All’inizio degli anni Trenta viene introdotto il nuovo Pirelli “Stella d’Oro” e i tubolari vengono impiegati tanto in strada quanto in pista (al Velodromo del Sempione e poi sulle liste di legno dell’impianto creato nel 1935 da Giuseppe Vigorelli, che per anni dirige l’Agenzia Lombarda Gomme Pirelli). Grazie alle vittorie guadagnate sul campo, la P Lunga diventa un’icona di quell’identità nazionale ritrovata “in pista”, capace di conquistare il mondo delle corse dentro e fuori dai propri confini. Longevità e affidabilità. Il logo Pirelli si trova ovunque: sulle maglie dei corridori, sui cataloghi stampati per promozioni commerciali, sugli “Stella Extra” e i “Flexor”, e perfino sulla maglia dei grandi campioni. Ne è un esempio Costante Girardengo, che con Pirelli passa alla storia vincendo tappe su tappe fino a quando, nel 1925, il primato passa a un giovane ciclista di Cittiglio, vicino a Varese: Alfredo Binda.

Girardengo, un Campionissimo… gommato Pirelli

Fin dal ragazzino, Costante Girardengo osserva la Milano-Sanremo e il Giro d’Italia passare dalla sua città natale, Novi Ligure. Il suo destino e quello di Pirelli sembrano destinati a incrociarsi sin da subito. E lo faranno, davvero, in moltissime occasioni. A ventun anni, Costante si rivela già un professionista: affermato campione italiano, vincitore di diverse tappe del Giro, primo arrivato nella gran fondo Roma-Napoli-Roma del 1913. Non è forse ancora “il Campionissimo” ma è certamente già “il Gira” e tanto basta per entrare nelle mire delle grandi squadre: la Bianchi, la Stucchi-Pirelli. Nell’aprile 1921, con questa maglia, vince la Milano-Sanremo e quattro tappe del Giro d’Italia. Alla quinta, in Abruzzo, uno scontro rovinoso con altri ciclisti ferma la sua corsa, consegnando la vittoria all’acerrimo nemico, Giovanni Brunero, e alla Legnano. Dopo la Stucchi e la Bianchi, Girardengo incontra di nuovo Pirelli tra il 1925 e il 1926 con la maglia della Wolsit, licenziataria italiana dell’inglese Wolseley. Ormai trentaduenne, inanella una vittoria dietro l’altra fino al Giro d’Italia del 1925, quando le sei tappe vinte non bastano a mantenere la maglia rosa: un giovane varesotto gli sfila la vittoria. È Alfredo Binda. La sua storia con Pirelli sarà ancora più lunga e con sfaccettature assai più inaspettate.
Da lì in poi, inizia l’ultima fase della carriera del Campionissimo: nel Giro del 1926 vince solo due tappe e si ritira a metà gara. Davanti non Binda ma Brunero, con l’appoggio di quest’ultimo per la doppietta finale della Legnano.

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