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Alfredo Binda, ciclista e giornalista per la rivista “Pirelli”

Seguendo lo svolgersi dell’edizione 2018 del Giro Ciclistico d’Italia Under 23  -terminato sabato 16 giugno a Cà del Poggio, provincia di Treviso, laureando il campione in Maglia Bianca Pirelli-  la rubrica “Storie dal mondo Pirelli” rievoca un’altra grande manifestazione del passato dedicata ai giovani ciclisti dilettanti in procinto di fare il grande salto verso il professionismo: il Gran Premio Pirelli. Nato da un’idea dell’ex-campione del pedale Alfredo Binda, il Gran Premio Pirelli vide la sua prima edizione nel 1949: visto il successo, si capì fin da subito che altre ne sarebbero seguite negli anni. “Io ho ormai 49 anni e sono tra i ‘vecchi’; ma se avessi 30 primavere di meno, le garantisco che al Gran Premio Pirelli parteciperei anche con le gomme a terra” raccontava nel 1951 Binda in una delle tante interviste rilasciate alla rivista “Pirelli”.

“Il G.P.P. ha solamente tre anni di vita, ma è già una classica. Io lo definirei la Milano-Sanremo dei dilettanti”: Alfredo Binda aveva particolare motivo di orgoglio, visto che a quella edizione 1951 del Gran Premio partecipò per la prima volta anche un nutrito gruppo di ciclisti stranieri. Addentrandosi negli Anni Cinquanta, il Gran Premio Internazionale Pirelli divenne la più bella realtà del ciclismo giovanile in Europa: “Sono così rare le occasioni in cui possiamo mettere a confronto i nostri dilettanti con quelli delle altre nazioni” -scriveva Giuseppe Ambrosini nell’articolo pubblicato sulla rivista “Pirelli” di ottobre 1952– “che dobbiamo essere grati alla grande firma milanese di offrircene annualmente una così importante e solenne”. Il giornalista ribadiva che gran parte del merito di tale successo spettava  al Commendator Arturo Pozzo, direttore vendite Pneumatici Pirelli e “regista ideale per abilità direttiva sempre animata da giovanile spirito sportivo”. Era stato lui, un giorno d’ottobre dell’ormai lontano 1948, a chiedere ad Alfredo Binda di farsi venire una buona idea per rilanciare il ciclismo dopo i cupi anni di guerra: lui -e la Pirelli- l’avrebbero senza dubbio sostenuto.

La sera del 10 ottobre 1955 Arturo Pozzo morì improvvisamente: aveva sessantasei anni. Il giorno precedente aveva premiato Sante Ranucci, vincitore al velodromo Vigorelli di Milano della VII edizione del Gran Premio Pirelli. Per la manifestazione inventata assieme a Binda sette anni prima, la scomparsa di Pozzo fu un duro colpo: se ne correranno ancora due edizioni, con l’attribuzione del Trofeo Arturo Pozzo disegnato dall’architetto-designer Roberto Menghi nella gara del 1956. La finale del IX Gran Premio Ciclistico Internazionale Pirelli, disputata il 22 settembre del 1957, vide la vittoria del giovane veneto Federico Galeaz. Se il manager Arturo Pozzo fu la “mente” del Gran Premio Pirelli, il ciclista Alfredo Binda ne era stato sicuramente il “braccio”. Al campione di Cittiglio, paesetto della Valcuvia sopra Varese, il compito di chiudere un’epoca ricordando in “Nove anni con la gioventù” per la rivista “Pirelli” n° 6, novembre 1957. “I campioni che il pubblico acclama provengono tutti dalle file di sconosciuti dilettanti: contadini, meccanici, garzoni o semplici giovanotti senza mestiere che hanno una gran passione per la bicicletta…I dilettanti corrono ancora senza alcuna prospettiva di premio immediato e quando la fatica li fa crollare, staccano onestamente dalla loro maglia il numero di corsa e ritornano a casa, percorrendo altre centinaia di chilometri in bicicletta… Ma ho notato, quest’anno, in tutti i giovani, uno spirito particolarmente combattivo. Hanno rinnovato alla svelta e con fresca irruenza la struttura del nostro ciclismo”.

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