{"id":97116,"date":"2023-08-30T12:23:17","date_gmt":"2023-08-30T11:23:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=97116"},"modified":"2023-08-30T12:23:17","modified_gmt":"2023-08-30T11:23:17","slug":"il-futuro-delleconomia-industriale-italiana-fra-metropoli-e-grande-provincia-produttiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/il-futuro-delleconomia-industriale-italiana-fra-metropoli-e-grande-provincia-produttiva\/","title":{"rendered":"Il futuro dell\u2019economia industriale italiana, fra metropoli e grande provincia produttiva"},"content":{"rendered":"<p>Il <strong>futuro<\/strong> sar\u00e0 delle<strong> metropoli<\/strong> e addirittura delle megalopoli? O non, piuttosto, degli antichi borghi di provincia, tra tesori d\u2019arte e ambiente sereno? Delle cosiddette \u201ccitt\u00e0-Stato\u201d, potenti, ricche, frenetiche, attraenti per talenti e innovazioni? O delle reti di citt\u00e0 medie, forti di stimolanti connessioni tra industria, conoscenze, relazioni umane pi\u00f9 attente alla diffusa qualit\u00e0 della vita? Le domande tornano, nel dibattito pubblico di fine estate, grazie anche a una sapida inchiesta di <strong>Paolo Coccorese<\/strong> del Corriere della Sera sul futuro di Torino verso il 2050 e dunque sui suoi rapporti innanzitutto con Milano ma anche con Genova o con Bologna, con i territori delle valli circostanti e con le altre provincie di un Piemonte in cerca di nuove identit\u00e0 e prospettive, dopo la fine della stagione del predominio della cultura industriale dell\u2019auto Fiat.<\/p>\n<p>Una spinta notevole alla riflessione viene da <strong>Carlo Ratti<\/strong>, solide radici torinesi (il suo studio italiano \u00e8 proprio a Torino, in corso Quintino Sella, nell\u2019antica villa del nonno) e vasta esperienza internazionale (insegna al Massachussets Institute of Technology di Boston e dirige il Mit Senseable City Lab Lab, per studiare l\u2019impatto delle tecnologie digitali sull\u2019architettura, il design e la pianificazione degli spazi urbani): \u201cIl futuro di Torino \u00e8 Milano, unica citt\u00e0 globale italiana. Bisogna spingere verso una integrazione tra i due poli metropolitani\u201d, sostiene, ragionando anche sul <strong>futuro post-industriale<\/strong> e sui legami con un altro sistema metropolitano d\u2019eccellenza, Bologna. Nel dibattito intervengono urbanisti, sociologi, politici, personalit\u00e0 del mondo dell\u2019impresa e della cultura. La discussione, comunque stimolante, resta aperta, fra tradizione e innovazione. E pu\u00f2 essere ben ampliata ragionando su altri sistemi metropolitani, in altre aree italiane.<\/p>\n<p>Vale la pena, dunque, approfittarne per approfondire alcuni nodi della \u201c<strong>questione urbana<\/strong>\u201d, cercando di evitare luoghi comuni e provincialismi, nostalgie da \u201cbei tempi d\u2019una volta\u201d (parlando di Torino, viene naturalmente in mente l\u2019ironia di Guido Gozzano sulle \u201cpiccole cose di pessimo gusto\u201d) e velleit\u00e0 d\u2019una futurologia para-turistica: le citt\u00e0 italiane, per quando ricchissime di tesori d\u2019arte e architettura, non potranno mai vivere solo di turismo e di eventi, figuriamoci poi se si inciampa nei fenomeni del cosiddetto <em>overtourism <\/em>(le folle ciabattanti ossessionate dai <em>selfie <\/em>che invadono Venezia e Firenze, Milano e Roma, Napoli e Torino\u2026) e nell\u2019effimero dei \u201cgrandi eventi\u201d che consumano ambiente e nulla lasciano di solido nel lungo periodo.<\/p>\n<p>A cosa guardare, dunque? Nel suo ultimo libro, \u201cUrbanit\u00e0\/ Un viaggio in quattordici citt\u00e0 per scoprire l\u2019urbanistica\u201d, Einaudi), Ratti sostiene che \u201cl\u2019universale urbano\u201d \u00e8 determinato dalla composizione di diversi frammenti. E indica come proprio la <strong>diversit\u00e0<\/strong> sia una straordinaria forma di ricchezza. Diversit\u00e0 di culture, vocazioni, attitudini, radici storiche e propensioni al futuro.<\/p>\n<p>Le relazioni urbane e metropolitane, nella necessaria riscrittura delle <strong>nuove mappe geo-economiche<\/strong>, vanno dunque definite guardando, per esempio, alle integrazioni in corso tra sistemi produttivi, nel senso ampio del termine. E tutto ci\u00f2 \u00e8 evidente nella mega-regione A1\/ A4 che prende idealmente nome dalle autostrade che la attraversano e che va dal Piemonte al Nord Est, includendo Lombardia ed Emilia, la fitta rete delle filiere produttive per l\u2019industria con solidi legami europei e internazionali (<em>automotive, <\/em>meccatronica e robotica, farmaceutica, chimica, gomma, aerospazio, cantieristica navale, agroalimentare, arredo, abbigliamento, etc.), ma anche delle attivit\u00e0 finanziarie (Intesa San Paolo, Unicredit, Bpm, Generali e Unipol-Sai), delle universit\u00e0 e dei centri di ricerca e formazione, della logistica e di una complessa serie di servizi <em>high tech<\/em>.<\/p>\n<p>E\u2019 una <strong>mappa economica di intrecci imprenditoriali<\/strong>, culturali e sociali, che hanno retto bene le crisi dell\u2019inizio del nuovo millennio, hanno reagito e rispondono anche alle sfide poste dalla cosiddetta <em>twin transition<\/em>, ambientale e digitale e alle evoluzioni dell\u2019impresa <em>data driven<\/em>, nella controversa stagione della rapidissima diffusione dell\u2019Intelligenza Artificiale. Dando, cos\u00ec, un contributo essenziale alla crescita del Pil dell\u2019Italia, la migliore nella Ue, dal \u201822 a oggi.<\/p>\n<p>Un intreccio, ancora, in cui sottolineare le relazioni tra grandi e prestigiose universit\u00e0 (gli atenei e i Politecnici di Torino e Milano) e universit\u00e0 ricche di competenze formative e di ricerca diffuse nella dinamica provincia, dal Nord Ovest all\u2019Emilia e al Nord Est. O i rapporti sociali e culturali, tra solidariet\u00e0 e competitivit\u00e0, di cui le Fondazioni di origine bancaria, in relazione con le strutture e le associazioni del Terzo Settore, sono protagoniste di grande importanza.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la caratteristica di questa<strong> mappa<\/strong>? Mostrare la tenuta dei rapporti tra le aree metropolitane (Milano, Torino, Bologna, Genova, Venezia\/Mestre\/PadovaTreviso), le citt\u00e0 medie e le province produttive, segnando anche quella che Aldo Bonomi, sociologo attento alle evoluzioni urbane, chiama \u201cla metamorfosi della citt\u00e0 medie\u201d, tra \u201cneo-municipalismo\u201d e \u201ccapitalismo delle reti\u201d e agevolando le tendenze di una crescita industriale che nel tempo reso rapido dalle nuove ragioni della competitivit\u00e0 internazionale, conquista spazi e credibilit\u00e0 nel mondo.<\/p>\n<p>Soggetti originali, come le imprese del Nord Est analizzate da Stefano Micelli, passate rapidamente dalla dimensione dell\u2019artigianato di qualit\u00e0 alle integrazioni nelle <em>supply chain <\/em>internazionali e adesso ben attrezzate per avere ruoli di primo piano nel <em>back shoring<\/em> in corso, nel ritorno alle produzioni industriali in prossimit\u00e0 dei mercati di sbocchi, dei mercati nazionali ed europei, cio\u00e8. E soggetti socialmente responsabili, perch\u00e9 attenti alla sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale considerata non come orpello o furbo vantaggio di comunicazione e marketing, ma come vero e proprio cambiamento produttivo e come asset di competitivit\u00e0 (le analisi di Symbola e la presenza di parecchie imprese italiane al vertici degli indici internazionali di sostenibilit\u00e0 ne sono ben documentata conferma).<\/p>\n<p>Quella di cui stiamo parlando, insomma, \u00e8 la mappa di una condizione originale in Europa. E analizzarla attentamente pu\u00f2 aiutare i decisori politici, nazionali e locali, nel definire la politica industriale e fiscale (come stimolo per progetti innovativi), le scelte dei servizi, gli investimenti in infrastrutture, etc. Scelte chiare e lungimiranti, nell\u2019interesse del sistema Paese e delle nuove generazioni, ben diverse dunque dalle tentazioni di politiche corporative, populiste e protezioniste che trovano tanto spazio, purtroppo, nel discorso pubblico attuale.<\/p>\n<p>Quale futuro, allora? \u201cBisogna allargare i territori, pensare in grande alle relazioni economiche, sociali e civili\u201d, \u00e8 il giudizio del sindaco di Milano Beppe Sala. Ecco, \u201callargare i territori\u201d. E progettare futuri ambiziosi, fuori dalle ristrettezze localistiche e dalle illusioni della \u201cdecrescita felice\u201d. E modulare, semmai, progetti che facciano leva sulle caratteristiche produttive e sociali che la mappa di cui stiamo parlando fa emergere bene.<\/p>\n<p>Il progetto \u201c<strong>MiToGeno<\/strong>\u201d per il rilancio del Nord Ovest, promosso dall\u2019Unione Industriali di Torino, Assolombarda e Confindustria Genova (ne abbiamo parlato anche nel blog dell\u20191 agosto) va proprio in questa direzione. Cos\u00ec come l\u2019impegno del Centro Studi Grande Milano, attento a stabilire relazioni forti con i sindaci di Genova, Bergamo, Torino, Brescia e, in rapida prospettiva, con quelli delle citt\u00e0 dell\u2019Emilia e del Nord Est. Rinnovando cos\u00ec, anche con un potenziamento delle relazioni pubblico-privato, la lezione sapiente d\u2019un grande storico come Carlo M. Cipolla, sull\u2019attitudine positiva degli italiani \u201ca produrre, all\u2019ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo\u201d.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il futuro sar\u00e0 delle metropoli e addirittura delle megalopoli? O non, piuttosto, degli antichi borghi di provincia, tra tesori d\u2019arte e ambiente sereno? Delle cosiddette \u201ccitt\u00e0-Stato\u201d, potenti, ricche, frenetiche, attraenti per talenti e innovazioni? 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