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Il cambiamento delle relazioni tra capitale e lavoro d’impresa

Descritte in un libro le varie forme di rapporto tra le due componenti fondamentali dell’azienda

 

Capitale e lavoro uniti per creare e far funzionare un’impresa. Il binomio è sempre questo, inscindibile. Pur con l’avvento delle nuove tecnologie, la relazione umana all’interno delle aziende – che anche per questo diventano imprese – è fondamentale.

Lo dicono bene Giuseppe Milan e Ilaria Vesentini nel loro “Capitale e lavoro la via italiana alla partecipazione”, libro che ragiona partendo dalla legge sulla partecipazione dei lavoratori ma finisce per esplorare il vaso campo di relazioni che le imprese rappresentano. In particolare, gli autori affrontano il tema iniziando a “leggerlo” da cinque punti di vista diversi: quello dell’imprenditore, del lavoratore, del credito, del professionista e del manager. La lettura viene quindi effettuata dal punto di vista delle istituzioni e poi analizzando una serie di casi reali: quelli di Sonepar, Bonfiglioli, Umbra Group, Zordan, Duferco e Sogno Veneto. Lo stesso trema viene quindi approfondito sulla base delle esperienze in corso in altri paesi.

Scrivono Milan e Vesentini: “Senza capitale e lavoro non c’è impresa, non c’è creazione di ricchezza, non c’è crescita. Perché ci sia quest’ultima non basta però che ci siano le imprese, è necessario che le imprese aumentino la produttività in maniera costante. È quello che il sistema Italia da almeno una generazione a questa parte non riesce più a fare: è il punto di partenza di qualsiasi ragionamento, di qualsiasi riforma, di qualsiasi policy che voglia assicurare al paese un futuro di prosperità. La stagnazione della produttività è la ragione della mancata crescita dei salari e dell’arretramento del reddito pro capite italiano non solo rispetto ai paesi comparabili ma anche alla media europea, e quindi dell’impoverimento generale del paese e dell’indebolimento del suo welfare, che viene finanziato essenzialmente dal lavoro visto che in Italia le rendite godono di trattamenti fiscali di privilegio”.

Capitale e lavoro la via italiana alla partecipazione

Giuseppe Milan, Ilaria Vesentini

POST Editori, 2025

Descritte in un libro le varie forme di rapporto tra le due componenti fondamentali dell’azienda

 

Capitale e lavoro uniti per creare e far funzionare un’impresa. Il binomio è sempre questo, inscindibile. Pur con l’avvento delle nuove tecnologie, la relazione umana all’interno delle aziende – che anche per questo diventano imprese – è fondamentale.

Lo dicono bene Giuseppe Milan e Ilaria Vesentini nel loro “Capitale e lavoro la via italiana alla partecipazione”, libro che ragiona partendo dalla legge sulla partecipazione dei lavoratori ma finisce per esplorare il vaso campo di relazioni che le imprese rappresentano. In particolare, gli autori affrontano il tema iniziando a “leggerlo” da cinque punti di vista diversi: quello dell’imprenditore, del lavoratore, del credito, del professionista e del manager. La lettura viene quindi effettuata dal punto di vista delle istituzioni e poi analizzando una serie di casi reali: quelli di Sonepar, Bonfiglioli, Umbra Group, Zordan, Duferco e Sogno Veneto. Lo stesso trema viene quindi approfondito sulla base delle esperienze in corso in altri paesi.

Scrivono Milan e Vesentini: “Senza capitale e lavoro non c’è impresa, non c’è creazione di ricchezza, non c’è crescita. Perché ci sia quest’ultima non basta però che ci siano le imprese, è necessario che le imprese aumentino la produttività in maniera costante. È quello che il sistema Italia da almeno una generazione a questa parte non riesce più a fare: è il punto di partenza di qualsiasi ragionamento, di qualsiasi riforma, di qualsiasi policy che voglia assicurare al paese un futuro di prosperità. La stagnazione della produttività è la ragione della mancata crescita dei salari e dell’arretramento del reddito pro capite italiano non solo rispetto ai paesi comparabili ma anche alla media europea, e quindi dell’impoverimento generale del paese e dell’indebolimento del suo welfare, che viene finanziato essenzialmente dal lavoro visto che in Italia le rendite godono di trattamenti fiscali di privilegio”.

Capitale e lavoro la via italiana alla partecipazione

Giuseppe Milan, Ilaria Vesentini

POST Editori, 2025

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