L’impresa a tutto tondo
Pubblicata una ricerca che ha l’obiettivo di raccontare le organizzazioni della produzione in modo più completo ed esaustivo partendo dal design
Contenuto e immagine, manifattura e intangibilità d’impresa, concretezza del fabbricare e immaginazione che si fa progetto e poi prodotto. La cultura del produrre non passa mai solo da un manufatto, ma da molto altro. Per questo comprendere relazioni e storia complessa delle imprese che insistono su un territorio è qualcosa che comporta più contributi. Come quanto portato da Alberto Bassi, Giulia Ciliberto, Maria Cristina Addis, Jacopo William De Denaro e Marco Scotti con “Il patrimonio intangibile d’impresa. Una mappatura design-driven” contributo di ricerca contenuto in una raccolta più ampia dedicata al “Design Plurale. Casi e modelli alternativi per l’innovazione”.
La ricerca ha l’obiettivo di dare forma ad una metodologia che possa aiutare a creare una mappa più completa degli ecosistemi imprenditoriali partendo dal caso studio del Nord-Est. Traguardo finale: individuare il corpus di conoscenze intangibili espresse dalle imprese locali nelle loro interazioni con la cultura del design, cioè, di fatto, con quegli aspetti immateriali che contribuiscono a raccontare l’impresa con strumenti diversi da quelli consueti più strettamente collegati alla produzione.
Gli studi sugli asset intangibili – spiegano gli autori – tendono spesso a concentrarsi sui valori da cui l’azienda trae un beneficio economico diretto, mentre le culture e le pratiche del design sono raramente studiate in quanto tali e nelle loro connessioni più ampie con la società e la cultura. La “mappa” che si cerca di costruire è quindi composta con più contributi che possono arrivare da diversi ambiti disciplinari: dalla teoria e storia del design agli studi territoriali, all’economia, alla semiotica, ai beni culturali.
Il risultato di questo metodo – applicato appunto al Nord-Est – è un quadro di riferimento delle imprese alternativo a quelli della contabilità e del reporting finanziario tradizionale. Qualcosa che più si avvicina a delineare l’impresa nel suo complesso, come espressione di una cultura produttiva che non è solo tecnica oppure economica, ma anche umana e sociale.
Il patrimonio intangibile d’impresa. Una mappatura design-driven
Alberto Bassi, Giulia Ciliberto, Maria Cristina Addis, Jacopo William De Denaro, Marco Scotti
in Design Plurale. casi e modelli alternativi per l’innovazione / Plural Design. Cases and Alternative Models for Innovation, Federico II University Press, 2025
Pubblicata una ricerca che ha l’obiettivo di raccontare le organizzazioni della produzione in modo più completo ed esaustivo partendo dal design
Contenuto e immagine, manifattura e intangibilità d’impresa, concretezza del fabbricare e immaginazione che si fa progetto e poi prodotto. La cultura del produrre non passa mai solo da un manufatto, ma da molto altro. Per questo comprendere relazioni e storia complessa delle imprese che insistono su un territorio è qualcosa che comporta più contributi. Come quanto portato da Alberto Bassi, Giulia Ciliberto, Maria Cristina Addis, Jacopo William De Denaro e Marco Scotti con “Il patrimonio intangibile d’impresa. Una mappatura design-driven” contributo di ricerca contenuto in una raccolta più ampia dedicata al “Design Plurale. Casi e modelli alternativi per l’innovazione”.
La ricerca ha l’obiettivo di dare forma ad una metodologia che possa aiutare a creare una mappa più completa degli ecosistemi imprenditoriali partendo dal caso studio del Nord-Est. Traguardo finale: individuare il corpus di conoscenze intangibili espresse dalle imprese locali nelle loro interazioni con la cultura del design, cioè, di fatto, con quegli aspetti immateriali che contribuiscono a raccontare l’impresa con strumenti diversi da quelli consueti più strettamente collegati alla produzione.
Gli studi sugli asset intangibili – spiegano gli autori – tendono spesso a concentrarsi sui valori da cui l’azienda trae un beneficio economico diretto, mentre le culture e le pratiche del design sono raramente studiate in quanto tali e nelle loro connessioni più ampie con la società e la cultura. La “mappa” che si cerca di costruire è quindi composta con più contributi che possono arrivare da diversi ambiti disciplinari: dalla teoria e storia del design agli studi territoriali, all’economia, alla semiotica, ai beni culturali.
Il risultato di questo metodo – applicato appunto al Nord-Est – è un quadro di riferimento delle imprese alternativo a quelli della contabilità e del reporting finanziario tradizionale. Qualcosa che più si avvicina a delineare l’impresa nel suo complesso, come espressione di una cultura produttiva che non è solo tecnica oppure economica, ma anche umana e sociale.
Il patrimonio intangibile d’impresa. Una mappatura design-driven
Alberto Bassi, Giulia Ciliberto, Maria Cristina Addis, Jacopo William De Denaro, Marco Scotti
in Design Plurale. casi e modelli alternativi per l’innovazione / Plural Design. Cases and Alternative Models for Innovation, Federico II University Press, 2025