{"id":98341,"date":"2023-10-24T09:06:44","date_gmt":"2023-10-24T08:06:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=98341"},"modified":"2023-10-24T09:06:44","modified_gmt":"2023-10-24T08:06:44","slug":"milano-deve-scommettere-su-studenti-e-conoscenza-per-una-metropoli-aperta-piu-equilibrata-e-inclusiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/milano-deve-scommettere-su-studenti-e-conoscenza-per-una-metropoli-aperta-piu-equilibrata-e-inclusiva\/","title":{"rendered":"Milano deve scommettere su studenti e conoscenza, per una metropoli \u201caperta\u201d, pi\u00f9 equilibrata e inclusiva"},"content":{"rendered":"<p><strong>Milano<\/strong> pensa e si ripensa. Continua a investire sulle sue universit\u00e0, oramai ben presenti nelle classifiche internazionali sulla qualit\u00e0 della didattica e della ricerca (200mila studenti, un patrimonio straordinario di intelligenze, conoscenze e passioni). E riflette criticamente sulle condizioni generali che determinano la sua \u201cattrattivit\u00e0\u201d, cercando di migliorare vivibilit\u00e0, qualit\u00e0 dello sviluppo economico, benessere sociale diffuso, cultura e partecipazione, per continuare a essere, nonostante tutti i limiti e le contraddizioni dei nostri tempi difficili, non solo <em>urbs <\/em>(le strutture, i palazzi, i monumenti, gli edifici pubblici e privati) ma soprattutto <em>civitas<\/em>, lo spazio attivo di una comunit\u00e0 di <em>cives<\/em>, di cittadini consapevoli e responsabili.<\/p>\n<p>\u00c8 una riflessione che oramai investe non solo il mondo della politica e della pubblica amministrazione ma anche e soprattutto le organizzazioni della societ\u00e0 civile, le associazioni culturali, le rappresentanze dell\u2019economia e delle imprese, le aziende del \u201cterzo settore\u201d..<\/p>\n<p>Cade il mito della Milano che non si ferma mai, caro a buona parte della citt\u00e0 post Expo, tanto che adesso anche il sindaco Beppe Sala dice \u201cNo alla metropoli H24: questa idea della citt\u00e0 in cui non ci sono orari, che \u00e8 sempre aperta, non mi convince pi\u00f9 tanto\u2026 perch\u00e9 credo che le citt\u00e0 debbano anche riposare, come gli essere umani e avere orari un po\u2019 pi\u00f9 adatti a tutti\u201d (Corriere della Sera, 18 ottobre).<\/p>\n<p>Lo scintillio delle \u201cmille luci\u201d di finanza, moda e smagate creativit\u00e0 da \u201cmilanese imbruttito\u201d cede finalmente il passo alla crescente consapevolezza dei <strong>divari sociali<\/strong> e delle nuove e <strong>vecchie povert\u00e0<\/strong> da affrontare e dei problemi da risolvere (traffico, inquinamento, sicurezza, etc.). I guasti del cosiddetto <em>overtourism <\/em>stravolgono quartieri, abitudini sociali, cibi, culture, nell\u2019omologazione di massa che mette in ombra le qualit\u00e0 urbane.<\/p>\n<p>L\u2019attrattivit\u00e0 per capitali e talenti, che ancora per fortuna continua a crescere (\u201cMilano regina degli investimenti\u201d, certifica Il Sole24Ore, 19 ottobre), non pu\u00f2 dunque evitare di fare i conti con l\u2019intollerabilit\u00e0 del crescente costo della vita e degli inaccessibili prezzi delle case, respingenti proprio per le nuove generazioni che scelgono Milano per costruire conoscenze e imprese e chiedono scelte accessibili di vita e lavoro.<\/p>\n<p>Si trovano, \u00e8 vero, prime, significative risposte dal Comune (\u201cVentimila nuove case low cost in 10 anni: l\u2019agenda Milano contro il caro affitti\u201d, titola la Repubblica, 14 ottobre). E sono proprio le imprese a voler essere tra i \u201c<strong>custodi della citt\u00e0<\/strong>\u201d, accogliendo, come fa il presidente di Assolombarda Alessandro Spada (\u201cCorriere della Sera\u201d, 17 ottobre) l\u2019invito dell\u2019arcivescovo di Milano Mario Delpini e lanciando l\u2019idea di una \u201calleanza ambrosiana\u201d per qualificarsi come \u201c<strong>metropoli accogliente<\/strong>\u201d, sensibile alla richiesta di un miglior futuro delle giovani generazioni.<\/p>\n<p>La cultura dell\u2019accoglienza, d\u2019altronde, \u00e8 sempre stata una caratteristica di Milano, una sua connotazione positiva. Le radici stanno in un editto medioevale del vescovo Ariberto d\u2019Intimiano, nel 1018: \u201cChi sa lavorare venga a Milano. E chi viene a Milano \u00e8 un uomo libero\u201d: lavoro e intraprendenza come cardine della cittadinanza (i lettori di questo blog hanno pi\u00f9 volte letto il riferimento storico).<\/p>\n<p>Nel tempo, <strong>Milano citt\u00e0 aperta<\/strong> (le porte delle sue mura erano caselli del dazio, strutture commerciali di scambio e non chiusure ostili o difensive) e rotonda, priva anche urbanisticamente di spigoli, ha qualificato la sua natura e la sua funzione nell\u2019essere al centro delle grandi strade di relazione tra il Nord europeo e il Mediterraneo, tra l\u2019Ovest identitario e i percorsi verso l\u2019Oriente. E anche nella stagione delle grandi migrazioni del boom economico, dal Mezzogiorno verso il \u201ctriangolo industriale\u201d, \u00e8 stata meno respingente di altre citt\u00e0 caratterizzate dal duro fordismo delle fabbriche. \u201cMilanesi si diventa\u201d, teorizzava un bel romanzo di Carlo Castellaneta.<\/p>\n<p>Anche il <strong>razionalismo<\/strong> amato dai suoi pi\u00f9 sapienti architetti, tra gli anni Venti del Novecento e il dinamico, intraprendente dopoguerra (ricordati in un recente, appassionante libro di Gianni Biondillo, \u201cQuello che noi non siamo\u201d, Guanda: Giuseppe Terragni, Giuseppe Pogatschnig Pagano, Piero Bottoni, Franco Albini, Luigi Figini, Gino Pollini, Edoardo Persico, oltre ai giovani di BBPR e cio\u00e8 Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Gian Luigi Banfi, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers, progettisti della Torre Velasca e tanto stimolanti da contagiare anche i loro maestri Gio Ponti e Piero Portaluppi) ha innestato nell\u2019anima della citt\u00e0 l\u2019idea del \u201c<strong>potere germinale della bellezza<\/strong>\u201d per \u201ccreare un nuovo patrimonio da porre accanto a quello antico, creare un\u2019arte nuova\u201d e dunque per un\u2019idea di bellezza lineare, democratica, tipica di citt\u00e0 accoglienti e inclusive. Quell\u2019eredit\u00e0 estetica ed etica, oggi, \u00e8 da da rivalutare. Anche per evitare il degrado d\u2019una metropoli che si abitua ai ritmi effimeri e fragili dei <em>city users <\/em>e rilanciare invece qualit\u00e0 e virt\u00f9 dell\u2019essere <em>cives<\/em>, il potere futuribile e sostenibile dei cittadini.<\/p>\n<p>Si torna, cos\u00ec, al<strong> valore della conoscenza<\/strong> e a quelle strutture, le universit\u00e0, che investono e continuano a dare alla \u201cgrande Milano\u201d idee ed energie per fornire strumenti adatti a progettare scelte e riforme utili a quel \u201ccambio di paradigma\u201d economico e sociale adatto alla ricomposizione di equilibri geopolitici europei e mediterranei.<\/p>\n<p>Sono idee che ricorrono nelle scelte formative e civili del Politecnico e della Bocconi, della Cattolica e della Bicocca, dello Iulm e dell\u2019Humanitas, che proprio in queste settimane celebra il decimo anno di attivit\u00e0, ha il 40% di provenienze internazionali tra i suoi 2.700 studenti e nel nuovo Innovantion Building ospita le attivit\u00e0 di MedTech, corsi di medicina e ingegneria in collaborazione con il Politecnico, per sperimentare ricerche e scelte di formazione su nanotecnologie, Artificial Intelligence, biomedicina e utilizzo dei <em>big data<\/em> per tutte le \u201cscienze della vita\u201d.<\/p>\n<p>Notizie rilevanti, proprio in questa direzione, di <strong>cultura multidisciplinare<\/strong> e di formazione come leva di sviluppo, arrivano anche dall\u2019Universit\u00e0 Statale, con la posa della prima pietra degli edifici che dal 2026 ospiteranno le facolt\u00e0 scientifiche, nello spazio di Mind (Milano Innovation District) nell\u2019area ex Expo: 120 milioni di investimento, per una popolazione di 23mila persone tra studenti, professori, ricercatori e tecnici e un ambizioso progetto di Campus ricerca di piattaforme tecnologiche d\u2019avanguardia collegate alle attivit\u00e0 delle aziende high tech dell\u2019area.<\/p>\n<p>Il nuovo campus dell\u2019Universit\u00e0 Statale \u00e8 stato affidato alla progettazione di Carlo Ratti, architetto e professore al Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, uno dei pi\u00f9 autorevoli studiosi internazionali delle <em>smart cities.<\/em><\/p>\n<p>Spiega Ratti (Il Sole24Ore, 17 ottobre): \u201cIncontrarsi in un campus \u00e8 fondamentale per innovare e creare conoscenza. Le grandi scoperte, nel bene e nel male, avvengono quando un gruppo di persone, unite da una vocazione, si ritrovano insieme, nello spazio fisico. \u00c8 una logica antica, che nei secoli ha ispirato l\u2019acropoli ateniese, i monasteri e le universit\u00e0 dell\u2019Europa medioevale o i collegi da Oxford e Cambridge a Pavia. Luoghi e ambienti che favoriscono gli incontri\u201d.<\/p>\n<p>Nel campus dell\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano a Mind, \u201cla prossimit\u00e0 con il distretto dell\u2019innovazione potr\u00e0 diventare uno dei motori dell\u2019innovazione urbana nella capitale lombarda\u201d.<\/p>\n<p>Insiste Ratti: \u201cLa nostra visione architettonica per il campus cerca di rispondere a questi criteri. Un luogo capace di prediligere la logica dell\u2019incontro, tra persone e persone e tra diverse discipline accademiche. Un campus del <em>learning by doing<\/em>, per dirla con John Dewey, ovvero dell\u2019 apprendere facendo. Da qui, il principio che in urbanistica chiamiamo <em>Common Ground<\/em>: uno spazio pubblico ininterrotto, aperto a tutti, che si snoda attraverso il quartiere, tramite passerelle, chiostri e un sistema di corti\u201d.<\/p>\n<p>Rieccola, dunque, Milano citt\u00e0 aperta,<strong> colta e inclusiva<\/strong>. Non pi\u00f9 solo <em>the place to be.<\/em> Ma una metropoli per lavorare, vivere, intraprendere. Insomma, crescere bene.<\/p><p><em>(foto Getty Images)<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano pensa e si ripensa. Continua a investire sulle sue universit\u00e0, oramai ben presenti nelle classifiche internazionali sulla qualit\u00e0 della didattica e della ricerca (200mila studenti, un patrimonio straordinario di intelligenze, conoscenze e passioni). 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