Un libro scritto partendo dalla biorobotica conduce chi legge a comprendere come la tecnologia possa essere compatibile con la Natura

 

Pensare al progresso e insieme alla Natura. E cercare di conciliare quanto si fa oggi con gli effetti che avrà domani. Crescere, insomma, con equilibrio, armonicamente, usando bene le risorse le tecniche a disposizione. Senza – come spesso si dice – lasciare in eredità a chi ci seguirà un mondo peggiore di quello che si è trovato. Indicazioni che valgono un po’ per tutti e, a ben vedere, anche per chi fa impresa. E tutto sommato per l’economia e la produzione in senso ampio. Esercizio culturale prima che pratico, cercare di conciliare tecnologia e Natura è quanto ha provato a compiere – riuscendoci – Barbara Mazzolai (che dirige il Centro di Micro-Biorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Pontedera) con il suo “L’arte gentile della distruzione” da poco pubblicato.

Il libro parte da una constatazione: siamo abituati a pensare che la tecnologia vinca sulla Natura. Questo perché la nostra scienza ha indagato ogni aspetto dell’universo, permettendoci di plasmare il mondo e garantendoci un vantaggio evolutivo straordinario. Ma – ragiona subito dopo Mazzolai – un confine resta invalicabile: la morte biologica. Ciò che nasce deve infine morire, affinché il nuovo possa prenderne il posto. Travolti dalla corsa al progresso abbiamo infranto questa regola, e adesso ne paghiamo le conseguenze. Partendo da questa osservazione della realtà (di cui vengono fatti degli esempi), il libro spiega come se vogliamo avere un futuro, dobbiamo imparare dalla Natura come non ipotecarcelo nel presente. E non solo, perché la scienza deve apprendere ancora una lezione cruciale: applicare la logica della mortalità del vivente a ciò che vivente non è.

Barbara Mazzolai conduce quindi chi legge da un esempio all’altro per rendere chiaro come sia possibile conciliare biologia e tecnologia e costruire un presente che possa essere compatibile con un futuro accettabile e migliore. Il libro ha una struttura semplice articolata in una introduzione, cinque capitoli e una conclusione. Chi legge, quindi, inizia con apprendere la “lezione della Natura” per passare ad approfondire poi il “mondo che non vediamo” ma che molto può insegnarci e quindi “altri corpi” oltre a quelli ai quali siamo abituati, per arrivare al punto cruciale e cioè ai vantaggi della diversità e alle possibilità di usare tecnologie davvero in grado di costruire un futuro migliore del presente.

Tutto da leggere (e magari rileggere) il libro di Barbara Mazzolai che riesce a affrontare temi di alta tecnologia con una scrittura che si legge come un racconto (e che coinvolge anche opere che solo in apparenza non hanno nulla a che fare con l’argomento come “Il Mago di Oz” e “Il piccolo principe” ma anche passaggi cruciali della storia recente). Nelle pagine conclusive Barbara Mazzolai scrive: “Oggi è nostro dovere porci il problema dell’impatto che la tecnologia – ogni tecnologia – eserciterà sull’ambiente, sulle persone e sulla società nel lungo periodo”. E questo tenendo conto che “ogni rivoluzione tecnologica porta con sé conseguenze che spesso diventano evidenti solo a molti anni di distanza”.

L’arte gentile della distruzione

Barbara Mazzolai

Longanesi & C., 2026