Il confine tra gli anni Quaranta e Cinquanta è segnato da un nuovo modo di concepire lo sport. Il ciclismo, guadagnata una popolarità pari al calcio, diventa il più seguito dagli italiani e assume i termini di un vero e proprio esempio di riscatto e di rinascita. I campioni diventano rappresentazione dell’eccellenza non solo dell’agonismo italiano ma anche di quelle aziende che mettono i propri prodotti a servizio delle loro vittorie. Ne è esempio la trentaseiesima edizione del Giro d’Italia del 1953, che vede quattro team, Arbos, Atala, Bianchi e Legnano, utilizzare tubolari “Specialissimo Corsa” marchio Pirelli.

È un’epoca di nuovi campioni, quindi, percepiti così vicini dai tifosi da riempire le penne dei giornalisti di ritratti che non potrebbero essere più umani, nella vita e nello sport. E così, le pagine delle cronache riprendono Gino Bartali in sella alla sua Legnano-Pirelli solcare i traguardi, tenace e a tratti aggressiva, in diretta competizione con un silenzioso Fausto Coppi. Una rivalità, la loro, capace di spingerli a dare sempre il meglio. Se nel 1936 è Bartali a vincere il Giro d’Italia e – due anni più tardi – a trionfare al Tour de France con pneumatici Pirelli, il lungo elenco di vittorie della P Lunga continua senza posa anche negli anni Cinquanta grazie al suo avversario: il 1952, infatti, annovera il trionfo di Fausto Coppi sia al Giro d’Italia sia al Tour de France.

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