Un’analisi inconsueta della valorizzazione degli archivi aziendali
Storia ma anche retorica d’impresa. Racconto attento del passato che continua e si evolve nel presente, ma al quale è necessario accostarsi con grande attenzione. Sul tema, le analisi e gli studi sono ormai numerosi e importanti: riflesso, d’altra parte, delle numerose declinazioni con le quali una vicenda d’impresa può essere raccontata e interpretata.
“Di poeti, ingegneri, santi (e) imprenditori. Storia retorica del tecno-umanesimo industriale e l’utile eredità del patrimonio d’impresa” – saggio da poco pubblicato di Simone Dotto, ricercatore presso l’Università di Udine dove insegna Storia dei media e Media Archaeology – affronta il tema con un approccio particolare, sicuramente originale.
La ricerca di Dotto, infatti, si concentra, viene spiegato dallo stesso autore, “sul modo in cui le istituzioni patrimoniali contribuiscono al racconto pubblico della storia industriale italiana”. Caso di studio assunto dall’indagine è quello dell’archivio Olivetti e delle politiche espositive della mostra. “Una storia di innovazione” (2019). L’indagine prende quindi le mosse dall’inquadramento del “modo di intendere l’industria” di Adriano Olivetti per passare quindi subito all’analisi attenta della mostra “Una storia di innovazione” osservata da più punti di vista e guardando alla “costruzione di ogni racconto del passato (…) come un intreccio fra politiche del ricordo e dell’oblio”.
Simone Dotto nelle sue conclusioni spiega: “Selezionare macchine, siti architettonici, locandine pubblicitarie o qualsiasi elemento ritenuto rilevante per la storia aziendale per esibirne le qualità estetiche e la caratura autoriale significa sottrarlo al contesto al quale era destinato, integrarlo al patrimonio culturale in nome della sua ‘bellezza’ dimenticandone però l’agenzia sociale. Ma se è vero, come sostengono i fautori dell’heritage marketing, che la Storia può essere trasformata in una risorsa strategica per “raccontare storie”, è altrettanto vero che la stessa Storia si compone delle storie che sono state raccontate: non solo le date, i nomi, i ritrovati della tecnica, ma anche le rappresentazioni culturali, i discorsi contribuiscono a fare la storia dell’innovazione”.
È da leggere con attenzione la ricerca di Simone Dotto, con le cui conclusioni si può anche non essere d’accordo ma che è importante conoscere.
Simone Dotto
CLIONET – Per un senso del tempo e dei luoghi, numero 10, anno 2026