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Pesci piccoli

Nell’ultimo romanzo di Alessandro Robecchi, “Pesci piccoli”, ritroviamo Carlo Monterossi, l’autore televisivo e investigatore che ha dato inizio alla fortunata saga, recentemente trasposta nella serie TV “Monterossi”, prodotta da Palomar. Non possono mancare anche i comprimari a cui i lettori si sono affezionati in questi anni, e che in questa nuova avventura si trovano ad avere a che fare con personaggi di poco conto: i marginali di una Milano che è sempre più una città per ricchi, i pesci piccoli, appunto. Non si tratta di criminali navigati, con piani organizzati e in grado di guadagnare una fortuna, ma di persone comuni che spesso lottano per sopravvivere tra stipendi bassi e spese pressanti, e che quando trovano un’occasione per guadagnare qualcosa la colgono sperando di migliorare la propria vita, rimanendo però poi imbrigliati in vicende più grandi di loro. Ritroviamo quindi i poliziotti Ghezzi e Carella, che smaltiscono i casi di poco conto rimasti sulla scrivania, per lo più piccoli crimini compiuti da poveracci che vivono di espedienti; ci sono i due investigatori della Sistemi Integrati, Oscar Falcone e Agatina Cirielli, che insieme a Carlo provano a indagare su un furto che non può essere denunciato alla polizia. Infine, ovviamente, c’è lei, Flora De Pisis, la regina della TV spazzatura sempre pronta a rovistare nel torbido, che prepara una puntata di “Crazy Love” dedicata a un prete che non è un prete e a un crocifisso miracoloso, che si trovano in un paesino dell’hinterland milanese in cui si raduna una folla di fedeli. Un romanzo noir amaro che, come ormai ci ha abituato Robecchi nei suoi romanzi, continua a descrivere una Milano piena di contraddizioni, fatta di luci scintillanti ma anche di ombre cupe, in cui “servono un sacco di perdenti per tenere vivo il mito della città vincente”.

Pesci piccoli

Alessandro Robecchi

Sellerio, 2024

Nell’ultimo romanzo di Alessandro Robecchi, “Pesci piccoli”, ritroviamo Carlo Monterossi, l’autore televisivo e investigatore che ha dato inizio alla fortunata saga, recentemente trasposta nella serie TV “Monterossi”, prodotta da Palomar. Non possono mancare anche i comprimari a cui i lettori si sono affezionati in questi anni, e che in questa nuova avventura si trovano ad avere a che fare con personaggi di poco conto: i marginali di una Milano che è sempre più una città per ricchi, i pesci piccoli, appunto. Non si tratta di criminali navigati, con piani organizzati e in grado di guadagnare una fortuna, ma di persone comuni che spesso lottano per sopravvivere tra stipendi bassi e spese pressanti, e che quando trovano un’occasione per guadagnare qualcosa la colgono sperando di migliorare la propria vita, rimanendo però poi imbrigliati in vicende più grandi di loro. Ritroviamo quindi i poliziotti Ghezzi e Carella, che smaltiscono i casi di poco conto rimasti sulla scrivania, per lo più piccoli crimini compiuti da poveracci che vivono di espedienti; ci sono i due investigatori della Sistemi Integrati, Oscar Falcone e Agatina Cirielli, che insieme a Carlo provano a indagare su un furto che non può essere denunciato alla polizia. Infine, ovviamente, c’è lei, Flora De Pisis, la regina della TV spazzatura sempre pronta a rovistare nel torbido, che prepara una puntata di “Crazy Love” dedicata a un prete che non è un prete e a un crocifisso miracoloso, che si trovano in un paesino dell’hinterland milanese in cui si raduna una folla di fedeli. Un romanzo noir amaro che, come ormai ci ha abituato Robecchi nei suoi romanzi, continua a descrivere una Milano piena di contraddizioni, fatta di luci scintillanti ma anche di ombre cupe, in cui “servono un sacco di perdenti per tenere vivo il mito della città vincente”.

Pesci piccoli

Alessandro Robecchi

Sellerio, 2024

Veleno a colazione

Tradimenti, cospirazioni, incendi sospetti. Nel corso della sua lunga e ambigua carriera, il signor Snicket ha investigato su moltissimi crimini e misteri. Ma mai avrebbe immaginato di dover indagare sulla propria, di morte. Né di farlo mentre era ancora in vita. Eppure, questo “caso” – il suo caso – se l’è trovato proprio lì, servito nel piatto a colazione. E ora non può fare altro che ripercorrere gli eventi e il viaggio che il «tè, con il miele, un pezzo di pane tostato con il formaggino, una pera a fette e un uovo preparato a puntino» hanno fatto per arrivare sulla sua tavola e avvelenarlo.

È questo il calcio d’inizio dell’ultima giornata sulla terra di Lemony Snicket e della sua riflessione su come sapere di star vivendo gli ultimi istanti riveli la vera essenza, i più intimi desideri e le più nascoste paure di ognuno di noi. Veleno a colazione è diverso dagli altri libri scritti dal signor Snicket. Si potrebbe definirlo un “giallo filosofico”: il protagonista, infatti, ci avverte fin da subito che ci troviamo davanti a un libro il cui vero intento non è quello di far progredire una trama più o meno avvincente (a seconda dei gusti), ma quello di indagare e cercare di svelare il funzionamento della mente umana, mettendone in luce i meccanismi di associazione e di divagazione.

Non mancano, però, le caratteristiche che l’hanno consacrato a scrittore di successo planetario: il cinismo, gli aneddoti, l’effetto sorpresa, il momento di svolta, l’esatto istante in cui tutto viene messo in discussione e prende una piega diversa… e con Lemony Snicket, si sa, non può di certo essere qualcosa di positivo.

Veleno a colazione

di Lemony Snicket

Mondadori, 2023

Tradimenti, cospirazioni, incendi sospetti. Nel corso della sua lunga e ambigua carriera, il signor Snicket ha investigato su moltissimi crimini e misteri. Ma mai avrebbe immaginato di dover indagare sulla propria, di morte. Né di farlo mentre era ancora in vita. Eppure, questo “caso” – il suo caso – se l’è trovato proprio lì, servito nel piatto a colazione. E ora non può fare altro che ripercorrere gli eventi e il viaggio che il «tè, con il miele, un pezzo di pane tostato con il formaggino, una pera a fette e un uovo preparato a puntino» hanno fatto per arrivare sulla sua tavola e avvelenarlo.

È questo il calcio d’inizio dell’ultima giornata sulla terra di Lemony Snicket e della sua riflessione su come sapere di star vivendo gli ultimi istanti riveli la vera essenza, i più intimi desideri e le più nascoste paure di ognuno di noi. Veleno a colazione è diverso dagli altri libri scritti dal signor Snicket. Si potrebbe definirlo un “giallo filosofico”: il protagonista, infatti, ci avverte fin da subito che ci troviamo davanti a un libro il cui vero intento non è quello di far progredire una trama più o meno avvincente (a seconda dei gusti), ma quello di indagare e cercare di svelare il funzionamento della mente umana, mettendone in luce i meccanismi di associazione e di divagazione.

Non mancano, però, le caratteristiche che l’hanno consacrato a scrittore di successo planetario: il cinismo, gli aneddoti, l’effetto sorpresa, il momento di svolta, l’esatto istante in cui tutto viene messo in discussione e prende una piega diversa… e con Lemony Snicket, si sa, non può di certo essere qualcosa di positivo.

Veleno a colazione

di Lemony Snicket

Mondadori, 2023

Tutti i particolari in cronaca

Antonio Manzini, autore della celebre saga di Rocco Schiavone, torna con un nuovo romanzo giallo, stavolta con un diverso cast di personaggi. Carlo Cappai è un ex poliziotto, che lavora come archivista presso il Tribunale di Bologna. L’archivio è pieno di vecchi faldoni, spesso legati a casi chiusi in fretta o irrisolti. Carlo li studia con attenzione, mosso da una sete di giustizia che non trova riscontro nei canali ufficiali della legge, ma anche dai fantasmi del suo passato che lo hanno logorato per anni. Un passato che rimanda alla Bologna violenta degli anni Settanta. La seconda voce del romanzo è invece quella di Walter Andretti, un giornalista sportivo passato da poco alla cronaca nera. I due si incontrano quando Andretti viene chiamato a coprire due casi di omicidio, che potrebbero essere legati fra loro. Manzini scrive un giallo malinconico ma con un ritmo avvincente, che non manca di riservare sorprese e si interroga sul confine tra legge e giustizia.

Tutti i particolari in cronaca

Antonino Manzini

Mondadori, 2024

Antonio Manzini, autore della celebre saga di Rocco Schiavone, torna con un nuovo romanzo giallo, stavolta con un diverso cast di personaggi. Carlo Cappai è un ex poliziotto, che lavora come archivista presso il Tribunale di Bologna. L’archivio è pieno di vecchi faldoni, spesso legati a casi chiusi in fretta o irrisolti. Carlo li studia con attenzione, mosso da una sete di giustizia che non trova riscontro nei canali ufficiali della legge, ma anche dai fantasmi del suo passato che lo hanno logorato per anni. Un passato che rimanda alla Bologna violenta degli anni Settanta. La seconda voce del romanzo è invece quella di Walter Andretti, un giornalista sportivo passato da poco alla cronaca nera. I due si incontrano quando Andretti viene chiamato a coprire due casi di omicidio, che potrebbero essere legati fra loro. Manzini scrive un giallo malinconico ma con un ritmo avvincente, che non manca di riservare sorprese e si interroga sul confine tra legge e giustizia.

Tutti i particolari in cronaca

Antonino Manzini

Mondadori, 2024

Attenti al filo!

Un libro illustrato di Alessandro Berretti, autore che ha collaborato come grafico per le campagne pubblicitarie Pirelli tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta, prima di essere internato nel campo di concentramento di Sandbostel fino alla fine del secondo conflitto mondiale. Nel volume, conservato nella Biblioteca della Fondazione Pirelli, Berretti racconta la sua drammatica esperienza con oltre 115 tavole illustrate sulla prigionia: dal bianco e nero con il quale, nella prima sezione del libro intitolata “Via Crucis”, raffigura i luoghi e i volti delle persone da lui incontrate,  al colore delle vignette ironiche, nelle quali mostra momenti di quotidianità, sogni e speranze, nella seconda parte dal titolo “La prigionia nei momenti di buon umore”, per passare di nuovo al bianco e nero dei ritratti dei prigionieri nella parte conclusiva, “Istantanee nei Lager”. Ad accompagnare le illustrazioni i testi in italiano, inglese e francese di L. Pession e la prefazione di Giovannino Guareschi, compagni di prigionia a Sandbostel. La prima edizione del 1946 si apre con una dedica: “Ai miei compagni di prigionia fatti dalla sventura più degni della libertà”, che continua nell’edizione di Sansoni del 1974 con: “30 anni dopo, ai figli dei miei compagni, perché ricordino quanto vale la libertà”.

Attenti al filo!

Alessandro Berretti

Sansoni, 1974

Un libro illustrato di Alessandro Berretti, autore che ha collaborato come grafico per le campagne pubblicitarie Pirelli tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta, prima di essere internato nel campo di concentramento di Sandbostel fino alla fine del secondo conflitto mondiale. Nel volume, conservato nella Biblioteca della Fondazione Pirelli, Berretti racconta la sua drammatica esperienza con oltre 115 tavole illustrate sulla prigionia: dal bianco e nero con il quale, nella prima sezione del libro intitolata “Via Crucis”, raffigura i luoghi e i volti delle persone da lui incontrate,  al colore delle vignette ironiche, nelle quali mostra momenti di quotidianità, sogni e speranze, nella seconda parte dal titolo “La prigionia nei momenti di buon umore”, per passare di nuovo al bianco e nero dei ritratti dei prigionieri nella parte conclusiva, “Istantanee nei Lager”. Ad accompagnare le illustrazioni i testi in italiano, inglese e francese di L. Pession e la prefazione di Giovannino Guareschi, compagni di prigionia a Sandbostel. La prima edizione del 1946 si apre con una dedica: “Ai miei compagni di prigionia fatti dalla sventura più degni della libertà”, che continua nell’edizione di Sansoni del 1974 con: “30 anni dopo, ai figli dei miei compagni, perché ricordino quanto vale la libertà”.

Attenti al filo!

Alessandro Berretti

Sansoni, 1974

Guida tascabile per maniaci dei libri per ragazzi

Favole, fiabe, romanzi, racconti, poesie, diari…

Il mondo della letteratura per l’infanzia e per ragazzi è un territorio straordinariamente ampio e in continuo cambiamento. “Guida tascabile per maniaci dei libri per ragazzi” si propone di mappare ciò che è già stato scritto per i più piccoli (i classici di ieri e di oggi) e di guardare al futuro, alle piccole o grandi questioni ancora da affrontare. Il misterioso gruppo Clichy (composto da esperti e addetti ai lavori del mondo editoriale) suddivide la guida per generi, temi, tipologie di narrazione e anche fascia d’età, dal più lontano al più vicino nel tempo. Così accanto a riflessioni su cosa possano ancora trasmettere gli iconici Sandokan, Robinson Crusoe, Peter e Wendy, si trovano nuovi titoli usciti dal 2000 ad oggi. Sono i classici “di domani”. Classici che contano anche molti titoli per la più critica fascia middle grade e young adult. E ancora, un elenco di autori e illustratori, completo di biografie, e di temi che – se affrontati nel momento e con i modi giusti – possono essere condivisi con lettori di tutte le età.

La Guida si chiude su una sezione dedicata alle interviste con le case editrici per chiarire cosa muova e quale sia lo spirito che anima gli editori italiani.

Una lettura saggistica per genitori, ma anche per librai e bibliotecari, aperti a visioni inesplorate e per nulla “definitive”. Per chi – insomma – “riveste ruoli educativi o di accompagnamento, chi cerca libri per altri, in questo caso futuri giovani lettori”.

Guida tascabile per maniaci dei libri per ragazzi

di The Book Fools Bunch a cura di Carla Ghisalberti

Edizioni Clichy, 2023

Favole, fiabe, romanzi, racconti, poesie, diari…

Il mondo della letteratura per l’infanzia e per ragazzi è un territorio straordinariamente ampio e in continuo cambiamento. “Guida tascabile per maniaci dei libri per ragazzi” si propone di mappare ciò che è già stato scritto per i più piccoli (i classici di ieri e di oggi) e di guardare al futuro, alle piccole o grandi questioni ancora da affrontare. Il misterioso gruppo Clichy (composto da esperti e addetti ai lavori del mondo editoriale) suddivide la guida per generi, temi, tipologie di narrazione e anche fascia d’età, dal più lontano al più vicino nel tempo. Così accanto a riflessioni su cosa possano ancora trasmettere gli iconici Sandokan, Robinson Crusoe, Peter e Wendy, si trovano nuovi titoli usciti dal 2000 ad oggi. Sono i classici “di domani”. Classici che contano anche molti titoli per la più critica fascia middle grade e young adult. E ancora, un elenco di autori e illustratori, completo di biografie, e di temi che – se affrontati nel momento e con i modi giusti – possono essere condivisi con lettori di tutte le età.

La Guida si chiude su una sezione dedicata alle interviste con le case editrici per chiarire cosa muova e quale sia lo spirito che anima gli editori italiani.

Una lettura saggistica per genitori, ma anche per librai e bibliotecari, aperti a visioni inesplorate e per nulla “definitive”. Per chi – insomma – “riveste ruoli educativi o di accompagnamento, chi cerca libri per altri, in questo caso futuri giovani lettori”.

Guida tascabile per maniaci dei libri per ragazzi

di The Book Fools Bunch a cura di Carla Ghisalberti

Edizioni Clichy, 2023

Gli strumenti umani

Vittorio Sereni è stato indubbiamente uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. “Il poeta di Luino” (come lo chiamava Luciano Bianciardi, in riferimento alla sua città natale, in provincia di Varese) si trasferisce a vent’anni nella città di Milano, dove intesse rapporti di amicizia con poeti e intellettuali del tempo, tra cui Alfonso Gatto, Luciano Anceschi e Leonardo Sinisgalli. Proprio grazie a quest’ultimo approda nel 1952 al Servizio Propaganda della Pirelli, azienda presso la quale lavorerà fino al 1958. Il primo articolo firmato da Sereni sulle pagine della Rivista Pirelli dell’aprile del 1952 s’intitola “Case Lombarde”. Al tempo Sereni era già un poeta affermato, la sua prima pubblicazione era stata la raccolta di poesie “Frontiera” del 1941, edita poco prima di essere richiamato al fronte. Del 1947 è invece il “Diario di Algeria”, in cui scrive della sua prigionia in Nordafrica durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1958 scrive l’articolo “Una P lunga cinquant’anni”, nel quale ricostruisce la storia del logo Pirelli. Sereni continuerà a collaborare con la Rivista Pirelli anche dopo aver lasciato l’azienda: è del 1963 il racconto “La cattura”, nel 1964 pubblica invece “Il fantasma nerazzurro”. “Gli strumenti umani” viene invece pubblicata nel 1965 per Einaudi ed è considerata da molti critici l’apice della sua poetica, che si allontana dall’ermetismo delle prime due raccolte e approda a uno stile più rifinito e personale. La raccolta parte dal Dopoguerra vissuto dall’autore, i suoi tormenti e i rimpianti per essere stato lontano dagli eventi della Resistenza in Italia, per poi proseguire con gli anni del Boom economico e con il racconto di un paesaggio milanese in continua trasformazione, tra case popolari e fabbriche. La poetica di Sereni nasce dall’interazione con il mondo, dagli affetti, dai dialoghi, dai luoghi. Il poeta traccia una geografia relazionale, nella quale dalla concretezza degli oggetti, degli spazi, delle situazioni, scaturiscono momenti lirici e di riflessione metafisica. Guanda ripubblica l’opera in un’edizione commentata da Michel Cattaneo, che guida il lettore spiegando la poetica di Sereni, le scelte stilistiche e le connessioni con la poesia italiana dei suoi anni ma anche del passato.

Gli strumenti umani

Vittorio Sereni

Guanda, 2023

Vittorio Sereni è stato indubbiamente uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. “Il poeta di Luino” (come lo chiamava Luciano Bianciardi, in riferimento alla sua città natale, in provincia di Varese) si trasferisce a vent’anni nella città di Milano, dove intesse rapporti di amicizia con poeti e intellettuali del tempo, tra cui Alfonso Gatto, Luciano Anceschi e Leonardo Sinisgalli. Proprio grazie a quest’ultimo approda nel 1952 al Servizio Propaganda della Pirelli, azienda presso la quale lavorerà fino al 1958. Il primo articolo firmato da Sereni sulle pagine della Rivista Pirelli dell’aprile del 1952 s’intitola “Case Lombarde”. Al tempo Sereni era già un poeta affermato, la sua prima pubblicazione era stata la raccolta di poesie “Frontiera” del 1941, edita poco prima di essere richiamato al fronte. Del 1947 è invece il “Diario di Algeria”, in cui scrive della sua prigionia in Nordafrica durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1958 scrive l’articolo “Una P lunga cinquant’anni”, nel quale ricostruisce la storia del logo Pirelli. Sereni continuerà a collaborare con la Rivista Pirelli anche dopo aver lasciato l’azienda: è del 1963 il racconto “La cattura”, nel 1964 pubblica invece “Il fantasma nerazzurro”. “Gli strumenti umani” viene invece pubblicata nel 1965 per Einaudi ed è considerata da molti critici l’apice della sua poetica, che si allontana dall’ermetismo delle prime due raccolte e approda a uno stile più rifinito e personale. La raccolta parte dal Dopoguerra vissuto dall’autore, i suoi tormenti e i rimpianti per essere stato lontano dagli eventi della Resistenza in Italia, per poi proseguire con gli anni del Boom economico e con il racconto di un paesaggio milanese in continua trasformazione, tra case popolari e fabbriche. La poetica di Sereni nasce dall’interazione con il mondo, dagli affetti, dai dialoghi, dai luoghi. Il poeta traccia una geografia relazionale, nella quale dalla concretezza degli oggetti, degli spazi, delle situazioni, scaturiscono momenti lirici e di riflessione metafisica. Guanda ripubblica l’opera in un’edizione commentata da Michel Cattaneo, che guida il lettore spiegando la poetica di Sereni, le scelte stilistiche e le connessioni con la poesia italiana dei suoi anni ma anche del passato.

Gli strumenti umani

Vittorio Sereni

Guanda, 2023

La Sibilla

Poetessa, traduttrice, scrittrice, storica, intellettuale, combattente in prima linea nella Resistenza, medaglia d’argento al valor militare per la sua lotta contro il nazifascismo. La vita di Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, meglio nota come Joyce Lussu, è raccontata da Silvia Ballestra nel libro “La Sibilla”. Con questo appellativo Joyce è stata definita da molti, perché in grado di anticipare i tempi e gli enormi cambiamenti avvenuti nel corso del Novecento. Il titolo è anche un omaggio a una figura della cultura popolare marchigiana, la sibilla appenninica, per rimarcare la forte appartenenza al territorio sia di Joyce che dell’autrice. Una vita piena di viaggi, dall’Africa al Portogallo, dall’Inghilterra alla Francia, sin da quando, ancora adolescente, è costretta a fuggire in Svizzera con la famiglia dopo che il padre viene picchiato da un gruppo di squadristi a Firenze. Proprio in Svizzera, durante una missione segreta per Giustizia e Libertà, conosce quello che sarà l’amore della sua vita: Emilio Lussu, con il quale condividerà gran parte delle sue avventure. Dopo la fine della Guerra Joyce deciderà di non seguire la politica partitica come invece farà Emilio, ma di proseguire la sua lotta con una politica dal basso, diventando rivoluzionaria anche nel mondo della poesia. Dopo un incontro con il poeta Nazim Hikmet, Joyce Lussu decide di tradurre le sue poesie pur non conoscendo il turco, ma attraverso un processo di confronto e di dialogo con l’autore, nonché la condivisione di idee e visioni del mondo. “La Sibilla” è una biografia scritta con la cura del saggio storico – frutto di ricerche approfondite e di incontri personali dell’autrice con Joyce – ma da leggere come un romanzo d’avventura, per la straordinaria intensità del vissuto della protagonista.

La Sibilla. Vita di Joyce Lussu

Silvia Ballestra

Laterza, 2022

Poetessa, traduttrice, scrittrice, storica, intellettuale, combattente in prima linea nella Resistenza, medaglia d’argento al valor militare per la sua lotta contro il nazifascismo. La vita di Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, meglio nota come Joyce Lussu, è raccontata da Silvia Ballestra nel libro “La Sibilla”. Con questo appellativo Joyce è stata definita da molti, perché in grado di anticipare i tempi e gli enormi cambiamenti avvenuti nel corso del Novecento. Il titolo è anche un omaggio a una figura della cultura popolare marchigiana, la sibilla appenninica, per rimarcare la forte appartenenza al territorio sia di Joyce che dell’autrice. Una vita piena di viaggi, dall’Africa al Portogallo, dall’Inghilterra alla Francia, sin da quando, ancora adolescente, è costretta a fuggire in Svizzera con la famiglia dopo che il padre viene picchiato da un gruppo di squadristi a Firenze. Proprio in Svizzera, durante una missione segreta per Giustizia e Libertà, conosce quello che sarà l’amore della sua vita: Emilio Lussu, con il quale condividerà gran parte delle sue avventure. Dopo la fine della Guerra Joyce deciderà di non seguire la politica partitica come invece farà Emilio, ma di proseguire la sua lotta con una politica dal basso, diventando rivoluzionaria anche nel mondo della poesia. Dopo un incontro con il poeta Nazim Hikmet, Joyce Lussu decide di tradurre le sue poesie pur non conoscendo il turco, ma attraverso un processo di confronto e di dialogo con l’autore, nonché la condivisione di idee e visioni del mondo. “La Sibilla” è una biografia scritta con la cura del saggio storico – frutto di ricerche approfondite e di incontri personali dell’autrice con Joyce – ma da leggere come un romanzo d’avventura, per la straordinaria intensità del vissuto della protagonista.

La Sibilla. Vita di Joyce Lussu

Silvia Ballestra

Laterza, 2022

Le vacanze di Bris

Bris è uno strano e buffo personaggio creato dall’illustratrice francese Claire Lebourg, i cui libri sono editi in Italia da Babalibri. Bris vive in riva al mare trascorrendo le sue giornate tra lunghe camminate in spiaggia e tuffi in acqua. In questa seconda avventura si sente solo, perché tutti i suoi amici sono partiti per le vacanze estive; decide allora di fare altrettanto e di invitare anche il suo amico, il gatto Baffone, per condividere passeggiate, bagni e gelati. A un certo punto si unisce a loro anche uno strano animale di nome Felix; Bris inizia a diventare un po’ geloso e non si diverte più come prima. Una storia fresca ed estiva per accompagnare i più piccoli nelle loro vacanze e insegnare loro l’importanza dell’inclusione e della condivisione. Il libro è edito nella collana Superbaba, con testo in stampatello maiuscolo adatto alle prime letture e accompagnato da un dossier pedagogico scaricabile online, con tante attività da fare a casa o in classe.

Le vacanze di Bris

Claire Lebourg

Babalibri, 2022

Bris è uno strano e buffo personaggio creato dall’illustratrice francese Claire Lebourg, i cui libri sono editi in Italia da Babalibri. Bris vive in riva al mare trascorrendo le sue giornate tra lunghe camminate in spiaggia e tuffi in acqua. In questa seconda avventura si sente solo, perché tutti i suoi amici sono partiti per le vacanze estive; decide allora di fare altrettanto e di invitare anche il suo amico, il gatto Baffone, per condividere passeggiate, bagni e gelati. A un certo punto si unisce a loro anche uno strano animale di nome Felix; Bris inizia a diventare un po’ geloso e non si diverte più come prima. Una storia fresca ed estiva per accompagnare i più piccoli nelle loro vacanze e insegnare loro l’importanza dell’inclusione e della condivisione. Il libro è edito nella collana Superbaba, con testo in stampatello maiuscolo adatto alle prime letture e accompagnato da un dossier pedagogico scaricabile online, con tante attività da fare a casa o in classe.

Le vacanze di Bris

Claire Lebourg

Babalibri, 2022

La Resistenza delle donne

La storia delle donne nella Resistenza è, tutt’oggi, uno dei punti nevralgici e al tempo stesso meno esplorati della Seconda Guerra Mondiale. Sono le donne, infatti, a prestare assistenza e combattere in prima persona rischiando la vita.

È attraverso una serie di immagini, fotografie raccolte in decine di archivi che quasi ricreano una sorta di album fotografico della Repubblica, che Benedetta Tobagi ripercorre questo lato del racconto a trecentosessanta gradi, tanto dal punto di vista storico, quanto civile, narrativo e intellettuale. Fiere, decise, combattive. La Resistenza delle donne è prima di tutto un libro di storie, di esperienze e di traiettorie. Un insieme di racconti che attraversa l’immagine della “brava moglie” che imbraccia le armi per affermarsi oltre le etichette, della ragazza in cerca di riscatto, o di vendetta. Più in generale, è un libro che parla di donne alla ricerca del proprio posto nel mondo. In un mondo sconvolto dal Fascismo.  In una controstoria mai riscritta davvero dopo la fine del conflitto, le donne di Benedetta Tobagi si riprendono il loro ruolo, il loro spazio, il loro corpo. Soffermandosi su gesti ed espressioni, l’autrice costruisce un saggio narrativo commovente e di grande ispirazione in cui le partigiane si muovono – ognuna a modo proprio – per combattere non solo gli oppressori e il regime ma anche le ideologie patriarcali. E imparano ad usare il proprio corpo come arma. Ma non sono le sole. Anche le spie dei fascisti e dei nazisti che cercano di attraversare le linee della Resistenza imparano a farlo, insinuando il dubbio tra gli stessi partigiani.

Benedetta Tobagi raccoglie l’eredità di tutte le donne della Resistenza, ridà voce e dignità al ruolo fondamentale che hanno avuto nella lotta partigiana, che per molto tempo è stato silenziato. Un libro che possiede il rigore della ricostruzione storica, ma anche la forza narrativa di una straordinaria passione civile che fa muovere le vicende raccontate sullo sfondo dei problemi di oggi.

La resistenza delle donne

Benedetta Tobagi

Einaudi, 2022

La storia delle donne nella Resistenza è, tutt’oggi, uno dei punti nevralgici e al tempo stesso meno esplorati della Seconda Guerra Mondiale. Sono le donne, infatti, a prestare assistenza e combattere in prima persona rischiando la vita.

È attraverso una serie di immagini, fotografie raccolte in decine di archivi che quasi ricreano una sorta di album fotografico della Repubblica, che Benedetta Tobagi ripercorre questo lato del racconto a trecentosessanta gradi, tanto dal punto di vista storico, quanto civile, narrativo e intellettuale. Fiere, decise, combattive. La Resistenza delle donne è prima di tutto un libro di storie, di esperienze e di traiettorie. Un insieme di racconti che attraversa l’immagine della “brava moglie” che imbraccia le armi per affermarsi oltre le etichette, della ragazza in cerca di riscatto, o di vendetta. Più in generale, è un libro che parla di donne alla ricerca del proprio posto nel mondo. In un mondo sconvolto dal Fascismo.  In una controstoria mai riscritta davvero dopo la fine del conflitto, le donne di Benedetta Tobagi si riprendono il loro ruolo, il loro spazio, il loro corpo. Soffermandosi su gesti ed espressioni, l’autrice costruisce un saggio narrativo commovente e di grande ispirazione in cui le partigiane si muovono – ognuna a modo proprio – per combattere non solo gli oppressori e il regime ma anche le ideologie patriarcali. E imparano ad usare il proprio corpo come arma. Ma non sono le sole. Anche le spie dei fascisti e dei nazisti che cercano di attraversare le linee della Resistenza imparano a farlo, insinuando il dubbio tra gli stessi partigiani.

Benedetta Tobagi raccoglie l’eredità di tutte le donne della Resistenza, ridà voce e dignità al ruolo fondamentale che hanno avuto nella lotta partigiana, che per molto tempo è stato silenziato. Un libro che possiede il rigore della ricostruzione storica, ma anche la forza narrativa di una straordinaria passione civile che fa muovere le vicende raccontate sullo sfondo dei problemi di oggi.

La resistenza delle donne

Benedetta Tobagi

Einaudi, 2022

La casa di Paolo

Lorenzo ha quindici anni e una famiglia che attraversa un momento di difficoltà: il papà, da quando è stato licenziato, passa le giornate a letto e nulla sembra sfiorarlo. Il ragazzo è pieno di rabbia, soffre di attacchi d’ansia così potenti da bloccargli il respiro. Un giorno, a scuola viene proposto un progetto sulla vita di Paolo Borsellino. Lorenzo non ha idea della portata che il giudice avrà anche nella sua, di vita. Al pari di un amico inaspettato, Borsellino sembrerà tendergli una mano e offrirgli la forza per reagire mostrandogli, con il suo esempio, che anche il nemico più difficile può essere sconfitto. Che sia la mafia o l’oscurità che tutti abbiamo dentro noi stessi.

Trentun anni fa, il 19 luglio, a Palermo si compie la strage di via D’Amelio: un attentato di stampo mafioso in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta. Parlare di mafia, raccontarla e studiarla significa non dimenticare, dare fiducia alla costruzione di un futuro consapevole per le nuove generazioni.

Scritto da Sara Loffredi e Marco Lillo, La casa di Paolo. Come Borsellino mi ha salvato la vita parte da un escamotage narrativo, la storia di un ragazzo che sta affrontando un momento di difficoltà. Davanti a esso prima abbozza, poi si vergogna, si sente impotente e, infine, trova la forza di reagire grazie alla storia di Borsellino, figura di alto spessore umano e morale. Ma non è solo il protagonista a beneficiare dell’esempio del giudice, anche altri ragazzi lo faranno, e questo li aiuterà a diventare adulti. La casa di Paolo non è solo la storia di Borsellino e della lotta alla mafia, è anche un romanzo di formazione, nel quale il protagonista riesce a trovare il modo di perdonare il padre, trovando “gli strumenti per smetterla di avere paura”, perché, anche se ucciso nel 1992, il magistrato ha ancora molto da dire a tutti noi. Fuori dalla finzione narrativa – che serve all’autrice per trattare che cosa fosse il pool, cosa facesse, cosa fosse la mafia, chi fossero i pentiti – Sara Loffredi dà conto anche di quello che nasce dalle macerie di ciò che la mafia ha tentato inutilmente di distruggere. La Casa di Paolo è la vecchia farmacia di proprietà dei Borsellino, nel quartiere della Kalsa, che dal 2015 il fratello del magistrato ha riacquistato e donato al quartiere perché diventasse un centro educativo e di attività formative per i giovani a rischio. È lo stesso Salvatore Borsellino a scrivere la prefazione del libro; un libro che ha molto da dire tanto ai ragazzi quanto agli adulti, perché la memoria si fa rendendo vivo, e presente, il ricordo.

La casa di Paolo. Come Borsellino mi ha salvato la vita

Di Sara Loffredi con Marco Lillo; illustrazioni di Giovanni Scarduelli

Rizzoli, 2022

Lorenzo ha quindici anni e una famiglia che attraversa un momento di difficoltà: il papà, da quando è stato licenziato, passa le giornate a letto e nulla sembra sfiorarlo. Il ragazzo è pieno di rabbia, soffre di attacchi d’ansia così potenti da bloccargli il respiro. Un giorno, a scuola viene proposto un progetto sulla vita di Paolo Borsellino. Lorenzo non ha idea della portata che il giudice avrà anche nella sua, di vita. Al pari di un amico inaspettato, Borsellino sembrerà tendergli una mano e offrirgli la forza per reagire mostrandogli, con il suo esempio, che anche il nemico più difficile può essere sconfitto. Che sia la mafia o l’oscurità che tutti abbiamo dentro noi stessi.

Trentun anni fa, il 19 luglio, a Palermo si compie la strage di via D’Amelio: un attentato di stampo mafioso in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta. Parlare di mafia, raccontarla e studiarla significa non dimenticare, dare fiducia alla costruzione di un futuro consapevole per le nuove generazioni.

Scritto da Sara Loffredi e Marco Lillo, La casa di Paolo. Come Borsellino mi ha salvato la vita parte da un escamotage narrativo, la storia di un ragazzo che sta affrontando un momento di difficoltà. Davanti a esso prima abbozza, poi si vergogna, si sente impotente e, infine, trova la forza di reagire grazie alla storia di Borsellino, figura di alto spessore umano e morale. Ma non è solo il protagonista a beneficiare dell’esempio del giudice, anche altri ragazzi lo faranno, e questo li aiuterà a diventare adulti. La casa di Paolo non è solo la storia di Borsellino e della lotta alla mafia, è anche un romanzo di formazione, nel quale il protagonista riesce a trovare il modo di perdonare il padre, trovando “gli strumenti per smetterla di avere paura”, perché, anche se ucciso nel 1992, il magistrato ha ancora molto da dire a tutti noi. Fuori dalla finzione narrativa – che serve all’autrice per trattare che cosa fosse il pool, cosa facesse, cosa fosse la mafia, chi fossero i pentiti – Sara Loffredi dà conto anche di quello che nasce dalle macerie di ciò che la mafia ha tentato inutilmente di distruggere. La Casa di Paolo è la vecchia farmacia di proprietà dei Borsellino, nel quartiere della Kalsa, che dal 2015 il fratello del magistrato ha riacquistato e donato al quartiere perché diventasse un centro educativo e di attività formative per i giovani a rischio. È lo stesso Salvatore Borsellino a scrivere la prefazione del libro; un libro che ha molto da dire tanto ai ragazzi quanto agli adulti, perché la memoria si fa rendendo vivo, e presente, il ricordo.

La casa di Paolo. Come Borsellino mi ha salvato la vita

Di Sara Loffredi con Marco Lillo; illustrazioni di Giovanni Scarduelli

Rizzoli, 2022

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