{"id":99543,"date":"2024-02-27T10:15:46","date_gmt":"2024-02-27T09:15:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/?p=99543"},"modified":"2024-02-27T10:15:46","modified_gmt":"2024-02-27T09:15:46","slug":"quei-500-miliardi-per-la-transizione-verde-e-digitale-e-una-politica-europea-non-ideologica-ma-sostenibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepirelli.org\/it\/cultura-dimpresa\/quei-500-miliardi-per-la-transizione-verde-e-digitale-e-una-politica-europea-non-ideologica-ma-sostenibile\/","title":{"rendered":"Quei 500 miliardi per la transizione verde e digitale e una politica europea non ideologica ma sostenibile"},"content":{"rendered":"<p>Vale la pena dare retta, anche stavolta, alle parole di <strong>Mario Draghi<\/strong>: \u201cI bisogni delle transizioni verde e digitale sono stimati in almeno<strong> 500 miliardi<\/strong> di euro all&#8217;anno\u201d. Lo ha detto sabato a Gand, alla riunione dei ministri dell\u2019Economia dei paesi Ue, parlando di competitivit\u00e0 europea rispetto ai due protagonisti della scena mondiale, gli Usa e la Cina e riconfermando concetti gi\u00e0 espressi in pi\u00f9 occasioni. Draghi ha aggiunto che a quegli investimenti vanno aggiunti gli stanziamenti per la difesa ma anche quelli \u201cproduttivi\u201d, per l\u2019industria e i servizi. Spiegando che \u201cil divario della Ue rispetto agli Usa si sta allargando soprattutto dopo il 2010\u201d, la fine della Grande Crisi finanziaria globale. Agli Usa \u201csono serviti due anni per tornare ai livelli precedenti, alla Ue invece nove anni. E da allora non siamo saliti\u201d. C&#8217;\u00e8, appunto, \u201cun gap di investimenti dell&#8217;1,5% del Pil pari a 500 miliardi di euro\u201d. Insomma, \u201cdovremo investire somme enormi in tempi brevi\u201d. Con una partecipazione sia della mano pubblica che degli investitori privati, delle imprese che, appunto su una equilibrata transizione, potranno costruire nuove e migliori ragioni di competitivit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Ci sono parecchi problemi su cui fare chiarezza, assumendosi la responsabilit\u00e0 di scelte impegnative. Innanzitutto, dove trovare somme cos\u00ec ingenti? Una risposta sta nel dare seguito al ricorso ai mercati finanziari gi\u00e0 sperimentato con successo per i 250 miliardi necessari a spesare il<strong> Recovery Plan<\/strong> dedicato alla \u201cNext Generation Eu\u201d dopo la pandemia da Covid. E dunque nel fare ricorso agli eurobond. Sia per la difesa, secondo i suggerimenti di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue (una ipotesi che per\u00f2, alle prime battute, suscita le perplessit\u00e0 di Berlino; la Repubblica, 24 febbraio). Sia per finanziare efficacemente la <strong>twin transition ambientale e digital<\/strong>e, di cui parla Draghi.<br \/>\nUna seconda risposta sta nel fare crescere l\u2019importo del Bilancio Ue e nel destinarne risorse adeguate agli investimenti, anche nei singoli paesi europei. E una terza risposta chiede di trarre le conseguenze d\u2019una evidente constatazione: in un clima di incertezze e di \u201cpolicrisi\u201d o \u201cpermacrisi\u201d che dir si voglia, gli altri grandi attori internazionali, gli Usa e la Cina innanzitutto, si muovono secondo strategie geopolitiche che tengono insieme le grandi questioni della sicurezza e dell\u2019energia, dell\u2019innovazione e della competitivit\u00e0, investendo risorse gigantesche. E l\u2019Europa non pu\u00f2 stare a guardare, pena la perdita del suo ruolo economico e il declino del suo prestigio politico (fondato, come abbiamo pi\u00f9 volte scritto in questo blog, sulla capacit\u00e0 storica e futuribile di tenere insieme in modo virtuoso la democrazia politica, il mercato e il welfare State e cio\u00e8 libert\u00e0, crescita economica e benessere diffuso).<\/p>\n<p>Serve dunque un\u2019<strong>ambiziosa politica Ue<\/strong> (con relativa opportuna riforma della governance, abbandonando l\u2019obbligo delle decisioni all\u2019unanimit\u00e0 tra i 27 paesi membri): difesa e sicurezza, energia e industria, transizione ambientale e digitale, lavoro e nuove frontiere dell\u2019Intelligenza Artificiale sono capitoli di un\u2019unica, lungimirante strategia di sviluppo sostenibile (nel blog delle ultime due settimane abbiamo parlato, appunto, di \u201cumanesimo digitale\u201d e della necessit\u00e0 di un\u2019Intelligenza Artificiale europea, per fare fronte alla potenza degli Usa con le sue Big Tech, della Cina e, adesso, anche dell\u2019India). Una sfida politica ed economica che guardi, appunto, in modo ampio, soprattutto alla \u201cNext Generation Eu\u201d.<br \/>\n<strong>Investimenti<\/strong>, dunque. Ma anche<strong> ricerca<\/strong>. Scienza. Cultura. Una strategia che renda politicamente spendibile e accettabile la sostenibilit\u00e0, come sistema di valori e come concretezza di progetti di intervento e impegno. E partecipazione.<br \/>\nUna partecipazione su cui proprio le nuove generazioni mostrano una generosa disponibilit\u00e0 d\u2019impegno.<br \/>\nUn segnale, tra i tanti, arriva dal mondo universitario italiano. Sono stati 2.062 i partecipanti al bando \u201c<strong>Dieci tesi per la sostenibilit\u00e0<\/strong>\u201d, provenienti da oltre 80 atenei, per una iniziativa promossa da Fondazione Symbola, Unioncamere e Luiss con il sostegno di Deloitte Climate &amp; Sustainability, con il patrocinio del Ministero dell\u2019Universit\u00e0 e Ricerca e della Conferenza dei Rettori. I partecipanti sono per il 62% donne e per il 38% uomini. E il comitato scientifico, presieduto da Stefano Zamagni, docente di Economia politica all\u2019Universit\u00e0 di Bologna e da Paola Severino, presidente della Luiss School of Law \u00e8 gi\u00e0 al lavoro per individuare le tesi migliori, in ambiti che investono economia e statistica, ingegneria civile, architettura e design, scienze giuridiche, politiche e sociali, ingegneria industriale e dell\u2019informazione, chimica e biologia e, naturalmente, tutti gli aspetti delle scienze umanistiche.<\/p>\n<p>Una partecipazione \u201cstraordinaria che vale molto pi\u00f9 di un sondaggio\u201d, commenta<strong> Ermete Realacci<\/strong>, presidente di Symbola: \u201cCi potr\u00e0 fornire informazioni e stimoli importanti. La possibilit\u00e0 di affrontare le sfide che abbiamo davanti pu\u00f2 contare anche sulle energie pulite e rinnovabili dei saperi e delle intelligenze giovani presenti nel nostro Paese\u201d. Ma \u00e8 anche \u201cun\u2019occasione per dare forza a un\u2019Italia che fa l\u2019Italia\u201d: \u201cAffrontare con coraggio la crisi climatica non \u00e8 solo necessario ma potr\u00e0 rendere la nostra economia e la nostra societ\u00e0 pi\u00f9 a misura d\u2019uomo e per questo pi\u00f9 capaci di futuro\u201d. Perch\u00e9, sulla scia delle esortazioni all\u2019impegno venute dal Papa e dal presidente della Repubblica Mattarella, \u00e8 necessario &#8211; secondo Realacci &#8211; rendere concreto l\u2019impegno dell\u2019Europa, \u201cindicando coesione, transizione verde e digitale come la strada per rafforzare la nostra economia\u201d.<br \/>\nEcco il punto cardine, su cui insistono anche le posizioni degli imprenditori europei, che legano il Green Deal a un Industrial Deal che coniughi le scelte irrinunciabili per evitare l\u2019aggravarsi della crisi climatica ai temi dello sviluppo economico e della sostenibilit\u00e0 sociale. Ci sono, d\u2019altronde, chiare testimonianze nel documento \u201cFabbrica Europa\u201d preparato da Confindustria come piattaforma di confronto in vista delle elezioni di giugno per il rinnovo del Parlamento Ue e nella Carta firmata la scorsa settimana ad Anversa da 73 associazioni d\u2019impresa e multinazionali energivore (Il Sole24Ore, 21 febbraio).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una chiara indicazione di metodo: la neutralit\u00e0 tecnologica per le scelte da fare. L\u2019obiettivo sta nei punti ESG. Come arrivarci, per\u00f2, non deve dipendere dalla scelta di una tecnologia particolare. Per l\u2019energia, anche in termini di sicurezza degli approvvigionamenti (con un\u2019attenzione per l\u2019atomica di nuova generazione). O per le politiche Ue ossessivamente orientate al \u201criuso\u201d contro \u201cil riciclo\u201d e cio\u00e8 contro gli imballaggi riciclabili (un primato virtuoso proprio dell\u2019industria italiana). O, per fare ancora un altro esempio di pesante impatto, per la scelta radicale di privilegio dell\u2019auto elettrica invece che dell\u2019uso di motori a combustione con carburanti non inquinanti (una indicazione che, peraltro, danneggerebbe tutta l\u2019industria europea della componentistica automotive, con drammatiche, inaccettabili ricadute sociali).<br \/>\nMeno ideologia green, maggiore e migliore<strong> politica industriale e sociale in chiave di concreta sostenibilit\u00e0<\/strong>. \u201cUn Rinascimento dell\u2019industria per una Ue competitiva\u201d, sintetizza Confindustria. Una strada chiara, su cui il dibattito politico ed economico europeo dovr\u00e0 andare avanti.<\/p><p><em>(Foto Getty Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vale la pena dare retta, anche stavolta, alle parole di Mario Draghi: \u201cI bisogni delle transizioni verde e digitale sono stimati in almeno 500 miliardi di euro all&#8217;anno\u201d. 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