{"id":87947,"date":"2022-03-15T10:15:30","date_gmt":"2022-03-15T09:15:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=87947"},"modified":"2022-03-15T10:15:30","modified_gmt":"2022-03-15T09:15:30","slug":"la-sicurezza-ue-sta-nelle-scelte-comuni-per-difesa-energia-scienza-e-high-tech","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/la-sicurezza-ue-sta-nelle-scelte-comuni-per-difesa-energia-scienza-e-high-tech\/","title":{"rendered":"La sicurezza Ue sta nelle scelte comuni per difesa, energia, scienza e high tech"},"content":{"rendered":"<p>Una fastosa reggia, Versailles, testimonianza d\u2019un mondo, l\u2019assolutismo regale francese, travolto dalle idee nuove dell\u2019Illuminismo e della Rivoluzione del 1789. Ma anche un luogo simbolo d\u2019un grande fallimento storico, dopo le laboriose trattative successive alla fine della Prima Guerra Mondiale, con un fronte dei vincitori affetto da avida miopia (Francia e Gran Bretagna), dal disinteresse degli Usa per un buon equilibrio mondiale e dalla debolezza dell\u2019Italia e con una grande sconfitta, la Germania, condannata all\u2019eccessiva pesantezza dei danni di guerra da restituire e delle sanzioni punitive, tanto da covare crisi, rancore e, poi, frenesia di rivalsa sino al successo del nazismo (lo cap\u00ec bene il giovane e gi\u00e0 autorevole <strong>John Maynard Keynes<\/strong>, che abbandon\u00f2 polemicamente la delegazione inglese e ne spieg\u00f2 le ragioni in un libro lucido e profetico, \u201cLe conseguenze economiche della pace\u201d, che per fortuna fu tenuto in gran conto, anni dopo, dagli autori del Piano Marshall indispensabile a superare i disastri della Seconda Guerra Mondiale, finanziando la ricostruzione e il rilancio anche dei paesi sconfitti).<br \/>\nAdesso, tra gli stucchi raffinati, gli specchi dorati e gli arazzi preziosi di Versailles, si sono riuniti, nei giorni scorsi, i capi di Stato e di governo che compongono il <strong>Consiglio Europeo<\/strong>, per definire scelte politiche comuni di fronte ai drammatici problemi posti dalla guerra in Ucraina: sanzioni rafforzate nei confronti della Russia, nuovi sostegni all\u2019Ucraina e ai suoi abitanti vittime dell\u2019invasione, impegni per ridurre drasticamente la dipendenza energetica dal gas e dal petrolio di Mosca.<\/p>\n<p>Impegni di principio e insufficienti scelte operative, lontane comunque nel tempo, hanno sostenuto gli osservatori pi\u00f9 critici. Un importante e positivo passo avanti per una Ue pi\u00f9 coesa e attiva nella costruzione della propria <strong>autonomia e sicurezza<\/strong>, ha commentato invece il presidente del Consiglio Mario Draghi, sensibile attore di tutti i principali progressi dell\u2019Europa come autorevole protagonista della costruzione di nuovi scenari globali. Positivo, tutto sommato, anche il giudizio di Giampiero Massolo, diplomatico di grande esperienza: \u201cIl Consiglio Europeo di Versailles ha confermato una tendenza importante: l\u2019attenzione crescente degli Stati a definire un interesse europeo prevalente rispetto a quelli nazionali. In sostanza, la disponibilit\u00e0 ad agire insieme per ridurre la vulnerabilit\u00e0 complessiva dell\u2019Unione a beneficio di ciascun Paese\u201d (la Repubblica, 14 marzo). Una scelta che avr\u00e0 positive conseguenze.<br \/>\nLa guerra, con i suoi lutti e le sue ferite, va avanti, tragicamente. E ci tocca confrontarci ogni giorno con quello che giustamente Hegel chiamava \u201cil fardello della storia\u201d. Ma anche, contemporaneamente, \u00e8 indispensabile costruire pensieri lunghi sul futuro. Prendere atto delle nostre debolezze, della \u201cforza ma anche dei limiti delle societ\u00e0 aperte\u201d (ricordati con efficacia da Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, 13 marzo). E avere consapevolezza dei costi, economici e sociali, di un\u2019Europa che vuole crescere, in peso internazionale e dunque in sicurezza, nei nuovi scenari di un mondo multipolare fortemente conflittuale e di una nuova \u201cguerra fredda\u201d carica di rischi di evoluzioni \u201ccalde\u201d.<\/p>\n<p>Ecco il punto chiave: \u00e8 necessario fare scelte efficaci per <strong>rilanciare e rafforzare la Ue<\/strong> come grande soggetto del riequilibrio internazionale e operare per favorirne l\u2019autonomia strategica. E cio\u00e8 costruire una politica di sicurezza europea incardinata su tre grandi pilastri: la politica estera e la difesa (con ben maggiore incisivit\u00e0 degli attuali accordi Pesc), l\u2019energia e le forniture di materie prime strategiche (le \u201cterre rare\u201d) e la ricerca scientifica e tecnologica. Con tutte le implicazioni politiche ed economiche conseguenti.<br \/>\n\u201cSolo una Ue politicamente coesa potr\u00e0 affrontare con successo le sfide globali\u201d, commenta Paolo Gentiloni, Commissario per gli Affari Economici e Monetari a Bruxelles (Il Sole24Ore, 26 febbraio). E, ancora pi\u00f9 chiaramente: \u201cLa storia sta portando la Ue a un punto di svolta: \u201cDopo il momento della solidariet\u00e0 contro il Covid, adesso \u00e8 il tempo dell\u2019autonomia, soprattutto in campo energetico e della difesa\u201d (La Stampa, 7 marzo).<\/p>\n<p>La collocazione strategica \u00e8 chiara: un\u2019Europa atlantica e mediterranea, vicina agli Usa (anche in nome dei comuni ideali di democrazia liberale e di valori dell\u2019economia di mercato, da difendere, valorizzare e rilanciare, con una vera e propria \u201cbattaglia delle idee\u201d) ma anche dialogante con Cina e Russia e sensibile alle culture e agli interessi di altre aree del mondo, dall\u2019Africa al Sud America. Un mondo multipolare, appunto. Capace di scelte comuni o almeno convergenti sui temi che riguardano l\u2019ambiente, la qualit\u00e0 della vita, le libert\u00e0, il futuro. Un mondo di scambi, commerci, relazioni.<br \/>\nRimarranno, certo, le tendenze economiche globali. Si acuiranno parecchie tensioni. Ma sar\u00e0 necessario impegnarsi per definire un <strong>New Global Order,<\/strong> cercando di dare un senso migliore e un potere pi\u00f9 incisivo non solo all\u2019Onu, ma anche alla Wto. Una rete di solide ma anche ben equilibrate relazioni commerciali \u00e8 una positiva condizione di attenuazione dei contrasti neo-imperialisti, nazionalisti, sovranisti.<br \/>\nL\u2019autonomia strategica della Ue comporta non soltanto una politica energetica comune, ma anche migliori scelte di politica industriale (che si ripercuote sulle esigenze della difesa) e di politica fiscale (un bilancio comune per gli investimenti in tecnologie, armamenti, ricerca scientifica, cybersecurity e Intelligenza Artificiale). Dunque, una pi\u00f9 tempestiva governance per le scelte politiche ed economiche di fronte alle crisi, superando il principio dell\u2019obbligo dell\u2019unanimit\u00e0.<\/p>\n<p>Guardiamo meglio all\u2019industria. Aumenta il numero di aziende che stanno radicalmente modificando le loro catene di produzione del valore, le supply chain, le reti delle forniture (lo abbiamo gi\u00e0 documentato nel blog del 23 novembre scorso). Cambiando strada rispetto a scelte diffuse degli anni scorsi (si andava a produrre l\u00e0 dove c\u2019erano costi minori e condizioni di produzione migliori, dal Far East a certe aree dell\u2019Europa orientale) per tornare a produrre vicino casa.<br \/>\nVa avanti il <strong>backshoring<\/strong> o <strong>reshoring<\/strong>, il ritorno delle fabbriche dall\u2019estero. Le catene di fornitura, insomma, si accorciano. Le esperienze vissute nella stagione della pandemia da Covid19 hanno confermato che le filiere lunghe ed estese (per esempio per la produzione di molecole essenziali per l\u2019industria farmaceutica in India), sono quanto mai fragili e precarie. Possono essere bloccate da carenze di materie prime, da strozzature nel sistema dei trasporti e da tensioni di ogni tipo, guerre e avventurismi compresi, come ci insegna appunto l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina. Oppure interrotte da crisi legate al cybercrime. Meglio provare a produrre in sicurezza. E dunque riportare le filiere produttive, le forniture in ambienti pi\u00f9 rassicuranti e opportunamente gestiti, sotto controllo.<\/p>\n<p>Un backshoring che, naturalmente, non pu\u00f2 essere pensato nei confini dei singoli paesi europei. Ma deve saper considerare tutta la Ue come comune <strong>piattaforma produttiva<\/strong>, da rendere pi\u00f9 competitiva a livello internazionale. Le scelte di Bruxelles di investire massicciamente nella produzione di microchip sono gi\u00e0 una indicazione positiva, da seguire come esempio in altri settori.<br \/>\nSi continuer\u00e0, naturalmente, a produrre nel Far East. Ma guardando, da parte delle imprese europee, pi\u00f9 a logiche local for local, alla produzione al servizio dei mercati interni delle aree in cui si investe che non alle strategie d\u2019un tempo basate sui grandi volumi di esportazioni e scambi. Non \u00e8 certo una svolta protezionista. Ma una modifica delle ragioni di competitivit\u00e0, proprio perch\u00e9 le imprese possano fare valere la loro capacit\u00e0 produttiva e la loro qualit\u00e0 sui mercati del mondo, in condizioni di maggiore autonomia e sicurezza.<br \/>\nIstituzioni europee e industria, insomma, devono collaborare per definire una vera e propria road map della transizione. Anche questo, vuol dire autonomia strategica. E, dunque, libert\u00e0 e sicurezza.<\/p><p><em>(foto China Photos\/Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una fastosa reggia, Versailles, testimonianza d\u2019un mondo, l\u2019assolutismo regale francese, travolto dalle idee nuove dell\u2019Illuminismo e della Rivoluzione del 1789. 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