{"id":83514,"date":"2021-05-25T08:50:17","date_gmt":"2021-05-25T07:50:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=83514"},"modified":"2021-05-25T08:50:17","modified_gmt":"2021-05-25T07:50:17","slug":"ridisegnare-le-citta-tra-ombre-e-speranze-e-rilanciare-milano-produttiva-e-inclusiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/ridisegnare-le-citta-tra-ombre-e-speranze-e-rilanciare-milano-produttiva-e-inclusiva\/","title":{"rendered":"Ridisegnare le citt\u00e0, tra ombre e speranze e rilanciare Milano produttiva e inclusiva"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<strong>L\u2019alternativa alle citt\u00e0<\/strong> non \u00e8 la campagna, ma il deserto. Fisico e affettivo\u201d. Sono parole di <strong>Renzo Piano<\/strong>, uno dei maggiori architetti internazionali, che riflette sulle tante voci che, in tempi di pandemia e di crisi economiche e sociali, danno per tramontate le metropoli a vantaggio della vita nei borghi o nei paesi agricoli (\u201cIl Foglio\u201d, 13 maggio). Un tramonto prematuramente annunciato. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che non le metropoli ma le megalopoli rivelano un eccesso di fragilit\u00e0 economica e sociale che ne potrebbero limitare l\u2019ulteriore espansione, \u00e8 altrettanto vero che le aree metropolitane, pi\u00f9 piccole e meno squilibrate, sono luoghi ancora vitali, segnati da una \u201ceconomia di condensa\u201d che continua ad attrarre risorse umane, finanziarie, culturali, sociali e a proporre ipotesi in cui produttivit\u00e0 e inclusione sociale non sono antinomie obbligate.<\/p>\n<p>Siamo comunque in un\u2019epoca di cambiamenti, accelerati dalla pandemia, dalla presa d\u2019atto delle nostre vulnerabilit\u00e0, come persone e come corpi sociali. E la sfida che abbiamo di fronte \u00e8 proprio quella di imparare a fare i conti con le questioni della <strong>sostenibilit\u00e0<\/strong>, con le crescenti rivendicazioni di una migliore qualit\u00e0 della vita e del lavoro. Citt\u00e0 da ripensare, dunque. E da mettere al centro di una nuova rete di relazioni, tipiche peraltro proprio di un\u2019Italia storicamente caratterizzata dai mille comuni e campanili, ma anche da un intreccio di citt\u00e0 grandi, medie e piccole. Citt\u00e0, comunque, segnate da centri storici da fare rivivere e da periferie \u201cda rammendare\u201d, come progetta sempre Piano. Citt\u00e0 da conoscere meglio.<\/p>\n<p>E\u2019 questo anche il tema della <strong>17\u00b0 Biennale di Architettura di Venezia<\/strong>, inaugurata il 21 maggio: \u201cHow will we live togheter?\u201d. Installazioni, progetti, ipotesi di ridisegno dello spazio urbano ma anche degli interni dei luoghi della vita e del lavoro, nel segno di una ricerca ambientalista d\u2019avanguardia. Hashim Sarkis, il curatore, ha dato spazio ai tentativi di risposta alle tante inquietudini di questi nostri tempi ruvidi e controversi, ha raccolto testimonianze originali di ricerca sulla sostenibilit\u00e0, ha ibridato progetti e linguaggi (ascoltando pure suggestioni tipiche pi\u00f9 dell\u2019arte contemporanea che dell\u2019architettura). E ha comunque costruito una discussa rappresentazione dei tanti stimoli al cambiamento che agitano, tra preoccupazioni e speranze, i nostri giorni inquieti.<\/p>\n<p>Vale la pena, oltre che agli architetti, di dare ascolto anche ai buoni scrittori. Prendendo per esempio <strong>Milano<\/strong>, ecco il suggerimento di <strong>Alessandro Robecchi:<\/strong> \u201cLa metropoli non \u00e8 un monolite. Devi imparare a convivere con i suoi lati oscuri\u201d (\u201cCorriere della Sera\u201d, 22 maggio). Robecchi \u00e8 autore di una serie di <em>noir<\/em> di successo, pubblicati da Sellerio e ambientati appunto a Milano. Critico con i fondali scintillanti (e in gran parte fasulli) del design frivolo, della moda stupefacente, della ricchezza sfacciatamente esibita, va alla ricerca dell\u2019anima nera, del cuore di tenebra, delle ombre che nascondono vite disperate. E cos\u00ec rende Milano molto pi\u00f9 vera, intensa, capace di un\u2019umanit\u00e0 densa su cui ricostruire fiducia, ritessere politiche urbane e scelte di gruppo e individuali che, proprio nel segno d\u2019un migliore \u201clive togheter\u201d, possono riqualificare il nostro tempo. Ricostruire pi\u00f9 equilibrati assetti economici. Legare il verde degli alberi in strade e piazze (il programma di fine legislatura dell\u2019attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Beppe Sala) al miglioramento delle relazioni sociali e professionali.<\/p>\n<p>Metropoli. E prossimit\u00e0. <em><strong>Smart working<\/strong> <\/em>e competitivit\u00e0. <strong>Mobilit\u00e0 \u201cdolce\u201d<\/strong> e sperimentazione sociale e culturale. Crisi. E ripresa.<\/p>\n<p>Il punto di ripartenza sta nella presa d\u2019atto di una condizione: Milano e pi\u00f9 in generale la Lombardia sono da tempo un punto di riferimento europeo e un\u2019area produttiva unica in Europa, in cui si intersecano manifattura, finanza, servizi, cultura, formazione e ricerca. Qui le imprese hanno subito uno stop drammatico e la crisi si \u00e8 fatta sentire con pesantezza, ma non \u00e8 certo il caso di gridare al declino. Ci sono debolezze. E settori in difficolt\u00e0, dal turismo agli eventi, dalle fiere a parte dei servizi. Ma la manifattura lombarda, che \u00e8 tra le pi\u00f9 esposte sui mercati internazionali, \u00e8 in piedi, reattiva, dinamica. Ha mantenuto il suo ruolo nelle grandi catene globali delle forniture. Ed \u00e8 nel bel mezzo di un processo evolutivo iniziato prima della pandemia.<\/p>\n<p>I processi di digitalizzazione, sostenibilit\u00e0, transizione ecologica e dell\u2019economia della conoscenza risalgono al post-crisi del 2008, e ci accompagneranno nel corso di tutto il decennio. Ora, piuttosto, si tratta di accelerare quei processi, insistendo sul miglioramento di produttivit\u00e0 e competitivit\u00e0. A partire dalla spinta del Recovery Fund accolta nel Pnrr, il Piano di ripresa e resilienza del governo Draghi: fondi da usare bene e rapidamente su ambiente, digital economy, formazione, ricerca. Nella stretta collaborazione tra istituzioni pubbliche e imprese private.<\/p>\n<p>Milano, metropoli, \u00e8 l\u2019<strong>insieme delle sue industrie<\/strong>, delle banche, delle universit\u00e0, dei grandi centri di cultura e di ricerca e delle infrastrutture per la mobilit\u00e0 di respiro internazionale. E\u2019 una rete di flussi, dai confini mobili e dinamici, di incroci di competenze e specializzazioni, di radici locali e rapporti globali, di cultura della responsabilit\u00e0 pubblica e dell\u2019intraprendenza privata.<\/p>\n<p>Storicamente, ha avuto come punti di forza le relazioni con i territori circostanti, la capacit\u00e0 di legare buona amministrazione e dinamica <strong>imprenditorialit\u00e0, competitivit\u00e0 e inclusione sociale<\/strong>, innovazione e solidariet\u00e0. E oggi i suoi asset sono in piedi: gli investimenti immobiliari internazionali, l\u2019attrattivit\u00e0 delle universit\u00e0, l\u2019innovazione che si esplicita in primati di brevetti e start up, la finanza, la cultura. Cardini da cui ripartire, senza arroganza, senza sottovalutare fragilit\u00e0 e debolezze. Ma avendo un ruolo attivo, in una geografia economica lombarda policentrica, nel cambio di paradigma per l\u2019economia sostenibile. Milano e la Lombardia, senza campanilismi, devono insistere sulla forza delle interconnessioni, fisiche e digitali. I territori produttivi sono indissolubilmente intrecciati in una serie di interdipendenze, nella quale Milano costituisce un nodo fondamentale della rete che coinvolge Torino e Genova, il Nord Est delle piccole imprese diventate cerniere di filiere dinamiche e l\u2019Emilia automobilistica, meccanica e alimentare, l\u2019intero Nord, insomma: un territorio complesso di citt\u00e0 grandi e piccole, di paesi e borghi e di aree fortemente industrializzate.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi, in tempi difficili, agita ancora le contrapposizioni pro-o-contro Milano. Un errore. Perch\u00e9 Brescia, Bergamo, Torino e Bologna formano, insieme al capoluogo lombardo, un grande, originale corpo produttivo che s\u2019inserisce nel pi\u00f9 ampio disegno dell\u2019Europa mediterranea. Luoghi intensi di flussi produttivi e civili in cui \u00e8 possibile, con spirito critico e capacit\u00e0 costruttiva, di dare risposte concrete anche alla domanda della Biennale di Venezia: qui, s\u00ec che si pu\u00f2 provare a vivere meglio insieme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019alternativa alle citt\u00e0 non \u00e8 la campagna, ma il deserto. Fisico e affettivo\u201d. 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