Tra i protagonisti più originali e influenti della grafica del secondo dopoguerra, Alan Fletcher ha raccontato attraverso il suo lavoro una precisa visione del design: non un esercizio di stile, ma uno strumento capace di trasformare un’intuizione semplice in un messaggio diretto e comprensibile. Pochi elementi, un’idea immediatamente leggibile e una buona dose di british humor: secondo Fletcher “il design non riguarda ciò che fai. È uno stile di vita”.
Nato nel 1931 in Kenya, dove il padre era funzionario pubblico, Alan Fletcher si forma nel vivace ambiente creativo londinese, tra l’Hammersmith Art College, la Central School of Arts and Crafts e il Royal College of Art. Nel 1956 una borsa di studio alla Yale School of Architecture and Design lo porta negli Stati Uniti, dove si confronta con la nascente Pop Art americana e con le esigenze della comunicazione aziendale, due esperienze che lasceranno un segno profondo nel suo lavoro. Nel 1962 fonda con Colin Forbes e Bob Gill lo studio Fletcher/Forbes/Gill, che diventerà poi Crosby/Fletcher/Forbes. Nel 1972 l’esperienza confluisce in Pentagram, insieme a Kenneth Grange e Mervyn Kurlansky: nasce così uno dei modelli più importanti della progettazione grafica contemporanea.
Prima di tornare in Inghilterra, nel 1959 Fletcher soggiorna brevemente a Milano con la moglie Paola ed è qui che entra in contatto con Pirelli. Da questo incontro prenderà forma una collaborazione destinata a proseguire negli anni, dando vita ad alcune immagini iconiche della comunicazione visiva della “P lunga”.
Tra i lavori realizzati per l’azienda spicca la campagna dedicata ai pneumatici Pirelli del 1959. Fletcher sceglie di non mostrare né il prodotto né la strada percorsa: al centro della composizione compare soltanto la scritta “+ km”. È un’idea di estrema semplicità, quasi spiazzante, che trasforma un dato tecnico in un messaggio immediato: più chilometri, più durata, più resistenza, senza bisogno di aggiungere altro. È proprio qui che emerge l’ironia sottile di Fletcher: con pochissimi elementi riesce a comunicare in modo diretto un concetto altrimenti difficile da visualizzare. Una soluzione essenziale, intelligente e perfettamente in linea con il suo modo di intendere la grafica: l’idea prima di tutto.
Lo stesso principio è alla base della campagna Pirelli pensata per i “double-decker”, i celebri bus londinesi rossi a due piani. Sotto i finestrini, una serie di profili neri riproduce ironicamente le sagome dei passeggeri seduti: l’immagine gioca con ciò che normalmente rimane nascosto all’interno dell’autobus, trasformando la superficie del mezzo in una sorta di sezione grafica che solo l’intervento dell’osservatore può completare.
Sempre su un autobus compare anche l’ingegnosa pubblicità del Cinturato, in cui la scritta “sicurezza in curva” diventa essa stessa immagine. Le lettere piegate secondo un andamento sinuoso – un risultato tecnicamente complesso da ottenere all’epoca – sembrano seguire il movimento dell’automobile mentre affronta una svolta. La tipografia non si limita così a comunicare il messaggio, ma ne traduce visivamente il significato: la curva prende forma attraverso le parole e il movimento delle lettere restituisce perfettamente l’idea di stabilità, controllo e sicurezza del pneumatico.
Negli anni successivi, Fletcher continua a misurarsi con linguaggi e prodotti diversi, dal Nylon + Rayon fino ai cavi Pirelli. In quest’ultimo caso, la sezione dei cavi osservata dall’alto si trasforma in una composizione di forme circolari e concentriche, quasi cellule viste al microscopio: un’immagine dall’aspetto scientifico, ma al tempo stesso vivace, dinamica e colorata. Anche qui il prodotto viene raccontato attraverso una soluzione visiva, più che attraverso una descrizione. È negli anni Settanta, invece, che la collaborazione con Pirelli porta alla creazione del “Pirelliman” – mascotte della campagna pubblicitaria “Ti cerco, ti filmo, ti premio” – un omino stilizzato e snodato, riprodotto all’interno di inserzioni pubblicitarie, pieghevoli per i gommisti, adesivi. Un personaggio di fantasia pensato per creare un rapporto immediato con il pubblico e rendere la comunicazione più riconoscibile e coinvolgente, secondo i principi della personality promotion.
Nel corso della sua lunga carriera, Fletcher esplora ogni possibilità del progetto grafico, muovendosi liberamente tra tecniche – dalla fotografia al disegno, dal collage alle sperimentazioni calligrafiche – e ruoli diversi: ricopre infatti la carica di presidente dell’Alliance Graphique Internationale dal 1982 al 1985 e, a metà degli anni Novanta, è art director di “Domus”. Pochi mesi dopo la sua scomparsa, avvenuta il 21 settembre 2006, al Design Museum di Londra si inaugura la retrospettiva “Alan Fletcher. Fifty Years of Graphic Work (and Play)”, da lui stesso curata e allestita prima della morte. Un titolo che racchiude bene l’essenza della sua ricerca: è proprio nella capacità di tenere insieme rigore, libertà creativa e ironia britannica che risiede la forza di una delle testimonianze più vitali della storia della grafica del Novecento.