{"id":84135,"date":"2021-07-27T07:44:55","date_gmt":"2021-07-27T06:44:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=84135"},"modified":"2021-07-27T09:05:04","modified_gmt":"2021-07-27T08:05:04","slug":"ambiente-la-ue-vara-un-piano-ambizioso-da-applicare-senza-distruggere-lindustria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/ambiente-la-ue-vara-un-piano-ambizioso-da-applicare-senza-distruggere-lindustria\/","title":{"rendered":"Ambiente, la Ue vara un piano ambizioso, da applicare senza distruggere l\u2019industria"},"content":{"rendered":"<p>Incendi devastanti. E rovinose alluvioni, dopo piogge e grandinate violente. Sono oramai avvenimenti che segnano drammaticamente la nostra attualit\u00e0 e saranno purtroppo sempre pi\u00f9 frequenti in futuro. I<strong> cambiamenti climatici<\/strong> e il <strong>surriscaldamento globale<\/strong> ne sono la causa principale. \u201c<strong>The Economist\u201d<\/strong>, con la forza del buon giornalismo, li mette al centro dell\u2019inchiesta di copertina di questa settimana, titolando \u201cNo safe place\u201d per dire che tutti siamo in pericolo, nello scenario del \u201c3\u00b0C future\u201d, di un riscaldamento della Terra di 3 gradi maggiore rispetto all\u2019era pre-industriale (ci siamo sempre pi\u00f9 vicini: il 2021 rischia di essere l\u2019anno pi\u00f9 caldo del secolo). L\u2019immagine dei due pinguini spettatori, nel bel mezzo dell\u2019oceano, degli spettacoli Tv sui roghi di foreste e citt\u00e0 \u00e8 esemplare, grazie anche alla forza di un\u2019efficace ironia molto anglosassone.<\/p>\n<p>\u201cI fenomeni estremi delle alluvioni\u201d (in Germania e in Cina, le ultime) e degli incendi (in Canada, in Australia e, adesso, qui da noi in Sardegna) non spariranno, ma \u201cgli adattamenti economici e sociali potrebbero fare diminuire il loro impatto\u201d, scrive il settimanale britannico, indicando anche cosa fare: tagliare le emissioni di CO2, certo, ma soprattutto investire per cambiare i meccanismi di produzione e di consumo (trasporti, condizioni di vita urbane, energie rinnovabili), rendendo concreti di accordi di Parigi sulla sostenibilit\u00e0 e con un impegno dei paesi pi\u00f9 ricchi a dare una mano, in questa prospettiva, ai paesi pi\u00f9 poveri e fragili.<\/p>\n<p>\u201cThe Economist\u201d riflette l\u2019intelligenza di un paio di secoli di buon pragmatismo, con scarse concessioni all\u2019estremismo ideologico (vale la pena leggere, su un altro tema, anche l\u2019editoriale, pubblicato sullo stesso numero, sulle ricerche neurologiche e l\u2019etica scientifica, ricordando che le democrazie liberali non devono cedere il passo alla Cina sulle neuroscienze). E le indicazioni di \u201cThe Economist\u201d possono essere un buon viatico nelle elaborazioni delle<strong> posizioni Ue<\/strong> in vista della <strong>Cop 26<\/strong> (la Conferenza dell\u2019Onu sui cambiamenti climatici, presieduta da Italia e Regno Unito) in programma in novembre a Glasgow, in Scozia. Conferma il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi: \u201cVogliamo raggiungere un accordo ambizioso, che coinvolga le economie ricche e quelle emergenti\u201d.<br \/>\nL\u2019Accordo di Parigi sul clima del 2015 aveva gi\u00e0 indicato il contenimento dell\u2019aumento della temperatura media globale molto al di sotto dei 2\u00b0C, a 1,5\u00b0C. Ma nel lungo periodo. Una scelta strategica importante. Seguita per\u00f2 da incertezze, carenze e veri e propri disimpegni, come quello degli Usa nella stagione avventurosa della presidenza Trump. Adesso il tema torna sul tavolo delle strategie politiche responsabili, grazie anche al radicale cambiamento di rotta della presidenza Biden, pi\u00f9 sensibile ai temi ambientali.<\/p>\n<p>La Ue, a Bruxelles, si muove con grande determinazione. E il Green Deal annunciato nelle scorse settimane dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen indica obiettivi ambiziosi: riduzione del 100% delle emissioni di CO2 (la \u201cneutralit\u00e0 carbonica\u201d) entro il 2050, con un obiettivo intermedio del taglio del 55% nel 2030 (rispetto ai livelli del 1990); premiare la decarbonizzazione; introdurre una tariffa sui beni extra Ue prodotti con bassi standard ambientali (nel mirino soprattutto le importazioni da Cina e India); tassare i carburanti in base al contenuto energetico; piantare nei paesi Ue 3 miliardi di alberi, per assorbire grandi quantit\u00e0 di anidride carbonica; attivare un fondo sociale da 72 miliardi per co-finanziare incentivi nazionali di altrettanto peso per la green economy.<br \/>\nE\u2019 un piano quanto mai impegnativo. Che viene incontro alla sensibilit\u00e0 delle opinioni pubbliche europee sui temi climatici. E che, nell\u2019attuazione rapida prevista sai responsabili Ue, ha bisogno di una serie di articolazioni.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un tema di politica internazionale, per cercare di convincere le grandi economie manifatturiere e i produttori di energia (Cina, India e altri paesi industriali nel Far East ma anche i paesi arabi e il Brasile) ad accelerare le trasformazioni industriali, mettendo da canto gli impianti a carbone e l\u2019uso massiccio degli altri combustibili fossili (il petrolio, il gas), usando anche le armi della tassazione (la \u201cCbam\u201d, Carbon border adjustment mechanism, la cosiddetta \u201ctassa sul carbonio\u201d, apprezzata anche da grandi economisti come Paul Krugman, Nobel per l\u2019economia nel 2008: \u201cLo sforzo di Usa e Ue rischia di essere vanificato, la Terra sta morendo, punire gli irresponsabili\u201d, \u201cLa Stampa\u201d, 23 luglio 2021).<\/p>\n<p>E c\u2019\u00e8 una transizione da definire, per non mettere in ginocchio l\u2019industria europea, a cominciare da quella dell\u2019auto, fortemente colpita dal blocco delle vendite di automobili non elettriche nel 2035 (300mila addetti diretti nel settore automotive in Italia) ma anche quella dei trasporti, del cemento, dell\u2019acciaio e dell\u2019alluminio.<br \/>\n\u201cCi sono margini di manovra\u201d, assicura Bruxelles. Ci sono misure da prendere, all\u2019interno del Recovery Plan, per la transizione energetica strettamente legata a quella digitale. C\u2019\u00e8 insomma da <strong>definire una nuova politica industriale europea <\/strong>che premi le imprese che hanno gi\u00e0 investito sulla sostenibilit\u00e0 e stimolare quelle che ancora non lo hanno fatto o si sono mosse solo parzialmente. E\u2019 una sfida importante, urgente, necessaria, che impegna il governo e le parti sociali, imprese e sindacati. E che ha bisogno di grande attenzione culturale e politica, di informazione attenta e ben documentata, di sensibilit\u00e0 generale da parte di un\u2019opinione pubblica che deve ragionare, capire, condividere obiettivi (come la parte pi\u00f9 ampia e responsabile degli italiani sta facendo contro la pandemia, nonostante le fake news e la propaganda dei no vax).<br \/>\n\u201cE\u2019 bene muoversi presto. La transizione ecologica non \u00e8 un giro di giostra. Sar\u00e0 necessario convertire e cambiare modelli e lavori. E tutto ci\u00f2 richiede scelte anche dolorose, ma necessarie. E governare la transizione in maniera ordinata, riducendo i profili di rischio, aumentando l\u2019occupazione e stimolando l\u2019imprenditoria\u201d, sostiene Francesco Starace, amministratore delegato dell\u2019Enel (\u201cIl Sole24Ore\u201d, 17 luglio).<\/p>\n<p>Ci sono, proprio in Italia, <strong>imprese all\u2019avanguardia<\/strong>. 432mila aziende dell\u2019industria e dei servizi hanno investito, tra il 2015 e il 2019, in prodotti e tecnologie green, documenta uno studio recente di Symbola e Unioncamere. E oggi, dunque, \u201cil Next Generation Ue e quindi il Pnrr &#8211; commenta Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola &#8211; sono cruciali per affrontare la crisi e costruire un futuro migliore per l\u2019Italia e l\u2019Europa. La transizione verde \u00e8 il suo cuore, insieme alla coesione sociale e all\u2019innovazione digitale\u201d. In altri termini, un \u201cSafe place\u201d, per quanto difficile, \u00e8 ancora possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incendi devastanti. E rovinose alluvioni, dopo piogge e grandinate violente. Sono oramai avvenimenti che segnano drammaticamente la nostra attualit\u00e0 e saranno purtroppo sempre pi\u00f9 frequenti in futuro. 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