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Piero Taruffi, l’ingegnere-pilota dei record

Ingegnere, progettista, inventore, recordman, pilota motociclistico e automobilistico. Tutto questo e forse altro ancora è stato Piero Taruffi, ma forse basterebbe leggere l’articolo La Cinquecento Miglia, che scrisse per la rivista “Pirelli” nel 1962, per capire quale concentrato di conoscenze tecniche fosse la sua vita: tre pagine da percorrere tutte d’un fiato.

Nato ad Albano Laziale nel 1906, Taruffi correva per verificare le sue innovative intuizioni tecniche, e correndo inseguiva altre nuove intuizioni, per poi testarle nuovamente in pista. Fu quasi scontato che la sua attenzione per ogni componente del mezzo meccanico lo portasse ad “incrociare” la Pirelli. In Fondazione Pirelli, tra le carte dell’Archivio Storico aziendale, sono conservati alcuni documenti  che riportano i risultati di prove eseguite in laboratorio su pneumatici Pirelli Moto-Cord: si tratta di “coperture speciali per primato moto”, datate tra giugno e ottobre del 1937. Proprio quei pneumatici del tipo “rigato ultraleggero S” saranno usati quell’anno da Taruffi per stabilire, sull’autostrada tra Bergamo e Brescia, un’inimitabile sequenza di record di velocità con la Gilera 500Rondine” da lui stesso carenata per sfruttarne al meglio l’aerodinamicità. Intanto, la sua passione per la “guida veloce” lo portava a correre e vincere ovunque, su due e quattro ruote: in auto con Alfa Romeo, Maserati, Cisitalia, in moto la Norton 500 e con la “sua” Gilera Rondine.
Non era uomo da accettare limiti, il recordman Taruffi: ecco perchè, nel 1948, tornò nei laboratori di prova Pirelli per “gommare” una sua nuova sfida: il “bisiluroTARF. Se la Rondine d’anteguerra era stata una moto da record, due Rondini affiancate potevano diventare un’automobile da record: semplice, no? Dotato ancora una volta di pneumatici moto Pirelli ultraleggeri, il TARF era costituito da due corpi cilindrici uniti tra loro a formare una sorta di doppia moto carenata: in un siluro l’alloggiamento per il pilota, nell’altro il motore Guzzi 500.
Con il TARF – e poi con il TARF 2 motorizzato Maserati – Taruffi inanellò record su record di velocità tra il 1948 e il 1954, sfrecciando a 300 km/h sul collaudato tratto autostradale Bergamo-Brescia, e poi statale SS 7, la cosiddetta “fettuccia di Terracina”, e poi ancora sulla pista francese di Monthléry: il suo “bisiluro” era entrato nella leggenda dell’automobilismo.
Non aveva certo abbandonato le competizioni automobilistiche, l’ingegnere-pilota: la Formula 1 con Ferrari, Maserati e Vanwall tra il 1950 e il 1956; la Targa Florio con Lancia, la Susa-Moncenisio con Cisitalia. E ancora – sempre con Ferrari – la Carrera Messicana che gli valse l’appellativo di “volpe argentata”. Gli mancava la Mille Miglia, nel palmarès. Alla moglie Isabella diceva: “quando la vinco, smetto di correre”. Partì da Brescia l’11 maggio del 1957 al volante di una Ferrari 4000 per la XXIV Mille Miglia. La vinse, finalmente. Fu l’ultima edizione della Mille Miglia: la corsa venne cancellata dopo il tragico incidente dello spagnolo Alfonso De Portago a Guidizzolo, nell’Alto Mantovano. Ma Taruffi l’aveva vinta, la sua ultima Mille Miglia. E fu, come promesso, il suo ultimo trionfo.

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