Cinque lezioni, raccolte in un libro appena pubblicato, raccontano il senso della ricerca e della formazione
Investire in conoscenza. Compito delle istituzioni ma anche delle imprese. Compito – a ben vedere – un po’ di tutti. Perché la conoscenza passa per i grandi progetti nazionali e internazionali, ma anche per la voglia di sapere e capire di ogni persona. Conoscenza per tutti, quindi. Tema, questo, che coinvolge anche il sistema economico e produttivo; e che rappresenta un elemento qualificante anche di ogni buona cultura del produrre.
È attorno alla conoscenza che ragiona Maria Chiara Carrozza – ordinaria di bioingegneria alla Bicocca di Milano con un passato di ricerca e di responsabilità in molte istituzioni – con il suo “Quanto vale la conoscenza. Cinque lezioni per la ricerca del futuro” appena pubblicato.
In un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, dalle crisi globali e da trasformazioni scientifiche senza precedenti, il libro di Carrozza invita a interrogarsi su che cosa significhi oggi investire nella ricerca e nel sapere. E le risposte che vengono date arrivano dalla lunga esperienza dell’autrice come ricercatrice, dirigente e protagonista delle istituzioni.
Cinque, appunto, i capitoli in cui si articola il libro: l’essenzialità della ricerca, le relazioni tra questa la politica e le istituzioni, la questione dei talenti e della libertà, l’importanza delle relazioni, l’educazione e la formazione al tempo dell’Intelligenza Artificiale. Il libro propone così una articolata riflessione sul futuro della ricerca come bene pubblico, sulla libertà accademica e sulla necessità di politiche lungimiranti capaci di attrarre talenti e costruire ecosistemi della conoscenza solidi e inclusivi.
Educazione e visione condivisa appaiono essere i due concetti importanti che Maria Chiara Carrozza propone nel suo libro. Che deve essere letto con attenzione e magari riletto.
Quanto vale la conoscenza. Cinque lezioni per la ricerca del futuro
Maria Chiara Carrozza
Egea, 2026