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Un futuro da smart city per lo sviluppo di Milano e Palermo, tra comuni radici culturali e progetti per imprese produttive 

L’identità non sta nel soggetto, ma nella relazione, come ci ha insegnato Emmanuel Lévinas, uno dei principali filosofi del Novecento. Non “nella sopraffazione e nella volontà di annientamento dell’Altro”, ma nella dialettica del confronto, nella condivisione. Un’identità, dunque, niente affatto chiusa, esclusiva, ostile, ma semmai aperta e dialogante. Come peraltro testimonia la storia della civiltà mediterranee, in cui l’Italia ha avuto un ruolo determinante. Con l’attitudine a costruire ponti piuttosto che minacciare muri, per usare il lungimirante pensiero di Papa Francesco.

Sono proprio le parole di Lévinas a venire in mente mentre a Milano si lancia il Forum “Genio Mediterraneo” (mercoledì la presentazione a Palazzo Marino, a novembre due giorni di convegno al palermitano Teatro Massimo): un’iniziativa promossa dai sindaci di Milano Beppe Sala e di Palermo Roberto Lagalla, schieramento politici diversi (centosinistra e centrodestra), ma una somiglianza per la provenienza dalla cosiddetta “società civile” (il mondo dell’impresa per Sala, l’università per Lagalla, ex rettore) e soprattutto un interesse comune: confrontarsi sulle strategie e i contenuti di un progetto di sviluppo sostenibile che, facendo perno sulle due “città di frontiera”, riguardi il Sistema Paese, proprio mentre tutt’intorno il contesto geopolitico è in movimento, tra una Ue in cerca di migliori equilibri per non essere schiacciata dalle scelte competitive di Usa e Cina e un Mediterraneo lacerato da nuovi e vecchi conflitti.

Sono città diverse, naturalmente, Milano e Palermo, per storia, peso economico, prospettive di crescita (per ragionare meglio sulle loro caratteristiche è utile anche sfogliare le pagine di “Città. Milano”, la bella e colta rivista periodica fondata anni fa da Guido Vergani e adesso diretta da Giangiacomo Schiavi e fermarsi sulle riflessioni di “Romanzo urbanistico”, edito da Sellerio e scritto da Maurizio Carta, architetto e assessore comunale a Palermo).

Ma sono città comunque unite da una serie di robusti legami, nella comune sensibilità per le dinamiche del cambiamento e, nel corso della seconda metà del Novecento, anche per l’essenziale contributo dato a Milano da siciliani che si sono distinti nei settori dell’economia, dell’impresa e della cultura (per fare solo pochi nomi, il banchiere Enrico Cuccia, che dagli uffici di Mediobanca vigilava sulle sorti del capitalismo italiano e lo scrittore Elio Vittorini, per le capacità “politecniche” di innovazione culturale ed editoriale, oltre che Leonardo Sciascia, con il suo amore per Manzoni e Stendhal, cardini di sapienza letteraria e passione civile). “Milanesi si diventa”, era il titolo di un bel romanzo di Antonio Castellaneta degli anni Ottanta. E siciliani, pur da milanesi, si resta, nonostante tutto, anche quando si sono varcati da tempo i confini dell’isola per cercare altrove diverse condizioni di vita e di lavoro ma all’isola si resta quanto mai legati, da complesse reti di radici e d’amore.

La cultura della relazione, alla Lévinas, appunto, e il “patriottismo dolce” dell’identità aperta aiutano a tenere insieme radici e futuro. A progettare e costruire iniziative di crescita economica e sociale nel segno di un vero e proprio “avvenire della memoria”. Un’attitudine, peraltro, molto mediterranea.

Ecco un punto di partenza: valorizzare il proprio capitale sociale. Per Milano, si insiste su intraprendenza e solidarietà, competitività e inclusione, “cultura politecnica” come sintesi tra bellezza e innovazione, saperi umanistici e conoscenze scientifiche. Per Palermo, su una attitudine speciale al darsi da fare, al costruire lavoro e impresa (essere ‘mprisiusi, si dice in dialetto) nonostante tutte le resistenze ambientali e, perché no? familiste e clientelari. Su una sofisticata inclinazione alla buona cultura di respiro europeo, con l’eleganza che nasce da un’affilata intelligenza critica. Sulla pur sempre vivace tendenza a essere “siciliani di mare aperto” e cioè tutt’altro che inclini alla “terribile insularità dell’animo” condannata da Leonardo Sciascia. E su una valorizzazione della legalità e della buona amministrazione su cui proprio a Palermo sono state scritte pagine di straordinaria intensità civile (ricorre il ricordo di Piersanti Mattarella e Pio La Terre, di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Ninni Cassarà, per fare solo alcuni nomi di “uomini dello Stato, stroncati dalla mafia). Buone ragioni di fondo da valorizzare e rilanciare. Un capitale sociale, appunto, di cui essere fieri.

Oggi vale la pena, per il Forum sul “Genio Mediterraneo”, parlare insieme delle scelte di politica industriale italiana ed europea per affrontare la twin transition ambientale e digitale: Milano come baricentro di innovazione nel cuore dell’Europa più produttiva e competitiva e Palermo come possibile piattaforma logistica, culturale, formativa di respiro europeo, nel cuore del Mediterraneo e come porta europea verso le spinte che vengono dall’Africa. Una prospettiva fondamentale proprio nel tempo di una sempre più ampia diffusione dell’Intelligenza Artificiale, che modifica radicalmente i paradigmi della conoscenza, della produzione, degli scambi.

Sapienza mediterranea, valori europei.

Milano, città accogliente, sta nel cuore delle reti di valori, interessi e culture lungo cui si declina il futuro della Ue, tra Atlantico e Mediterraneo, consapevolezza delle responsabilità dell’Occidente e sguardo aperto verso le tensioni che maturano in altre aree del mondo e parlano all’Europa. E Palermo, che ha un estremo bisogno, proprio in chiave di sviluppo sostenibile, di nutrirsi dei valori della cultura d’impresa, dell’efficienza, della produttività. Di un’etica del lavoro e della responsabilità che ha pur avuto spazio, In Sicilia, in stagioni di alta qualità imprenditoriale (la storia dei Florio, prima del declino determinato dall’eccesso di emulazione aristocratica, ne è chiara testimonianza, su cui riflettere).

In questo quadro, pesa la centralità strategica della formazione, con un dialogo aperto tra atenei di Milano (città universitaria di crescente valore internazionale) e atenei di Palermo e del Mezzogiorno, ricchi di tensioni culturali dialettiche ma anche inclusive e di tradizioni di confronto che si sono sviluppate anche in tempi recenti.

C’è una responsabilità comune: offrire prospettive di lavoro e di migliore qualità della vita alle nuove generazioni, fondamentali proprio in una stagione di declino demografico e di “fuga dei cervelli”, fenomeni che investono, pur in maniera diversa, Nord e Sud del Paese. Anche con una rilettura critica degli investimenti in corso con fondi del Pnrr (in fin dei conti, si tratta di debito a carico proprio delle nuove generazioni).

L’obiettivo, insomma, è quello di riscrivere, tra Milano e Palermo, le mappe degli incroci della conoscenza e della produzione. Ragionare di reti, flussi, scambi, movimenti. E non solo di luoghi, con le incrostazioni amministrative, politiche e culturali che ne limitano le potenzialità. E discutere di questi temi valorizzando le chiavi della sostenibilità ambientale e sociale e, come abbiamo detto, della legalità.

Serve un progetto per un Mezzogiorno ad alta tecnologia, anche per l’industria innovativa. Per i servizi. Per la formazione e l’ambiente. E non solo per le attrattività turistiche, comunque importanti.

Ecco il punto chiave, che interessa Palermo e la Sicilia e anima il dialogo, nella consapevolezza del ruolo di Milano, baricentro di relazioni di respiro europeo che coinvolgono industria e finanza, servizi high tech e cultura, formazione e green e digital economy. Le esperienze in corso, come quelle degli investimenti a Palermo della Bip (Business Integration Partners, la grande società di consulenza milanese guidata dal palermitano Nino Lo Bianco) e in altre città del Mezzogiorno da parte di Microsoft, Pirelli, etc. sono buoni esempi su come, proprio grazie alle tecnologie digitali, si possano valorizzare talenti e competenze di ragazze e ragazzi di buoni studi in un sistema di network produttivi nazionali e internazionali.

I temi di dibattito su cui si stanno confrontando i due sindaci di Milano e Palermo, dunque, riguarderanno le nuove filiere industriali, tra Nord e Sud (aerospazio, meccatronica, cantieristica, automotive, componentistica high tech, chimica e farmaceutica, oltre che agroindustria, moda e abbigliamento), le infrastrutture materiali e immateriali per lo sviluppo, con una logica di collaborazione pubblico-privata, la rigenerazione urbana, le politiche dell’abitare e le strategie ambientali per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio, ma anche per una migliore crescita economica. E, ancora, le politiche per la salute e il benessere e la ricerca scientifica, le imprese culturali e creative e le nuove tecnologie della conoscenza, l’economia del sapere, con una logica da  formazione permanente. E, naturalmente, l’insieme delle virtù civiche necessarie a dare sostanza ai processi economici e sociali in movimento.

Relazioni territoriali e culturali. E progetti economici concreti. Nell’Europa in cambiamento, tra tensioni e opportunità, tocca anche a Milano e Palermo essere smart city. Non solo tecnologiche. Ma elegantemente intelligenti. Nelle idee e nell’anima.

L’identità non sta nel soggetto, ma nella relazione, come ci ha insegnato Emmanuel Lévinas, uno dei principali filosofi del Novecento. Non “nella sopraffazione e nella volontà di annientamento dell’Altro”, ma nella dialettica del confronto, nella condivisione. Un’identità, dunque, niente affatto chiusa, esclusiva, ostile, ma semmai aperta e dialogante. Come peraltro testimonia la storia della civiltà mediterranee, in cui l’Italia ha avuto un ruolo determinante. Con l’attitudine a costruire ponti piuttosto che minacciare muri, per usare il lungimirante pensiero di Papa Francesco.

Sono proprio le parole di Lévinas a venire in mente mentre a Milano si lancia il Forum “Genio Mediterraneo” (mercoledì la presentazione a Palazzo Marino, a novembre due giorni di convegno al palermitano Teatro Massimo): un’iniziativa promossa dai sindaci di Milano Beppe Sala e di Palermo Roberto Lagalla, schieramento politici diversi (centosinistra e centrodestra), ma una somiglianza per la provenienza dalla cosiddetta “società civile” (il mondo dell’impresa per Sala, l’università per Lagalla, ex rettore) e soprattutto un interesse comune: confrontarsi sulle strategie e i contenuti di un progetto di sviluppo sostenibile che, facendo perno sulle due “città di frontiera”, riguardi il Sistema Paese, proprio mentre tutt’intorno il contesto geopolitico è in movimento, tra una Ue in cerca di migliori equilibri per non essere schiacciata dalle scelte competitive di Usa e Cina e un Mediterraneo lacerato da nuovi e vecchi conflitti.

Sono città diverse, naturalmente, Milano e Palermo, per storia, peso economico, prospettive di crescita (per ragionare meglio sulle loro caratteristiche è utile anche sfogliare le pagine di “Città. Milano”, la bella e colta rivista periodica fondata anni fa da Guido Vergani e adesso diretta da Giangiacomo Schiavi e fermarsi sulle riflessioni di “Romanzo urbanistico”, edito da Sellerio e scritto da Maurizio Carta, architetto e assessore comunale a Palermo).

Ma sono città comunque unite da una serie di robusti legami, nella comune sensibilità per le dinamiche del cambiamento e, nel corso della seconda metà del Novecento, anche per l’essenziale contributo dato a Milano da siciliani che si sono distinti nei settori dell’economia, dell’impresa e della cultura (per fare solo pochi nomi, il banchiere Enrico Cuccia, che dagli uffici di Mediobanca vigilava sulle sorti del capitalismo italiano e lo scrittore Elio Vittorini, per le capacità “politecniche” di innovazione culturale ed editoriale, oltre che Leonardo Sciascia, con il suo amore per Manzoni e Stendhal, cardini di sapienza letteraria e passione civile). “Milanesi si diventa”, era il titolo di un bel romanzo di Antonio Castellaneta degli anni Ottanta. E siciliani, pur da milanesi, si resta, nonostante tutto, anche quando si sono varcati da tempo i confini dell’isola per cercare altrove diverse condizioni di vita e di lavoro ma all’isola si resta quanto mai legati, da complesse reti di radici e d’amore.

La cultura della relazione, alla Lévinas, appunto, e il “patriottismo dolce” dell’identità aperta aiutano a tenere insieme radici e futuro. A progettare e costruire iniziative di crescita economica e sociale nel segno di un vero e proprio “avvenire della memoria”. Un’attitudine, peraltro, molto mediterranea.

Ecco un punto di partenza: valorizzare il proprio capitale sociale. Per Milano, si insiste su intraprendenza e solidarietà, competitività e inclusione, “cultura politecnica” come sintesi tra bellezza e innovazione, saperi umanistici e conoscenze scientifiche. Per Palermo, su una attitudine speciale al darsi da fare, al costruire lavoro e impresa (essere ‘mprisiusi, si dice in dialetto) nonostante tutte le resistenze ambientali e, perché no? familiste e clientelari. Su una sofisticata inclinazione alla buona cultura di respiro europeo, con l’eleganza che nasce da un’affilata intelligenza critica. Sulla pur sempre vivace tendenza a essere “siciliani di mare aperto” e cioè tutt’altro che inclini alla “terribile insularità dell’animo” condannata da Leonardo Sciascia. E su una valorizzazione della legalità e della buona amministrazione su cui proprio a Palermo sono state scritte pagine di straordinaria intensità civile (ricorre il ricordo di Piersanti Mattarella e Pio La Terre, di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Ninni Cassarà, per fare solo alcuni nomi di “uomini dello Stato, stroncati dalla mafia). Buone ragioni di fondo da valorizzare e rilanciare. Un capitale sociale, appunto, di cui essere fieri.

Oggi vale la pena, per il Forum sul “Genio Mediterraneo”, parlare insieme delle scelte di politica industriale italiana ed europea per affrontare la twin transition ambientale e digitale: Milano come baricentro di innovazione nel cuore dell’Europa più produttiva e competitiva e Palermo come possibile piattaforma logistica, culturale, formativa di respiro europeo, nel cuore del Mediterraneo e come porta europea verso le spinte che vengono dall’Africa. Una prospettiva fondamentale proprio nel tempo di una sempre più ampia diffusione dell’Intelligenza Artificiale, che modifica radicalmente i paradigmi della conoscenza, della produzione, degli scambi.

Sapienza mediterranea, valori europei.

Milano, città accogliente, sta nel cuore delle reti di valori, interessi e culture lungo cui si declina il futuro della Ue, tra Atlantico e Mediterraneo, consapevolezza delle responsabilità dell’Occidente e sguardo aperto verso le tensioni che maturano in altre aree del mondo e parlano all’Europa. E Palermo, che ha un estremo bisogno, proprio in chiave di sviluppo sostenibile, di nutrirsi dei valori della cultura d’impresa, dell’efficienza, della produttività. Di un’etica del lavoro e della responsabilità che ha pur avuto spazio, In Sicilia, in stagioni di alta qualità imprenditoriale (la storia dei Florio, prima del declino determinato dall’eccesso di emulazione aristocratica, ne è chiara testimonianza, su cui riflettere).

In questo quadro, pesa la centralità strategica della formazione, con un dialogo aperto tra atenei di Milano (città universitaria di crescente valore internazionale) e atenei di Palermo e del Mezzogiorno, ricchi di tensioni culturali dialettiche ma anche inclusive e di tradizioni di confronto che si sono sviluppate anche in tempi recenti.

C’è una responsabilità comune: offrire prospettive di lavoro e di migliore qualità della vita alle nuove generazioni, fondamentali proprio in una stagione di declino demografico e di “fuga dei cervelli”, fenomeni che investono, pur in maniera diversa, Nord e Sud del Paese. Anche con una rilettura critica degli investimenti in corso con fondi del Pnrr (in fin dei conti, si tratta di debito a carico proprio delle nuove generazioni).

L’obiettivo, insomma, è quello di riscrivere, tra Milano e Palermo, le mappe degli incroci della conoscenza e della produzione. Ragionare di reti, flussi, scambi, movimenti. E non solo di luoghi, con le incrostazioni amministrative, politiche e culturali che ne limitano le potenzialità. E discutere di questi temi valorizzando le chiavi della sostenibilità ambientale e sociale e, come abbiamo detto, della legalità.

Serve un progetto per un Mezzogiorno ad alta tecnologia, anche per l’industria innovativa. Per i servizi. Per la formazione e l’ambiente. E non solo per le attrattività turistiche, comunque importanti.

Ecco il punto chiave, che interessa Palermo e la Sicilia e anima il dialogo, nella consapevolezza del ruolo di Milano, baricentro di relazioni di respiro europeo che coinvolgono industria e finanza, servizi high tech e cultura, formazione e green e digital economy. Le esperienze in corso, come quelle degli investimenti a Palermo della Bip (Business Integration Partners, la grande società di consulenza milanese guidata dal palermitano Nino Lo Bianco) e in altre città del Mezzogiorno da parte di Microsoft, Pirelli, etc. sono buoni esempi su come, proprio grazie alle tecnologie digitali, si possano valorizzare talenti e competenze di ragazze e ragazzi di buoni studi in un sistema di network produttivi nazionali e internazionali.

I temi di dibattito su cui si stanno confrontando i due sindaci di Milano e Palermo, dunque, riguarderanno le nuove filiere industriali, tra Nord e Sud (aerospazio, meccatronica, cantieristica, automotive, componentistica high tech, chimica e farmaceutica, oltre che agroindustria, moda e abbigliamento), le infrastrutture materiali e immateriali per lo sviluppo, con una logica di collaborazione pubblico-privata, la rigenerazione urbana, le politiche dell’abitare e le strategie ambientali per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio, ma anche per una migliore crescita economica. E, ancora, le politiche per la salute e il benessere e la ricerca scientifica, le imprese culturali e creative e le nuove tecnologie della conoscenza, l’economia del sapere, con una logica da  formazione permanente. E, naturalmente, l’insieme delle virtù civiche necessarie a dare sostanza ai processi economici e sociali in movimento.

Relazioni territoriali e culturali. E progetti economici concreti. Nell’Europa in cambiamento, tra tensioni e opportunità, tocca anche a Milano e Palermo essere smart city. Non solo tecnologiche. Ma elegantemente intelligenti. Nelle idee e nell’anima.

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