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Piccola enciclopedia degli alieni

“Non sarebbe deprimente da morire credere di essere l’unica forma di vita nell’universo?” va dritta al punto Micol Beltramini, già conosciuta per le 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita. Ma è solo così che si può davvero partire a esplorare galassie lontane.
Grazie all’ironia e precisione di questa eclettica autrice e alla matita appuntita dell’illustratore Diego Zucchi conosciamo forme di vita che per alcuni rimangono puro frutto della fantasia e che invece per molti rappresentano quasi una sicura realtà. E non pensiamo solo ai marziani oppure al famoso extra terrestre del cinema di Spielberg, si tratta di categorie ben definite: dai pelosi esseri avvistati in California tra gli anni Settanta e Ottanta, ai muscolosi eterniani come He-Man, dai vulcaniani di Star Trek fino a organismi che assumono forme e abitudini vegetali. Sembrerebbe addittura facile imbattersi in certi “esseri di luce”, da non confondere con gli angeli, mentre forse non a tutti è noto il fatto che i Gremlins, cuccioli adorabili ma talvolta pericolosi, sono originari del pianeta Enz.
Come non citare infine l’immensa conoscenza di queste favolose creature da parte dell’incontenibile George Lucas? Nelle sue Guerre Stellari incontriamo i droidi R2-D2 e C-3PO, il cattivissimo Darth Vader, cyborg composto da parti biologiche e meccaniche, e il saggio maestro Yoda che con i suoi insegnamenti ha trasmesso il coraggio a intere generazioni di terrestri perché, in fin dei conti, anche se siamo distanti anni luce, l’importante è conoscerci meglio.

Piccola enciclopedia degli alieni
Micol Beltramini
24Ore Cultura, 2017

“Non sarebbe deprimente da morire credere di essere l’unica forma di vita nell’universo?” va dritta al punto Micol Beltramini, già conosciuta per le 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita. Ma è solo così che si può davvero partire a esplorare galassie lontane.
Grazie all’ironia e precisione di questa eclettica autrice e alla matita appuntita dell’illustratore Diego Zucchi conosciamo forme di vita che per alcuni rimangono puro frutto della fantasia e che invece per molti rappresentano quasi una sicura realtà. E non pensiamo solo ai marziani oppure al famoso extra terrestre del cinema di Spielberg, si tratta di categorie ben definite: dai pelosi esseri avvistati in California tra gli anni Settanta e Ottanta, ai muscolosi eterniani come He-Man, dai vulcaniani di Star Trek fino a organismi che assumono forme e abitudini vegetali. Sembrerebbe addittura facile imbattersi in certi “esseri di luce”, da non confondere con gli angeli, mentre forse non a tutti è noto il fatto che i Gremlins, cuccioli adorabili ma talvolta pericolosi, sono originari del pianeta Enz.
Come non citare infine l’immensa conoscenza di queste favolose creature da parte dell’incontenibile George Lucas? Nelle sue Guerre Stellari incontriamo i droidi R2-D2 e C-3PO, il cattivissimo Darth Vader, cyborg composto da parti biologiche e meccaniche, e il saggio maestro Yoda che con i suoi insegnamenti ha trasmesso il coraggio a intere generazioni di terrestri perché, in fin dei conti, anche se siamo distanti anni luce, l’importante è conoscerci meglio.

Piccola enciclopedia degli alieni
Micol Beltramini
24Ore Cultura, 2017

Tre piani

Nei pressi di Tel Aviv si trova un condominio con tre piani. Al primo piano vive Arnon con le sue ossessioni. Al secondo piano Hani, chiamata da tutti “la vedova” perché il marito è sempre via per lavoro, la cui infelicità prende la forma di un barbagianni fuori dalla finestra. Al terzo Dvora, giudice in pensione, decisa ad andare avanti con la sua vita dopo la scomparsa del marito. Tre storie da raccontare, narrazioni di diverse solitudini che vivono nelle relazioni dei protagonisti, e nei diversi modi in cui decidono di raccontarle: Arnon si sfoga con un amico scrittore, seduto a un bar, sull’orlo del baratro. Hani scrive una lettera a un’amica che non vede da tempo. Dvora registra i suoi racconti sulla segreteria telefonica, rivolgendosi idealmente al defunto marito, perché “I tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Esistono nello spazio tra noi e l’altro, nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia. E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia”. I tre piani dell’anima sono quelli delle tre istanze della teoria freudiana, di cui ognuno dei tre protagonisti rappresenta un aspetto: l’Es, l’Io e il Super Io. Tre racconti di umanità, di colpa e desiderio, di segreti non detti, di rimpianto e volontà, scritti da Eshkol Nevo con rara intensità ed eleganza.

Tre piani
Eshkol Nevo
Neri Pozza, 2017

Nei pressi di Tel Aviv si trova un condominio con tre piani. Al primo piano vive Arnon con le sue ossessioni. Al secondo piano Hani, chiamata da tutti “la vedova” perché il marito è sempre via per lavoro, la cui infelicità prende la forma di un barbagianni fuori dalla finestra. Al terzo Dvora, giudice in pensione, decisa ad andare avanti con la sua vita dopo la scomparsa del marito. Tre storie da raccontare, narrazioni di diverse solitudini che vivono nelle relazioni dei protagonisti, e nei diversi modi in cui decidono di raccontarle: Arnon si sfoga con un amico scrittore, seduto a un bar, sull’orlo del baratro. Hani scrive una lettera a un’amica che non vede da tempo. Dvora registra i suoi racconti sulla segreteria telefonica, rivolgendosi idealmente al defunto marito, perché “I tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Esistono nello spazio tra noi e l’altro, nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia. E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia”. I tre piani dell’anima sono quelli delle tre istanze della teoria freudiana, di cui ognuno dei tre protagonisti rappresenta un aspetto: l’Es, l’Io e il Super Io. Tre racconti di umanità, di colpa e desiderio, di segreti non detti, di rimpianto e volontà, scritti da Eshkol Nevo con rara intensità ed eleganza.

Tre piani
Eshkol Nevo
Neri Pozza, 2017

Fiabe per robot

Draghi, re, cavalieri, principesse, castelli, imprese eroiche e bugie. Questi sono alcuni dei principali elementi ricorrenti nelle fiabe con cui tutti siamo cresciuti. Proviamo però a immaginare: come sarebbero le fiabe in un futuro popolato da robot? Ed ecco che Stanislaw Lem ci porta in un mondo in cui la struttura della favola è simile a quella delle fiabe per umani, ma i protagonisti diventano macchine digitali che lottano contro draghi, elettroguerrieri in cerca di avventure, automi che naufragano su isole deserte. La passione per la scienza ma soprattutto la forza dell’immaginazione e il gusto per la parola, Un buon libro di fantascienza scritto negli anni ’60 e ripubblicato nel 2005 da Marcos y Marcos. I racconti di Lem sono ricchi di stimoli filosofici, che nascono dall’evocazione di tempi e mondi lontani ma che ci portano sempre a interrogarci sul nostro mondo e sui nostri tempi.

Fiabe per robot
Stanislaw Lem
Marcos y Marcos, 2005

Draghi, re, cavalieri, principesse, castelli, imprese eroiche e bugie. Questi sono alcuni dei principali elementi ricorrenti nelle fiabe con cui tutti siamo cresciuti. Proviamo però a immaginare: come sarebbero le fiabe in un futuro popolato da robot? Ed ecco che Stanislaw Lem ci porta in un mondo in cui la struttura della favola è simile a quella delle fiabe per umani, ma i protagonisti diventano macchine digitali che lottano contro draghi, elettroguerrieri in cerca di avventure, automi che naufragano su isole deserte. La passione per la scienza ma soprattutto la forza dell’immaginazione e il gusto per la parola, Un buon libro di fantascienza scritto negli anni ’60 e ripubblicato nel 2005 da Marcos y Marcos. I racconti di Lem sono ricchi di stimoli filosofici, che nascono dall’evocazione di tempi e mondi lontani ma che ci portano sempre a interrogarci sul nostro mondo e sui nostri tempi.

Fiabe per robot
Stanislaw Lem
Marcos y Marcos, 2005

L’ultima canzone del Naviglio

Milano com’era, per capire meglio Milano com’è e fare emergere i valori forti che consentiranno di costruire la Milano che sarà, dopo la crisi sanitaria e la pesante recessione economica. È la città degli ultimi anni Venti quella che fa sfondo alle vicende raccontate da Luca Crovi in “L’ultima canzone del Naviglio” ovvero l’”Inverno di sangue per il commissario De Vincenzi”, Rizzoli. Crovi, con un’originale miscela di rispetto per la tradizione e gusto d’innovazione, riporta in vita il protagonista dei romanzi d’un maestro del “giallo all’italiana”, Augusto De Angelis. E così Carlo De Vincenzi si muove tra le stanze della Questura allora in piazza San Fedele, le strade attorno alla basilica di Sant’Ambrogio, il Tombon de San Marc (là, dove le chiatte scaricavano le bobine di carta per stampare il “Corriere della Sera”) e, appunto, i Navigli, per indagare su rapine e omicidi. Sono i tempi della ligéra, la mala milanese con forti radici popolari. Della modernità accelerata, in cui le auto e l’industria prendono il porto dell’artigianato e delle biciclette. Ma anche quelli delle prepotenze d’un fascismo che ha preso campo e pretende di dominare non solo la politica, ma tutti gli aspetti della vita sociale e civile.

L’ultima canzone del Naviglio
Luca Crovi
Rizzoli, 2020

Milano com’era, per capire meglio Milano com’è e fare emergere i valori forti che consentiranno di costruire la Milano che sarà, dopo la crisi sanitaria e la pesante recessione economica. È la città degli ultimi anni Venti quella che fa sfondo alle vicende raccontate da Luca Crovi in “L’ultima canzone del Naviglio” ovvero l’”Inverno di sangue per il commissario De Vincenzi”, Rizzoli. Crovi, con un’originale miscela di rispetto per la tradizione e gusto d’innovazione, riporta in vita il protagonista dei romanzi d’un maestro del “giallo all’italiana”, Augusto De Angelis. E così Carlo De Vincenzi si muove tra le stanze della Questura allora in piazza San Fedele, le strade attorno alla basilica di Sant’Ambrogio, il Tombon de San Marc (là, dove le chiatte scaricavano le bobine di carta per stampare il “Corriere della Sera”) e, appunto, i Navigli, per indagare su rapine e omicidi. Sono i tempi della ligéra, la mala milanese con forti radici popolari. Della modernità accelerata, in cui le auto e l’industria prendono il porto dell’artigianato e delle biciclette. Ma anche quelli delle prepotenze d’un fascismo che ha preso campo e pretende di dominare non solo la politica, ma tutti gli aspetti della vita sociale e civile.

L’ultima canzone del Naviglio
Luca Crovi
Rizzoli, 2020

Diario di un killer sentimentale

Madrid, un killer professionista riceve un nuovo incarico. Lui sempre impeccabile ad ogni incarico, stavolta però la giornata è iniziata male. La sua ragazza si è innamorata di un altro e proprio quel giorno decide di piantarlo per un messicano. Guarda la foto del suo prossimo obiettivo e anziché portare avanti il lavoro freddamente, come sempre, s’incuriosisce. Vuole saperne di più sul perché di questa commissione. Diventa imprudente, arriva a rischiare la vita. In questo lavoro significa una condanna al pensionamento anticipato. Il diario di una lunga settimana, l’ultima della carriera per il sicario immaginato da Sepúlveda. Un veloce romanzo con uno stile asciutto, secco e incisivo come i pensieri e le emozioni del protagonista. Un noir velato da una leggera ironia, a tratti sarcastico. Da leggere tutto d’un fiato.

Luis Sepúlveda
Diario di un killer sentimentale
Guanda, 1996

Madrid, un killer professionista riceve un nuovo incarico. Lui sempre impeccabile ad ogni incarico, stavolta però la giornata è iniziata male. La sua ragazza si è innamorata di un altro e proprio quel giorno decide di piantarlo per un messicano. Guarda la foto del suo prossimo obiettivo e anziché portare avanti il lavoro freddamente, come sempre, s’incuriosisce. Vuole saperne di più sul perché di questa commissione. Diventa imprudente, arriva a rischiare la vita. In questo lavoro significa una condanna al pensionamento anticipato. Il diario di una lunga settimana, l’ultima della carriera per il sicario immaginato da Sepúlveda. Un veloce romanzo con uno stile asciutto, secco e incisivo come i pensieri e le emozioni del protagonista. Un noir velato da una leggera ironia, a tratti sarcastico. Da leggere tutto d’un fiato.

Luis Sepúlveda
Diario di un killer sentimentale
Guanda, 1996

C’era due volte il barone Lamberto

Siamo sull’isola di San Giulio, sul lago d’Orta. Il vecchio barone Lamberto, esigente e malato, è accudito dal suo maggiordomo in una lussuosa villa in cui dalla soffitta riecheggia costantemente e misteriosamente il nome del suo ricco proprietario … “Lamberto, Lamberto, Lamberto…” L’eccentrico barone dovrà fare i conti con un nipote avido, che vorrebbe impadronirsi dell’eredità, e con un gruppo di banditi decisi a rapirlo e a chiedere un enorme riscatto. La storia è tutto giocata su colpi di scena, paradossi, trovate bizzarre che offrono al lettore un divertimento assicurato. Un romanzo, ma anche un inno alla fantasia nella struttura stessa del libro, dove a fine di ogni capitolo troviamo i “poscritti”, nei qual Gianni Rodari chiacchiera un po’ con il lettore, racconta un episodio soppresso, recita una poesia, ma soprattutto suggerisce un gioco. E allora lasciamoci coinvolgere in questo gioco di creatività e divertiamoci magari insieme a tutta la famiglia a comporre nuove storie e poesie con le parole trovate aprendo a caso il vocabolario o a immaginare una diversa conclusione della storia. “Ogni lettore scontento del finale, può cambiarlo a suo piacere, aggiungendo al libro un capitolo o due. O anche tredici. Mai lasciarsi spaventare dalla parola.”

C’era due volte il barone Lamberto
Gianni Rodari
Einaudi ragazzi, 2011

Siamo sull’isola di San Giulio, sul lago d’Orta. Il vecchio barone Lamberto, esigente e malato, è accudito dal suo maggiordomo in una lussuosa villa in cui dalla soffitta riecheggia costantemente e misteriosamente il nome del suo ricco proprietario … “Lamberto, Lamberto, Lamberto…” L’eccentrico barone dovrà fare i conti con un nipote avido, che vorrebbe impadronirsi dell’eredità, e con un gruppo di banditi decisi a rapirlo e a chiedere un enorme riscatto. La storia è tutto giocata su colpi di scena, paradossi, trovate bizzarre che offrono al lettore un divertimento assicurato. Un romanzo, ma anche un inno alla fantasia nella struttura stessa del libro, dove a fine di ogni capitolo troviamo i “poscritti”, nei qual Gianni Rodari chiacchiera un po’ con il lettore, racconta un episodio soppresso, recita una poesia, ma soprattutto suggerisce un gioco. E allora lasciamoci coinvolgere in questo gioco di creatività e divertiamoci magari insieme a tutta la famiglia a comporre nuove storie e poesie con le parole trovate aprendo a caso il vocabolario o a immaginare una diversa conclusione della storia. “Ogni lettore scontento del finale, può cambiarlo a suo piacere, aggiungendo al libro un capitolo o due. O anche tredici. Mai lasciarsi spaventare dalla parola.”

C’era due volte il barone Lamberto
Gianni Rodari
Einaudi ragazzi, 2011

Pezzi da museo

“Pezzi da museo”, è il titolo d’un libro originale, curato da Maggie Fergusson e pubblicato da Sellerio: un viaggio alla scoperta di “ventidue collezioni straordinarie nel racconto di grandi scrittori”. L’idea di partenza è che “i musei sono luoghi nei quali è possibile scoprire il passato, riflettere sulla nostra idea del mondo e raccogliere intuizioni che ci guideranno nel futuro”. Il secondo cardine è che la visione di un’opera d’arte o d’un oggetto degno di memoria sia in fin dei conti molto personale, diverso per ognuno di noi. E che l’esperienza di chi ha occhi curiosi e sofisticata capacità d’uso di parole possa stimolare e arricchire i nostri percorsi. Così ecco Roddolo Doyle guidarci nelle stanze del “Museo della gente comune” nel Lower East Side di New York, Julian Barnes nella casa museo di Sibelius in Finlandia (musica, natura, malinconia), Ali Smith tra le raccolte di Villa San Michele a Capri, respirando le atmosfere di Axel Munthe e tanto altro ancora. I musei sono “posti in cui i valori resistono”.

Pezzi da museo
a cura di Maggie Fergusson
Sellerio, 2019

“Pezzi da museo”, è il titolo d’un libro originale, curato da Maggie Fergusson e pubblicato da Sellerio: un viaggio alla scoperta di “ventidue collezioni straordinarie nel racconto di grandi scrittori”. L’idea di partenza è che “i musei sono luoghi nei quali è possibile scoprire il passato, riflettere sulla nostra idea del mondo e raccogliere intuizioni che ci guideranno nel futuro”. Il secondo cardine è che la visione di un’opera d’arte o d’un oggetto degno di memoria sia in fin dei conti molto personale, diverso per ognuno di noi. E che l’esperienza di chi ha occhi curiosi e sofisticata capacità d’uso di parole possa stimolare e arricchire i nostri percorsi. Così ecco Roddolo Doyle guidarci nelle stanze del “Museo della gente comune” nel Lower East Side di New York, Julian Barnes nella casa museo di Sibelius in Finlandia (musica, natura, malinconia), Ali Smith tra le raccolte di Villa San Michele a Capri, respirando le atmosfere di Axel Munthe e tanto altro ancora. I musei sono “posti in cui i valori resistono”.

Pezzi da museo
a cura di Maggie Fergusson
Sellerio, 2019

Olga e la creatura senza nome

Olga è una ragazzina impertinente e fuori dagli schemi, un po’ introversa e grande osservatrice. La sua passione più grande sono gli animali, tanto che preferisce stare con gli animali piuttosto che con gli umani e da grande vuole fare la zoologa. Un giorno Olga trova nella spazzatura un piccolo esserino rosa, simile a una patata con la coda e molto puzzolente, sembra proprio aver scoperto una nuova specie animale, così decide di adottarlo e dargli anche un nome scientifico: olgarius ridiculis. Un libro divertente, in cui la narrazione si incrocia con il fumetto e le illustrazioni, raccogliendo le osservazioni della piccola zoologa e i suoi esperimenti, tra colpi di scena e imprevisti.

Olga e la creatura senza nome
Elise Gravel
Terre di Mezzo, 2019

Olga è una ragazzina impertinente e fuori dagli schemi, un po’ introversa e grande osservatrice. La sua passione più grande sono gli animali, tanto che preferisce stare con gli animali piuttosto che con gli umani e da grande vuole fare la zoologa. Un giorno Olga trova nella spazzatura un piccolo esserino rosa, simile a una patata con la coda e molto puzzolente, sembra proprio aver scoperto una nuova specie animale, così decide di adottarlo e dargli anche un nome scientifico: olgarius ridiculis. Un libro divertente, in cui la narrazione si incrocia con il fumetto e le illustrazioni, raccogliendo le osservazioni della piccola zoologa e i suoi esperimenti, tra colpi di scena e imprevisti.

Olga e la creatura senza nome
Elise Gravel
Terre di Mezzo, 2019

Breve storia del mio silenzio

La poesia delle radici, nei ricordi d’infanzia nella Lucania antica e severa. L’ambizione della modernità, con lo sguardo rivolto a una Milano “illuminista” costruita sul dinamismo di lavoro, consumi, profonde trasformazioni sociali. Si muove lungo queste due dimensioni Breve storia del mio silenzio di Giuseppe Lupo, Marsilio, il romanzo più bello e denso d’uno scrittore che ancora una volta dimostra di saper legare con maestria autobiografia lucida e malinconica con senso competente della grande Storia.

La prima scena è d’un interno di casa familiare, nella fine degli anni Sessanta, in un paese del Sud. Madre maestra, padre maestro anche lui e appassionato organizzatore di incontri culturali. L’annuncio della nascita d’una “sorellina” sconvolge il mondo d’un bambino tanto sensibile da sentirsi emarginato dal nuovo arrivo. Il rifugio è in un lungo, ostinato silenzio. Da cui però comincia la lenta, faticosa riconquista della parola, attraverso i libri, sino a trovare, nelle pagine lette e poi scritte, il senso più profondo del proprio destino. Sino all’arrivo a Milano, all’università, alla scoperta dell’editoria.

Breve storia del mio silenzio
Giuseppe Lupo
Marsilio, 2019

La poesia delle radici, nei ricordi d’infanzia nella Lucania antica e severa. L’ambizione della modernità, con lo sguardo rivolto a una Milano “illuminista” costruita sul dinamismo di lavoro, consumi, profonde trasformazioni sociali. Si muove lungo queste due dimensioni Breve storia del mio silenzio di Giuseppe Lupo, Marsilio, il romanzo più bello e denso d’uno scrittore che ancora una volta dimostra di saper legare con maestria autobiografia lucida e malinconica con senso competente della grande Storia.

La prima scena è d’un interno di casa familiare, nella fine degli anni Sessanta, in un paese del Sud. Madre maestra, padre maestro anche lui e appassionato organizzatore di incontri culturali. L’annuncio della nascita d’una “sorellina” sconvolge il mondo d’un bambino tanto sensibile da sentirsi emarginato dal nuovo arrivo. Il rifugio è in un lungo, ostinato silenzio. Da cui però comincia la lenta, faticosa riconquista della parola, attraverso i libri, sino a trovare, nelle pagine lette e poi scritte, il senso più profondo del proprio destino. Sino all’arrivo a Milano, all’università, alla scoperta dell’editoria.

Breve storia del mio silenzio
Giuseppe Lupo
Marsilio, 2019

Furor Mathematicus

Settant’anni dopo la sua prima pubblicazione  -era il 1950-  torna in libreria in una nuova edizione Oscar Mondadori Furor Mathematicus di Leonardo Sinisgalli. Forse l’opera più rappresentativa dell’ingegnere-poeta di Montemurro: una raccolta di pensieri, aforismi, dialoghi, apologhi pressoché contemporanei all’inizio dell’esperienza della Rivista Pirelli, che Sinisgalli creò assieme a Giuseppe Luraghi nel 1948. Disponibile per la consultazione presso la biblioteca della Fondazione Pirelli, Furor Mathematicus segna il punto mobile di equilibrio tra la parola e il numero, fra la poesia e la matematica, tra la figura e l’algoritmo. È la pietra miliare dove la cultura umanistica e la cultura scientifica si incontrano: un non-luogo che Sinisgalli cercò  -trovandolo-  per tutto il corso del secondo Novecento.

Settant’anni dopo la sua prima pubblicazione  -era il 1950-  torna in libreria in una nuova edizione Oscar Mondadori Furor Mathematicus di Leonardo Sinisgalli. Forse l’opera più rappresentativa dell’ingegnere-poeta di Montemurro: una raccolta di pensieri, aforismi, dialoghi, apologhi pressoché contemporanei all’inizio dell’esperienza della Rivista Pirelli, che Sinisgalli creò assieme a Giuseppe Luraghi nel 1948. Disponibile per la consultazione presso la biblioteca della Fondazione Pirelli, Furor Mathematicus segna il punto mobile di equilibrio tra la parola e il numero, fra la poesia e la matematica, tra la figura e l’algoritmo. È la pietra miliare dove la cultura umanistica e la cultura scientifica si incontrano: un non-luogo che Sinisgalli cercò  -trovandolo-  per tutto il corso del secondo Novecento.

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