L’ultimo rapporto Censis sui musei racconta nuove forme di espressione culturale nelle quali le organizzazioni della produzione hanno un ruolo importante

Cultura che assume forme diverse e sempre mutevoli. E luoghi della cultura che devono cambiare seguendo le necessità dell’evoluzione dell’oggetto delle loro funzioni. Percorso che riguarda un po’ tutti gli ambiti culturali che caratterizzano oggi il Paese. Anche i musei, dunque, che diventano non solo luoghi di conservazione e trasmissione del patrimonio (storico o artistico che sia), ma anche spazi nei quali l’espressione della cultura nelle sue varie declinazioni trova ospitalità.

È quindi una funzione sociale più ampia quella che si affianca ai compiti tradizionali del sistema museale. Funzione che, tra l’altro, riguarda anche le imprese che si impegnano nel compito di raccontarsi attraverso musei e archivi, e che trovano sempre più spazio nell’ambito del sistema museale nazionale. Più in generale, d’altra parte, i luoghi della cultura diventano spazi di esperienza, benessere, partecipazione e relazione con i territori.

È attorno a questi temi che si è sviluppato “Musei di vetro” redatto dal Censis e presentato qualche giorno fa. L’indagine, certo, riporta come una larga parte degli italiani (il 43%) indichi ancora come missione principale dei musei la conservazione del patrimonio artistico e la sua tutela. Ma un altro 34,9% ne riconosce soprattutto il ruolo educativo e di trasmissione della conoscenza. Ciò che più conta, e che emerge dalla ricerca del Censis,  è però il significato di crescita personale e di opportunità che la fruizione dei musei si porta dietro. L’89% degli italiani ritiene che spendere per le esperienze culturali sia più importante che acquistare beni di lusso, l’86,7% pensa che accrescere il proprio livello culturale possa aumentare le opportunità di lavoro, l’83,5% reputa determinante la cultura per costruire la propria identità.

Educazione e cultura, quindi. E crescita personale, a tutto tondo ma anche guardando al lavoro. Quello stesso lavoro, unito all’ingegno d’impresa, che trova, da tempo ormai, espressione viva proprio nei musei d’impresa. Che il rapporto Censis fotografa con efficacia. Certo, non sono ancora la maggioranza quelli che hanno visitato una di queste realtà, ma l’87,4% identifica nei musei d’impresa uno strumento al servizio della salvaguardia della memoria e dell’identità di un territorio; una quota pressoché simile ritiene che questi possano valorizzare efficacemente il saper fare italiano; mentre per l’80% circa si tratta di veicoli di trasmissione di competenze e mestieri alle giovani generazioni.

Cultura del saper fare, ingegno d’impresa, patrimonio materiale di territori e popolazioni, eredità non polverosa ma, anzi, viva e attiva. Condizioni di sviluppo imprescindibili anche oggi, che paiono presenti proprio nei musei d’impresa descritti dal Censis. Si legge nelle pagine del rapporto: “Il museo d’impresa arriva oggi a sugellare l’identità del marchio e ad ancorarla al territorio e alla comunità, anche attraverso azioni positive di responsabilità sociale”. E poi ancora: “Il Museo d’impresa oggi si configura come uno spazio strategico, in bilico tra cultura e produzione industriale, sempre più centrale nella costruzione di identità e valori condivisi, in una società interessata in maniera crescente a riscoprire parte delle trame, a lungo celate, della storia recente del Paese”.

Musei di vetro. Il nuovo rapporto degli italiani con i luoghi della cultura

AA.VV.

Censis, 2026