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Il Gran Premio Pirelli, vetrina per giovani ciclisti

Ha preso ufficialmente il via il 7 giugno, con il prologo di Forlì, il Giro d’Italia Under 23 edizione 2018: è la più importante corsa a tappe di ciclismo su strada destinata ai dilettanti. La maglia bianca del leader sarà sponsorizzata Pirelli, e non potrebbe essere diversamente. Perchè il legame tra Pirelli e il ciclismo giovane viene da molto lontano. Era il marzo 1949 quando, nell’articolo “Dilettanti in allarme” firmato da Nino Nutrizio per la rivistaPirelli”, il ciclista Alfredo Binda raccontava con orgoglio: “Sono preso con il Gran Premio Pirelli, ho dato la mia parola, ho accettato questo incarico”.

Il grande campione del pedale, lasciata da una decina d’anni l’attività agonistica e in procinto di diventare Commissario Tecnico della nazionale di ciclismo, in quella primavera del Dopoguerra era infatti impegnatissimo a girare l’Italia per organizzare la prima edizione del Gran Premio Pirelli, “una gigantesca competizione ciclistica per dilettanti, con dieci eliminatorie regionali e una finalissima, migliaia di corridori impegnati, due milioni e mezzo di premi”. E in più era prevista la messa a disposizione per tutti i concorrenti di tre tubolariSpecialissimo Corsa”, il top della gamma Pirelli per il ciclismo da competizione. Un’idea che Binda aveva a suo tempo proposto ad Arturo Pozzo, alto dirigente del Gruppo Pirelli nel settore Pneumatici, trovandone un pieno ed entusiastico appoggio. “Per conto mio sento di poter affermare, senza tema di essere smentito, che il Gran Premio Pirelli è il vero Campionato italiano dei dilettanti” dichiarava Binda nell’articolo “Nuovi campioni dal G.P. Pirelli” da lui stesso firmato per la rivista di luglio 1949.

Così partì la prima edizione del Gran Premio Pirelli, con corse eliminatorie disputate a livello locale in dieci regioni d’Italia: gare “dotate di premi, di assistenza, di ogni più piccolo particolare tecnico” ricorda ancora Nino Nutrizio in “Il successo del G.P. Pirelli”, sulla rivista in edicola nel novembre 1949. “I primi cinque di ogni eliminatoria venivano di diritto invitati alla prova di Milano. Ad essi se ne aggiunsero altri 50 degni di potersi valere della prova d’appello… Così domenica mattina 9 ottobre, 120 dilettanti erano all’Arena di Milano ad aspettare il via per la finalissima”. E quindi, partenza da Milano verso Treviglio, e poi su verso il Varesotto: Varese, Tradate, Saronno per poi riscendere verso Milano e puntare alla volata finale: il mitico velodromo Vigorelli. E non sarà un caso che anche il tempio milanese del ciclismo fu fortemente voluto da quel Giuseppe Vigorelli che a lungo ricoprì lo stesso ruolo di Arturo Pozzo in Pirelli. Il Gran Premio Pirelli del 1949 se lo aggiudicò il ventenne pistoiese Loretto Petrucci della società ciclistica Nicolò Biondo di Carpi: un giovane che proprio sconosciuto non era, dal momento che già da due anni faceva parte della Nazionale. Nella sua non lunga ma intensa carriera, Petrucci riuscirà a vincere per due volte la Milano-Sanremo con la Bianchi, nel 1952 e 1953.

Il successo del Gran Premio Pirelli 1949 fu riconosciuto anche dalla penna  -spesso critica-  del grande giornalista Nutrizio: “La Pirelli è benemerita come nessun altri per questo indirizzo per la riscossa delle forze giovanili. A quando qualche cosa di simile anche in altri sport che hanno bisogno di cercare nei vivai inesauribili del nostro popolo i campioni di domani?”.
“Come lo sport in generale è sinonimo di salute e di giovinezza -commentò Alfredo Binda nell’intervista lampo pubblicata sulla rivista “Pirelli” n. 1 del 1950–  il Gran Premio Pirelli è sinonimo di avvenire per le giovani promesse del ciclismo italiano”. Binda, da parte sua, aveva voluto fin da subito che la manifestazione si chiamasse Primo Gran Premio Pirelli, nella certezza che altre edizioni sarebbero seguite, anno dopo anno. E fu infatti così, per quasi un decennio.

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