e0<\/strong> dalle nuove tecnologie, dall\u2019allargamento degli scambi internazionali, cos\u00ec come dal vasto patrimonio di beni culturali e naturali di cui l\u2019Italia dispone\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono in Italia 13 milioni di persone con un basso livello di istruzione, appena la terza media al massimo, tra gli adulti dai 25 ai 64 anni. 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