{"id":99302,"date":"2024-02-07T10:25:51","date_gmt":"2024-02-07T09:25:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=99302"},"modified":"2024-02-07T10:25:51","modified_gmt":"2024-02-07T09:25:51","slug":"litalian-touch-e-i-fattori-della-politica-industriale-innovazione-e-sostenibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/litalian-touch-e-i-fattori-della-politica-industriale-innovazione-e-sostenibilita\/","title":{"rendered":"L\u2019Italian Touch e i fattori della politica industriale: innovazione e sostenibilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Di cosa parliamo quando diciamo che serve una \u201c<strong>politica industriale<\/strong>\u201d? A quali categorie politiche ed economiche \u00e8 necessario fare riferimento, per dare sostanza concreta alla necessit\u00e0 di rafforzare la <strong>competitivit\u00e0<\/strong> e la <strong>produttivit\u00e0<\/strong> del sistema Italia, in un mondo segnato dalla \u201cpolicrisi\u201d, dal conflitto Usa-Cina e dalle difficolt\u00e0 dell\u2019Europa? Per provare a rispondere, potremmo partire da una frase che gira nel mondo Bmw nell\u2019anno dei record di auto vendute, oltre 2,5 milioni sui mercati internazionali: l\u2019<strong><em>Italian Touch<\/em><\/strong>. Un modo per parlare di bellezza, eleganza, design, ma anche di tecnologia d\u2019avanguardia e inclinazione alla <strong>sostenibilit\u00e0<\/strong> (ne ha scritto Il Foglio il 30 gennaio, in un dialogo con il presidente e Ceo di Bmw Italia Massimiliano Di Silvestro).<\/p>\n<p>Che l\u2019<em>Italian Touch <\/em>sia un modo di dire positivo a Monaco di Baviera, nell\u2019<em>head quartier <\/em>d\u2019una delle case automobilistiche pi\u00f9 sofisticate e innovatrice non significa solo celebrare un omaggio a firme italiane come Giovanni Michelotto e Giorgetto Giugiaro che dagli anni Sessanta agli Ottanta collaborarono al successo della <strong>Bmw<\/strong> o ribadire l\u2019apprezzamento per la componentistica <strong><em>automotive <\/em>italiana<\/strong> (che contribuisce mediamente per un buon terzo al valore di una Bmw). Significa soprattutto dare atto all\u2019industria italiana di una sua inclinazione vincente alla capacit\u00e0 di tenere insieme \u201cbello e ben fatto\u201d, ovvero qualit\u00e0, estetica, innovazione e sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco il punto: una politica industriale per il made in Italy non pu\u00f2 non essere fondata sul sostegno strategico a questi quattro \u201cfattori\u201d di competitivit\u00e0, piuttosto che indicare dei settori specifici su cui investire risorse pubbliche e mettere in campo sostegni fiscali.<\/p>\n<p>In sintesi, una politica industriale utile all\u2019Italia, nel contesto di efficaci scelte di politica industriale della Ue, dovrebbe oggi insistere su quei fattori che siano in grado di rendere le nostre imprese, italiane ed europee, pi\u00f9 <strong>competitive,<\/strong> in grado cio\u00e8 di stare su mercati sempre pi\u00f9 esigenti e selettivi di fronte alla potenza delle imprese degli Usa, della Cina e, in alcuni settori, anche dell\u2019India.<\/p>\n<p>Un economista attento alle nuove sfide competitive, come <strong>Daniel Gros<\/strong>, spiega come l\u2019economia Usa stia crescendo pi\u00f9 delle aspettative perch\u00e9 ha saputo puntare non tanto sull\u2019industria (anche se non mancano provvedimenti della Casa Bianca di chiaro stampo protezionista) quanto soprattutto sulle nuove tecnologie (ce ne sono riscontri in un interessante numero della rivista Aspenia, dedicata all\u2019America a un anno dal voto e intitolata \u201cLa debolezza della potenza\u201d, acuto ossimoro per invitarci ad andare oltre le letture correnti dell\u2019attuale controversa stagione americana). Nuove tecnologie <em>high tech <\/em>che, a partire dalla diffusione dell\u2019AI (<em>Artificial Intelligence<\/em>) e dai servizi digitali, sono fattori che stanno modificando radicalmente produzione, lavoro, consumi, stili di vita, conoscenze, ambiente: una vera e propria \u201cquarta rivoluzione industriale\u201d dopo la macchina a vapore, l\u2019elettricit\u00e0 e Internet.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019economia dominata dalle <strong><em>big tech<\/em> <\/strong>Google, Amazon, Apple, Meta e Microsoft e dalle imprese di Elon Musk, con attenzione speciale per l\u2019Intelligenza Artificiale Generativa e per le ricadute sulla ricerca, la cultura, l\u2019informazione, la comunicazione (con tutti i problemi di ordine etico, sociale e politico correlati). \u00c8 l\u2019economia che brucia milioni di posti di lavoro e altri ne crea. \u00c8 l\u2019economia, insomma, su cui si consuma la sfida Usa-Cina e secondo cui si definiscono nuovi equilibri globali (anche da questo punto di vista, mai perdere d\u2019occhio l\u2019India).<\/p>\n<p>E l\u2019Europa? \u00c8 un grande attore industriale. Il mercato pi\u00f9 ricco del mondo. Il centro di un sistema di valori che sinora hanno ispirato una sintesi originale e quanto mai preziosa tra democrazia liberale, mercato e welfare, tra libert\u00e0 e solidariet\u00e0 sociale. Ma non \u00e8 un soggetto politico incisivo, ancora in cerca di ruolo ed equilibrio. E proprio sulle nuove tecnologie \u00e8 molto indietro rispetto ai grandi protagonisti della \u201cnuova globalizzazione\u201d. Ha un recente sistema di regole, l\u2019Artificial Intelligence Act, che ha avuto il via libera da Commissione, Parlamento e Consiglio d\u2019Europa. Ma non pu\u00f2 contare su imprese europee di dimensioni tali da poter fronteggiare la forza dei colossi imprenditoriali americani.<\/p>\n<p>All\u2019orizzonte della Ue c\u2019\u00e8 dunque una scelta da fare: quella di capire come tenere insieme forza industriale e innovazione <em>high tech <\/em>e come diventare pi\u00f9 compatta, unitaria, efficace. Un attore globale, finalmente. E non un classico vaso di coccio. Una sfida radicale, cui saranno chiamati a rispondere il nuovo Parlamento che eleggeremo a giugno e la nuova Commissione (sperando che non prevalgano le forze nazionaliste, populiste e sovraniste che pensano all\u2019Europa solo come un mercato su cui bilanciare, tra Stati, interessi e convenienze locali ma non come uno spazio politico e\u00a0 culturale in cui fare crescere valori e da proporre come paradigma democratico dialogante con il resto del mondo).<\/p>\n<p>In questo senso parlare di politica industriale europea (ne abbiamo scritto nel blog della scorsa settimana) significa definire politiche per l\u2019energia, la sicurezza e dunque la difesa, l\u2019approvvigionamento di materie prime strategiche, la sostenibilit\u00e0 (e quindi anche l\u2019industria e l\u2019agricoltura, superando i limiti dell\u2019attuale Pac, la politica agricola comune contestata dagli agricoltori in inquietante rivolta). E definire gli strumenti finanziari per sostenerla, dagli eurobond al potenziamento del bilancio Ue e alle regole e le prospettive del nuovo Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita. Una \u201cstrategia di competitivit\u00e0, che non sia per\u00f2 a discapito del welfare e della transizione verde\u201d, per usare le parole di Mario Draghi, che sta preparando un rapporto sul tema, su incarico della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.<\/p>\n<p>E in Italia? I fattori di competitivit\u00e0, oltre a quelli generali europei, sono legati alla necessit\u00e0 di superare i punti di debolezza della nostra industria. Gli stimoli all\u2019innovazione, innanzitutto, con i vantaggi fiscali per chi investe, innova, brevetta e lavora sulla transizione digitale, secondo lo schema delle misure ex Industria 4.0 e, adesso, <strong>Industria 5.0<\/strong> (ci sono 6,3 miliardi, nel Pnrr, da spendere bene). E poi la diffusione delle applicazioni legate all\u2019Intelligenza artificiale e agli algoritmi per quel che riguarda sia i processi produttivi sia i prodotti. Un lavoro di lunga lena che investe anche la collaborazione tra l\u2019impresa, le universit\u00e0 e i centri di ricerca pubblici e privati.<\/p>\n<p>Il secondo fattore di politica industriale su cui investire ha a che fare con la <strong>transizione ambientale<\/strong>,\u00a0superando le ristrettezze di vincoli regolatori e amministrativi tipici delle burocrazie, sia europee che nazionali. Il raccordo con le questioni dell\u2019energia \u00e8 essenziale, con il rilancio dell\u2019energia atomica. Cos\u00ec come la scelta sulla neutralit\u00e0 tecnologica. Per dirla con un esempio: l\u2019auto elettrica \u00e8 un\u2019opzione, non un destino generale, lasciando aperte le opzioni sull\u2019uso dell\u2019idrogeno, dei biocarburanti, etc.<\/p>\n<p>Il terzo fattore \u00e8 relativo alla risposte indispensabili per fare fronte alle carenze di mano d\u2019opera specializzata e con le strategie di formazione necessarie: dalla metallurgia al mobile, dal turismo alle costruzioni, nel Nord Ovest e nel Nord Est le imprese faticano a trovare un profilo su due, in media, tra quelli ricercati (Il Sole24Ore, 29 gennaio).<\/p>\n<p>Serve una formazione di lungo periodo, <em>on the job <\/em>ma anche segnata da relazioni virtuose tra imprese, <em>Academy<\/em> aziendali e agenti formativi qualificati (le universit\u00e0, innanzitutto). E con un\u2019idea di fondo, relativa alla crescente diffusione dell\u2019Intelligenza Artificiale di cui abbiamo detto: chi scrive gli algoritmi?<\/p>\n<p>La risposta non pu\u00f2 che essere legata alla connotazione dell\u2019industria italiana e alla sua capacit\u00e0 competitiva: la sua \u201c<strong>cultura politecnica<\/strong>\u201d che tiene insieme saperi umanistici e conoscenze scientifiche, senso della bellezza e qualit\u00e0 tecnologica, design e ingegneria d\u2019avanguardia. Un algoritmo dunque scritto da ingegneri e cyberscienziati, economisti e sociologi, fisici e statistici, filosofi e giuristi. Persone con una profonda conoscenza delle questioni tecnologiche ma anche sensibili ai temi dell\u2019etica. Sapienza complessa d\u2019un mondo in trasformazione.<\/p>\n<p>L\u2019orizzonte della trasformazione competitiva e dunque delle politiche industriali \u00e8 ampio. Il nuovo Rinascimento \u00e8 il nostro orizzonte. Ma \u00e8 un orizzonte tutt\u2019altro che sereno.<\/p><p><em>(Foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di cosa parliamo quando diciamo che serve una \u201cpolitica industriale\u201d? A quali categorie politiche ed economiche \u00e8 necessario fare riferimento, per dare sostanza concreta alla necessit\u00e0 di rafforzare la competitivit\u00e0 e la produttivit\u00e0 del sistema Italia, in un mondo segnato dalla \u201cpolicrisi\u201d, dal conflitto Usa-Cina e dalle difficolt\u00e0 dell\u2019Europa? 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