Negli anni Ottanta la Formula 1 vive una delle sue stagioni più affascinanti. È l’epoca dei motori turbo, delle innovazioni aerodinamiche e di una competizione sempre più globale. In questo scenario, Pirelli torna protagonista del campionato mondiale, da cui mancava dal 1956, affrontando una sfida tecnologica di altissimo livello e riuscendo a tornare in breve tempo ai vertici della massima formula. Da oggi sono disponibili nell’archivio storico online le fotografie che testimoniano questa stagione e che vanno ad aggiungersi a quelle della F1 degli anni Cinquanta e di tutte le altre gare nelle quali Pirelli è stata protagonista fin dai primi anni del Novecento.
È il 1981, e il team Toleman decide di fare il salto in F1 dopo aver dominato il Campionato Europeo di Formula Due con i piloti inglesi Derek Warwick e Brian Henton e con i radiali Pirelli P7. La casa di pneumatici è pronta a seguire il team inglese in questa avventura. Il debutto avviene il 3 maggio nel Gran Premio di San Marino con la nuova monoposto TG 181 dotata di motore monoblocco turbo realizzato da Brian Hart e progettata da Rory Byrne in stretta collaborazione con Pirelli, anche in funzione delle caratteristiche dei radiali P7: “pneumatici radiali a profilo asimmetrico” – spiega Mario Mezzanotte, responsabile Motorsport dell’azienda milanese, su Fatti e Notizie – “cioè con spalla interna più smussata rispetto alla spalla esterna […] per consentire una maggiore maneggevolezza della vettura e una migliore aderenza sull’asfalto”. Per Pirelli, dopo la lunga assenza, inizia una vera e propria sfida e un nuovo periodo di sperimentazione.
L’azienda della P lunga allarga la sua collaborazione anche alla Arrows – con i piloti Riccardo Patrese e Siegfried Stohr – e alla Fittipaldi con Keke Rosberg e Chico Serra. Il 13 settembre 1981, dopo 24 anni di assenza, i pneumatici Pirelli tornano a gareggiare sulla leggendaria pista di Monza. La Arrows di Patrese e la Toleman di Henton riescono a qualificarsi. È la prima volta per la Toleman, che finalmente riesce a sfruttare appieno la potenza del nuovo motore turbo, arrivando in fondo alla gara; Patrese è invece costretto al ritiro per problemi tecnici. La stagione finisce dunque senza risultati di rilievo, ma le gomme Pirelli dimostrano di poter essere competitive, rispondendo brillantemente alle superpotenze dei 500 cavalli delle monoposto.
Anche nella stagione 1982 Pirelli punta ad accumulare esperienza per migliorare ulteriormente la tecnologia dei propri pneumatici da F1. Per farlo allarga a 5 i team equipaggiati, con l’italiana Osella e l’inglese March. Ancora una volta team “minori”, ma adatti per proseguire la sperimentazione in vista di puntare su un team vincente l’anno successivo. Ed ecco arrivare a fine 1982 l’annuncio: Pirelli e Lotus correranno il Mondiale 1983 con due vetture, la monoposto con motore turbo sei cilindri Renault, affidata a Elio De Angelis, e quella con motore a otto cilindri Coswort guidata da Nigel Mansell. Dichiara Mario Mezzanotte: “Dopo un anno e mezzo di esperienze con vari team, ci sentiamo pronti a collaborare con un team di alto livello”. I risultati non tardano ad arrivare: a Silverstone è quarto posto per Mansell; al GP d’Europa di Brands Hatch arriva la pole position di De Angelis e il terzo piazzamento di Mansell. In questo GP Pirelli fa parlare di sé anche per una “trovata” escogitata dai suoi tecnici: le vetture dei due team gommate Pirelli si presentano in pista, infatti, con i pneumatici avvolti in termocoperte, uno stratagemma per scaldare le coperture senza ricorrere alle tradizionali serpentine durante il giro di ricognizione.
Bisognerà aspettare il 1985 per assaporare di nuovo la vittoria, grazie a un team davvero d’eccezione: la Brabham BT54 disegnata da Gordon Murray, il motore turbo BMW – probabilmente il più potente mai visto in Formula Uno – un fuoriclasse come Nelson Piquet alla guida e la tecnologia dei pneumatici Pirelli, messi a punto dopo estenuanti prove in Sud Africa dai tecnici guidati da Mario Mezzanotte, Gianni Turchetti e Felice Reina. Il comportamento dei radiali Pirelli è determinante per la vittoria di Piquet sull’asfalto bollente del circuito francese di Le Castellet, come dimostra l’omaggio del pilota brasiliano, che sul gradino più alto del podio indica la scritta “Pirelli” sul suo cappellino.
La stagione 1986 rappresenta il momento più significativo di questa prima fase del rientro di Pirelli in F1, con ben sette team supportati, tra cui tre “top”: la Brabham BMW di Bernie Ecclestone, la ex Toleman acquisita da Benetton, con nuovo motore BMW e i piloti Teo Fabi e Gerard Berger, la Ligier con motore Renault e i piloti Jacques Laffite e René Arnoux. E arriva un’altra vittoria: quella di Gerard Berger al GP del Messico.
Dopo una pausa di due stagioni, Pirelli torna in Formula 1 nel 1989 inaugurando una nuova fase della propria presenza nel campionato. Il contesto è profondamente cambiato: i motori turbo sono stati aboliti e la Formula 1 sta entrando nell’era moderna. Pirelli diventa il fornitore di riferimento di alcune squadre emergenti e indipendenti, come Minardi, Dallara, Zackspeed, e riconferma alcune storiche collaborazioni, come quella con Brabham. Arrivano due terzi posti, quello di Stefano Modena su Brabham (GP dei Montecarlo) e di Andrea De Cesaris su Dallara (GP del Canada). Nel 1990 Pirelli stipula un accordo con la scuderia inglese Tyrrell e l’astro nascente Jean Alesi conquista due prestigiosi secondi posti nel GP degli USA e di Montecarlo. Quasi a chiudere un cerchio, nel 1991 arriva l’accordo con la Benetton – Ford di Nelson Piquet, riconfermando un legame storico tra la casa di pneumatici e la scuderia inglese che nel 1981 avevano iniziato insieme una nuova avventura in F1. Uno dei successi simbolo dell’ultimo anno della presenza Pirelli nel Mondiale, prima del successivo ritorno come fornitore unico nel 2011, è la doppietta sui due gradini più alti del podio di Nelson Piquet per la Brabham e di Stefano Modena per la Tyrrell al Gran Premio del Canada.
La storia di Pirelli in Formula 1 tra il 1981 e il 1986 e tra il 1989 e il 1991 racconta dunque molto più di una semplice fornitura tecnica. È la storia di una ricerca continua, della capacità di confrontarsi con le sfide più avanzate del motorsport e di un patrimonio di innovazione che continua ancora oggi. Nelle fotografie conservate dalla Fondazione Pirelli rivive un’epoca irripetibile, fatta di motori turbo, grandi campioni e pneumatici che hanno contribuito a scrivere alcune delle pagine più affascinanti della Formula 1.