{"id":90230,"date":"2022-07-05T07:44:19","date_gmt":"2022-07-05T06:44:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=90230"},"modified":"2022-07-08T15:21:34","modified_gmt":"2022-07-08T14:21:34","slug":"ricordando-gli-anni-ottanta-tra-vittoria-al-mundial-stragi-di-mafia-e-debito-pubblico-lezioni-dattualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/ricordando-gli-anni-ottanta-tra-vittoria-al-mundial-stragi-di-mafia-e-debito-pubblico-lezioni-dattualita\/","title":{"rendered":"Ricordando gli anni Ottanta, tra vittoria al Mundial, stragi di mafia e debito pubblico: lezioni d\u2019attualit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ricorrenze<\/strong> e somiglianze. Si parla e si scrive molto, in questi giorni difficili, degli anni Ottanta. Ricordandone i fasti: l\u2019Italia campione del <strong>Mundial<\/strong> di calcio, a Madrid, l\u201911 luglio del 1982, giusto quarant\u2019anni fa. Ma anche le pagine cariche d\u2019ombra: \u201c<strong>L\u2019inflazione <\/strong>(8%) torna ai livelli del 1986\u201d, titola \u201cIl Sole24Ore\u201d, sabato 2 luglio. Celebrando i successi di un paese che provava a chiudere con una grande festa sportiva e popolare le angosce e i lutti degli \u201canni di piombo\u201d. E non dimenticando per\u00f2 i rischi che, come allora, corrono il tenore di vita e le capacit\u00e0 d\u2019acquisto delle famiglie italiane.<br \/>\nLe ricorrenze hanno uno straordinario carico di fascino. Consentono di giocare con il gusto agrodolce dell\u2019<strong>Amarcord<\/strong>, selezionando nei cassetti della memoria soprattutto ci\u00f2 che ci fa pi\u00f9 piacere. Ma rischiano di farci scivolare lungo la deriva della malinconia e della nostalgia, illudendoci che il \u201ccome eravamo\u201d sia meglio del come siamo e forse saremo. E cos\u00ec vale forse la pena modificare parzialmente il campo di gioco e affidarci alla severit\u00e0 della ricostruzione storica. L\u2019<strong>avvenire della memoria<\/strong>, negli schemi dei doveri intellettuali e morali, chiede sguardo lucido, tra passato e futuro. E consapevolezza critica.<br \/>\nGuardiamo meglio, dunque. Proprio a quel luglio 1982 della finale tra Italia e Germania, sul campo dello stadio Santiago Bernab\u00e9u di Madrid. In campo, gli azzurri allenati da Enzo Bearzot (eccoli, i nomi recitati da allora in poi come una litania: Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani e, in panchina, Bordon, Dossena, Marini, Causio e Altobelli) e i tedeschi allenati da Jupp Derwall. In tribuna, accanto al re di Spagna Juan Carlos, alto e impettito, il presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini, tutto un guizzo di energia e tifo sincero. Fin\u00ec, come tutti sanno, 3 a 1 per noi. Un trionfo.<br \/>\n\u201cVoi non vi rendete conto di quel che avete fatto per il vostro Paese\u201d, disse a caldo Pertini ai giocatori italiani subito dopo la vittoria, \u201cintendendo rimarcare che non si trattava \u2018solo\u2019 di un risultato calcistico, ma qualcosa di pi\u00f9 sostanzioso, a conferma che lo sport, quando si professa in forma di leggenda, assume un valore antropologico\u201d, con tutte le sequenze \u201cdi un teatro laico e mitologico\u201d, per dirla con le essenziali parole della ricostruzione d\u2019uno scrittore sapido come Giuseppe Lupo (\u201cIl Sole24Ore\u201d, 21 giugno).<\/p>\n<p>Una data che prende come simbolo un <strong>successo sportivo<\/strong> e ne fa la metafora di un riscatto dalla cupezza dei tempi precedenti e di una ripartenza nel segno di un radicale rinnovamento di comportamenti e speranze.<br \/>\nAlle spalle, ci si lascia la stagione cupa e dolorosa cominciata con la strage di piazza Fontana, a Milano, nel dicembre del 1969 e seguita da attentati, agguati, sparatorie, tra le bombe delle \u201ctrame nere\u201d neofasciste coperte anche da organismi interni allo Stato e le uccisioni firmate dai terroristi delle Brigate Rosse e degli altri gruppi dell\u2019estremismo di estrema sinistra. Le tensioni politiche e sociali. La drammatica crisi petrolifera del 1973. L\u2019inflazione che devasta l\u2019economia, sino a toccare il tetto delle due cifre.<br \/>\nDavanti, una straordinaria voglia di vivere. La politica economica liberista di Ronald Reagan negli Usa e di Margareth Thatcher in Gran Bretagna (\u201cNon esiste la societ\u00e0, esistono gli individui\u201d). Il segno della \u201cleggerezza\u201d (secondo l\u2019indicazione delle \u201cLezioni americane\u201d di Italo Calvino e d\u2019uno straordinario romanzo di Milan Kundera, \u201cL\u2019insostenibile leggerezza dell\u2019essere\u201d, che diventa rapidamente un tormentone adatto all\u2019ironia delle trasmissioni Tv, tra la Rai di \u201cQuelli della notte\u201d e \u201cIndietro tutta\u201d sotto la guida di Renzo Arbore e i canali Mediaset con \u201cDrive in\u201d ed \u201cEmilio\u201d). Tutto un grande allegro colorato impasto di mode e modi, eleganza e pubblicit\u00e0 (\u201cMilano da bere\u201d, recita un fortunato spot d\u2019un amaro di successo), turboeconomia che alimenta Borsa in crescita e investimenti importanti per merito dell\u2019 attivismo di piccole e medie imprese ma anche una spregiudicata finanza speculativa (il \u201cfare soldi per mezzo di soldi\u201d).<\/p>\n<p>Un racconto dinamico e avido, comunque vitalissimo. Ma non l\u2019unico racconto possibile da ricordare.<br \/>\nPerch\u00e9 proprio quel 1982 dell\u2019indimenticabile festa del Mundial ha anche altre date, che scandiscono il tempo. 30 aprile, a <strong>Palermo<\/strong>, l\u2019assassinio del segretario siciliano del Pci <strong>Pio La Torre<\/strong> e della sua guardia del corpo Rosario Di Salvo. 3 settembre, sempre a Palermo, la strage di via Carini, in cui perdono la vita il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa (da cento giorni prefetto della citt\u00e0 con un mandato chiaro di combattere la mafia ma lasciato in solitudine e senza poteri) e, accanto a lui, la moglie Emanuela Setti Carraro e l\u2019agente di scorta Domenico Russo: \u201cConvergenza tra Cosa Nostra e settori politici ed economici\u201d, dissero sulle origini del delitto i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Era sostenitore di una pi\u00f9 severa e incisiva legge antimafia, La Torre. Approvata finalmente dal Parlamento solo dopo l\u2019uccisione di Dalla Chiesa.<br \/>\nEccolo qui, il ritratto completo di quel 1982. Una festa. E una strage. L\u2019allegria della ripresa. E il lutto di una guerra di mafia che nei primi anni Ottanta, tra Sicilia, Calabria e Campania, lascer\u00e0 a terra diecimila vittime. Diecimila (un racconto ben costruito sta nelle pagine de \u201cIl raccolto rosso\u201d di Enrico Deaglio, Il Saggiatore).<br \/>\nPer dirla in sintesi: c\u2019\u00e8 la Milano da bere e la Palermo per morire.<br \/>\nAncora una volta il ritratto dell\u2019Italia \u00e8 molteplice, contrastato, ridente e drammatico.<\/p>\n<p>Quegli anni Ottanta di novit\u00e0 sociali e politiche (il primo presidente del Consiglio socialista, nella storia della Repubblica: Bettino Craxi), nel dinamismo economico covano per\u00f2 una frattura che si ripercuoter\u00e0 negli anni futuri.<br \/>\nEsplode infatti il debito pubblico che passa rapidamente dal 60% a oltre il 120% del Pil nell\u2019arco del decennio: spesa pubblica per mantenere il tenore di vita diffuso e \u201ccomprare consenso\u201d, debiti scaricati sulle spalle delle nuove generazioni.<br \/>\nSi rompe allora, infatti, il \u201c<strong>patto generazionale<\/strong>\u201d (ogni generazione star\u00e0 meglio delle precedenti, perch\u00e9 padri e madri investono sul futuro dei figli). E le conseguenze, tra crisi, incertezza e fragilit\u00e0 della fiducia, le subiamo ancora adesso.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il richiamo dei titoli dei giornali di questi giorni sul paragone tra l\u2019inflazione attuale e gli anni Ottanta suona inquietante. Ci ricorda errori politici e calcoli miopi, scarso senso di responsabilit\u00e0 verso il futuro e spregiudicatezza nell\u2019amministrare la cosa pubblica.<br \/>\nOggi abbiamo, \u00e8 vero, limiti e vincoli maggiori, a cominciare dalle scelte della Ue e dalla necessit\u00e0 di convergenza dei conti pubblici. Eppure, bisogna impegnarsi a non cedere sulla spesa pubblica facile, sulla corsa al debito per soddisfare elettorati, corporazioni, clientele.<br \/>\nProprio quel 1982, infatti, ha ancora insegnamenti da darci, su cui riflettere. La vittoria al Mundial fu il frutto di seriet\u00e0, impegno, qualit\u00e0 sportiva, spirito di squadra. Quello spirito di comunit\u00e0 responsabile e solidale di cui abbiamo ancora un grande bisogno.<\/p>\n<p>E dopo i delitti di quei primi anni 80, proprio a Palermo, forti della lezione di Dalla Chiesa e La Torre, ma anche di altri politici (Pier Santi Mattarella) e uomini delle istituzioni (Terranova, Costa, Chinnici, Basile, D\u2019Aleo, Giuliano, Cassar\u00e0 e tanti altri ancora), lo Stato \u00e8 stato capace di mettere in piedi il maxi processo contro i boss di Cosa Nostra, cominciato nel 1986 e concluso, nel 1992, con severe e ben motivate condanne dei boss pi\u00f9 potenti. L\u00ec, lo Stato ha vinto e la mafia ha perso. Lo Stato vince, quando sa fare bene lo Stato.<br \/>\nE questo \u00e8 un buon ricordo, da trasmettere alle nuove generazioni.<\/p><p><em>(Photo by Peter Robinson\/EMPICS via Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricorrenze e somiglianze. Si parla e si scrive molto, in questi giorni difficili, degli anni Ottanta. 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