Il racconto di un percorso di vita, dalle esperienze umanitarie e quelle produttive

Ritrovarsi con un’azienda “tra le mani”. E scegliere di impegnarsi nell’impresa di famiglia. Scegliere, appunto. E impegnarsi, per far bene. Perché – lo si è detto tante volte, ma mai abbastanza – l’imprenditorialità non è innata ma va costruita, appresa, messa alla prova. Anche quando non si è da soli. E, anzi, soprattutto quando non si è da soli. Camilla Lunelli – vicepresidente di Ferrari Trento e responsabile della comunicazione del Gruppo Lunelli – racconta le sue scelte e il suo impegnato in un libro, appena pubblicato, che sta tra il memoir e il racconto d’impresa, tra la narrazione di una vita lavorativa (non certo conclusa) e una vocazione che prosegue seppur sotto altre forme.

“Un’arte di famiglia” cerca di rispondere ad una domanda: cosa significa davvero raccogliere un’eredità e trasformarla in visione per il futuro? Interrogativo che non vale solo per le organizzazioni produttive, ma un po’ per tutto, ma che certamente nelle attività d’impresa assume connotati particolari: in gioco non c’è solo il destino dei titolari dell’attività, ma pure quello di chi nell’organizzazione lavora. E le risposte a questo quesito possono essere molte, tante quante sono le esperienze umane che cercano di rispondervi. Quella di Camilla Lunelli – narrata in poco più di 250 pagine che si leggono piacevolmente – inizia da un’affermazione netta – “Non pensavo di entrare nell’azienda di famiglia” – cui fa seguito una precisazione: “Ero certa di non volerlo fare appena laureata. Desideravo mettermi alla prova, tuffarmi nel mondo del lavoro e vedere se ero capace di nuotare con le mie sole forze”. Sfide da affrontare, dunque, che chi legge apprende passo dopo passo. Camilla Lunelli prima di fare il suo ingresso nell’azienda di famiglia, sceglie di mettersi alla prova lontano da casa e con le proprie forze. E, ragazza, parte per le missioni umanitarie delle Nazioni Unite e di una ONG. I primi passi lavorativi di Camilla Lunelli non sono quindi in Trentino ma a Milano e poi in Niger e in Uganda. Mondi altri e lontani da quello di partenza, che incidono nella sensibilità di Camilla ragazza una prospettiva diversa della vita. Poi, certo, contano anche le radici, quel mondo e quel territorio dai quali si è partiti. Ma solo dopo un lungo percorso umano e professionale Camilla decide di fare ritorno in Italia e inizia per davvero a lavorare nell’azienda di famiglia: il Gruppo Lunelli, che riunisce vari marchi del beverage di alta gamma, tra cui Ferrari Trento.

Il libro racconta così un percorso umano di andata e ritorno, ma anche lo sviluppo di un’azienda conosciuta in tutto il mondo, così come tutte le incertezze e le esperienze personali di chi sceglie di mettersi in gioco (in azienda oppure in una ONG). Racconto, occorre sottolinearlo, che non lascia spazio a toni da diario di ricordi ma, anzi, è cronaca precisa e puntuale prima di un’esperienza personale e poi di una vicenda d’impresa che si fa sempre più complessa e globale. Libro tutto da leggere, quello di Camilla Lunelli, per capire cosa ci può essere dietro il successo di un’azienda.

Un’arte di famiglia

Camilla Lunelli

Sperling & Kupfer, 2026