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Alla prossima edizione del Premio Campiello Junior con una poesia di Roberto Piumini

Si è conclusa con la vittoria di “Questa notte non torno” di Antonella Sbuelz la prima edizione del Premio Campiello Junior. Nato dalla collaborazione tra Fondazione Campiello e Fondazione Pirelli, il neonato premio è destinato alle opere italiane di narrativa e poesia dedicate ai ragazzi dai 10 ai 14 anni.

La finale, condotta da Federico Russo e Virginia Stagni, ha avuto luogo all’H-farm di Roncade sotto gli occhi attenti dei piccoli elettori e della Giuria di selezione presieduta da Roberto Piumini, alle cui rime affidiamo l’invito alla prossima edizione:

Lettori amici,
siccome sono poeta,
vi parlerò di poesia,
dove ogni parola è un giuramento,
ogni parola vale,
ogni parola è davvero,
ogni parola ha un senso.
quest’oggi, lo sappiamo, è premiato
chi ha scritto storie, chi ha scritto parole,
perché ci ha fatto un dono: ma che dono?
Io vi voglio parlare
di cosa accade leggendo
un racconto, un romanzo e, s’intende,
leggendo o ascoltando una poesia.
Sì, certamente, quando voi leggete,
avete la sorpresa di una storia,
di paesaggi e persone, e imparate
eventi e avventure, e questo è molto
perché davvero soli noi saremmo
senza il conforto di altro e di altrove:
leggere di altri, vivi in altri luoghi,
in altri tempi, è buona compagnia.
Sicché, innanzitutto, quel che accade
È un patto fra chi scrive e chi legge:
uno dà le parole, uno dà l’attenzione.
Il patto è di passare un tempo insieme,
come fra amici: un tempo di presenza,
gioco e simpatia, tempo leale.
Accade anche un altro fatto, e patto:
leggendo, voi accettate, con l’autore,
di fare insieme un teatro, di giocare
di essere qualcuno che non siete,
fingere un’altra anima, e persino
un altro corpo.
Ma, voi direte, è solo l’autore
Quello che parla, che conduce il gioco,
che fa il regista nel teatro,
fa il maestro del coro: e invece
non è questo che accade.
Ecco quello che accade: ogni parola,
quando voi la leggete,
percorre tutta la vostra memoria,
a una velocità incalcolabile,
cerca e trova il vostro ricordo,
quello che voi sapete e ricordate,
e, a una velocità incalcolabile,
forma l’immagine.
Inizia una storia:
noi leggiamo: “Un cavallo,”
e prima che il nostro sguardo arrivi
alla terza parola,
a una velocità incalcolabile,
dentro il nostro cervello,
nel bianco santuario del cranio,
avviene una vertigine,
e ci tornano alla mente i cavalli
che abbiamo visto nella vita, oppure
quelli che abbiamo immaginato,
e il cavallo giocattolo
o quelli disegnati,
o visti un giorno al cinema,
in un cartone animato, o sognati.
Se poi abbiamo avuto la fortuna
di toccare un cavallo, o addirittura
di stargli in groppa, non solo
vediamo la sua immagine, ma sentiamo,
a una velocità incalcolabile,
anche il suo odore, e nelle gambe
lo sforzo di restare sulla sella,
e insomma, visto tutto, e ricordato,
a una velocità incalcolabile,
diamo a quella parola la sua immagine,
che è una nostra immagine segreta:
solo noi la sappiamo, solo noi,
e nemmeno l’autore che leggiamo.
Ogni parola, mentre la leggiamo,
ci ripercorre il tempo della vita,
ci pulisce le arterie del ricordo,
potente goccia di sangue sparviero,
ci rinfresca il pensiero di noi,
ci fruga e ci rinfresca l’esistenza.
E se dopo “Un cavallo” noi leggiamo,
appena dopo un attimo,
“galoppava in un bosco,” altri cavalli,
a una velocità incalcolabile,
ci correranno nella mente,
ricorderemo i boschi, ogni bosco,
con colori e odori,
e il fresco delle foglie sulla faccia,
l’intenso e vasto ronzio degli insetti,
e allora non vedremo, ma saremo
quel cavallo al galoppo, finché, forse,
nell’attimo seguente, leggeremo
che in sella a quel cavallo, cavalcava,
“una giovane donna”.
Moltiplicate per ogni parola
La sciolta scorribanda che facciamo,
a una velocità incalcolabile,
nel santuario di ossa e di sangue,
nella memoria che è conoscenza.

Così, come l’autore, siamo autori.
Così, al profondo dono
che ha fatto chi ha scritto le parole,
con un profondo dono rispondiamo,
perché le sue parole erano mute,
erano segni vuoti, fino a quando,
aprendo il libro, leggendo, le abbiamo
portate a pascolare nella mente,
a nutrirsi dei nostri ricordi,
e ciascuno di noi è un diverso pascolo,
e in diverse forme le parole
hanno avuto vita:
noi abbiamo immaginato, e le parole
hanno avuto infinito momento.
Quando donate un libro a un amico,
oltre a fargli il dono che sappiamo,
fate un nuovo dono all’autore:
un’altra vita e un’altra ricchezza
donate al dono delle sue parole:
un altro gioco e un altro teatro,
a una velocità incalcolabile.

Si è conclusa con la vittoria di “Questa notte non torno” di Antonella Sbuelz la prima edizione del Premio Campiello Junior. Nato dalla collaborazione tra Fondazione Campiello e Fondazione Pirelli, il neonato premio è destinato alle opere italiane di narrativa e poesia dedicate ai ragazzi dai 10 ai 14 anni.

La finale, condotta da Federico Russo e Virginia Stagni, ha avuto luogo all’H-farm di Roncade sotto gli occhi attenti dei piccoli elettori e della Giuria di selezione presieduta da Roberto Piumini, alle cui rime affidiamo l’invito alla prossima edizione:

Lettori amici,
siccome sono poeta,
vi parlerò di poesia,
dove ogni parola è un giuramento,
ogni parola vale,
ogni parola è davvero,
ogni parola ha un senso.
quest’oggi, lo sappiamo, è premiato
chi ha scritto storie, chi ha scritto parole,
perché ci ha fatto un dono: ma che dono?
Io vi voglio parlare
di cosa accade leggendo
un racconto, un romanzo e, s’intende,
leggendo o ascoltando una poesia.
Sì, certamente, quando voi leggete,
avete la sorpresa di una storia,
di paesaggi e persone, e imparate
eventi e avventure, e questo è molto
perché davvero soli noi saremmo
senza il conforto di altro e di altrove:
leggere di altri, vivi in altri luoghi,
in altri tempi, è buona compagnia.
Sicché, innanzitutto, quel che accade
È un patto fra chi scrive e chi legge:
uno dà le parole, uno dà l’attenzione.
Il patto è di passare un tempo insieme,
come fra amici: un tempo di presenza,
gioco e simpatia, tempo leale.
Accade anche un altro fatto, e patto:
leggendo, voi accettate, con l’autore,
di fare insieme un teatro, di giocare
di essere qualcuno che non siete,
fingere un’altra anima, e persino
un altro corpo.
Ma, voi direte, è solo l’autore
Quello che parla, che conduce il gioco,
che fa il regista nel teatro,
fa il maestro del coro: e invece
non è questo che accade.
Ecco quello che accade: ogni parola,
quando voi la leggete,
percorre tutta la vostra memoria,
a una velocità incalcolabile,
cerca e trova il vostro ricordo,
quello che voi sapete e ricordate,
e, a una velocità incalcolabile,
forma l’immagine.
Inizia una storia:
noi leggiamo: “Un cavallo,”
e prima che il nostro sguardo arrivi
alla terza parola,
a una velocità incalcolabile,
dentro il nostro cervello,
nel bianco santuario del cranio,
avviene una vertigine,
e ci tornano alla mente i cavalli
che abbiamo visto nella vita, oppure
quelli che abbiamo immaginato,
e il cavallo giocattolo
o quelli disegnati,
o visti un giorno al cinema,
in un cartone animato, o sognati.
Se poi abbiamo avuto la fortuna
di toccare un cavallo, o addirittura
di stargli in groppa, non solo
vediamo la sua immagine, ma sentiamo,
a una velocità incalcolabile,
anche il suo odore, e nelle gambe
lo sforzo di restare sulla sella,
e insomma, visto tutto, e ricordato,
a una velocità incalcolabile,
diamo a quella parola la sua immagine,
che è una nostra immagine segreta:
solo noi la sappiamo, solo noi,
e nemmeno l’autore che leggiamo.
Ogni parola, mentre la leggiamo,
ci ripercorre il tempo della vita,
ci pulisce le arterie del ricordo,
potente goccia di sangue sparviero,
ci rinfresca il pensiero di noi,
ci fruga e ci rinfresca l’esistenza.
E se dopo “Un cavallo” noi leggiamo,
appena dopo un attimo,
“galoppava in un bosco,” altri cavalli,
a una velocità incalcolabile,
ci correranno nella mente,
ricorderemo i boschi, ogni bosco,
con colori e odori,
e il fresco delle foglie sulla faccia,
l’intenso e vasto ronzio degli insetti,
e allora non vedremo, ma saremo
quel cavallo al galoppo, finché, forse,
nell’attimo seguente, leggeremo
che in sella a quel cavallo, cavalcava,
“una giovane donna”.
Moltiplicate per ogni parola
La sciolta scorribanda che facciamo,
a una velocità incalcolabile,
nel santuario di ossa e di sangue,
nella memoria che è conoscenza.

Così, come l’autore, siamo autori.
Così, al profondo dono
che ha fatto chi ha scritto le parole,
con un profondo dono rispondiamo,
perché le sue parole erano mute,
erano segni vuoti, fino a quando,
aprendo il libro, leggendo, le abbiamo
portate a pascolare nella mente,
a nutrirsi dei nostri ricordi,
e ciascuno di noi è un diverso pascolo,
e in diverse forme le parole
hanno avuto vita:
noi abbiamo immaginato, e le parole
hanno avuto infinito momento.
Quando donate un libro a un amico,
oltre a fargli il dono che sappiamo,
fate un nuovo dono all’autore:
un’altra vita e un’altra ricchezza
donate al dono delle sue parole:
un altro gioco e un altro teatro,
a una velocità incalcolabile.