Libro “gemello” del più famoso “Il partigiano Johnny”, ne condivide la travagliata storia editoriale. L’idea iniziale di Fenoglio era quella di pubblicare un ciclo epico dedicato al personaggio, che ne seguisse le vicissitudini a partire dagli anni del liceo, nella città di Alba. In seguito, l’autore rimise mano ai suoi scritti e rese la prima parte di questo ciclo un romanzo autonomo, pubblicandola nel 1958 con il titolo “Primavera di bellezza”. Si trattava di una versione ridotta rispetto ai progetti iniziali e copriva il periodo che va dal gennaio 1943 fino a poco tempo dopo l’8 settembre dello stesso anno, rinunciando apparentemente a perseguire l’idea iniziale. Dopo la morte dell’autore Einaudi pubblicò postumo “Il partigiano Johnny” a cura di Lorenzo Mondo, che vide la luce nel 1968. Del romanzo esistevano due stesure con finali differenti. Dopo molti anni e diverse interpretazioni sul destino editoriale delle opere dell’autore, la casa editrice torinese decide di pubblicare un’edizione curata da Gabriele Pedullà in cui viene, per la prima volta, ricostruito il continuum narrativo del romanzo, così come Fenoglio l’aveva inizialmente ideato. Si tratta di un’opera che rimanda alla lirica greca e latina, in particolare all’Odissea e all’Eneide, esplicitamente citata dal curatore come possibile modello d’ispirazione. Un’epopea umana, in cui il protagonista intraprende un viaggio che lo porta lontano dalla terra natìa, vive una serie di avventure in cui incontra nuovi compagni di viaggio e intraprende un’epica lotta, che diventa emblematica della grande battaglia di un popolo contro l’oppressione.

Il libro di Johnny

Beppe Fenoglio; a cura di Gabriele Pedullà

Einaudi, 2015