{"id":97208,"date":"2023-09-05T10:30:21","date_gmt":"2023-09-05T09:30:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=97208"},"modified":"2023-09-11T16:50:02","modified_gmt":"2023-09-11T15:50:02","slug":"leconomia-rallenta-ma-lindustria-italiana-resta-solida-e-ha-bisogno-di-buona-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/leconomia-rallenta-ma-lindustria-italiana-resta-solida-e-ha-bisogno-di-buona-politica\/","title":{"rendered":"L\u2019economia rallenta ma l\u2019industria italiana resta solida. E ha bisogno di buona politica"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019autunno s\u2019annuncia carico di <strong>incertezze<\/strong>, per la nostra economia. Gli ultimi dati Istat documentano una diminuzione del Pil dello 0,4% nel secondo trimestre e dunque un rallentamento della crescita, allo 0,7% per quest\u2019anno (invece dello 0,8%) e all\u20191% per il \u201924 (sotto gli obiettivi del Def dell\u20191,5% per il prossimo anno). Il governo, \u00e8 vero, continua a tenere ferme le previsioni dell\u20191% per il \u201923. Ma \u00e8 possibile che una correzione arrivi nell\u2019arco delle prossime settimane, durante l\u2019elaborazione del <strong>Def (<\/strong>il Documento di economia e finanza). Perch\u00e9 il rallentamento? Debole domanda interna (anche a causa dell\u2019alto livello dell\u2019inflazione), contrazione dell\u2019export, elevato costo del denaro, clima generale di incertezza che rallenta gli investimenti delle imprese. Tuti elementi che potrebbero continuare a pesare anche sui dati del terzo trimestre, che risentir\u00e0 negativamente pure dell\u2019andamento di una stagione turistica meno brillante delle aspettative.<\/p>\n<p>Nessuno teme una recessione. \u201cLa<strong> recessione non ci sar\u00e0<\/strong>, nonostante tutto. Semmai una ricalibratura dei mercati e delle priorit\u00e0\u201d, sostiene Valter Caiumi, presidente di Confindustria Emilia, leader degli imprenditori di una delle zone pi\u00f9 dinamiche del Paese (intervista di Dario Di Vico sul \u201cCorriere Economia\u201d, 4 settembre). Ma in molti pensano che il rallentamento continuer\u00e0. E al tradizionale Forum di European House di Cernobbio dei primi di settembre, tra imprenditori e banchieri, sono state frequenti le voci di preoccupazione.<br \/>\nUna riprova di questo diffuso stato d\u2019animo \u00e8 leggibile anche nei dati dell\u2019Indice di Fiducia delle imprese, elaborato dall\u2019Istat e sceso, ad agosto, a quota 106,8 dal precedente 108,9, ai minimi dal novembre \u201922. Un arretramento pesante, dovuto, sostiene l\u2019Istat, \u201cal generale peggioramento in tutti i comparti economici indagati\u201d, dalla manifattura ai servizi.<br \/>\nScarsa fiducia, investimenti in frenata, consumi prudenti. Non si cresce.<\/p>\n<p>A giocare negativamente sulle economie europee e internazionali e dunque anche sulla nostra, fortemente dipendente dall\u2019export, contribuiscono la recessione in Germania (la nostra manifattura \u00e8 fortemente legata ai mercati tedeschi, a cominciare dalle filiere dell\u2019automotive) ma anche le difficolt\u00e0 dell\u2019economia cinese. Le turbolenze geopolitiche, aggravate dalla continuazione della guerra in Ucraina. Le scelte della Fed e della Bce sui tassi, per frenare l\u2019inflazione. Le <strong>tensioni sui temi ambientali<\/strong>. E la pi\u00f9 generale twin transition, ambientale e digitale, che sta sottoponendo a vere e proprie turbolente riorganizzazioni tutti i cicli di produzione, distribuzione e consumo. E per quanto positiva sia, in generale, la stagione del cambiamento, nell\u2019immediato ne paghiamo i costi, economici e sociali, cercando di costruire tempi migliori.<br \/>\nIn ogni caso, l\u2019et\u00e0 delle incertezze non fa bene all\u2019economia, almeno nel breve periodo.<br \/>\nCome stanno dunque le cose, in prospettiva?<\/p>\n<p>Staccando lo sguardo dalla contingenza e provando a ragionare sui dati di fondo, proprio in tempi di preoccupazioni e timori, vale la pena ricordare che, al di l\u00e0 della congiuntura negativa o comunque non brillante, l\u2019economia italiana, trainata dal settore industriale, nel corso della lunga stagione successiva alla Grande Crisi finanziaria del 2008, ha costruito solide basi di sviluppo. Su cui fare leva proprio adesso, per intravvedere la via d\u2019uscita dal rallentamento e fare scelte d\u2019investimento e crescita lungimiranti.<br \/>\nChe basi? Un radicale rinnovamento tecnologico, sia per i prodotti che per i meccanismi di produzione, grazie a robusti investimenti stimolati da ben costruiti stimoli fiscali. Una maggiore attenzione alla qualit\u00e0. Uno sguardo ampio verso nuovi mercati internazionali, soprattutto nelle nicchie globali a maggior valore aggiunto. Un\u2019originale capacit\u00e0 di definire nuovi processi capaci di tenere insieme manifattura, servizi e ricerca high tech, nel \u201ccambio di paradigma\u201d digitale dell\u2019impresa data driven. E una responsabile attenzione alla sostenibilit\u00e0, sia ambientale che sociale, considerata non come semplice elemento di comunicazione e di marketing, un furbo green washing ma come un vero e proprio asset di competitivit\u00e0, come una caratteristica essenziale che connoti il miglior made in Italy.<\/p>\n<p>La parte tecnologicamente pi\u00f9 avanzata dell\u2019impresa italiana ha vissuto con profonda convinzione questa svolta (anche il cambio generazionale ha avuto un peso rilevante). E\u2019 cresciuta. Ha fatto da capofiliera di sofisticate supply chain internazionali e oggi pu\u00f2 giocare con successo la partita del re-shoring, del ritorno a produrre in Europa come grande piattaforma manifatturiera di qualit\u00e0. Ha intessuto nuove e migliori relazioni con le universit\u00e0, per usare bene le leve della \u201ceconomia della conoscenza\u201d e dell\u2019impiego degli strumenti offerti dall\u2019Intelligenza Artificiale. E adesso pu\u00f2 fare da motore di sviluppo di lungo periodo, in una serie di settori produttivi: meccanica e meccatronica, chimica e farmaceutica, life sciences e industria agro-alimentare, automotive e gomma, aerospazio e cantieristica, sistemi di trasporto ed edilizia, arredamento e tessile\/abbigliamento.<br \/>\nSono questi i punti di forza essenziali, in una rete integrata di relazioni. Sono le garanzie che, al di l\u00e0 dei momenti congiunturali di difficolt\u00e0, l\u2019impresa italiana ha un futuro e pu\u00f2 continuare a fare da motore della crescita del Paese.<\/p>\n<p>Servono, per\u00f2, scelte politiche, <strong>atti di governo<\/strong>, a livello nazionale ed europeo. Politiche industriali di respiro, ben diverse dalle tentazioni stataliste e protezioniste. Politiche fiscali mirate all\u2019innovazione e non certo al premio di corporazioni elettoralmente influenti. Politica per la sicurezza, legata all\u2019energia e alle forniture di materie prime strategiche. Un percorso ben definito per la conoscenza e la formazione di lungo periodo. E quelle riforme (pubblica amministrazione, giustizia, scuola, mercato del lavoro, etc.) di cui si parla da tempo, ma senza effetti concreti.<\/p>\n<p>Il <strong>Pnrr<\/strong> \u00e8 stato individuato come strumento, politico sia per gli investimenti che per le infrastrutture e le riforme. Non usarlo a pieno sarebbe un grave errore.<br \/>\nPer poter ragionare con senso di responsabilit\u00e0 sul futuro dell\u2019economia italiana (e dunque su quello delle nuove generazioni), vale la pena tenere a mente la sintesi fatta da \u201cIl Sole24Ore\u201d per una lunga inchiesta sulle imprese innovative: \u201cIl genio italiano esiste. Ma senza ricerca, manager e struttura finanziaria \u00e8 destinato a fare poca strada\u201d. Eccoli, i temi delle scelte politiche da fare.<\/p>\n<p><em>(foto: Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019autunno s\u2019annuncia carico di incertezze, per la nostra economia. Gli ultimi dati Istat documentano una diminuzione del Pil dello 0,4% nel secondo trimestre e dunque un rallentamento della crescita, allo 0,7% per quest\u2019anno (invece dello 0,8%) e all\u20191% per il \u201924 (sotto gli obiettivi del Def dell\u20191,5% per il prossimo anno). 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