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Fotografare il lavoro: uno sguardo dentro la fabbrica

In questo mese di ottobre dedicato a raccontare i tanti momenti in cui l’arte della fotografia ha incontrato il mondo Pirelli, la rubrica Storia e storie si occupa oggi dei “fotografi in fabbrica”. L’opportunità che la macchina fotografica ”esplorasse” i reparti di produzione per rivelarli al mondo esterno è stato un argomento ampiamente dibattuto nel corso della seconda metà del Novecento: pagine e pagine sono state dedicate ad esempio dalla rivista Pirelli alle “storie di fabbrica” viste attraverso lo sguardo dei grandi fotografi del tempo. Tuttavia, altri documenti del nostro Archivio Storico testimoniano come il lavoro e i lavoratori siano entrati molto presto nell’obiettivo dei fotografi. Luca Comerio, “L’uscita delle maestranze Pirelli dallo stabilimento di via Ponte Seveso”, 1905: un nome, un luogo, una data che insieme rappresentano una vera e propria icona del “mondo pirelliano”. La gigantesca fotografia – oggi restaurata e conservata presso la nostra Fondazione – fu realizzata dal grande regista-fotografo milanese su commissione della Pirelli per rappresentarne la forza industriale all’Expo Universale del Sempione 1906: oltre duemila volti di uomini e donne che fuori dai cancelli della prima fabbrica di Via Ponte Seveso guardano in alto, verso l’uomo armato di fotocamera e flash al magnesio che sta per immortalarli come simboli di una rivoluzione industriale nascente. La foto di fabbrica come tributo ad una raggiunta forza manifatturiera, dunque. E’ questo il senso che anima anche il reportage realizzato all’interno dei reparti di Bicocca nel 1922 per celebrare i 50 anni del Gruppo Pirelli. Nelle gigantesche calandre americane Farrel “domate” da uomini in tuta da lavoro, nei macchinari che riempiono questi ritratti color seppia c’è tutto il significato del rapporto tra uomo e macchina. Se il Dopoguerra e gli anni Cinquanta vedono un nuovo “rinascimento industriale”, gli scatti del maestro olandese Arno Hammacher all’interno dello stabilimento Pirelli Pneumatici di Settimo Torinese da poco inaugurato sono emblematici nella definizione del concetto di “saper fare”. Qui sono protagoniste le mani: mani che conoscono i segreti della gomma, che sanno guidare un vulcanizzatore, che sono capaci di piegare la macchina alla volontà umana. E’ una cultura del progetto che ritroviamo analizzata nei tanti articoli che la rivista Pirelli – attraverso l’allora direttore Leonardo Sinisgalli, l’ingegnere-poeta – ha dedicato al boom industriale di metà Novecento. Possono cambiare i tempi – dal “rinascimento industriale” alle crisi strutturali degli anni Settanta – ma non cambia la curiosità del fotografo nel cercare il significato “umano” della fabbrica: per l’house-organ aziendale Fatti e Notizie, tra il 1973 e il 1977, i due giovani fotografi Enzo Nocera e Gianfranco Corso realizzano i loro personali reportage – rigorosamente in bianco e nero – che sono vere e proprie “inchieste per immagini” sul senso del lavoro, sulle sue contraddizioni, sui suoi problemi, sui suoi orizzonti. I loro ritratti di fabbrica diventeranno anche mostre personali sull’Italia che cambia. E sulla “fabbrica che cambia” non può mancare lo sguardo di un altro grande poeta dell’immagine: è di Gabriele Basilico il servizio – sempre in bianco e nero – che nel 1985 testimonia e fissa nella memoria il momento in cui il quartiere di Milano Bicocca inizia il suo processo di trasformazione verso una nuova realtà urbana con l’avvio ufficiale del Progetto Bicocca. E non si è ancora fermata questa passione del raccontare “da dentro” gli uomini, la fabbrica e il lavoro. Fin dall’inizio delle sue attività nel 2008, la Fondazione Pirelli si è avvalsa della collaborazione di Carlo Furgeri Gilbert per la realizzazione di servizi fotografici presso i suoi stabilimenti nel mondo, dalla fabbrica tedesca di Breuberg a quella turca di İzmit, alla rumena Slatina. Ultimo in ordine di tempo, il reportage con cui Furgeri Gilbert ha documentato nel 2016 il nuovo Polo Industriale di Settimo Torinese, la Fabbrica 4.0 del futuro. Un’altra storia di civiltà di uomini e di macchine.

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