“Non tutti i nostri libri periranno”, si augura l’anziano imperatore Adriano, in una lunga, appassionata e malinconica lettera al nipote adottivo Marco Aurelio, cui, dopo Antonino Pio, andrà lo scettro del comando. E gli suggerisce di “aprire biblioteche come granai, ammassare risorse contro l’inverno dello spirito che, nonostante tutto, vedo arrivare”. Le relazioni con la conoscenza (anche per governare il potere e per controllare se stessi rispetto al proprio potere), con i tanti e pur controversi rapporti con l’amore e dunque, in ogni modo, con i libri, animano le pagine più intense delle “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. E suggeriscono un impegno assiduo per continuare a far vivere le parole, i racconti, le testimonianze e i ricordi.
Le parole scritte. E i buoni libri, proprio per capire i tempi difficili che stiamo attraversando, averne una spiegazione, una consolazione, una compagnia. Oppure, perché no? l’indicazione di una via d’uscita. Nella stagione della diffusione pervasiva dell’economia digitale e del controverso successo dell’AI, vale la pena alzare lo sguardo dalle cronache delle polemiche sulle strategie delle Big Tech e guardare con attenzione anche a quel che si muove nel mondo delle pagine di carta ben scritte. Nel mondo dei libri, appunto.
Oltre 160mila presenze a Pordenonelegge, dal 16 al 20 settembre, per la “Festa del libro e della libertà”, aperta da una lectio di Salman Rushdie e conclusa da un intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con circa 450 incontri segnati dalla presenza di quasi 700 esponenti della cultura, dell’economia, della poesia, della letteratura. Ospiti internazionali (scrittori e scrittrici perseguitati in Afghanistan e in Cina, in Marocco e in Iran, in Russia, in Turchia e in Algeria, costretti al silenzio o all’esilio e qui invece ascoltati da un grande pubblico nella nuova Dissensio Arena). E scrittrici e scrittori italiani, testimoni di una stimolante capacità di raccontare e interpretare la nostra complessa contemporaneità.
Il simbolo della manifestazione è il tarassaco, pianta spontanea che cresce anche tra le crepe del cemento, come appunto le parole di libertà. E l’intento è “testimoniare che non c’è libertà del libro senza libertà di pensiero e non c’è vera democrazia senza la possibilità di dissentire”, come sostiene Michelangelo Agrusti, presidente della Fondazione “Pordenonelegge” e presidente della Confindustria dell’Alto Adriatico (il sostegno delle imprese e della Camera di Commercio è stato fondamentale sin dalla prima edizione, 27 anni fa). E il presidente Mattarella: “È il pluralismo delle opinioni che nelle democrazie impedisce al potere, anche digitale, di fossilizzarsi in una verità che pretende di imporre. Il diritto a esprimere opinioni è argine all’arbitrio” e frena “la tentazione di democrazia illiberale che riemerge a livello globale”. Insomma, “il pensiero unico è strumento di oppressione”. I libri, un efficace antidoto.
Pordenonelegge è una delle tante iniziative di festival, rassegne di libri, dibattiti e incontri organizzati in Italia. Una delle più prestigiose e seguite, certamente (insieme al Festival della letteratura di Mantova, Il libro possibile di Polignano a mare, il Festival della mente a Sarzana, il Giffoni Film Festival), in un panorama comunque ricco di oltre 2.722 iniziative (IlSole24Ore, 20 settembre). Segno di una vitalità e di un desiderio di conoscenza e di dibattito libero, aperto, civile che va crescendo nel tempo e che oramai coinvolge in grandi città e borghi di provincia alcuni milioni di persone, ragazze e ragazzi compresi. E che rimanda all’idea, cara a Jurgen Habermas, di una opinione pubblica ben informata, “discorsiva” (capace cioè di un discorso pubblico consapevole e critico) di cui lentamente ma inesorabilmente stiamo perdendo le tracce.
Bisogna dunque ricostruire “la rotta delle parole”. E seguire l’indicazione dell’imperatore Adriano sulle biblioteche. Come la Biblioteca Civica in costruzione, a Torino, nello spazio del Valentino, 20mila metri quadri per ospitare 600mila documenti e libri, da trovare facilmente grazie a un sofisticato sistema high tech. O, nel piccolo, come le biblioteche scolastiche, in fabbrica e negli ospedali o come le librerie di quartiere, organizzate dal Comune di Milano e affidate, per concorso, a librai indipendenti, per rianimare culturalmente parecchi quartieri della città. Una scelta strategica, sul futuro del libro, dato che l’Istat certifica (IlSole24Ore, 20 luglio) che gli utenti più assidui delle biblioteche sono i giovani sotto i 24 anni (il 55,1% dei censiti ci va più di dieci volte al mese: spazio di diffusione culturale ma anche di socialità e creatività).
All’università si torna, d’altronde a leggere libri, su carta e non solo a cercare di formarsi e informarsi sui device digitali. E l’88% dei professori giudica i libri come “centrali” per formazione e miglior apprendimento, secondo una ricerca dell’Aie, l’Associazione degli editori (IlSole24Ore, 20 settembre).
Non si tratta solo di istruzione più approfondita e qualificata (che incide sulla coscienza civile, la convivenza solidale, le capacità critiche e creative e la produttività del sistema economico). Ma anche di un miglioramento della qualità della vita individuale.
“Leggere fa bene”, scrive Enrico Franceschini su la Repubblica (20 settembre) citando uno studio dell’università di Cambridge che “dimostra l’effetto positivo dei libri sulla salute, fisica e psichica”: minori rischi di declino mentale e di demenza senile, aumento della materia grigia, crescita delle capacità relazionali e del senso di benessere generale. Un effetto amplificato dalla condivisione delle letture e dei libri. “Non è mai troppo tardi per cominciare a leggere”, conclude lo studio di Cambridge, pubblicizzato dal Times e dalla BBC.
Il tarassaco, che sopravvive anche tra le pietre, secondo l’insegnamento di Pordenonelegge, ne è un efficace simbolo.
(photo Getty Images)