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Un milione di ostriche in cima alla montagna

Come hanno fatto milioni di ostriche ad arrivare fino alla cima di una montagna? Si sono arrampicate? Sono cadute come la pioggia, trasportate da un uragano? Sono semplicemente un mucchio di pietre che, per puro caso, hanno la forma di un’ostrica? La Terra ha molti segreti da raccontare e questo albo acclamatissimo ci guida alla scoperta di misteri incredibili, custoditi nelle profondità del nostro pianeta da milioni di anni. C’era il mare sulle montagne! O meglio, le montagne erano in fondo al mare, e poi i movimenti tettonici, e gli strati geologici. Insomma una storia molto complessa che questo libro ha la capacità di rendere semplice senza mai semplificare.

Un milione di ostriche in cima alla montagna è una micro-enciclopedia che porterà i piccoli lettori a prendere progressivamente confidenza con nozioni e terminologie via via sempre più complesse e specifiche dell’ambito geologico. Il percorso, poetico e interessante, creato dall’autore e dall’illustratrice con toni pastello di verdi, marroni e immagini morbide attraversa il Cretaceo, il Permiano, i concetti di rocce sedimentarie, la deriva dei continenti, le tettoniche a placche svelando concetti come i fossili, la datazione di uno strato a partire da un metallo e le radiazioni.

Rigore scientifico e maieutico, contenuti studiati nei minimi dettagli per fornire risposte attraverso una narrazione entusiasmante e divertente sotto forma di dialogo tra adulto e bambino, raffinate e atmosferiche illustrazioni, schede di approfondimento e un glossario finale. Il tutto racchiuso in uno splendido albo illustrato, ideale per apprezzare la storia del nostro mondo e scoprirne la bellezza.

Un milione di ostriche in cima alla montagna
di Alex Nogués e Miren Asian Lora
Camelozampa Editore

Come hanno fatto milioni di ostriche ad arrivare fino alla cima di una montagna? Si sono arrampicate? Sono cadute come la pioggia, trasportate da un uragano? Sono semplicemente un mucchio di pietre che, per puro caso, hanno la forma di un’ostrica? La Terra ha molti segreti da raccontare e questo albo acclamatissimo ci guida alla scoperta di misteri incredibili, custoditi nelle profondità del nostro pianeta da milioni di anni. C’era il mare sulle montagne! O meglio, le montagne erano in fondo al mare, e poi i movimenti tettonici, e gli strati geologici. Insomma una storia molto complessa che questo libro ha la capacità di rendere semplice senza mai semplificare.

Un milione di ostriche in cima alla montagna è una micro-enciclopedia che porterà i piccoli lettori a prendere progressivamente confidenza con nozioni e terminologie via via sempre più complesse e specifiche dell’ambito geologico. Il percorso, poetico e interessante, creato dall’autore e dall’illustratrice con toni pastello di verdi, marroni e immagini morbide attraversa il Cretaceo, il Permiano, i concetti di rocce sedimentarie, la deriva dei continenti, le tettoniche a placche svelando concetti come i fossili, la datazione di uno strato a partire da un metallo e le radiazioni.

Rigore scientifico e maieutico, contenuti studiati nei minimi dettagli per fornire risposte attraverso una narrazione entusiasmante e divertente sotto forma di dialogo tra adulto e bambino, raffinate e atmosferiche illustrazioni, schede di approfondimento e un glossario finale. Il tutto racchiuso in uno splendido albo illustrato, ideale per apprezzare la storia del nostro mondo e scoprirne la bellezza.

Un milione di ostriche in cima alla montagna
di Alex Nogués e Miren Asian Lora
Camelozampa Editore

Magellano e il tesoro delle Molucche

XVI secolo. Una linea immaginaria divide il mondo in due: a ovest la Spagna, ad est il Portogallo. Al centro, nel bel mezzo dell’Oceano Indiano, invece si scorgono le Molucche, isole piene di meraviglie. Per raggiungerle, il Re di Spagna dovrebbe attraversare il territorio portoghese. Non esistono altre rotte. Oppure… Oppure potrebbe affidarsi all’intuizione di un temerario esploratore, Magellano, e cercare un passaggio segreto che dalle Americhe condurrebbe direttamente in Oriente. Tra ammutinamenti, tempeste, mari ghiacciati e tribù bellicose il capitano riuscirà a raggiungere l’Isola delle Spezie, dimostrando una volta per tutte che la Terra è rotonda. A rientrare in Spagna, però, sarà solo un veliero dell’enorme flotta con cui Magellano era salpato e, a bordo, un inaspettato scrivano è già alle prese con il racconto della straordinaria avventura, le cui pagine si intravedono già all’orizzonte.

Esplorazioni marittime, tesori, velieri e imprevisti. “Magellano e il tesoro della Molucche” interseca nel suo racconto Storia, avventura e paesaggi selvaggi di grande fascino. In un’epoca in cui salire a bordo di una nave significava – con ogni probabilità – poter vivere l’avventura di una vita, scoprire territori ignoti e (perchè no?) anche tesori, Spagna e Portogallo rappresentano due Paesi imbattibili per desiderio di possesso di oro, spezie, tessuti preziosi, gemme ma anche flora e fauna locale da mercanteggiare con grandi profitti. L’impresa è raccontata dalla voce del geografo e cronista, scrivano del diario di bordo, Pigafetta, con il piglio delle grandi avventure di mare “alla Emilio Salgari”.

Un romanzo limpido, coerente che richiama senza alcuna difficoltà le atmosfere di Stevenson, Salgari, London, Conrad e persino Melville con immagini che rimangono impresse nell’immaginario del lettore o che lo riportano ai ricordi d’infanzia. Personaggi elegantemente tratteggiati capaci di far sì che il lettore si identifichi, vicende travolgenti che lo trascinano tra le onde e le tribù in luoghi che sembrano creati apposta per fare da palcoscenico ad eventi memoriabili.

Magellano e il tesoro delle Molucche

di Gianluca Barbera

Rizzoli, 2022

XVI secolo. Una linea immaginaria divide il mondo in due: a ovest la Spagna, ad est il Portogallo. Al centro, nel bel mezzo dell’Oceano Indiano, invece si scorgono le Molucche, isole piene di meraviglie. Per raggiungerle, il Re di Spagna dovrebbe attraversare il territorio portoghese. Non esistono altre rotte. Oppure… Oppure potrebbe affidarsi all’intuizione di un temerario esploratore, Magellano, e cercare un passaggio segreto che dalle Americhe condurrebbe direttamente in Oriente. Tra ammutinamenti, tempeste, mari ghiacciati e tribù bellicose il capitano riuscirà a raggiungere l’Isola delle Spezie, dimostrando una volta per tutte che la Terra è rotonda. A rientrare in Spagna, però, sarà solo un veliero dell’enorme flotta con cui Magellano era salpato e, a bordo, un inaspettato scrivano è già alle prese con il racconto della straordinaria avventura, le cui pagine si intravedono già all’orizzonte.

Esplorazioni marittime, tesori, velieri e imprevisti. “Magellano e il tesoro della Molucche” interseca nel suo racconto Storia, avventura e paesaggi selvaggi di grande fascino. In un’epoca in cui salire a bordo di una nave significava – con ogni probabilità – poter vivere l’avventura di una vita, scoprire territori ignoti e (perchè no?) anche tesori, Spagna e Portogallo rappresentano due Paesi imbattibili per desiderio di possesso di oro, spezie, tessuti preziosi, gemme ma anche flora e fauna locale da mercanteggiare con grandi profitti. L’impresa è raccontata dalla voce del geografo e cronista, scrivano del diario di bordo, Pigafetta, con il piglio delle grandi avventure di mare “alla Emilio Salgari”.

Un romanzo limpido, coerente che richiama senza alcuna difficoltà le atmosfere di Stevenson, Salgari, London, Conrad e persino Melville con immagini che rimangono impresse nell’immaginario del lettore o che lo riportano ai ricordi d’infanzia. Personaggi elegantemente tratteggiati capaci di far sì che il lettore si identifichi, vicende travolgenti che lo trascinano tra le onde e le tribù in luoghi che sembrano creati apposta per fare da palcoscenico ad eventi memoriabili.

Magellano e il tesoro delle Molucche

di Gianluca Barbera

Rizzoli, 2022

I miei stupidi intenti

Bernardo Zannoni scrive una favola cruda ed esistenzialista, nella quale i protagonisti sono degli animali che si relazionano e agiscono quasi come essere umani, le loro tane sono delle case con letti e cucina, ma le loro vite sono regolate da istinti e necessità contingenti. Archy è un cucciolo di faina, nato insieme ai suoi fratelli e sorelle in un freddo inverno. Con l’arrivare della primavera rimane zoppo durante il tentativo di rubare delle uova da un nido e la madre, constatata la sua inutilità, decide di venderlo alla volpe Solomon, usuraio del bosco, in cambio di una gallina e mezza. Nonostante il duro lavoro e le botte subite durante la sua cattività, Solomon deciderà di farlo diventare suo apprendista, insegnandoli a leggere e scrivere, abilità imparate osservando il mondo degli uomini. Archy inizierà a scrivere anche le sue personali memorie, utilizzando il suo sangue come inchiostro. Solomon si accorgerà presto che nelle parole scritte dalla faina c’è dell’amore e deciderà di affidargli il compito di riscrivere la sua storia. Il vecchio usuraio è affascinato dal mondo degli umani da quando causalmente ritrovò una Bibbia, da quel giorno, nonostante la discutibile moralità delle sue azioni, la sua vita diventa una continua ricerca di significato, nel tentativo di comprendere le leggi di Dio e degli esseri umani suoi figli, arrivando a pensare di essere lui stesso un uomo tramutato in volpe. A fare da contraltare alla fede della volpe è invece l’odio che Archy inizia a provare per Dio colpevole di causare dolore e sofferenza nella sua vita e di aver riservato la salvezza solo agli esseri umani, dimenticando gli animali. Una scrittura semplice, pulita e diretta, dove le azioni degli animali e le tragedie della vita di Archy pongono interrogativi esistenziali al lettore, che come la giovane faina si trova a riflettere su concetti – forse – estranei al mondo animale: Dio, il tempo, la morte.

I miei stupidi intenti
Bernardo Zannoni,

Sellerio, 2021

Bernardo Zannoni scrive una favola cruda ed esistenzialista, nella quale i protagonisti sono degli animali che si relazionano e agiscono quasi come essere umani, le loro tane sono delle case con letti e cucina, ma le loro vite sono regolate da istinti e necessità contingenti. Archy è un cucciolo di faina, nato insieme ai suoi fratelli e sorelle in un freddo inverno. Con l’arrivare della primavera rimane zoppo durante il tentativo di rubare delle uova da un nido e la madre, constatata la sua inutilità, decide di venderlo alla volpe Solomon, usuraio del bosco, in cambio di una gallina e mezza. Nonostante il duro lavoro e le botte subite durante la sua cattività, Solomon deciderà di farlo diventare suo apprendista, insegnandoli a leggere e scrivere, abilità imparate osservando il mondo degli uomini. Archy inizierà a scrivere anche le sue personali memorie, utilizzando il suo sangue come inchiostro. Solomon si accorgerà presto che nelle parole scritte dalla faina c’è dell’amore e deciderà di affidargli il compito di riscrivere la sua storia. Il vecchio usuraio è affascinato dal mondo degli umani da quando causalmente ritrovò una Bibbia, da quel giorno, nonostante la discutibile moralità delle sue azioni, la sua vita diventa una continua ricerca di significato, nel tentativo di comprendere le leggi di Dio e degli esseri umani suoi figli, arrivando a pensare di essere lui stesso un uomo tramutato in volpe. A fare da contraltare alla fede della volpe è invece l’odio che Archy inizia a provare per Dio colpevole di causare dolore e sofferenza nella sua vita e di aver riservato la salvezza solo agli esseri umani, dimenticando gli animali. Una scrittura semplice, pulita e diretta, dove le azioni degli animali e le tragedie della vita di Archy pongono interrogativi esistenziali al lettore, che come la giovane faina si trova a riflettere su concetti – forse – estranei al mondo animale: Dio, il tempo, la morte.

I miei stupidi intenti
Bernardo Zannoni,

Sellerio, 2021

Stradario aggiornato di tutti i miei baci

Molto più simile ad un “saggio romanzato” che a un romanzo stesso, Stradario aggiornato di tutti i miei baci è – come lo definisce l’autrice stessa – “una disastrologia”, un trattato della difficoltà di stare al mondo, di essere allineati con le sue leggi: «parla degli “inadattabili”, quelli che stanno scomodi ovunque li si metta, quelli che sono isole nel mare degli altri uomini, che non hanno dimestichezza con le cose materiali e immateriali del mondo tra le quali – in primis – l’amore». Le tante sfaccettature dell’Eros (l’incontro, il flirt, il piacere, le convivenze sbagliate, la violenza, l’idealizzazione, la dipendenza) vengono sviscerate in un diario lucido e iperrealistico in cui ogni dettaglio assume al contempo i tratti di un dato scientifico e di una ferita dell’anima. Dalla pandemia di Covid-19 alla vita quotidiana di Roma, tutto è oggetto di una narrazione ironica e burrascosa insieme. Un ironico e dissacrante catalogo di “casi umani”, una galleria di ritratti di tipi umani e professionali, bozzetti di uomini che rappresentano le tappe di un percorso personale e interiore, in una sorta di studio antropologico dell’umanità maschile. Di tutti gli uomini che la protagonista colleziona l’unica costante è A., un Dionisio siciliano fuori dall’orizzonte in grado di mettere sotto scacco ogni suo tentativo di sabotaggio mentre migra, senza sosta, da un amore all’altro spinta ora dalla fame, ora dal bisogno di sentirsi amata o concupita, ora dalla necessità di colmare un vuoto emotivo di cui è lucidamente consapevole: quello lasciato dall’improvvisa morte del padre.

Stradario aggiornato di tutti i miei baci

di Daniela Ranieri

Ponte alle Grazie, 2021

Molto più simile ad un “saggio romanzato” che a un romanzo stesso, Stradario aggiornato di tutti i miei baci è – come lo definisce l’autrice stessa – “una disastrologia”, un trattato della difficoltà di stare al mondo, di essere allineati con le sue leggi: «parla degli “inadattabili”, quelli che stanno scomodi ovunque li si metta, quelli che sono isole nel mare degli altri uomini, che non hanno dimestichezza con le cose materiali e immateriali del mondo tra le quali – in primis – l’amore». Le tante sfaccettature dell’Eros (l’incontro, il flirt, il piacere, le convivenze sbagliate, la violenza, l’idealizzazione, la dipendenza) vengono sviscerate in un diario lucido e iperrealistico in cui ogni dettaglio assume al contempo i tratti di un dato scientifico e di una ferita dell’anima. Dalla pandemia di Covid-19 alla vita quotidiana di Roma, tutto è oggetto di una narrazione ironica e burrascosa insieme. Un ironico e dissacrante catalogo di “casi umani”, una galleria di ritratti di tipi umani e professionali, bozzetti di uomini che rappresentano le tappe di un percorso personale e interiore, in una sorta di studio antropologico dell’umanità maschile. Di tutti gli uomini che la protagonista colleziona l’unica costante è A., un Dionisio siciliano fuori dall’orizzonte in grado di mettere sotto scacco ogni suo tentativo di sabotaggio mentre migra, senza sosta, da un amore all’altro spinta ora dalla fame, ora dal bisogno di sentirsi amata o concupita, ora dalla necessità di colmare un vuoto emotivo di cui è lucidamente consapevole: quello lasciato dall’improvvisa morte del padre.

Stradario aggiornato di tutti i miei baci

di Daniela Ranieri

Ponte alle Grazie, 2021

La foglia di fico

Antonio lavora con le piante. Ne valuta lo stato di salute, ne analizza i danni, ne osserva meccanismi di adattamento e di difesa, ne riporta i risultati al Ministero dell’Agricoltura. Le studia, insomma. E così, capita spesso che, osservandole, si affastellino nella sua mente storie, aneddoti, parallelismi e analogie di cui avverte l’impulso a scrivere: «Prima o poi ci devo scrivere una storia su questa cosa».

Amore, libero arbitrio, felicità, dolore, abbandono, solitudine, vergogna, impermanenza. Ma soprattutto memoria. Una memoria ancestrale, quella della natura, ma anche una memoria umana e individuale. Una memoria profondamente legata al tema dell’oblio, vissuto nella sua duplice accezione di stato di grazia e di dannazione: «Sono ancora incerta sullo scopo finale della vita: ricordare tutto o dimenticare tutto?»

Ripercorrendo in ordine sparso alcuni momenti quotidiani della sua infanzia, adolescenza e maturità, Antonio tocca alcuni dei temi universali più sentiti mostrando al lettore come, in realtà, l’Uomo altro non sia che parte integrante della Natura, e della Natura rispecchia meccanismi di adattamento e di difesa, in un ciclo inarrestabile e integrato di vita.  Giocando sul fil-rouge della memoria e delle suggestioni botaniche, Antonio Pascale affida a dieci piante diverse riflessioni filosofiche ed esistenziali, affrontate con delicatezza e calviniana leggerezza.

La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini

Antonio Pascale; illustrazioni di Stefano Faravelli,

Einaudi, 2021

Antonio lavora con le piante. Ne valuta lo stato di salute, ne analizza i danni, ne osserva meccanismi di adattamento e di difesa, ne riporta i risultati al Ministero dell’Agricoltura. Le studia, insomma. E così, capita spesso che, osservandole, si affastellino nella sua mente storie, aneddoti, parallelismi e analogie di cui avverte l’impulso a scrivere: «Prima o poi ci devo scrivere una storia su questa cosa».

Amore, libero arbitrio, felicità, dolore, abbandono, solitudine, vergogna, impermanenza. Ma soprattutto memoria. Una memoria ancestrale, quella della natura, ma anche una memoria umana e individuale. Una memoria profondamente legata al tema dell’oblio, vissuto nella sua duplice accezione di stato di grazia e di dannazione: «Sono ancora incerta sullo scopo finale della vita: ricordare tutto o dimenticare tutto?»

Ripercorrendo in ordine sparso alcuni momenti quotidiani della sua infanzia, adolescenza e maturità, Antonio tocca alcuni dei temi universali più sentiti mostrando al lettore come, in realtà, l’Uomo altro non sia che parte integrante della Natura, e della Natura rispecchia meccanismi di adattamento e di difesa, in un ciclo inarrestabile e integrato di vita.  Giocando sul fil-rouge della memoria e delle suggestioni botaniche, Antonio Pascale affida a dieci piante diverse riflessioni filosofiche ed esistenziali, affrontate con delicatezza e calviniana leggerezza.

La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini

Antonio Pascale; illustrazioni di Stefano Faravelli,

Einaudi, 2021

Winnie Puh. C’era una volta un orsetto. Quando tutto ebbe inizio

«Fu così che Christopher Robin chiese a Puh di raccontargli del Prima, tanto tempo Prima del suo arrivo al Bosco. Prima che lui conoscesse Winnie Puh, se un Prima esisteva, e Prima che Christopher Robin fosse abbastanza grande da aver dato a Puh il suo nome. Ed ecco quelle storie…» 

Prima, c’era un orsetto tutto pancino e niente gambe sullo scaffale di un grande magazzino, in attesa di essere acquistato. Poi, le avventure di Winnie Puh e Christopher hanno avuto inizio, fra tesori da seppellire, tane da costruire e vasetti pieni di miele. Ma è davvero tutta qui la storia di Puh? Christopher Robin chiede a Puh di raccontargli una storia, di ricordargli qualcosa del passato a iniziare dal loro primo incontro.

L’orsetto più amato dai lettori di tutto il mondo e agli amici del Bosco dei Cento Acri tornano in un prequel ufficiale, per grandi e picci scaturito dalla penna di Jane Riordan e dalla matita di Mark Burgess ispirato alle storie di A.A. Milne. Una storia delicatissima, tenera e incentrata sulle molte forme d’amicizia e di affetto che si possono provare.

Attraverso le parole di Winnie Puh il lettore entra in contatto con un mondo di fantasia capace di avvicinarlo ai valori di empatia, rispetto per le altre creature (uomini, animali o peluche che siano), umanità e amicizia. Ma non solo Puh e i suoi piccoli amici si soffermano spesso sulle piccole cose, sui dettagli; a volte ricordando le cose meno importanti, altre i piccoli piaceri della vita (come il miele tanto amato dall’orsetto). A farla da padrone però in ogni avventura vissuta è l’importanza di essere sempre presenti per chi si ama, senza avvertire la fatica e crescendo insieme, giorno dopo giorno.

Winnie Puh. C’era una volta un orsetto.
Quando tutto ebbe inizio

Di Jane Riordan

Con le illustrazioni di Mark Burgess

Nord-Sud, 2022

«Fu così che Christopher Robin chiese a Puh di raccontargli del Prima, tanto tempo Prima del suo arrivo al Bosco. Prima che lui conoscesse Winnie Puh, se un Prima esisteva, e Prima che Christopher Robin fosse abbastanza grande da aver dato a Puh il suo nome. Ed ecco quelle storie…» 

Prima, c’era un orsetto tutto pancino e niente gambe sullo scaffale di un grande magazzino, in attesa di essere acquistato. Poi, le avventure di Winnie Puh e Christopher hanno avuto inizio, fra tesori da seppellire, tane da costruire e vasetti pieni di miele. Ma è davvero tutta qui la storia di Puh? Christopher Robin chiede a Puh di raccontargli una storia, di ricordargli qualcosa del passato a iniziare dal loro primo incontro.

L’orsetto più amato dai lettori di tutto il mondo e agli amici del Bosco dei Cento Acri tornano in un prequel ufficiale, per grandi e picci scaturito dalla penna di Jane Riordan e dalla matita di Mark Burgess ispirato alle storie di A.A. Milne. Una storia delicatissima, tenera e incentrata sulle molte forme d’amicizia e di affetto che si possono provare.

Attraverso le parole di Winnie Puh il lettore entra in contatto con un mondo di fantasia capace di avvicinarlo ai valori di empatia, rispetto per le altre creature (uomini, animali o peluche che siano), umanità e amicizia. Ma non solo Puh e i suoi piccoli amici si soffermano spesso sulle piccole cose, sui dettagli; a volte ricordando le cose meno importanti, altre i piccoli piaceri della vita (come il miele tanto amato dall’orsetto). A farla da padrone però in ogni avventura vissuta è l’importanza di essere sempre presenti per chi si ama, senza avvertire la fatica e crescendo insieme, giorno dopo giorno.

Winnie Puh. C’era una volta un orsetto.
Quando tutto ebbe inizio

Di Jane Riordan

Con le illustrazioni di Mark Burgess

Nord-Sud, 2022

Moby Dick da Herman Melville

Christophe Chabouté si cimenta con la trasposizione a fumetti di un magnifico classico della letteratura, la storia dell’ossessione del capitano Achab per l’enorme balena bianca, di cui ci propone una versione ridotta e scevra delle lunghissime e dettagliate descrizioni marinaresche presenti nel romanzo. Le splendide tavole in bianco e nero portano il lettore a immergersi nelle profondità della storia e Chabouté usa magistralmente l’inchiostro per creare dei contrasti molto suggestivi alternando scene con uno sfondo nero in cui risaltano i volti dei personaggi, la bianca pioggia o i dettagli del Pequod ad altre con uno sfondo bianco in cui risaltano le ombre, le corde, gli alberi della nave e gli abiti dei personaggi. E poi il mare. Anche lui a volte bianco con le nere increspature delle onde, a volte completamente nero, come il petrolio, in contrasto con le bianche vele, i gabbiani e ovviamente con la bianca balena, che si inabissa nelle cupe profondità marine trascinando con sé Achab, imbrigliato tra le corde dell’arpione con il quale voleva catturare ciò che non si può catturare.

Moby Dick da Herman Melville

Christophe Chabouté,

Mondadori, 2017

Christophe Chabouté si cimenta con la trasposizione a fumetti di un magnifico classico della letteratura, la storia dell’ossessione del capitano Achab per l’enorme balena bianca, di cui ci propone una versione ridotta e scevra delle lunghissime e dettagliate descrizioni marinaresche presenti nel romanzo. Le splendide tavole in bianco e nero portano il lettore a immergersi nelle profondità della storia e Chabouté usa magistralmente l’inchiostro per creare dei contrasti molto suggestivi alternando scene con uno sfondo nero in cui risaltano i volti dei personaggi, la bianca pioggia o i dettagli del Pequod ad altre con uno sfondo bianco in cui risaltano le ombre, le corde, gli alberi della nave e gli abiti dei personaggi. E poi il mare. Anche lui a volte bianco con le nere increspature delle onde, a volte completamente nero, come il petrolio, in contrasto con le bianche vele, i gabbiani e ovviamente con la bianca balena, che si inabissa nelle cupe profondità marine trascinando con sé Achab, imbrigliato tra le corde dell’arpione con il quale voleva catturare ciò che non si può catturare.

Moby Dick da Herman Melville

Christophe Chabouté,

Mondadori, 2017

Marinai perduti

Il libro di Jean Claude Izzo è una storia mediterranea, che racconta le vite di tre uomini, Diamantis, il poeta greco, il marinaio turco Nedim e Adul Aziz, il libanese comandante del cargo Aldébaran, nave che è stata pignorata e che rischia di non lasciare mai il porto di Marsiglia, città multietnica nella quale confluiscono tutti i popoli e che fa da teatro al racconto. Il capitano, insieme al suo secondo, decide di non abbandonare la nave nonostante questa non possa muoversi, mentre l’equipaggio decide di lasciarla, incluso Nedim che vorrebbe tornare a casa, ma viene derubato da due donne e anche lui rimane ancorato nella città portuale francese. Nel romanzo si scoprono amori e misteri del passato dei tre protagonisti, sogni, speranze e tragedie. Un racconto di marinai dall’identità perduta, naufraghi sulla terraferma privati del mare al quale anelano di ritornare.

Marinai perduti

Jean Claude Izzo,

E/O, 2004

Il libro di Jean Claude Izzo è una storia mediterranea, che racconta le vite di tre uomini, Diamantis, il poeta greco, il marinaio turco Nedim e Adul Aziz, il libanese comandante del cargo Aldébaran, nave che è stata pignorata e che rischia di non lasciare mai il porto di Marsiglia, città multietnica nella quale confluiscono tutti i popoli e che fa da teatro al racconto. Il capitano, insieme al suo secondo, decide di non abbandonare la nave nonostante questa non possa muoversi, mentre l’equipaggio decide di lasciarla, incluso Nedim che vorrebbe tornare a casa, ma viene derubato da due donne e anche lui rimane ancorato nella città portuale francese. Nel romanzo si scoprono amori e misteri del passato dei tre protagonisti, sogni, speranze e tragedie. Un racconto di marinai dall’identità perduta, naufraghi sulla terraferma privati del mare al quale anelano di ritornare.

Marinai perduti

Jean Claude Izzo,

E/O, 2004

Quel che la marea nasconde

A bordo della Giralda, una goletta sulla quale sta per svolgersi una cena di gala, viene trovata morta, con una pugnalata al cuore, Judith Plombo, facoltosa imprenditrice e presidente del tennis club che possiede la barca. Il corpo si trova nella cabina della nave, chiusa dall’interno, l’arma del delitto non si trova. Un classico caso da “camera chiusa”, che viene affidato a Valentina Redondo, tenente della Guardia Civil. L’indagine è complessa e la porta a scoprire i segreti nascosti dell’alta società di Santander, cercando di capire chi possa essere stato l’assassino. Un giallo appassionate, che rende omaggio ai grandi maestri del genere da Edgar Allan Poe ad Agatha Christie, in cui per arrivare alla soluzione del mistero bisogna incastrare bene tutte le tessere del mosaico.

Quel che la marea nasconde

María Oruña,

Ponte alle Grazie, 2022

A bordo della Giralda, una goletta sulla quale sta per svolgersi una cena di gala, viene trovata morta, con una pugnalata al cuore, Judith Plombo, facoltosa imprenditrice e presidente del tennis club che possiede la barca. Il corpo si trova nella cabina della nave, chiusa dall’interno, l’arma del delitto non si trova. Un classico caso da “camera chiusa”, che viene affidato a Valentina Redondo, tenente della Guardia Civil. L’indagine è complessa e la porta a scoprire i segreti nascosti dell’alta società di Santander, cercando di capire chi possa essere stato l’assassino. Un giallo appassionate, che rende omaggio ai grandi maestri del genere da Edgar Allan Poe ad Agatha Christie, in cui per arrivare alla soluzione del mistero bisogna incastrare bene tutte le tessere del mosaico.

Quel che la marea nasconde

María Oruña,

Ponte alle Grazie, 2022

La vita segreta delle conchiglie

Ogni conchiglia ha in sé un mare di segreti: portata all’orecchio racconterà la sua storia. Raccoglierle è tra i passatempi più diffusi, specialmente tra i più piccoli quindi perchè non approfondire il mondo nascosto dietro gli intagli che sfiorano con le dita? A partire dalle belle, vivide, dettagliate e piene di colori illustrazioni di Sonia Pulido, la celebre biologa marina Helen Scales accompagna i bambini nel regno delle conchiglie, invitandoli a sviluppare l’arte dell’osservare e cogliere la relazione tra natura ed ecosistema. Forme, colori e consistenze rivelano tante notizie sui loro inquilini e sulla loro provenienza (dagli abissi profondi alla cima degli alberi).
Il volume è impostato in modo che ogni doppia pagina risponda ad una domanda tramite illustrazioni e brevi testi scientifici capaci di raccontare la vita dei molluschi che abitano dentro le conchiglie, le loro strategie di sopravvienza, la storia di cosa le abbia trasformate.
Non mancano tuttavia una serie di aneddoti. Ad esempio, ci sono quelli che molluschi che si illuminano e altri che collezionano a loro volta conchiglie. Ma tutti hanno una cosa in comune: non vedono i motivi delle loro “case” ma li percepiscono: con il loro mantello spugnoso avvolgono tutto il guscio e ci “disegnano” sopra man mano che crescono. Chissà, forse scrivono per non dimenticare qualcosa? Oppure, forse, stanno cercando di comunicare?

La vita segreta delle conchiglie

di Helen Scales, Sonia Pulido

Ogni conchiglia ha in sé un mare di segreti: portata all’orecchio racconterà la sua storia. Raccoglierle è tra i passatempi più diffusi, specialmente tra i più piccoli quindi perchè non approfondire il mondo nascosto dietro gli intagli che sfiorano con le dita? A partire dalle belle, vivide, dettagliate e piene di colori illustrazioni di Sonia Pulido, la celebre biologa marina Helen Scales accompagna i bambini nel regno delle conchiglie, invitandoli a sviluppare l’arte dell’osservare e cogliere la relazione tra natura ed ecosistema. Forme, colori e consistenze rivelano tante notizie sui loro inquilini e sulla loro provenienza (dagli abissi profondi alla cima degli alberi).
Il volume è impostato in modo che ogni doppia pagina risponda ad una domanda tramite illustrazioni e brevi testi scientifici capaci di raccontare la vita dei molluschi che abitano dentro le conchiglie, le loro strategie di sopravvienza, la storia di cosa le abbia trasformate.
Non mancano tuttavia una serie di aneddoti. Ad esempio, ci sono quelli che molluschi che si illuminano e altri che collezionano a loro volta conchiglie. Ma tutti hanno una cosa in comune: non vedono i motivi delle loro “case” ma li percepiscono: con il loro mantello spugnoso avvolgono tutto il guscio e ci “disegnano” sopra man mano che crescono. Chissà, forse scrivono per non dimenticare qualcosa? Oppure, forse, stanno cercando di comunicare?

La vita segreta delle conchiglie

di Helen Scales, Sonia Pulido

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