Archivi d’impresa vivi in relazione con le persone e i territori
Una ricerca delinea il percorso per unire passato e presente attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie alla memoria del produrre
Memoria che si fa realtà presente. Attualità del passato. E premessa per un futuro fatto di riuso e rilancio di luoghi altrimenti dimenticati o comunque non utilizzati per le loro potenzialità. Tema complesso, quello del collegamento tra gli archivi d’impresa (e le memorie d’impresa) e la complessità attuale.
È attorno a questo nodo di questioni (e di suggestioni) che hanno ragionato Daniela Anna Calabi, Benedetta Bellucci, Mario Bisson e Stefania Palmieri con il loro intervento “Memorie d’impresa, luoghi e culture: interfacce generative e dispositivi estesi per risignificare il made in Italy” contenuto in una ampia raccolta di indagini sul “ripensare il made in Italy”.
Lo studio, viene spiegato all’inizio dell’indagine, parte di una raccolta più ampia di ricerche sul made in Italy, cerca di proporre un “paradigma di riconnessione fra memorie industriali e luoghi effettivi, rendendo percepibili le atmosfere dei territori e le loro trasformazioni attraverso” più narrazioni contemporanee aiutate dalle nuove tecnologie. Lo sforzo è quello di integrare memorie orali e scritte, documenti, artefatti materiali e immateriali in reti di “archivi relazionali”, cioè raccolte che siano capaci di comunicare a chi le frequenta e le usa indicazioni concrete sull’attività industriale e d’impresa del passato e l’attualità della produzione e della vita sociale del territorio. Un modo diverso e più completo di raccontare quello che sinteticamente viene indicato come made in Italy.
Contemporaneità di fonti, quindi, che forniscono notizie a più livelli. E possono essere adoperate secondo molteplici modalità. Con una forte relazione con il territorio che, scrivono gli autori, “non è la piattaforma sulla quale poggia l’archivio ma contenuto e contenitore di memorie; l’archivio è quindi il dispositivo guida capace di rileggere territori e filiere. Il territorio si offre nella sua complessità produttiva, paesaggistica e culturale, che acquista senso quando è attraversata, annotata e comunicata”.
Archivi d’impresa, dunque, che prendono vita attraverso le nuove tecnologie, che riescono a raccontare il loro contenuto collegandosi per davvero con i luoghi che hanno ospitato le attività di cui conservano memoria. Ancora gli autori precisano: “Prendendo le distanze dallo stereotipo che standardizza memorie e radici, l’archivio diventa narratore attivo e processo aperto”. Come dire, base per la costruzione e la trasmissione di una cultura (anche del produrre) che riesce ad essere comprensibile ed inclusiva.
La ricerca di Calabi, Bellucci, Bisson e Palmieri delinea – seppur non sempre con facilità di comprensione – un modo diverso di vedere i legami tra passato e presente di imprese e territori.
Daniela Anna Calabi, Benedetta Bellucci, Mario Bisson, Stefania Palmieri
in Ripensare il Made in Italy Esperienze, questioni e progetti di una cultura circolare e sostenibile
a cura di Andreas Sicklinger, Francesco Spampinato, Ines Tolic, Bologna University Press, 2025
Una ricerca delinea il percorso per unire passato e presente attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie alla memoria del produrre
Memoria che si fa realtà presente. Attualità del passato. E premessa per un futuro fatto di riuso e rilancio di luoghi altrimenti dimenticati o comunque non utilizzati per le loro potenzialità. Tema complesso, quello del collegamento tra gli archivi d’impresa (e le memorie d’impresa) e la complessità attuale.
È attorno a questo nodo di questioni (e di suggestioni) che hanno ragionato Daniela Anna Calabi, Benedetta Bellucci, Mario Bisson e Stefania Palmieri con il loro intervento “Memorie d’impresa, luoghi e culture: interfacce generative e dispositivi estesi per risignificare il made in Italy” contenuto in una ampia raccolta di indagini sul “ripensare il made in Italy”.
Lo studio, viene spiegato all’inizio dell’indagine, parte di una raccolta più ampia di ricerche sul made in Italy, cerca di proporre un “paradigma di riconnessione fra memorie industriali e luoghi effettivi, rendendo percepibili le atmosfere dei territori e le loro trasformazioni attraverso” più narrazioni contemporanee aiutate dalle nuove tecnologie. Lo sforzo è quello di integrare memorie orali e scritte, documenti, artefatti materiali e immateriali in reti di “archivi relazionali”, cioè raccolte che siano capaci di comunicare a chi le frequenta e le usa indicazioni concrete sull’attività industriale e d’impresa del passato e l’attualità della produzione e della vita sociale del territorio. Un modo diverso e più completo di raccontare quello che sinteticamente viene indicato come made in Italy.
Contemporaneità di fonti, quindi, che forniscono notizie a più livelli. E possono essere adoperate secondo molteplici modalità. Con una forte relazione con il territorio che, scrivono gli autori, “non è la piattaforma sulla quale poggia l’archivio ma contenuto e contenitore di memorie; l’archivio è quindi il dispositivo guida capace di rileggere territori e filiere. Il territorio si offre nella sua complessità produttiva, paesaggistica e culturale, che acquista senso quando è attraversata, annotata e comunicata”.
Archivi d’impresa, dunque, che prendono vita attraverso le nuove tecnologie, che riescono a raccontare il loro contenuto collegandosi per davvero con i luoghi che hanno ospitato le attività di cui conservano memoria. Ancora gli autori precisano: “Prendendo le distanze dallo stereotipo che standardizza memorie e radici, l’archivio diventa narratore attivo e processo aperto”. Come dire, base per la costruzione e la trasmissione di una cultura (anche del produrre) che riesce ad essere comprensibile ed inclusiva.
La ricerca di Calabi, Bellucci, Bisson e Palmieri delinea – seppur non sempre con facilità di comprensione – un modo diverso di vedere i legami tra passato e presente di imprese e territori.
Daniela Anna Calabi, Benedetta Bellucci, Mario Bisson, Stefania Palmieri
in Ripensare il Made in Italy Esperienze, questioni e progetti di una cultura circolare e sostenibile
a cura di Andreas Sicklinger, Francesco Spampinato, Ines Tolic, Bologna University Press, 2025