Una ricerca di Banca d’Italia analizza l’evoluzione del settore da prima del Covid ad oggi
Comprendere meglio la situazione delle imprese attraverso l’esame attento di elementi importanti del sistema economico. Esercizio non solo teorico, ma dai forti risvolti pratici che è stato svolto da Banca d’Italia nei confronti dell’industria automobilistica mondiale osservata nella sua evoluzione da prima della pandemia di Covid-19 ad oggi. Esercizio utile, soprattutto, per capire peculiarità, risorse e capacità di reazione di uno dei settori fondamentali per una buona parte dell’attività produttiva non solo italiana ed europea.
“The global automotive sector after the pandemic: key questions and answers” è frutto del lavoro di Lorenzo Bencivelli, Alessio Ciarlone, Emidio Cocozza, Andrea Gerali, Andrea Perin e Carmine Porello economisti in forza alla Direzione per l’economia, la statistica e la ricerca della banca centrale italiana. L’indagine ha un obiettivo: esaminare le principali trasformazioni strutturali che hanno rimodellato l’industria automobilistica globale. Organizzato come una serie di domande e risposte, lo studio analizza quindi gli sviluppi chiave in termini di dinamiche di mercato, elettrificazione, politica commerciale, catene di approvvigionamento e tecnologia digitale.
La ripresa post-pandemia – viene sottolineato nelle conclusioni – è stata sorprendentemente disomogenea: mentre le vendite di veicoli in Cina hanno superato i livelli pre-pandemia, le economie avanzate – in particolare nell’Unione Europea – sono rimaste significativamente al di sotto dei volumi del 2019, a causa della minore capacità di spesa e dell’incertezza politica. Gli economisti di Banca d’Italia precisano inoltre un punto cruciale: la rapida ascesa della Cina come maggiore produttore ed esportatore mondiale di veicoli elettrici è stata trainata da una politica industriale sostenuta, dal dominio della catena di approvvigionamento delle batterie e da un vantaggio stimato del 30-45% sui costi di produzione rispetto ai concorrenti occidentali, ha modificato radicalmente le dinamiche competitive. Per contro, i produttori di apparecchiature originali europei, giapponesi e coreani si trovano ad affrontare una pressione crescente dovuta all’elettrificazione cinese, alla frammentazione degli scambi commerciali e alla transizione verso veicoli definiti via software, settori in cui si stima che le aziende cinesi abbiano un vantaggio di due o tre anni. Il documento, inoltre, esamina anche le cosiddette “misure difensive” adottate da Stati Uniti e UE, tra cui tariffe proibitive e dazi compensativi, che si sono rivelate solo parzialmente efficaci, con le importazioni di autovetture dall’UE provenienti dalla Cina in aumento di quasi il 30% nel 2025.
L’analisi condotta dagli economisti della Banca arriva quindi ad una ulteriore conclusione: le divergenti politiche industriali, commerciali e ambientali stanno frammentando i mercati automobilistici globali in distinti ecosistemi regionali, aumentando i costi, complicando gli investimenti e accelerando un riallineamento strutturale del vantaggio competitivo. Una condizione e un’evoluzione – quelle descritte dalla ricerca di Banca d’Italia per l’industria automobilistica mondiale – che possono valere anche per altre parti del sistema economico locale e globale influenzato sempre di più dalla complessità che lo circonda.
The global automotive sector after the pandemic: key questions and answers
Lorenzo Bencivelli, Alessio Ciarlone, Emidio Cocozza, Andrea Gerali, Andrea Perin and Carmine Porello
Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza, Occasional papers, Number 1030 – July 2026