{"id":99062,"date":"2024-01-09T09:36:12","date_gmt":"2024-01-09T08:36:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=99062"},"modified":"2024-01-10T17:24:55","modified_gmt":"2024-01-10T16:24:55","slug":"una-politica-industriale-per-litalia-e-la-ue-per-sviluppo-economico-ed-equilibri-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/una-politica-industriale-per-litalia-e-la-ue-per-sviluppo-economico-ed-equilibri-sociali\/","title":{"rendered":"Una politica industriale per l\u2019Italia e la Ue per sviluppo economico ed equilibri sociali\u00a0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Epifania della crisi<\/strong> o d\u2019una ripartenza? In questo inizio d\u2019anno cos\u00ec carico di incertezze, cammineremo ancora nell\u2019inverno del nostro scontento oppure avremo la possibilit\u00e0 di lavorare per una ripresa pi\u00f9 solida? Abbiamo finito il 2023 leggendo documentate analisi del <strong>Censis<\/strong> sugli \u201citaliani impauriti e inerti come sonnambuli\u201d e cominciato il 2024 con il sondaggio di Nando Pagnoncelli, <strong>Ipsos<\/strong> (Corriere della Sera, 2 gennaio) sull\u2019aumento dei \u201cfronti che inquietano gli italiani\u201d, il lavoro e l\u2019economia, innanzitutto, ma poi anche la sanit\u00e0 e il risveglio del Covid 19, la \u201ctenuta del potere d\u2019acquisto\u201d e \u201cil funzionamento delle istituzioni e la situazione politica\u201d (i temi dell\u2019immigrazione sono scivolati al quinto posto e quelli della sicurezza al settimo). Sappiamo di \u201cun paese in pausa e con poche speranze\u201d, secondo un <strong>Rapporto Coop<\/strong> (la Repubblica, 6 gennaio) che parla di consumatori incerti, scarsamente fiduciosi nel cambiamento e dunque inclini a tenere sotto controllo i consumi e cercare invece di risparmiare. E leggiamo un po\u2019 dovunque analisi preoccupate sul futuro che verr\u00e0, tra guerre in corso dall\u2019Ucraina al Medio Oriente e pesanti squilibri ambientali, economici e sociali, tensioni legate ai tanti appuntamenti elettorali (nel 2024 si voter\u00e0 in 76 paesi, dall\u2019India al Brasile, dalla Cina alla Russia, dall\u2019Europa per il Parlamento Ue agli Usa per la presidenza).<\/p>\n<p>In un momento cos\u00ec controverso e difficile, l\u2019Italia assume la presidenza del G7 e pu\u00f2 e deve giocare un ruolo fondamentale per cercare di appianare le tensioni internazionali ma anche fare evolvere istituzioni e alleanze fuori dalle trappole del sovranismo e delle manovre contro le democrazie e i valori occidentali (\u201cE se fossero gli Stati Uniti d\u2019Europa il vero protagonista del secolo?\u201d, si chiede giustamente, come mantra di buon augurio, Carlo Carboni su Il Sole24Ore).<\/p>\n<p>Che clima si respira, dunque, nel Paese? Per dirla in sintesi, assistiamo a una \u201ccorsa sul filo del rasoio per un 2024 stretto tra crisi geopolitiche e spettri di recessione\u201d (Il Sole24Ore, 18 dicembre 2023).<\/p>\n<p>Come muoversi, allora? L\u2019obiettivo \u00e8 cercare di capire bene cosa abbiamo intorno, evitando la drammatizzazione dei fenomeni cos\u00ec cara agli irrequieti frequentatori dei <em>social media<\/em> (e soprattutto a chi, sfruttando proprio quei <em>social <\/em>e diffondendo <em>fake news<\/em>, \u00e8 impegnato a destabilizzare le opinioni pubbliche) e insistendo invece su fatti concreti e non fattoidi, dati e analisi di autorevoli centri di ricerca. E lavorando per ricostruire un ragionevole clima di fiducia, indispensabile a stimolare investimenti e consumi.<\/p>\n<p>Una fiducia che dipende molto anche dalle scelte che faranno responsabilmente sia i protagonisti della politica sia i principali attori sociali.<\/p>\n<p>Dati e fatti, dunque.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Istat<\/strong> certifica per l\u2019Italia una crescita \u201823 dello <strong>0,7<\/strong> per cento, migliorata di tre punti rispetto alle previsioni dello scorso anno, sempre debole ma comunque migliore della media Ue e lontana dalla recessione che ha colpito la Germania (e creato problemi a parecchie delle imprese italiane, che della grande industria tedesca, a cominciare dall\u2019<em>automotive<\/em>, sono fornitrici qualificate). E per il \u201824 le previsioni non solo entusiasmanti, con un Pil sempre dello \u201czero virgola\u201d: \u201cPoca crescita e pochi investimenti. Cos\u00ec l\u2019Italia \u00e8 pi\u00f9 fragile e diseguale\u201d, sintetizza Mario Deaglio (La Stampa, 6 dicembre 2023), ricordando anche che \u201cl\u2019emigrazione \u00e8 ricominciata: in vent\u2019anni ottocentomila italiani sono andati via\u201d, cercando altrove, in Europa e nel mondo, migliori condizioni di vita e lavoro.<\/p>\n<p>Ma, accanto a quelli della crescita debole, ci sono altri dati da leggere. Per esempio, quelli dell\u2019inflazione che frena sia negli Usa che nell\u2019area dell\u2019euro e fa meno paura, dei tassi che fermano la corsa al rialzo e potrebbero scendere e di un\u2019economia che lentamente, faticosamente, si rimette in movimento. Restano i limiti imposti dal rallentamento del commercio mondiale a causa dell\u2019aggravarsi delle tensioni geopolitiche dopo Ucraina e Medio Oriente (le aggressioni dei battelli degli estremisti islamici Houti alle navi che solcano il Mar Rosso stanno mettendo in serie difficolt\u00e0 i passaggi dal Far East al Mediterraneo, lungo il Canale di Suez, facendo esplodere prezzi dei noli marittimi e tempi e dunque costi dei trasporti). E non si allentano le tensioni nel Pacifico attorno a Taiwan.<\/p>\n<p>Non solo tensioni e paure, per\u00f2. Anche segnali positivi. La riorganizzazione della globalizzazione e il ridisegno delle <em>supply chain <\/em>con i relativi fenomeni di <em>back shoring <\/em>e cio\u00e8 di costruzione di \u201ccatene corte\u201d di fornitura e di privilegio degli investimenti <em>local for local <\/em>(si produce il pi\u00f9 possibile vicino ai mercati di sbocco) sta rianimando parecchie economie e spingendo i decisori politici, a cominciare da quelli Ue, a pensare a investimenti comuni europei sull\u2019energia, le forniture di materie prime strategiche e la fabbricazione di semilavorati essenziali per l\u2019industria, come i microchip.<\/p>\n<p>Un mondo in movimento e in cambiamento.<\/p>\n<p>Le Borse apprezzano questi cambiamenti e, pur scontando i rischi di crisi e di ripercussioni sulle economie, vedono i loro valori in crescita. Piazza Affari segna un aumento del 28%, con un listino che adesso vale pi\u00f9 di 760 miliardi (Corriere della Sera, 30 dicembre).<\/p>\n<p>Di sicuro, per quel che riguarda l\u2019Italia, vale la pena concentrarsi sull\u2019andamento positivo dell\u2019export, che potrebbe superare il record del \u201823 arrivando, secondo le previsioni della Sace, a 660 miliardi di euro, con un incremento del 6,8%.<\/p>\n<p>Il surplus di bilancia commerciale della manifattura superer\u00e0 i 100 miliardi, dando un contributo fondamentale all\u2019andamento della nostra bilancia dei pagamenti. L\u2019Italia, insomma, \u00e8 \u201cterza per surplus in due terzi del commercio mondiale\u201d, dopo Cina e Germania, in quei settori strategici che riguardano nautica, macchine utensili, macchine per imballaggi, apparecchiature di riscaldamento, piastrelle e macchinari di settore, pompe per liquidi e una lunga serie di prodotti per l\u2019arredamento e l\u2019agro-alimentare, etc. (Marco Fortis su Il Sole24Ore, 21 dicembre \u201823).<\/p>\n<p>Dati nettamente positivi. Tanto da spingere giornalisti di buon carattere a parlare di \u201cun anno bellissimo (o quasi)\u201d (Claudio Cerasa su Il Foglio, 15 dicembre), mettendo insieme i dati sul Pil, l\u2019inflazione e, appunto, le esportazioni.<\/p>\n<p>Ecco un punto su cui fermare l\u2019attenzione: l\u2019<strong>export<\/strong> e il ruolo fondamentale della <strong>manifattura<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019Italia non \u00e8 andata in recessione, nonostante tutti i suoi limiti (a cominciare dalla produttivit\u00e0, stagnante da oltre vent\u2019anni, anche per il mediocre funzionamento della macchina pubblica ) per il contribuito positivo dell\u2019industria manifatturiera, del turismo estero e delle dinamiche dell\u2019edilizia sollecitata dal \u201csuperbonus\u201d (che per\u00f2 ha determinato, purtroppo, gravissime distorsioni sui mercati e soprattutto sull\u2019andamento dei conti pubblici).<\/p>\n<p>Ma \u201ci due punti di forza dell\u2019export industriale e del turismo non bastano pi\u00f9, n\u00e9 basteranno il prossimo calo dei tassi e la flessibilit\u00e0 concessa dal nuovo Patto di Stabilit\u00e0 europeo. La sfida da vincere \u00e8 quella della produttivit\u00e0\u201d (Oscar Giannino su Affari&amp;Finanza, la Repubblica,dicembre). Conferma Gianmatteo Manghi, CEO di Cisco: \u201cL\u2019Italia \u00e8 paese delle eccellenze, ma \u00e8 indietro sulla produttivit\u00e0. Ed \u00e8 necessario legare la transizione digitale a quella ecologica\u201d (Corriere della Sera, 28 dicembre \u201823).<\/p>\n<p>Parlare di produttivit\u00e0, legando alla sua crescita anche un miglioramento dei salari, significa impegnarsi per radicali e coraggiose riforme della pubblica amministrazione (burocrazia, fisco, appalti, giustizia, mercato del lavoro, formazione, sanit\u00e0, etc.) ma anche per una politica industriale diretta a rafforzare il mondo dell\u2019industria manifatturiera e dei servizi collegati nel corso della <em>twin transition <\/em>digitale e ambientale. Agevolare la concorrenza e la cultura del mercato (tutto il contrario della protezione di lobby elettoralmente rilevanti come i balneari, i tassisti, i commercianti ambulanti, i detentori di vari tipi di rendita, spesso al limite del parassitismo sociale). Insistere sulla modernizzazione del nostro apparato produttivo secondo i valori dalla \u201ceconomia della conoscenza\u201d.<\/p>\n<p>Rimettere in piedi, per esempio, le <strong>agevolazioni fiscali<\/strong> per \u201cIndustria 4.0\u201d e ampliarle a \u201cIndustria 5.0\u201d e alla diffusione dell\u2019Intelligenza Artificiale (in ambienti di governo si dice che il \u201824 sar\u00e0 l\u2019anno buono). E sciogliere i nodi delle crisi e delle transizioni di settori strategici, come l\u2019acciaio e l\u2019<em>automotive<\/em>, a partire dall\u2019effettiva realizzazione degli investimenti in Italia di Stellantis.<\/p>\n<p>Tutto questo ha un nome: <strong>politica industriale<\/strong>. Italiana. Ed europea.<\/p>\n<p>Investimenti sull\u2019innovazione, sulla ricerca, sui brevetti, sul capitale umano e sulla formazione (dunque anche sulle politiche di gestione dell\u2019immigrazione). Sulla qualit\u00e0, la sicurezza e la sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale, da considerare come veri e propri asset di competitivit\u00e0. Sulla capitalizzazione delle imprese e sul potenziamento delle filiere industriali, guardando ai mercati internazionali. Sulle infrastrutture materiali e immateriali, logistiche, di diffusione della conoscenza (e dunque sulla spesa corretta delle risorse del Pnrr).<\/p>\n<p>Di tutto questo ci sono scarse evidenze nel discorso pubblico, compresi i provvedimenti del governo (\u201cIl grande rimosso di Meloni\u201d, titola Il Foglio, 6 gennaio). Come se il privilegio e il supporto con bonus e sostegni per categorie e corporazioni della microeconomia possano garantire una solida crescita del Pil e il superamento degli squilibri sociali.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario invece prendere atto che il futuro dell\u2019economia italiana ha come pilastro portante proprio una moderna e competitiva industria manifatturiera, attorno a cui fare girare gran parte del resto dell\u2019economia nazionale, finanza d\u2019impresa e servizi <em>high tech <\/em>compresi. Lo dicono proprio tutti i dati che abbiamo esaminato, a partire dalla leva fondamentale dell\u2019export.<\/p>\n<p>Serve una lungimirante svolta industriale.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Epifania della crisi o d\u2019una ripartenza? In questo inizio d\u2019anno cos\u00ec carico di incertezze, cammineremo ancora nell\u2019inverno del nostro scontento oppure avremo la possibilit\u00e0 di lavorare per una ripresa pi\u00f9 solida? 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