L’impresa è ancora una volta sotto i riflettori dell’attenzione dei decisori pubblici, dei media, dell’opinione comune, della politica, ovviamente dei sindacati e del sistema imprenditoriale. Ma quale impresa? E, occorre aggiungere subito, qual’è il ruolo che le viene attribuito? E come si pone il concetto comune di impresa – posto che sia corretto -, nei confronti della crisi e delle azioni che possono essere messe in atto per uscirne? 

 

Non si tratta di domande teoriche, ma di interrogativi con molti risvolti pratici per ogni manager che voglia rendersi conto di dove sia collocata la sua azione, e per ogni imprenditore avveduto che voglia capire a fondo il destino dell’organizzazione che ha creato. Alcune, importanti, risposte a queste domande arrivano dall’ultima fatica letteraria di Anna Grandori (professore ordinario di Organizzazione aziendale presso l’Università Bocconi di Milano), che con “10 tesi sull’impresa” appena pubblicato ha voluto sparigliare le carte del dibattito sui ruoli e sui significati dell’impresa in Italia.

 

Il volume è una sorta di punto di arrivo di un lungo lavoro che vede l’impresa “come una delle istituzioni democratiche che governano un’economia”. Un concetto che solo apparentemente è semplice, ma che in realtà nasconde un cambiamento radicale nella concezione stessa dell’agire imprenditoriale. Per dimostrarlo, Grandori inizia ad enumerare 10 luoghi comuni sull’impresa che ne forniscono un’immagine datata, per arrivare a 10 tesi che rappresentano altrettanti punti di partenza per un rinnovamento dell’agire imprenditoriale e manageriale nella società.I  luoghi comuni toccano il concetto di proprietà dell’impresa, il profitto, l’organizzazione e la gerarchia, le modalità contrattuali e le forme di democrazia, la responsabilità sociale d’impresa. Si tratta del risultato di un gioco un po’ perverso molto simile al telefono senza fili che trasforma informazioni e osservazioni reali in tutt’altro. L’autrice per far capire ancora meglio, individua quindi tre “peccati originali” su cui si basa l’economia dominante: l’aver dimenticato le condizioni di origine dell’economia, il pensare che l’alternativa al mercato sia la gerarchia e il credere che il reale sia sempre razionale. 

 

È per contrastare questo insieme di luoghi comuni sbagliati e di peccati originali che l’autrice formule le sue 10 tesi che cambiano prospettiva, recuperando tuttavia idee e concezioni radicate nella storia dell’economia nell’agire umano. 

 

Prima di tutto, quindi, occorre, secondo Grandori, pensare all’impresa come una societas e non semplicemente come un insieme di cose e di contratti di scambio, un’entità di questo genere per sua stessa natura non può avere un solo padrone, è sempre perché societas l’impresa ha naturalmente la capacità di associare e dedicare risorse a usi che non possono essere previsti e specificati in anticipo, ha cioè per sua natura chiara la nozione di incertezza e di rischio. Il volume, quindi prosegue formulando altre tesi che riguardano il capitale umano (che può essere investito nell’attività ma che deve ricevere per questo adeguati riconoscimenti), la natura dei contratti di lavoro a tempo indeterminato che devono essere flessibili per adattarsi proprio all’incertezza. Sempre l’incertezza, poi, indica altre tesi sulle gerarchie, sulla democrazia, su chi stabilisce la natura e le modalità di perseguimento degli obiettivi delle imprese oltre che sulla responsabilità sociale delle stesse vista come funzione fondamentale dell’agire imprenditoriale.

 

È da tutto ciò che derivano alcune “proposte per un governo costituzionale delle imprese”  – che toccano, appunto, decisioni, organizzazione, responsabilità verso l’esterno -, e una verifica impietosa dello stato delle imprese italiane nel confronti di un’impostazione nuova e più moderna come quella prospettata.

 

Il volume di Anna Grandori solo apparentemente è facile e leggero da leggere, in effetti si tratta di un libro da gustare con attenzione, meditare e rileggere. 

 

 

 

10 tesi sull’impresa. Contro i luoghi comuni dell’economia

Anna Grandori

Il Mulino, 2015 

06/10/2015