Nel marzo 1949, Nino Nutrizio firma per la Rivista Pirelli “Dilettanti in allarme”, un articolo in cui un entusiasta Alfredo Binda racconta con orgoglio: «Sono preso con il Gran Premio Pirelli, ho dato la mia parola, ho accettato questo incarico». Lasciata da una decina di anni l’attività agonistica e in procinto di diventare Commissario Tecnico della Nazionale di Ciclismo, il grande campione del pedale è impegnatissimo, nella primavera del Dopoguerra, a girare l’Italia per organizzare la prima edizione del Gran Premio Pirelli. Si tratta di “una gigantesca competizione ciclistica per dilettanti, con dieci eliminatorie regionali e una finalissima, migliaia di corridori impegnati, due milioni e mezzo in premi”. Inoltre, è stata prevista la messa a disposizione per tutti i concorrenti di tre tubolari “Specialissimo Corsa”, il top di gamma di Pirelli per il ciclismo da competizione. Un’idea che Binda aveva proposto a un altrettanto entusiasta Arturo Pozzo, dirigente del Gruppo Pirelli, nel settore pneumatici. La nuova competizione, targata Binda-Pirelli, diventa “il campionato dei dilettanti”. Eliminatorie disputate a livello locale in dieci regioni d’Italia, premi, assistenza per ogni più piccolo particolare tecnico e i primi cinque classificati che accedono a pieno diritto alla partenza da Milano, insieme ad altri cinquanta ciclisti considerati degni di partecipare.

Così, domenica 9 ottobre 1949, centoventi dilettanti si ritrovano all’Arena di Milano ad aspettare il via per la finalissima: Milano, Treviglio, Varese, Tradate, Saronno, per poi ridiscendere verso Milano e puntare alla volata finale nel mitico velodromo Vigorelli. A raggiungere per primo il traguardo è un ventenne pistoiese, Loretto Petrucci, della società ciclistica Nicolò Biondo di Carpi, già da due anni membro della Nazionale e due volte vincitore della Milano-Sanremo con la Bianchi (nel 1952 e nel 1953). Per tutta la prima metà degli anni Cinquanta, il Gran Premio Pirelli s’impone come uno dei più importanti trampolini di lancio per oltre quattordicimila giovani che, come Petrucci, aspirano al professionismo su due ruote. L’azienda stessa sostiene l’iniziativa attraverso le pagine della Rivista Pirelli, che si animano dei racconti delle grandi imprese dei velocisti e dei reportage dedicati alle sfide su due ruote firmate da Giuseppe Ambrosini, Gianni Brera, Nino Nutrizio e Orio Vergani. È proprio quest’ultimo a scrivere: «La Pirelli è benemerita come nessun altri per sinonimo di avvenire per le giovani promesse del ciclismo italiano». Binda, da canto suo, aveva voluto fin da subito che la manifestazione si chiamasse “Primo Gran Premio Pirelli”. Era convinto che altre edizioni sarebbero seguite, anno dopo anno.
E così sarà, infatti, per quasi un decennio.

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