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Alma

Il romanzo di Federica Manzon, finalista al Premio Campiello 2024, è la storia di Alma, una giornalista che dopo molti anni torna a Trieste, dove è nata e cresciuta. Una città di confine, crocevia di storie personali e di popolazioni, con una propria identità che nasce dal groviglio di culture che la animano. Il libro traccia una geografia della memoria della protagonista, seguendo percorsi che si muovono tra il passato dei suoi ricordi e il presente, nei tre giorni che precedono la Pasqua ortodossa. Un viaggio in cui Alma scava nel tempo per capire chi fosse suo padre, un uomo misterioso che lavorava per il maresciallo Tito, una figura evanescente, che appariva e scompariva nei suoi viaggi di là, nel mondo degli “s’ciavi”, come vengono chiamati gli abitanti dell’ex-Jugoslavia. Un mondo di cui lei non era parte, pieno di segreti non svelati, perché, secondo suo padre, alcune cose è meglio non saperle; sono le cose del presente che contano, non quelle del passato. Da questo mondo “altro” arriva un giorno anche Vili, un ragazzino serbo figlio di dissidenti del regime, fuggito da Belgrado. Alma e Vili crescono insieme, dapprima fratellastri, poi amici, amanti, antagonisti. Le loro vite si separeranno per molti anni, si ricongiungeranno a Belgrado, durante la guerra nei Balcani, per poi ritrovarsi nuovamente a Trieste dove a Vili è stata consegnata l’eredità che Alma dovrà raccogliere.

Alma

Federica Manzon

Feltrinelli, 2024

Il romanzo di Federica Manzon, finalista al Premio Campiello 2024, è la storia di Alma, una giornalista che dopo molti anni torna a Trieste, dove è nata e cresciuta. Una città di confine, crocevia di storie personali e di popolazioni, con una propria identità che nasce dal groviglio di culture che la animano. Il libro traccia una geografia della memoria della protagonista, seguendo percorsi che si muovono tra il passato dei suoi ricordi e il presente, nei tre giorni che precedono la Pasqua ortodossa. Un viaggio in cui Alma scava nel tempo per capire chi fosse suo padre, un uomo misterioso che lavorava per il maresciallo Tito, una figura evanescente, che appariva e scompariva nei suoi viaggi di là, nel mondo degli “s’ciavi”, come vengono chiamati gli abitanti dell’ex-Jugoslavia. Un mondo di cui lei non era parte, pieno di segreti non svelati, perché, secondo suo padre, alcune cose è meglio non saperle; sono le cose del presente che contano, non quelle del passato. Da questo mondo “altro” arriva un giorno anche Vili, un ragazzino serbo figlio di dissidenti del regime, fuggito da Belgrado. Alma e Vili crescono insieme, dapprima fratellastri, poi amici, amanti, antagonisti. Le loro vite si separeranno per molti anni, si ricongiungeranno a Belgrado, durante la guerra nei Balcani, per poi ritrovarsi nuovamente a Trieste dove a Vili è stata consegnata l’eredità che Alma dovrà raccogliere.

Alma

Federica Manzon

Feltrinelli, 2024

Il caso dei sessantasei secondi

Sulla linea ferroviaria per Birmingham, nella tratta Marylebone-Aylesbury, c’è una stazione in cui i treni non si fermano. Sembra una stazione come tante, ma non ha l’insegna e non appare sulle carte. Un solo treno vi fa tappa, ogni notte, a mezzanotte: vi sosta per poco più di un minuto. Sessantasei secondi esatti. Nessuno sale, nessuno scende. Generalmente, i passeggeri sono troppo assonnati per farci caso e nessuno fa domande. Almeno fino a quando, una mattina, sul “Morning Post”, un trafiletto riporta la lamentela di una viaggiatrice che ne racconta la particolarità.

Quattro amiche inseparabili lo leggono e rimangono così catturate da questa storia che decidono di svelarne il mistero, salendo in carrozza e aspettando…sessantasei secondi.

“Il caso dei sessantasei secondi” è il primo romanzo della saga “Ordine della Ghirlanda” di Tommaso Percivale, una serie che ha tutti gli ingredienti di un mistery per ragazzi in grado di appassionare anche gli adulti. Attraverso una scrittura essenziale e piacevole, la trama trasporta il lettore in medias res nella Londra vittoriana in cui si ambienta la vicenda, e lo trascina, con la stessa velocità del treno, fino alla fine del racconto, senza mai perderne l’attenzione. La struttura narrativa de “Il caso dei sessantasei secondi” scorre lineare e rapida pur senza mancare dei giusti intrecci capaci di stimolare la mente dei suoi lettori, affrontando anche temi universali – come l’amicizia – accanto a una buona dose di empowerment femminile.

Il caso dei sessantasei secondi

di Tommaso Percivale

Mondadori, 2022

Sulla linea ferroviaria per Birmingham, nella tratta Marylebone-Aylesbury, c’è una stazione in cui i treni non si fermano. Sembra una stazione come tante, ma non ha l’insegna e non appare sulle carte. Un solo treno vi fa tappa, ogni notte, a mezzanotte: vi sosta per poco più di un minuto. Sessantasei secondi esatti. Nessuno sale, nessuno scende. Generalmente, i passeggeri sono troppo assonnati per farci caso e nessuno fa domande. Almeno fino a quando, una mattina, sul “Morning Post”, un trafiletto riporta la lamentela di una viaggiatrice che ne racconta la particolarità.

Quattro amiche inseparabili lo leggono e rimangono così catturate da questa storia che decidono di svelarne il mistero, salendo in carrozza e aspettando…sessantasei secondi.

“Il caso dei sessantasei secondi” è il primo romanzo della saga “Ordine della Ghirlanda” di Tommaso Percivale, una serie che ha tutti gli ingredienti di un mistery per ragazzi in grado di appassionare anche gli adulti. Attraverso una scrittura essenziale e piacevole, la trama trasporta il lettore in medias res nella Londra vittoriana in cui si ambienta la vicenda, e lo trascina, con la stessa velocità del treno, fino alla fine del racconto, senza mai perderne l’attenzione. La struttura narrativa de “Il caso dei sessantasei secondi” scorre lineare e rapida pur senza mancare dei giusti intrecci capaci di stimolare la mente dei suoi lettori, affrontando anche temi universali – come l’amicizia – accanto a una buona dose di empowerment femminile.

Il caso dei sessantasei secondi

di Tommaso Percivale

Mondadori, 2022

I Bonora

Hacca Edizioni pubblica un testo inedito di Giovanni Pirelli, fratello di Leopoldo e grande intellettuale antifascista del Novecento. Il romanzo, che si apre con una prefazione di Giuseppe Lupo, racconta la saga familiare dei Bonora, a partire dalla morte, nel 1935, del patriarca Emanuele, fondatore delle Officine Meccaniche Bonora. Il romanzo segue poi le sorti del figlio Giulio e dei nipoti, Michele e Andrea, quest’ultimo con molte caratteristiche che lo accomunano all’autore, anch’esso discendente di una grande famiglia imprenditoriale italiana. Le sorti dei protagonisti si intrecciano alla Storia d’Italia alla vigilia del Secondo Conflitto Mondiale, e i nipoti saranno chiamati a decidere da che parte schierarsi, messi di fronte alla guerra alle porte, che chiede ai giovani il sacrificio della propria vita. Grazie all’impegno dell’editore e degli eredi di Giovanni Pirelli nella pubblicazione di questo prezioso testo, possiamo leggere per la prima volta un libro straordinario che, seguendo l’analisi introduttiva di Lupo, presenta due anime narrative: “una risponde ai quesiti del romanzo imprenditoriale, l’altra riguarda la tipologia di quello resistenziale”.

I Bonora

Giovanni Pirelli; prefazione di Giuseppe Lupo

Hacca edizioni, 2024

Hacca Edizioni pubblica un testo inedito di Giovanni Pirelli, fratello di Leopoldo e grande intellettuale antifascista del Novecento. Il romanzo, che si apre con una prefazione di Giuseppe Lupo, racconta la saga familiare dei Bonora, a partire dalla morte, nel 1935, del patriarca Emanuele, fondatore delle Officine Meccaniche Bonora. Il romanzo segue poi le sorti del figlio Giulio e dei nipoti, Michele e Andrea, quest’ultimo con molte caratteristiche che lo accomunano all’autore, anch’esso discendente di una grande famiglia imprenditoriale italiana. Le sorti dei protagonisti si intrecciano alla Storia d’Italia alla vigilia del Secondo Conflitto Mondiale, e i nipoti saranno chiamati a decidere da che parte schierarsi, messi di fronte alla guerra alle porte, che chiede ai giovani il sacrificio della propria vita. Grazie all’impegno dell’editore e degli eredi di Giovanni Pirelli nella pubblicazione di questo prezioso testo, possiamo leggere per la prima volta un libro straordinario che, seguendo l’analisi introduttiva di Lupo, presenta due anime narrative: “una risponde ai quesiti del romanzo imprenditoriale, l’altra riguarda la tipologia di quello resistenziale”.

I Bonora

Giovanni Pirelli; prefazione di Giuseppe Lupo

Hacca edizioni, 2024

L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise

Coyote ha 12 anni e vive su un vecchio scuolabus convertito in una casa su due ruote che viaggia in lungo e in largo attraverso gli Stati Uniti. Un viaggio on the road, potreste pensare. E invece no. Quella di Coyote, del gatto Ivan e di suo papà Rodeo è più una fuga dal passato e dai ricordi. Possono andare ovunque, eccetto a Poplin’ Springs. Questo almeno finché, un giorno, la ragazzina non viene a sapere che il parco giochi dov’è cresciuta sta per essere raso al suolo. Vuole salvarlo ma convincere Rodeo a tornare indietro è un’impresa disperata. Inizia così un’avventura che la porterà, in soli quattro giorni, da una costa all’altra degli USA. Imprevisti, nuove conoscenze, segreti urlati al vento e cambi di rotta poteranno i due protagonisti a scoprire che spesso, per affrontare il passato, è necessario condividere il presente.

Infinte autostrade americane, sole, stazioni di servizio, uno scuolabus giallo. Cosa ci può essere di più  “a stelle e strisce”? Vincitore di diversi premi letterari, ciò che colpisce di più leggendo “L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise” è la costruzione a tutto tondo dei personaggi: solidi, credibili, ben delineati. Non solo quello della protagonista che, in prima persona, ci trasporta in un’afosissima stazione di servizio in Oregon, ma anche di tutte le figure che circondano il suo racconto. Ognuno è parte necessaria, integrante e mai marginale della storia (tanto che facilmente si passa da un racconto in prima persona a uno corale dei grandi temi universali e transgenerazionali).

In un crescendo d’intensità, la storia di Coyote e di Rodeo parte scanzonata per diventare, col passare delle pagine, via via sempre più densa con uno stile diretto, ironico e spesso profetico, ma sempre fortemente umano. Il lettore viene immerso nei ricordi, nei sogni di viaggi fuori dal comune, nelle amicizie senza tempo, entra in contatto con fantasmi che si collocano invece in un tempo ben preciso: il passato. Sarà la corsa verso Poplin’ Spring che scioglierà i nodi della vicenda: alla libertà, alla mancanza di regole e di un passato si dovrà sostituire la riappropriazione di quei nomi e di quell’identità che i due protagonisti hanno lasciato dietro di loro, cinque anni prima. Per farlo, però, sarà necessario far pace con ciò che li ha portati a privarsene.

L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise

di Dan Gemeinhart

EDT, 2022

Coyote ha 12 anni e vive su un vecchio scuolabus convertito in una casa su due ruote che viaggia in lungo e in largo attraverso gli Stati Uniti. Un viaggio on the road, potreste pensare. E invece no. Quella di Coyote, del gatto Ivan e di suo papà Rodeo è più una fuga dal passato e dai ricordi. Possono andare ovunque, eccetto a Poplin’ Springs. Questo almeno finché, un giorno, la ragazzina non viene a sapere che il parco giochi dov’è cresciuta sta per essere raso al suolo. Vuole salvarlo ma convincere Rodeo a tornare indietro è un’impresa disperata. Inizia così un’avventura che la porterà, in soli quattro giorni, da una costa all’altra degli USA. Imprevisti, nuove conoscenze, segreti urlati al vento e cambi di rotta poteranno i due protagonisti a scoprire che spesso, per affrontare il passato, è necessario condividere il presente.

Infinte autostrade americane, sole, stazioni di servizio, uno scuolabus giallo. Cosa ci può essere di più  “a stelle e strisce”? Vincitore di diversi premi letterari, ciò che colpisce di più leggendo “L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise” è la costruzione a tutto tondo dei personaggi: solidi, credibili, ben delineati. Non solo quello della protagonista che, in prima persona, ci trasporta in un’afosissima stazione di servizio in Oregon, ma anche di tutte le figure che circondano il suo racconto. Ognuno è parte necessaria, integrante e mai marginale della storia (tanto che facilmente si passa da un racconto in prima persona a uno corale dei grandi temi universali e transgenerazionali).

In un crescendo d’intensità, la storia di Coyote e di Rodeo parte scanzonata per diventare, col passare delle pagine, via via sempre più densa con uno stile diretto, ironico e spesso profetico, ma sempre fortemente umano. Il lettore viene immerso nei ricordi, nei sogni di viaggi fuori dal comune, nelle amicizie senza tempo, entra in contatto con fantasmi che si collocano invece in un tempo ben preciso: il passato. Sarà la corsa verso Poplin’ Spring che scioglierà i nodi della vicenda: alla libertà, alla mancanza di regole e di un passato si dovrà sostituire la riappropriazione di quei nomi e di quell’identità che i due protagonisti hanno lasciato dietro di loro, cinque anni prima. Per farlo, però, sarà necessario far pace con ciò che li ha portati a privarsene.

L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise

di Dan Gemeinhart

EDT, 2022

La cucina italiana non esiste

Alberto Grandi e Daniele Soffiati tornano a sfatare i luoghi comuni e i miti costruiti attorno alle tavole degli italiani, dopo il successo della serie di podcast “DOI, Denominazione di Origine Inventata”. Stesso titolo del primo libro di Grandi sull’argomento, in cui il docente di Storia economica e Storia dell’alimentazione dell’Università di Parma provava a smontare miti e leggende della cucina italiana, attirandosi le ire di puristi e sovranisti alimentari. Una lettura che non vuole screditare la cucina italiana – che alla fine, certo, esiste – ma valorizzarla, raccontandone l’evoluzione e ironizzando su un certo modo di intendere la tradizione come qualcosa di eterno e immutabile. D’altronde provate a dire a un romano che usate cipolla e pancetta per la carbonara o a un milanese che preferite il panettone al cioccolato, vi sentirete spesso rispondere che offendete una ricetta scritta nella pietra, la quale ha origini antichissime e spesso ammantate da un velo di mistero. La caratteristica della cucina italiana è invece proprio quella di aver conosciuto molteplici influenze, cambiamenti e innovazioni, che l’hanno resa oggi una delle più apprezzate al mondo.

La cucina italiana non esiste

Alberto Grandi e Daniele Soffiati

Mondadori, 2024

Alberto Grandi e Daniele Soffiati tornano a sfatare i luoghi comuni e i miti costruiti attorno alle tavole degli italiani, dopo il successo della serie di podcast “DOI, Denominazione di Origine Inventata”. Stesso titolo del primo libro di Grandi sull’argomento, in cui il docente di Storia economica e Storia dell’alimentazione dell’Università di Parma provava a smontare miti e leggende della cucina italiana, attirandosi le ire di puristi e sovranisti alimentari. Una lettura che non vuole screditare la cucina italiana – che alla fine, certo, esiste – ma valorizzarla, raccontandone l’evoluzione e ironizzando su un certo modo di intendere la tradizione come qualcosa di eterno e immutabile. D’altronde provate a dire a un romano che usate cipolla e pancetta per la carbonara o a un milanese che preferite il panettone al cioccolato, vi sentirete spesso rispondere che offendete una ricetta scritta nella pietra, la quale ha origini antichissime e spesso ammantate da un velo di mistero. La caratteristica della cucina italiana è invece proprio quella di aver conosciuto molteplici influenze, cambiamenti e innovazioni, che l’hanno resa oggi una delle più apprezzate al mondo.

La cucina italiana non esiste

Alberto Grandi e Daniele Soffiati

Mondadori, 2024

La notte dei biplani

Cornovaglia, 1916. La Prima Guerra Mondiale è alle porte. Una cameriera, un minatore, un giovane lord (Mary, John e Arthur) sono legati da una profonda amicizia e sognano di volare sui biplani dotati di tecnologia BOT. I Bio-Ordinatori-Tattici permettono ai piloti di diventare un tutt’uno con i biplani, che possono quindi essere guidati come se fossero un’estensione del corpo. Arthur e Mary fremono per arruolarsi in aviazione, John invece è contrario, crede nella pace. Quando però, all’improvviso, il loro mentore, Sir Richard, scompare mentre sta lavorando a un congegno che fa gola agli Imperi Centrali che all’Alleanza Occidentale, tutti e tre si ritrovano catapultati in cieli carichi di nuvole e battaglie aeree. Tra biplani inglesi, zeppelin e i triplani tedeschi la loro amicizia e il loro destino verranno segnati indelebilmente.

“La notte dei biplani” è ambientato in un 1916 alternativo. Un 1916 in cui incombe la guerra e i giovani piloti devono poter sintonizzare le proprie onde cerebrali con i computatori militari per poter guidare dei biplani. In questo universo ucronico, i progressi informatici sono giunti ben più avanti rispetto alla guerra che abbiamo conosciuto e combattuto noi a suon di messaggi in codice e macchine per decodificarli. Davanti agli occhi del lettore scorrono carrarmati sperimentali, sottomarini, aerei, connessioni cerebrali che consentono di comandare i mezzi alla stessa velocità del pensiero e molto altro. Come nella guerra che si è combattuta poco più di un secolo fa, sono però le giovani generazioni a pagare un prezzo altissimo, non solo in trincea: il corpo umano risulta incapace di sostenere il peso di una tecnologia così potente.

Giocando con gli espedienti narrativi più disparati (il racconto è affidato ora a scambi di e-mail, ora a rapporti, ora al romanzo stesso), Morosinotto aggiunge un ulteriore livello di lettura donandogli un alone di steampunk attraverso le tavole a fumetti realizzate da Claudio Prati. Tra prime infatuazioni, primi approcci con la morte, ideali e grandi battaglie, “La notte dei biplani” è soprattutto un viaggio attraverso la fatica di fare i conti con la realtà, di diventare adulti e di trovare sempre la forza tanto di prendere il volo quanto di rimanere con i piedi ben piantati a terra, quando necessario.

La notte dei biplani

di Davide Morosinotto

Il Castoro, 2024

Cornovaglia, 1916. La Prima Guerra Mondiale è alle porte. Una cameriera, un minatore, un giovane lord (Mary, John e Arthur) sono legati da una profonda amicizia e sognano di volare sui biplani dotati di tecnologia BOT. I Bio-Ordinatori-Tattici permettono ai piloti di diventare un tutt’uno con i biplani, che possono quindi essere guidati come se fossero un’estensione del corpo. Arthur e Mary fremono per arruolarsi in aviazione, John invece è contrario, crede nella pace. Quando però, all’improvviso, il loro mentore, Sir Richard, scompare mentre sta lavorando a un congegno che fa gola agli Imperi Centrali che all’Alleanza Occidentale, tutti e tre si ritrovano catapultati in cieli carichi di nuvole e battaglie aeree. Tra biplani inglesi, zeppelin e i triplani tedeschi la loro amicizia e il loro destino verranno segnati indelebilmente.

“La notte dei biplani” è ambientato in un 1916 alternativo. Un 1916 in cui incombe la guerra e i giovani piloti devono poter sintonizzare le proprie onde cerebrali con i computatori militari per poter guidare dei biplani. In questo universo ucronico, i progressi informatici sono giunti ben più avanti rispetto alla guerra che abbiamo conosciuto e combattuto noi a suon di messaggi in codice e macchine per decodificarli. Davanti agli occhi del lettore scorrono carrarmati sperimentali, sottomarini, aerei, connessioni cerebrali che consentono di comandare i mezzi alla stessa velocità del pensiero e molto altro. Come nella guerra che si è combattuta poco più di un secolo fa, sono però le giovani generazioni a pagare un prezzo altissimo, non solo in trincea: il corpo umano risulta incapace di sostenere il peso di una tecnologia così potente.

Giocando con gli espedienti narrativi più disparati (il racconto è affidato ora a scambi di e-mail, ora a rapporti, ora al romanzo stesso), Morosinotto aggiunge un ulteriore livello di lettura donandogli un alone di steampunk attraverso le tavole a fumetti realizzate da Claudio Prati. Tra prime infatuazioni, primi approcci con la morte, ideali e grandi battaglie, “La notte dei biplani” è soprattutto un viaggio attraverso la fatica di fare i conti con la realtà, di diventare adulti e di trovare sempre la forza tanto di prendere il volo quanto di rimanere con i piedi ben piantati a terra, quando necessario.

La notte dei biplani

di Davide Morosinotto

Il Castoro, 2024

Città in rovine

Danny Ryan è un membro della mafia irlandese incastrato dalla famiglia di Rhode Island, braccato dalla polizia, e costretto a fuggire alla volta di Los Angeles, attraversando gli Stati Uniti da costa a costa. Il personaggio creato da Don Winslow nel romanzo “Città in fiamme” arriva alla fine della sua corsa nel capitolo conclusivo della trilogia a lui dedicata. All’inizio di “Città in rovine” Danny è riuscito a rialzarsi, è un proprietario di casinò e socio di alcuni hotel di lusso a Las Vegas. Un ricco uomo d’affari rispettato, sopravvissuto a una vita alla quale ha cercato di sottrarsi. La tranquillità però non fa per lui e, quando decide di acquistare un lotto di terreno per costruire un resort, s’innesca una pericolosa guerra con i broker immobiliari di Las Vegas, un rivale proprietario di un altro casinò e un’agente dell’FBI decisa a vendicarsi. A tutto ciò si aggiungono i fantasmi del passato e Danny dovrà tornare a combattere per salvare se stesso e la sua famiglia. La degna conclusione per una saga epica, ispirata all’“Eneide” e caratterizzata da uno stile tagliente e incisivo che, come sempre, lascia il lettore in attesa di un nuovo romanzo. Peccato che, con “Città in rovine”, Winslow abbia annunciato il suo addio alla scrittura.

Città in rovine

Don Winslow

HarperCollins, 2024

Danny Ryan è un membro della mafia irlandese incastrato dalla famiglia di Rhode Island, braccato dalla polizia, e costretto a fuggire alla volta di Los Angeles, attraversando gli Stati Uniti da costa a costa. Il personaggio creato da Don Winslow nel romanzo “Città in fiamme” arriva alla fine della sua corsa nel capitolo conclusivo della trilogia a lui dedicata. All’inizio di “Città in rovine” Danny è riuscito a rialzarsi, è un proprietario di casinò e socio di alcuni hotel di lusso a Las Vegas. Un ricco uomo d’affari rispettato, sopravvissuto a una vita alla quale ha cercato di sottrarsi. La tranquillità però non fa per lui e, quando decide di acquistare un lotto di terreno per costruire un resort, s’innesca una pericolosa guerra con i broker immobiliari di Las Vegas, un rivale proprietario di un altro casinò e un’agente dell’FBI decisa a vendicarsi. A tutto ciò si aggiungono i fantasmi del passato e Danny dovrà tornare a combattere per salvare se stesso e la sua famiglia. La degna conclusione per una saga epica, ispirata all’“Eneide” e caratterizzata da uno stile tagliente e incisivo che, come sempre, lascia il lettore in attesa di un nuovo romanzo. Peccato che, con “Città in rovine”, Winslow abbia annunciato il suo addio alla scrittura.

Città in rovine

Don Winslow

HarperCollins, 2024

Vorrei dirti

Ci sono carta e penna in un cassetto, c’è una lettera da scrivere e c’è una piccola volpe che fatica a trovare le parole giuste. Vuole scrivere alla nonna: ultimamente è molto stanca, è difficile parlarci ma vorrebbe farle sentire quei sentimenti che hanno costruito insieme tra meravigliose esperienze, grandi e piccole sorprese, oggetti dai quali non si separa mai. Sul foglio, però, nonostante ci provi, non appare nulla. Sarà solo quando, una mattina, mamma volpe le darà la brutta notizia che, dopo una iniziale incredulità, la piccola volte si renderà conto che, solo abbracciando il proprio dolore, le parole giuste troveranno la strada.

“Vorrei dirti” è un commovente albo, illustrato da Chiaki Okada, che esprime appieno la poetica di Jean-François Sénéchal. L’autore, con il suo consueto stile, avvicina con delicatezza i piccoli lettori al tema del distacco dalle persone amate, ma propone anche la scrittura come mezzo per elaborare ed esprimere l’amore, prima ancora che il dolore o il lutto. La scelta di una forma epistolare rappresenta il perfetto espediente narrativo per dar voce in modo diretto ed efficace ai pensieri della protagonista e al difficile tentativo di trovare il modo per dire addio.

Con tenerezza e profondità, Sénéchal, già autore di romanzi per lettori più grandi, segue il crescendo delle emozioni della volpe e aiuta il lettore ad attraversare tutte le fasi del lutto: dallo stordimento iniziale al rifiuto, passando per il dolore e la rabbia fino all’accettazione e alla ricostruzione. Ad accompagnare in questo viaggio protagonista, autore e lettore, è lo stile sognante di Chiaki Okada che non si rifà a un bosco specifico e per questo lo rende universale. Così come universale è il dolore della perdita.

Un libro a cui bastano poche frasi per scuotere l’animo, ma anche per accarezzarlo dolcemente.

Vorrei dirti

di Jean-François Sénéchal

EDT, 2024

Ci sono carta e penna in un cassetto, c’è una lettera da scrivere e c’è una piccola volpe che fatica a trovare le parole giuste. Vuole scrivere alla nonna: ultimamente è molto stanca, è difficile parlarci ma vorrebbe farle sentire quei sentimenti che hanno costruito insieme tra meravigliose esperienze, grandi e piccole sorprese, oggetti dai quali non si separa mai. Sul foglio, però, nonostante ci provi, non appare nulla. Sarà solo quando, una mattina, mamma volpe le darà la brutta notizia che, dopo una iniziale incredulità, la piccola volte si renderà conto che, solo abbracciando il proprio dolore, le parole giuste troveranno la strada.

“Vorrei dirti” è un commovente albo, illustrato da Chiaki Okada, che esprime appieno la poetica di Jean-François Sénéchal. L’autore, con il suo consueto stile, avvicina con delicatezza i piccoli lettori al tema del distacco dalle persone amate, ma propone anche la scrittura come mezzo per elaborare ed esprimere l’amore, prima ancora che il dolore o il lutto. La scelta di una forma epistolare rappresenta il perfetto espediente narrativo per dar voce in modo diretto ed efficace ai pensieri della protagonista e al difficile tentativo di trovare il modo per dire addio.

Con tenerezza e profondità, Sénéchal, già autore di romanzi per lettori più grandi, segue il crescendo delle emozioni della volpe e aiuta il lettore ad attraversare tutte le fasi del lutto: dallo stordimento iniziale al rifiuto, passando per il dolore e la rabbia fino all’accettazione e alla ricostruzione. Ad accompagnare in questo viaggio protagonista, autore e lettore, è lo stile sognante di Chiaki Okada che non si rifà a un bosco specifico e per questo lo rende universale. Così come universale è il dolore della perdita.

Un libro a cui bastano poche frasi per scuotere l’animo, ma anche per accarezzarlo dolcemente.

Vorrei dirti

di Jean-François Sénéchal

EDT, 2024

Macchine come me

Il romanzo di Ian McEwan è ambientato in una Londra alternativa, nel 1982, in cui l’Inghilterra ha perso la guerra con l’Argentina per il controllo sulle Isole Falkland, i Beatles si sono riuniti, Alan Turing è ancora vivo e le sue scoperte hanno permesso un incredibile sviluppo tecnologico. Tra le invenzioni più importanti di questo passato futuristico ci sono già le macchine a guida autonoma e i primi prototipi di “esseri umani artificiali”. Il protagonista, Charlie Friend, riceve una cospicua eredità dopo la perdita della madre e decide di usare la somma per acquistare un robot, chiamato Adam, di cui al mondo esistono solamente dodici esemplari e tredici del modello femminile, Eva. Questi androidi non sono solo macchine, venduti come “articoli di compagnia”, ma sono anche in grado di provare emozioni e sentimenti. Una storia che porta il lettore a interrogarsi su cosa permetta di definirci “esseri umani” e differenziarci dalle intelligenze artificiali, nel momento in cui queste sviluppano una propria coscienza. Un’ucronia che fa da specchio al nostro presente, da rileggere alla luce degli sviluppi sempre più rapidi dell’IA, che assottigliano il confine tra fantascienza e realtà.

Macchine come me

Ian McEwan

Einaudi, 2019

Il romanzo di Ian McEwan è ambientato in una Londra alternativa, nel 1982, in cui l’Inghilterra ha perso la guerra con l’Argentina per il controllo sulle Isole Falkland, i Beatles si sono riuniti, Alan Turing è ancora vivo e le sue scoperte hanno permesso un incredibile sviluppo tecnologico. Tra le invenzioni più importanti di questo passato futuristico ci sono già le macchine a guida autonoma e i primi prototipi di “esseri umani artificiali”. Il protagonista, Charlie Friend, riceve una cospicua eredità dopo la perdita della madre e decide di usare la somma per acquistare un robot, chiamato Adam, di cui al mondo esistono solamente dodici esemplari e tredici del modello femminile, Eva. Questi androidi non sono solo macchine, venduti come “articoli di compagnia”, ma sono anche in grado di provare emozioni e sentimenti. Una storia che porta il lettore a interrogarsi su cosa permetta di definirci “esseri umani” e differenziarci dalle intelligenze artificiali, nel momento in cui queste sviluppano una propria coscienza. Un’ucronia che fa da specchio al nostro presente, da rileggere alla luce degli sviluppi sempre più rapidi dell’IA, che assottigliano il confine tra fantascienza e realtà.

Macchine come me

Ian McEwan

Einaudi, 2019

Lettera a una ragazza del futuro

«Diventa tu stessa il mondo che vorresti»

Si apre con questo invito la lettera che Concita De Gregorio, una delle penne di punta del panorama giornalistico italiano d’oggi, dedica alle ragazze del futuro rivolgendosi prima di tutto a una ragazza del passato, quella che lei stessa è stata. Ma poiché, come ogni giovane sa, i consigli degli adulti spesso rischiano di rimanere inascoltati, questa lettera vuole essere un luogo in cui ritrovarli quando i suoi lettori li cercheranno, in qualunque fase della vita si trovino.

Parole dolci, parole amare, parole crude che l’autrice fa accompagnare dalle delicate illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio oscillando tra passato e futuro, ma indirizzando lo sguardo sempre sul presente. In sole cinquantatré pagine, Concita De Gregorio ha composto un’ode alla gentilezza verso sé stessi e verso gli altri. Con un tono intimo, quasi materno, affronta i grandi temi universali, come l’amore, l’amicizia, la carriera, la ricerca della felicità. Tutti, in definitiva, sotto un unico cappello: sii libera dai condizionamenti, «non lasciarti ingabbiare da un ruolo, da quello che gli altri si aspettano da te», «fai in modo di non aver bisogno delle persone che hanno potere, perché solo così sarai libera». E conclude: fai le tue scelte, sempre e fino alla fine, ma ricorda di cominciare dalla gentilezza: «Sii gentile, e poi fai quello che vuoi».

Lettera a una ragazza del futuro

di Concita De Gregorio con le illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio

Feltrinelli, 2021

«Diventa tu stessa il mondo che vorresti»

Si apre con questo invito la lettera che Concita De Gregorio, una delle penne di punta del panorama giornalistico italiano d’oggi, dedica alle ragazze del futuro rivolgendosi prima di tutto a una ragazza del passato, quella che lei stessa è stata. Ma poiché, come ogni giovane sa, i consigli degli adulti spesso rischiano di rimanere inascoltati, questa lettera vuole essere un luogo in cui ritrovarli quando i suoi lettori li cercheranno, in qualunque fase della vita si trovino.

Parole dolci, parole amare, parole crude che l’autrice fa accompagnare dalle delicate illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio oscillando tra passato e futuro, ma indirizzando lo sguardo sempre sul presente. In sole cinquantatré pagine, Concita De Gregorio ha composto un’ode alla gentilezza verso sé stessi e verso gli altri. Con un tono intimo, quasi materno, affronta i grandi temi universali, come l’amore, l’amicizia, la carriera, la ricerca della felicità. Tutti, in definitiva, sotto un unico cappello: sii libera dai condizionamenti, «non lasciarti ingabbiare da un ruolo, da quello che gli altri si aspettano da te», «fai in modo di non aver bisogno delle persone che hanno potere, perché solo così sarai libera». E conclude: fai le tue scelte, sempre e fino alla fine, ma ricorda di cominciare dalla gentilezza: «Sii gentile, e poi fai quello che vuoi».

Lettera a una ragazza del futuro

di Concita De Gregorio con le illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio

Feltrinelli, 2021

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