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Nova

Una Nova è un evento astronomico che avviene quando sulla superficie di una stella del tipo nana bianca s’innesca una potente esplosione nucleare, che la porta a diventare molto più luminosa del normale e sembrare una nuova stella, distruggendo tutti i corpi celesti che si trovano nel raggio dell’esplosione. Davide è un neurochirurgo che vive a Lucca con la moglie Barbara e il figlio Tommaso. Un giorno, durante un appuntamento a pranzo con la moglie e il figlio, Davide assiste all’aggressione di Barbara da parte di un molestatore ubriaco, ma non riesce a muoversi e a intervenire. È in quel momento che entra in scena uno sconosciuto che si avventa sull’aggressore e lo costringe a defilarsi, minacciandolo con un coltello. Dopo l’episodio Davide è irrequieto e si confronta con una parte di sé assopita, con la quale fino a quel momento non era riuscito a relazionarsi. Decide di cercare lo sconosciuto, scoprendo che si chiama Diego e che è un monaco zen dal passato violento, un personaggio ibrido, che sembra a tratti un giovane Bruce Wayne, a tratti il sicario di uno dei film di Tarantino, che si prepara discorsi aulici da recitare prima di “punire” gli eventuali malfattori che si troveranno sulla sua strada. Diego diventa un amico, una guida spirituale, che insegnerà a Davide a relazionarsi con la sua parte aggressiva, a non avere paura di usarla ma allo stesso tempo a non lasciarsi dominare da essa. Da quel momento la vita di Davide cambia e gli eventi che seguiranno lo porteranno a chiedersi fin dove si possa spingere l’uso della violenza e a quali conseguenze possa portare. Un romanzo che racconta l’irrompere della violenza nella quotidianità di una vita normale, con digressioni filosofiche sull’universo e sull’indole umana.

Nova

Fabio Bacà,

Adelphi, 2021

Una Nova è un evento astronomico che avviene quando sulla superficie di una stella del tipo nana bianca s’innesca una potente esplosione nucleare, che la porta a diventare molto più luminosa del normale e sembrare una nuova stella, distruggendo tutti i corpi celesti che si trovano nel raggio dell’esplosione. Davide è un neurochirurgo che vive a Lucca con la moglie Barbara e il figlio Tommaso. Un giorno, durante un appuntamento a pranzo con la moglie e il figlio, Davide assiste all’aggressione di Barbara da parte di un molestatore ubriaco, ma non riesce a muoversi e a intervenire. È in quel momento che entra in scena uno sconosciuto che si avventa sull’aggressore e lo costringe a defilarsi, minacciandolo con un coltello. Dopo l’episodio Davide è irrequieto e si confronta con una parte di sé assopita, con la quale fino a quel momento non era riuscito a relazionarsi. Decide di cercare lo sconosciuto, scoprendo che si chiama Diego e che è un monaco zen dal passato violento, un personaggio ibrido, che sembra a tratti un giovane Bruce Wayne, a tratti il sicario di uno dei film di Tarantino, che si prepara discorsi aulici da recitare prima di “punire” gli eventuali malfattori che si troveranno sulla sua strada. Diego diventa un amico, una guida spirituale, che insegnerà a Davide a relazionarsi con la sua parte aggressiva, a non avere paura di usarla ma allo stesso tempo a non lasciarsi dominare da essa. Da quel momento la vita di Davide cambia e gli eventi che seguiranno lo porteranno a chiedersi fin dove si possa spingere l’uso della violenza e a quali conseguenze possa portare. Un romanzo che racconta l’irrompere della violenza nella quotidianità di una vita normale, con digressioni filosofiche sull’universo e sull’indole umana.

Nova

Fabio Bacà,

Adelphi, 2021

Il tuffatore

Un libro a metà strada tra romanzo, biografia, saggio, racconto epico, diario, mito fondante della seconda repubblica italiana. I paragrafi di poche pagine nei quali è suddiviso il libro si susseguono passando da considerazioni filosofiche a digressioni di costume e società, da momenti della vita di Gardini a storie personali di Elena Stancanelli, che intreccia biografia e autobiografia, posizionandosi all’interno del racconto in prima persona. Uno stile di scrittura denso, con accurate descrizioni, racconti di eventi o aneddoti, continue citazioni colte e rimandi a poesie e racconti. L’introduzione sul relativismo etico e sul mutare dei valori, di cosa sia considerato virtuoso o nefando, è una chiave di lettura che l’autrice propone non solo sulla vita di Gardini, ma su tutta una classe politica e imprenditoriale, indipendentemente dal giudizio etico che oggi potremmo attribuire loro. Gardini viene raffigurato come uno stereotipo maschile e paterno, quasi un archetipo dell’uomo di potere nell’Italia tra gli anni Sessanta e Ottanta, che ha plasmato l’Italia contemporanea. Nel libro vengono presentati fatti, misteri, teorie e chiavi interpretative su molte delle vicende politiche e industriali della prima repubblica, al lettore viene lasciato come interpretarle e metterle insieme.

Il tuffatore

Elena Stancanelli,

La Nave di Teseo, 2022

Un libro a metà strada tra romanzo, biografia, saggio, racconto epico, diario, mito fondante della seconda repubblica italiana. I paragrafi di poche pagine nei quali è suddiviso il libro si susseguono passando da considerazioni filosofiche a digressioni di costume e società, da momenti della vita di Gardini a storie personali di Elena Stancanelli, che intreccia biografia e autobiografia, posizionandosi all’interno del racconto in prima persona. Uno stile di scrittura denso, con accurate descrizioni, racconti di eventi o aneddoti, continue citazioni colte e rimandi a poesie e racconti. L’introduzione sul relativismo etico e sul mutare dei valori, di cosa sia considerato virtuoso o nefando, è una chiave di lettura che l’autrice propone non solo sulla vita di Gardini, ma su tutta una classe politica e imprenditoriale, indipendentemente dal giudizio etico che oggi potremmo attribuire loro. Gardini viene raffigurato come uno stereotipo maschile e paterno, quasi un archetipo dell’uomo di potere nell’Italia tra gli anni Sessanta e Ottanta, che ha plasmato l’Italia contemporanea. Nel libro vengono presentati fatti, misteri, teorie e chiavi interpretative su molte delle vicende politiche e industriali della prima repubblica, al lettore viene lasciato come interpretarle e metterle insieme.

Il tuffatore

Elena Stancanelli,

La Nave di Teseo, 2022

La marea

Una bambina dai lunghi capelli rossi è al mare, con la mamma e il nonno. Sembra una giornata come tante altre già trascorse, eppure qualcosa la rende leggermente diversa: mentre giocano e si divertono a costruire castelli e fortini, il nonno inizia a comportarsi in modo strano. La piccola lo osserva, incuriosita. Gli capita spesso ultimamente e a volte questo la diverte. Altre, come in questo caso, la fa arrabbiare. E se il nonno si dimenticasse di lei?

Dimenticare e dimenticarsi. Di se stessi. Delle persone attorno. Dei luoghi. Di come si fanno le cose più semplici. Disimparare a vivere.

Attraverso illustrazioni color pastello, allegre e spensierate, Clare Helen Welsh e Ashling Lindsay affrontano con grande delicatezza il tema della dimenticanza. La marea è un evocativo albo illustrato sull’Alzheimer e, più in generale sulla demenza senile, che si sviluppa su più livelli di lettura.

Il primo riguarda la necessità di aiutare i piccoli lettori a comprendere meglio una patologia che mette in discussione la solidità di figure spesso sinonimo per loro di “porti sicuri”. Paragonandola alla marea, i lettori vengono rassicurati sul movimento dei ricordi, che appariranno e scompariranno proprio come fa il mare. Ma l’acqua (fuor di metafora l’amore), quella, torna sempre. Inarrestabile. Qui si apre il secondo livello, che tocca temi universali come il senso di smarrimento (che pervade chi ne soffre e chi gli è accanto), la paura di non essere riconosciuti da chi si ama e quella di essere dimenticati. E infine, il terzo livello: la soluzione. Accettare i cambiamenti, anche repentini, dettati dall’Alzheimer e provare a sintonizzarsi su di essi, godendosi ogni prezioso momento insieme.

Non è un caso, infatti, che nell’albo i colori sfumino progressivamente verso toni più caldi via via  che ci si avvicina al crepuscolo e alla fine dell’estate, esaurendosi nella confortante immagine di un gelato e di un tramonto. La piccola protagonista ha capito come seguire il ritmo del nonno e godere dei piccoli, preziosi momenti di felicità, anche di quelli fatti di silenzio e di pace.

La marea

di  Clare Helen Welsh e Ashling Lindsay

Pulce, 2019

Una bambina dai lunghi capelli rossi è al mare, con la mamma e il nonno. Sembra una giornata come tante altre già trascorse, eppure qualcosa la rende leggermente diversa: mentre giocano e si divertono a costruire castelli e fortini, il nonno inizia a comportarsi in modo strano. La piccola lo osserva, incuriosita. Gli capita spesso ultimamente e a volte questo la diverte. Altre, come in questo caso, la fa arrabbiare. E se il nonno si dimenticasse di lei?

Dimenticare e dimenticarsi. Di se stessi. Delle persone attorno. Dei luoghi. Di come si fanno le cose più semplici. Disimparare a vivere.

Attraverso illustrazioni color pastello, allegre e spensierate, Clare Helen Welsh e Ashling Lindsay affrontano con grande delicatezza il tema della dimenticanza. La marea è un evocativo albo illustrato sull’Alzheimer e, più in generale sulla demenza senile, che si sviluppa su più livelli di lettura.

Il primo riguarda la necessità di aiutare i piccoli lettori a comprendere meglio una patologia che mette in discussione la solidità di figure spesso sinonimo per loro di “porti sicuri”. Paragonandola alla marea, i lettori vengono rassicurati sul movimento dei ricordi, che appariranno e scompariranno proprio come fa il mare. Ma l’acqua (fuor di metafora l’amore), quella, torna sempre. Inarrestabile. Qui si apre il secondo livello, che tocca temi universali come il senso di smarrimento (che pervade chi ne soffre e chi gli è accanto), la paura di non essere riconosciuti da chi si ama e quella di essere dimenticati. E infine, il terzo livello: la soluzione. Accettare i cambiamenti, anche repentini, dettati dall’Alzheimer e provare a sintonizzarsi su di essi, godendosi ogni prezioso momento insieme.

Non è un caso, infatti, che nell’albo i colori sfumino progressivamente verso toni più caldi via via  che ci si avvicina al crepuscolo e alla fine dell’estate, esaurendosi nella confortante immagine di un gelato e di un tramonto. La piccola protagonista ha capito come seguire il ritmo del nonno e godere dei piccoli, preziosi momenti di felicità, anche di quelli fatti di silenzio e di pace.

La marea

di  Clare Helen Welsh e Ashling Lindsay

Pulce, 2019

La compagna Natalia

Romanzo di formazione, si dice, per indicare un genere letterario che racconta il passaggio della linea d’ombra verso la stagione dell’adultità. E romanzo di formazione essenziale e perfetto è “La compagna Natalia” di Antonia Spaliviero, Sellerio. “Questo è il primo dei romanzi che non aveva pubblicato”, si dice nel risvolto di copertina, dopo la biografia d’una protagonista del teatro contemporaneo, guardando anche “al teatro fuori dai teatri: dalle scuole alle fabbriche”. La scrittura ne è rivelatrice. Perché man mano che scorre il racconto dell’amicizia e delle esperienze di Natalia e dell’amica del cuore, in un istituto tecnico della provincia industriale torinese, alla fine degli anni Sessanta, le figure e gli ambienti prendono corpo come in un’incalzante messa in scena, in cui bastano poche parole dense, un gesto, l’accenno a un ambiente per “vedere” il succedersi dei fatti e capire il carattere dei personaggi. Come a teatro, appunto. La scuola e le case operaie, le amicizie e le prime impacciate esperienze amorose, la parrocchia e le feste de “L’Unità”, l’interpretazione beffarda della retorica di D’Annunzio e la scoperta della beat generation grazie a una professoressa che insegna a leggere Jack Keruac e ascoltare Bob Dylan, la ruvidità dei rapporti sociali e la scoperta del dolore per la morte d’un compagno di scuola. Crescere è lasciare per strada brandelli di emozioni e custodire memorie. Il racconto aiuta a vivere.

La compagna Natalia

Antonia Spaliviero,

Sellerio, 2022

Romanzo di formazione, si dice, per indicare un genere letterario che racconta il passaggio della linea d’ombra verso la stagione dell’adultità. E romanzo di formazione essenziale e perfetto è “La compagna Natalia” di Antonia Spaliviero, Sellerio. “Questo è il primo dei romanzi che non aveva pubblicato”, si dice nel risvolto di copertina, dopo la biografia d’una protagonista del teatro contemporaneo, guardando anche “al teatro fuori dai teatri: dalle scuole alle fabbriche”. La scrittura ne è rivelatrice. Perché man mano che scorre il racconto dell’amicizia e delle esperienze di Natalia e dell’amica del cuore, in un istituto tecnico della provincia industriale torinese, alla fine degli anni Sessanta, le figure e gli ambienti prendono corpo come in un’incalzante messa in scena, in cui bastano poche parole dense, un gesto, l’accenno a un ambiente per “vedere” il succedersi dei fatti e capire il carattere dei personaggi. Come a teatro, appunto. La scuola e le case operaie, le amicizie e le prime impacciate esperienze amorose, la parrocchia e le feste de “L’Unità”, l’interpretazione beffarda della retorica di D’Annunzio e la scoperta della beat generation grazie a una professoressa che insegna a leggere Jack Keruac e ascoltare Bob Dylan, la ruvidità dei rapporti sociali e la scoperta del dolore per la morte d’un compagno di scuola. Crescere è lasciare per strada brandelli di emozioni e custodire memorie. Il racconto aiuta a vivere.

La compagna Natalia

Antonia Spaliviero,

Sellerio, 2022

Botteghe di Tokyo

È il Giappone delle vecchie botteghe, dei piccoli chioschetti, dei negozi a conduzione familiare quello che Mateusz Urbanowicz, un artista polacco che vive a Tokyo da diversi anni, è riuscito a mettere su carta. Da Roppongi a Shibuya, Tokyo è ancora capace di regalare a chi osserva il suo volto più antico e tradizionale, quello a cui molti dei suoi abitanti non presta più attenzione offuscati come sono dalla maestosità e modernità di grattacieli e neon scintillanti.

In “Botteghe di Tokyo”, l’autore completa una serie di quaranta nuove botteghe iniziata con “Notti di Tokyo”, esplorandone le varianti architettoniche. Macellerie, cantine, caffetterie: sono sempre lì, ognuna con i propri  dettagli, i suoi particolari, i suoi colori e le sue curiosità. L’albo è suddiviso in cinque quartieri (Sendagi-Jinbocho, Akihabara-NIhonbashi, Asakusa-Kita Senju, Akabane-Shinagawa, Chuo-Line) e, per ognuna, l’autore ha voluto specificare nome, anno di costruzione, tipologia di negozio, indirizzo e caratteristiche. Le botteghe scelte per il progetto sono quasi tutte molto antiche, costruite durante l’era Showa, tra il 1926 e 1989: locali retrò molto noti, botteghe sconosciute, simboli di quotidianità cittadinaò. Alcune sono già state demolite, chiuse o prossime a sparire. Molte, invece, sono oggi abitazioni private.

Disegnandole, Urbanowicz spera di dare loro nuova vita, nuova luce, e di incuriosire coloro che, passeggiando, non si soffermano ad apprezzarne la storia e la bellezza. Nella speranza che gli sguardi meno accorti possano posarsi su luoghi nascosti dalla frenesia della città giapponese.

Botteghe di Tokyo

di Mateusz Urbanowicz,

L’Ippocampo, 2021

È il Giappone delle vecchie botteghe, dei piccoli chioschetti, dei negozi a conduzione familiare quello che Mateusz Urbanowicz, un artista polacco che vive a Tokyo da diversi anni, è riuscito a mettere su carta. Da Roppongi a Shibuya, Tokyo è ancora capace di regalare a chi osserva il suo volto più antico e tradizionale, quello a cui molti dei suoi abitanti non presta più attenzione offuscati come sono dalla maestosità e modernità di grattacieli e neon scintillanti.

In “Botteghe di Tokyo”, l’autore completa una serie di quaranta nuove botteghe iniziata con “Notti di Tokyo”, esplorandone le varianti architettoniche. Macellerie, cantine, caffetterie: sono sempre lì, ognuna con i propri  dettagli, i suoi particolari, i suoi colori e le sue curiosità. L’albo è suddiviso in cinque quartieri (Sendagi-Jinbocho, Akihabara-NIhonbashi, Asakusa-Kita Senju, Akabane-Shinagawa, Chuo-Line) e, per ognuna, l’autore ha voluto specificare nome, anno di costruzione, tipologia di negozio, indirizzo e caratteristiche. Le botteghe scelte per il progetto sono quasi tutte molto antiche, costruite durante l’era Showa, tra il 1926 e 1989: locali retrò molto noti, botteghe sconosciute, simboli di quotidianità cittadinaò. Alcune sono già state demolite, chiuse o prossime a sparire. Molte, invece, sono oggi abitazioni private.

Disegnandole, Urbanowicz spera di dare loro nuova vita, nuova luce, e di incuriosire coloro che, passeggiando, non si soffermano ad apprezzarne la storia e la bellezza. Nella speranza che gli sguardi meno accorti possano posarsi su luoghi nascosti dalla frenesia della città giapponese.

Botteghe di Tokyo

di Mateusz Urbanowicz,

L’Ippocampo, 2021

Metropolis

Hans Tuzzi ci propone un racconto sotterraneo di Milano, Napoli, Roma e Torino a partire dalle linee metropolitane di queste città. Ad ogni fermata della metro si possono scoprire fatti e personaggi legati a quel luogo. Si scende alla fermata Duomo della metropolitana milanese, dove i fratelli Bocconi aprirono il primo negozio di abiti preconfezionati o alla fermata Vanvitelli di Napoli si può visitare la residenza di Maria Carolina, che sposò giovanissima Ferdinando di Borbone, passato alla storia come “re Nasone”. Si arriva a Roma, in piazza di Spagna, teatro degli amori di Elena Muti e Andrea Sperelli nel romanzo dannunziano, e anche alla fermata Dante della linea 1 di Torino, da dove si può raggiungere il parco del Valentino, sede nel 1902 dell’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna. Un intricato labirinto di percorsi sotterranei dai quali si riaffiora in superficie per trovare ricordi e memorie delle quattro città italiane protagoniste del libro.

Metropolis. Viaggio sotterraneo nella storia segreta delle città d’Italia

Hans Tuzzi

Rizzoli, 2012

Hans Tuzzi ci propone un racconto sotterraneo di Milano, Napoli, Roma e Torino a partire dalle linee metropolitane di queste città. Ad ogni fermata della metro si possono scoprire fatti e personaggi legati a quel luogo. Si scende alla fermata Duomo della metropolitana milanese, dove i fratelli Bocconi aprirono il primo negozio di abiti preconfezionati o alla fermata Vanvitelli di Napoli si può visitare la residenza di Maria Carolina, che sposò giovanissima Ferdinando di Borbone, passato alla storia come “re Nasone”. Si arriva a Roma, in piazza di Spagna, teatro degli amori di Elena Muti e Andrea Sperelli nel romanzo dannunziano, e anche alla fermata Dante della linea 1 di Torino, da dove si può raggiungere il parco del Valentino, sede nel 1902 dell’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna. Un intricato labirinto di percorsi sotterranei dai quali si riaffiora in superficie per trovare ricordi e memorie delle quattro città italiane protagoniste del libro.

Metropolis. Viaggio sotterraneo nella storia segreta delle città d’Italia

Hans Tuzzi

Rizzoli, 2012

Le parole che hanno fatto l’Italia

Da Garibaldi al Tricolore, dal ruolo delle Donne alla Costituzione, da Caporetto a Bicicletta.

A 160 anni dall’Unità d’Italia, Anna Pini sceglie e raccoglie in ordine alfabetico le parole più importanti da custodire non solo per spiegare ai più giovani un periodo delicato e ossimorico come quello della Seconda Guerra Mondiale, ma anche i momenti salienti che hanno reso l’Italia quello che è oggi da Garibaldi alla contemporaneità.

“Le parole che hanno fatto l’Italia” è un glossario di immagini e parole del colore della bandiera italiana, che racconta luoghi, oggetti, idee e personaggi imprescindibili della storia del Paese. Una celebrazione degli ideali partigiani, un attacco frontale alla dittatura fascista, un luogo di raccolta di tutto ciò che vi è in mezzo tra il bianco e il nero.

Le parole che hanno fatto l’Italia

di Anna Pini

Edizioni Piemme, 2021

Da Garibaldi al Tricolore, dal ruolo delle Donne alla Costituzione, da Caporetto a Bicicletta.

A 160 anni dall’Unità d’Italia, Anna Pini sceglie e raccoglie in ordine alfabetico le parole più importanti da custodire non solo per spiegare ai più giovani un periodo delicato e ossimorico come quello della Seconda Guerra Mondiale, ma anche i momenti salienti che hanno reso l’Italia quello che è oggi da Garibaldi alla contemporaneità.

“Le parole che hanno fatto l’Italia” è un glossario di immagini e parole del colore della bandiera italiana, che racconta luoghi, oggetti, idee e personaggi imprescindibili della storia del Paese. Una celebrazione degli ideali partigiani, un attacco frontale alla dittatura fascista, un luogo di raccolta di tutto ciò che vi è in mezzo tra il bianco e il nero.

Le parole che hanno fatto l’Italia

di Anna Pini

Edizioni Piemme, 2021

Come ordinare una biblioteca

“Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”. Sono parole di Marguerite Yourcenar, nelle pagine di “Memorie di Adriano”. E indicano con pungente efficacia il ruolo dei buoni libri, soprattutto nelle stagioni di crisi e incertezze. Come la nostra, appunto. Ecco il tema di questa nota: libri che parlano di libri. Cominciando con un testo essenziale: “Come ordinare una biblioteca” di Roberto Calasso, Adelphi. Un ordine personale, naturalmente, definito da inclinazioni, passioni, gusti estetici, scelte pratiche (è necessario poter trovare i libri quando si ha bisogno di loro, perché, come ci ha insegnato Umberto Eco, “l’uomo colto è colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve”). Ma l’ordine di una biblioteca riflette anche una visione del mondo, dei processi scientifici e culturali, delle evoluzioni della storia. Che cambia man mano che al bibliotecario si aprono nuovi orizzonti di esperienza e conoscenza. Calasso, fondatore e animatore della Adelphi, di libri ne ha scelti, pubblicati, fatti conoscere tanti e, naturalmente, alcuni, preziosi, li ha anche scritti. In queste pagine, tra aneddoti e testimonianze (La Rochefoucald, Warburg, Cassirer e tanti altri), aiuta coloro che amano i libri ad andare ancora avanti, con curiosità e coraggio da appassionati lettori.

Come ordinare una biblioteca

Roberto Calasso

Adelphi, 2020

“Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”. Sono parole di Marguerite Yourcenar, nelle pagine di “Memorie di Adriano”. E indicano con pungente efficacia il ruolo dei buoni libri, soprattutto nelle stagioni di crisi e incertezze. Come la nostra, appunto. Ecco il tema di questa nota: libri che parlano di libri. Cominciando con un testo essenziale: “Come ordinare una biblioteca” di Roberto Calasso, Adelphi. Un ordine personale, naturalmente, definito da inclinazioni, passioni, gusti estetici, scelte pratiche (è necessario poter trovare i libri quando si ha bisogno di loro, perché, come ci ha insegnato Umberto Eco, “l’uomo colto è colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve”). Ma l’ordine di una biblioteca riflette anche una visione del mondo, dei processi scientifici e culturali, delle evoluzioni della storia. Che cambia man mano che al bibliotecario si aprono nuovi orizzonti di esperienza e conoscenza. Calasso, fondatore e animatore della Adelphi, di libri ne ha scelti, pubblicati, fatti conoscere tanti e, naturalmente, alcuni, preziosi, li ha anche scritti. In queste pagine, tra aneddoti e testimonianze (La Rochefoucald, Warburg, Cassirer e tanti altri), aiuta coloro che amano i libri ad andare ancora avanti, con curiosità e coraggio da appassionati lettori.

Come ordinare una biblioteca

Roberto Calasso

Adelphi, 2020

La linea gotica

“Una linea gotica, mentale, per me taglia a mezzo l’Italia. Ci vivo a cavallo. I dilemmi spirituali, dell’anima, si proiettano nella geografia”. Il libro di Ottiero Ottieri è un diario scritto durante gli anni Cinquanta e pubblicato per la prima volta nel 1963, ricco di racconti ed esperienze personali sul mondo della fabbrica nell’Italia del Dopoguerra. Le riflessioni esistenzialiste del taccuino di Ottieri si intrecciano a una critica del sistema industriale di quegli anni e appaiono ancora oggi ricche di stimoli e di interrogativi da porsi. Le considerazioni politiche e sociali dell’autore non rimangono mai pure riflessioni teoriche ma vengono calate nel mondo della fabbrica, mondo conosciuto da Ottieri in prima persona, con la sua esperienza di lavoro in Olivetti, e che verrà ripreso anche nei suoi successivi libri, come nel romanzo autobiografico “Donnarumma all’assalto”, uno dei testi più interessanti della letteratura industriale italiana.

La linea gotica. Taccuino 1948-1958

Ottiero Ottieri

Guanda, 2012

“Una linea gotica, mentale, per me taglia a mezzo l’Italia. Ci vivo a cavallo. I dilemmi spirituali, dell’anima, si proiettano nella geografia”. Il libro di Ottiero Ottieri è un diario scritto durante gli anni Cinquanta e pubblicato per la prima volta nel 1963, ricco di racconti ed esperienze personali sul mondo della fabbrica nell’Italia del Dopoguerra. Le riflessioni esistenzialiste del taccuino di Ottieri si intrecciano a una critica del sistema industriale di quegli anni e appaiono ancora oggi ricche di stimoli e di interrogativi da porsi. Le considerazioni politiche e sociali dell’autore non rimangono mai pure riflessioni teoriche ma vengono calate nel mondo della fabbrica, mondo conosciuto da Ottieri in prima persona, con la sua esperienza di lavoro in Olivetti, e che verrà ripreso anche nei suoi successivi libri, come nel romanzo autobiografico “Donnarumma all’assalto”, uno dei testi più interessanti della letteratura industriale italiana.

La linea gotica. Taccuino 1948-1958

Ottiero Ottieri

Guanda, 2012

Jack Bennet e la Chiave di tutte le cose

Jack Bennet è un bambino di dieci anni come tanti altri. Una mattina, sulla strada del lavoro, Jack incontra un curioso personaggio che pare sbucato dal nulla; un uomo gli consegna una chiave, “la chiave passepartout per aprire ogni serratura”. Jack inizia a viaggiare per mondi sconosciuti e bislacchi, che dovrà gestire per conto del “Padre di tutte le cose”.

Contorni che ricordano “Alice nel Paese della Meraviglie”, con un tocco di Dickens. Lo strambo romanzo di Fiore Manni è ambientato in una Londra d’altri tempi. In diciassette capitoli, veloci e dotati di un bel ritmo, Jack Bennet e la chiave di tutte le cose racconta il rocambolesco apprendistato del personaggio attraverso passaggi transdimensionali in cerca di tesori. Tra animali fantastici, bestie feroci, vecchi saggi e galeoni immensi Jack si ritrova così a vivere le più grandi ed eccitanti avventure, grazie alle quali riesce a fuggire dalla quotidianità, dai compiti e responsabilità che pesano sulle sue spalle, ma soprattutto da una vita adulta che sembra quasi schiacciare la sua innocenza, azzerando gli anni migliori per un bambino della sua età. Con gran dolcezza e ironia, lo stile scorrevole e leggero di Fiore Manni racconta una storia di crescita, amore e fantasia.

Jack Bennet e la Chiave di tutte le cose

di Fiore Manni

Rizzoli, 2018

Jack Bennet è un bambino di dieci anni come tanti altri. Una mattina, sulla strada del lavoro, Jack incontra un curioso personaggio che pare sbucato dal nulla; un uomo gli consegna una chiave, “la chiave passepartout per aprire ogni serratura”. Jack inizia a viaggiare per mondi sconosciuti e bislacchi, che dovrà gestire per conto del “Padre di tutte le cose”.

Contorni che ricordano “Alice nel Paese della Meraviglie”, con un tocco di Dickens. Lo strambo romanzo di Fiore Manni è ambientato in una Londra d’altri tempi. In diciassette capitoli, veloci e dotati di un bel ritmo, Jack Bennet e la chiave di tutte le cose racconta il rocambolesco apprendistato del personaggio attraverso passaggi transdimensionali in cerca di tesori. Tra animali fantastici, bestie feroci, vecchi saggi e galeoni immensi Jack si ritrova così a vivere le più grandi ed eccitanti avventure, grazie alle quali riesce a fuggire dalla quotidianità, dai compiti e responsabilità che pesano sulle sue spalle, ma soprattutto da una vita adulta che sembra quasi schiacciare la sua innocenza, azzerando gli anni migliori per un bambino della sua età. Con gran dolcezza e ironia, lo stile scorrevole e leggero di Fiore Manni racconta una storia di crescita, amore e fantasia.

Jack Bennet e la Chiave di tutte le cose

di Fiore Manni

Rizzoli, 2018

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