{"id":95760,"date":"2023-05-09T08:29:24","date_gmt":"2023-05-09T07:29:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=95760"},"modified":"2023-05-09T08:29:24","modified_gmt":"2023-05-09T07:29:24","slug":"il-futuro-di-milano-sta-nel-sentirsi-piu-civitas-contro-squilibri-economici-e-fratture-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/il-futuro-di-milano-sta-nel-sentirsi-piu-civitas-contro-squilibri-economici-e-fratture-sociali\/","title":{"rendered":"Il futuro di Milano sta nel sentirsi pi\u00f9 civitas contro squilibri economici e fratture sociali\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Per parlare del futuro di <strong>Milano<\/strong>, in una stagione di radicali mutamenti dei contesti geopolitici, economici e socio-culturali, potrebbe essere utile ricordare che gli antichi romani, per parlare di \u201ccitt\u00e0\u201d, usavano due ben diverse parole: <strong><em>urbs <\/em><\/strong>e <em><strong>civitas<\/strong>. <\/em>La prima indicava l\u2019insieme degli edifici e delle infrastrutture, le strade e le piazze, i palazzi del potere pubblico e i teatri, i templi e i mercati. La seconda, invece, riguardava la dimensione dei <strong><em>cives<\/em><\/strong>, dei cittadini, considerati come comunit\u00e0 resa viva dall\u2019insieme dei <strong>diritti e dei doveri,<\/strong> politici e personali, che avevano a che fare con la cittadinanza e il suo status giuridico.<\/p>\n<p>I luoghi. E le regole, i vincoli comunitari, i progetti.<\/p>\n<p>I mattoni. E l\u2019equilibrio giuridico e culturale su cui fondare il futuro.<\/p>\n<p>Il latino, si sa, \u00e8 lingua \u201cprecisa, essenziale\u201d, inadeguata \u201ca demagoghi e ciarlatani\u201d, come amava ricordare un acuto scrittore maestro d\u2019ironia, Giovanni Guareschi. E quella distinzione tra <em>urbs <\/em>e <em>civitas, <\/em>tra i luoghi fisici e l\u2019anima giuridica, politica e culturale, oggi ci suggerisce che serve rilanciare proprio lo spirito della <strong>convivenza<\/strong>, della <strong>comunit\u00e0<\/strong>, dell\u2019<strong>appartenenza civile<\/strong>, delle norme e dei pensieri comuni per cercare di evitare che i rischi di degrado che in tanti avvertiamo travolgano questa nostra citt\u00e0 che \u00e8 ancora, nonostante tutto, cos\u00ec aperta, innovativa, europea, densa di intraprendenza e, contemporaneamente, di spirito sociale solidale. Per bloccare cio\u00e8 un destino di strade e piazze affollate da <em>city users <\/em>e sempre meno abitate da <em>cives<\/em>, da cittadini.<\/p>\n<p>Il dibattito sul <strong>futuro di Milano<\/strong> si \u00e8 intensificato, negli ultimi mesi, sia sui quotidiani pi\u00f9 autorevoli sia sui social media. Riguarda questioni che sono, naturalmente, generali sulla qualit\u00e0 della vita e del lavoro nelle metropoli di tutto il mondo, comprese le europee Londra e Parigi. Ma investe e rischia di travolgere soprattutto alcune caratteristiche che hanno fatto, nel corso del tempo, proprio di Milano un caso molto particolare: una citt\u00e0 che non \u00e8 capitale ma ha una proiezione internazionale di primissimo piano, un contesto demografico tutto sommato di medie dimensioni (1,4 milioni di abitanti) ma ben pi\u00f9 ampio per relazioni metropolitane e intrecci di affari e scambi, un dinamismo sociale tutt\u2019altro che provinciale e dunque originale nel contesto italiano, un intreccio di attivit\u00e0 economiche e finanziarie di respiro globale che ne fanno centro di attenzioni per investimenti e progetti di multinazionali ma anche una spiccata tendenza all\u2019integrazione sociale (lo stile civico milanese subito assorbito da chi vi arriva, come peraltro notavano gi\u00e0 Alessandro Manzoni e Stendhal).<\/p>\n<p>Milano citt\u00e0 di relazioni e molteplicit\u00e0, di diversit\u00e0 come ricchezza, di spirito da \u201c<strong>milanesi si diventa<\/strong>\u201d con un rapporto molto forte tra consapevolezza storica e inclinazione per l\u2019innovazione, tra orgoglio ambrosiano e gusto dell\u2019identit\u00e0 aperta, dialettica, meticcia. Contemporaneamente <em>urbs <\/em>e <em>civitas<\/em>.<\/p>\n<p>Sono punti di forza ancora attuali, naturalmente. Ma messi in crisi da una serie di fenomeni recenti che stanno aprendo crepe e ferite. Quelle, appunto, di cui si discute.<\/p>\n<p>Che fenomeni? L\u2019alto e sempre crescente costo della vita, a cominciare dai valori immobiliari, dai prezzi delle case in vendita e in affitto, che tende ad allontanare verso le periferie o addirittura verso la provincia ceti medi, giovani coppie, settori sociali \u201ccreativi\u201d e innovativi di non alto reddito. Una condizione generale di insicurezza, sia reale che \u201cpercepita\u201d (ma la \u201cpercezione\u201d rivela comunque un crescente disagio sociale diffuso). L\u2019idea di una trasformazione che privilegia gli aspetti pi\u00f9 vistosi della ricchezza esibita e dell\u2019apparenza <em>social<\/em>, svalutando nell\u2019opinione corrente la tradizionale laboriosit\u00e0 borghese e imprenditrice. Una pseudocultura dell\u2019istante e del \u201cpresentismo\u201d che va sostituendo l\u2019inclinazione solida alla partecipazione culturale di qualit\u00e0, su cui hanno fondato le loro radici teatri e spazi per la musica e l\u2019arte. Insomma, le \u201cmille luci\u201d amate dai <em>city users <\/em>e dai retori della versione pi\u00f9 superficiale di \u201c<em>the place to be<\/em>\u201d e non la robustezza e la lungimiranza dell\u2019economia produttiva e della solidariet\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo monito arriva da <strong>Ferruccio Resta,<\/strong> ex Rettore del Politecnico, che ricorda il patrimonio rappresentato dai 200mila studenti nelle universit\u00e0 milanesi, sollecita politiche giovanili adeguate (formazione, opportunit\u00e0 di lavoro, mobilit\u00e0 facile, cultura stimolante, sport, vita sociale non dispendiosa) e mette in guardia Milano dal \u201crischio di <strong>fuga dei giovani<\/strong> se non investiamo su di loro\u201d (Corriere della Sera, 6 maggio). Il dibattito \u00e8 destinato, per fortuna, a continuare. Le sette tende piantate, nei giorni scorsi, da gruppi di studenti davanti al Politecnico per manifestare in modo simbolicamente visibile contro il caro-affitti sono una testimonianza che sta raccogliendo consensi e adesioni.<\/p>\n<p>Ecco il punto. Milano ha bisogno di progetti. Di investimenti di ampio respiro. E di buona politica. Come aveva insegnato la cultura di governo illuminista dei <strong>Verri<\/strong> e di <strong>Beccaria<\/strong> e poi l\u2019intelligenza economica e sociale di Carlo Cattaneo. E, in tempi pi\u00f9 recenti, dal dopoguerra in poi, l\u2019esempio di sindaci e politici ispirati dal riformismo socialista e laico e dal cattolicesimo sociale, il cui effetto positivo ancora si avverte con chiarezza e che pu\u00f2 ispirare anche scelte delle attuali amministrazioni.<\/p>\n<p>Milano, infatti, ancora oggi sa tenere insieme la qualit\u00e0 dell\u2019amministrazione pubblica e l\u2019autonomia economica di imprese private forti di una sofisticata cultura e capaci di \u201cpensieri generali\u201d e pratica di buoni valori civili. E continua ad avere spazi in cui fare crescere un discorso pubblico attento alla qualit\u00e0 della vita sociale e dello sviluppo economico. Tutte caratteristiche che, se messe a fattor comune, possono evitare il degrado dell\u2019effimero e della \u201cfiera delle vanit\u00e0\u201d dei nuovi ricchi, fragili, ombrosi, poco lungimiranti. Evitare che prevalga \u201cil milanese imbruttito\u201d. E trovi invece nuovo impulso la citt\u00e0 borghese, produttiva, solidale. Con grande dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Il<strong> dibattito pubblico economico<\/strong>, d\u2019altronde, ha messo in luce da tempo la centralit\u00e0 della \u201cqualit\u00e0 dello sviluppo sostenibile, ambientale e sociale\u201d, rispetto all\u2019ossessione della crescita quantitativa. Un numero crescente di imprese, pur attente ai profitti, insiste sui valori che interessano gli <em><strong>stakeholders<\/strong> <\/em>(lavoratori, fornitori, consumatori, membri delle comunit\u00e0 con cui l\u2019impresa ha rapporti) e non solo gli <em>shareholders<\/em>, gli azionisti. L\u2019economia \u201ccivile\u201d e \u201ccircolare\u201d \u00e8 al centro dell\u2019attenzione anche delle organizzazioni imprenditoriali (a cominciare dall\u2019Assolombarda)<em>.<\/em><\/p>\n<p>Ci sono cio\u00e8 tutte le condizioni perch\u00e9 a Milano abbiano ancora ruolo e peso le <strong>energie positive<\/strong> che costruiscono sviluppo di qualit\u00e0. Una \u201ccitt\u00e0 che sale\u201d, come storia e rappresentazione artistica raccontano. E non una citt\u00e0 che si gonfia in bolle speculative e crescenti e intollerabili disparit\u00e0 sociali.<\/p>\n<p>Ci sono riferimenti positivi, su cui fare leva. Tanto per fare solo un esempio, la ristrutturazione dell\u2019ex area Falck a Sesto San Giovanni, una delle pi\u00f9 grandi operazioni di riqualificazione immobiliare d\u2019Europa. Qui, dopo un\u2019iniziale stagione d\u2019attenzione per terziario e abitazioni di lusso, va avanti un nuovo accordo per privilegiare una vocazione residenziale a prezzi adatti per acquirenti di ceto medio e una quota rilevante di <em>social housing <\/em>con affitti a basso costo (adatti per esempio a studenti e giovani laureati). Sesto, tecnicamente, non \u00e8 Milano, ma un comune autonomo. Della citt\u00e0 metropolitana, comunque, fa parte. E gli attori dell\u2019operazione, Hines, Coima di Manfredi Catella in buoni rapporti con le cooperative, Redo (Fondazione Cariplo e Cdp) e, come protagonista finanziario, Intesa San Paolo) sono protagonisti di primo piano della scena economica milanese. Il paradigma si pu\u00f2 replicare e ampliare. E Comune e Regione possono trovare significative convergenze di buon governo. Evitando il degrado sociale e civile..<\/p>\n<p>Di sentirsi <em>civitas<\/em>, ha infatti bisogno Milano. E, d\u2019altronde, d\u2019una Milano \u201ccivile\u201d ha uno straordinario bisogno l\u2019Italia.<\/p><p><em>(photo Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per parlare del futuro di Milano, in una stagione di radicali mutamenti dei contesti geopolitici, economici e socio-culturali, potrebbe essere utile ricordare che gli antichi romani, per parlare di \u201ccitt\u00e0\u201d, usavano due ben diverse parole: urbs e civitas. 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