In un libro il racconto del valore e delle potenzialità della “infrastruttura umana”

Più le tecnologie diventano potenti e accessibili, più la differenza la faranno le persone. Indicazione importante, che, tuttavia, spesso viene dimenticata. È necessario però chiedersi quali siano le competenze che occorre sviluppare di fronte alle nuove tecnologie. Attorno a questi argomenti ragiona Roberta Cocco con il suo “Mente, cuore, mani” appena pubblicato.

Cocco parte da una constatazione. Per anni si è pensato che il vantaggio appartenesse soprattutto a chi possedeva la tecnologia migliore. Oggi ci si rende conto che il vero divario rischia di spostarsi altrove, tra chi saprà comprendere, interrogare e governare le tecnologie e chi si limiterà a subirle. Non è soltanto una questione di competitività: una società in cui pochi comprendono e molti dipendono è anche una società meno libera.

Roberta Cocco affronta il tema forte di 35 anni trascorsi dentro la trasformazione digitale – dalla lunga esperienza in Microsoft alla pubblica amministrazione, dall’università ai Cda e alla consulenza – ed espone nel libro una convinzione che viene sintetizzata in un’immagine: la “infrastruttura umana” dalla cui qualità il futuro tecnologico dipenderà sempre di più. Il libro quindi porta chi legge ad approfondire le tre dimensioni sintetizzate nel titolo. La mente è conoscenza, metodo e pensiero critico, ma anche capacità di distinguere il segnale dal rumore e di porre domande migliori. Il cuore introduce senso, empatia e responsabilità: non soltanto chiedersi se qualcosa sia tecnicamente possibile, ma perché farlo, per chi e con quali conseguenze. Le mani, infine, significano sperimentazione: provare gli strumenti, sbagliare, imparare, evitando di osservare il cambiamento dalla finestra. Tre dimensioni inseparabili, tenute insieme da un filo che percorre tutto il volume: la responsabilità. Una condizione che si costruisce con la famiglia e poi con la scuola e, più in generale, con regole chiare e applicate.

Ma la fatica letteraria di Roberta Cocco contiene anche un’indicazione di fondo: l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie in generale, possono automatizzare attività, non responsabilità, giudizio, fiducia e comprensione del contesto. È da questa constatazione che deriva la necessità di avere – e formare – competenze in grado di mantenere saldo il ruolo umano.

Scrive Roberta Cocco: “Il futuro dipenderà sempre di più da un’infrastruttura meno visibile ma decisiva: l’infrastruttura umana. Quella fatta di conoscenze, relazioni, passioni, capacità di apprendere e di collaborare. Perché nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire del tutto la responsabilità di chi decide come usarla. E perché, dietro ogni tecnologia che cambia il mondo, ci deve sempre essere una persona capace di chiedersi per quale mondo valga la pena cambiarlo”.

Mente, cuore, mani – Le competenze come infrastruttura del futuro

Roberta Cocco

Egea, 2026