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Borders

Lindgren, Dickens, Verne ed Alcott vivono a Magnolia, una megalopoli tecnologicamente avanzatissima al centro di un desolante deserto dove non sembrano più esistere altre forme di vita da quando la Grande Malattia ha colpito il pianeta. É una città senza libri, in cui le conoscenze sono controllate dall’alto. Una società con divisioni rigide, ruoli a cui è impossibile scappare, compiti e ordini.. Eppure, qualcuno tenta di sfuggire a questa censura: Olmo, una saggia donna del “prima”, cresce i ragazzi secondo valori molto diversi e coltiva segretamente delle piante. Quando il C.O.R.V.O. li scopre, i ragazzi saranno costretti ad intraprendere un viaggio verso un’isola misteriosa dove si dice vengano conservati semi di piante e fiori raccolti prima che diventassero nocivi a causa della malattia. Scopriranno allora che la vita è una continua messa in discussione di ciò che si crede di aver acquisito.

Attraverso un’ambientazione distopica e post-apocalittica, non troppo lontana nel tempo e nell’immaginazione, l’autrice spinge i lettori a riflettere sulla società contemporanea. Lo fa creando una trama profondamente ambientalista, ben orchestrata, sullo sfondo della quale si muovono i personaggi principali di un romanzo di formazione in cui letteratura e natura rappresentano i due cardini essenziali per “restare umani”. Non è un caso, infatti, che nel momento in cui i ragazzi cominceranno ad attraversare il deserto di cemento per raggiungere l’isola, prove, ostacoli e imprevisti metteranno in crisi ogni loro certezza. E così, gli eventi vissuti li porteranno a confortarsi con la realtà sconosciuta e misteriosa fuori da Magnolia, con i resti di quello che era il mondo del passato, con persone nuove e con situazioni dove i quattro giovani rifletteranno sul valore dell’amicizia e su quello della libertà.

Borders

di Giuliana Facchini

2022

Lindgren, Dickens, Verne ed Alcott vivono a Magnolia, una megalopoli tecnologicamente avanzatissima al centro di un desolante deserto dove non sembrano più esistere altre forme di vita da quando la Grande Malattia ha colpito il pianeta. É una città senza libri, in cui le conoscenze sono controllate dall’alto. Una società con divisioni rigide, ruoli a cui è impossibile scappare, compiti e ordini.. Eppure, qualcuno tenta di sfuggire a questa censura: Olmo, una saggia donna del “prima”, cresce i ragazzi secondo valori molto diversi e coltiva segretamente delle piante. Quando il C.O.R.V.O. li scopre, i ragazzi saranno costretti ad intraprendere un viaggio verso un’isola misteriosa dove si dice vengano conservati semi di piante e fiori raccolti prima che diventassero nocivi a causa della malattia. Scopriranno allora che la vita è una continua messa in discussione di ciò che si crede di aver acquisito.

Attraverso un’ambientazione distopica e post-apocalittica, non troppo lontana nel tempo e nell’immaginazione, l’autrice spinge i lettori a riflettere sulla società contemporanea. Lo fa creando una trama profondamente ambientalista, ben orchestrata, sullo sfondo della quale si muovono i personaggi principali di un romanzo di formazione in cui letteratura e natura rappresentano i due cardini essenziali per “restare umani”. Non è un caso, infatti, che nel momento in cui i ragazzi cominceranno ad attraversare il deserto di cemento per raggiungere l’isola, prove, ostacoli e imprevisti metteranno in crisi ogni loro certezza. E così, gli eventi vissuti li porteranno a confortarsi con la realtà sconosciuta e misteriosa fuori da Magnolia, con i resti di quello che era il mondo del passato, con persone nuove e con situazioni dove i quattro giovani rifletteranno sul valore dell’amicizia e su quello della libertà.

Borders

di Giuliana Facchini

2022

Draconis Chronicle

«La Bestia si sta risvegliando! Temete il drago, perché il giorno dell’eclisse è vicino!».

Salerno, anno 1066. Per le vie, un concitato predicatore vaga annunciando la fine del mondo. Barliario non gli presta attenzione e continua per la sua strada. Sarà solo quando il laboratorio di alchimia del padre prenderà fuoco e la sua vita sarà la leva sulla quale una misteriosa figura cercherà di ottenere da lui il fuoco di drago che Barliario crederà alle parole dello strano predicatore. Così, raggruppati gli amici più fidati, partirà alla ricerca del fuoco di drago.

Complice la penna scorrevole e incisiva dell’autore,  i capitoli molto brevi e incalzanti, e le illustrazioni di Paolo Barbieri, il lettore si ritrova immediatamente catapultato in una storia che lo investe in pieno. Nel giro di poche righe sta già viaggiando per le vie di Salerno, nel 1066, insieme ai cinque protagonisti.

Con un ritorno al fantasy storico, Manlio Castagna accompagna il lettore in un’avventura che ha come cuore principale la ricchezza della diversità, il superamento delle paure, la forza dell’amicizia. L’autore, infatti, presenta sin da subito un gruppo di ragazzi molto variegato che, ognuno con motivi e capacità diverse, si lancia alla ricerca di una leggenda. E, come nel più classico dualismo medievale, Barliario, un ragazzo che desidera a tutti i costi compiacere il padre e renderlo fiero imparando l’arte dell’alchimia, si interfaccia e viaggia con accanto Trotula, una ragazza di scienza e una guaritrice tra le più brave. Magia e scienza. Ma non solo: con loro, Shabbati, Mercuriade e Ligea rappresentano molte diverse sfumature nelle avventure e nel cammino che il gruppo dovrà affrontare. Come nel più classico romanzo di formazione, ogni personaggio compie il proprio viaggio e processo di crescita. Fa esperienze, crea legami e – come cita il titolo di un capitolo del libro stesso – senza accorgersene diventa adulto.

 Draconis Chronicle

di Manlio Castagna

Mondadori, 2022

«La Bestia si sta risvegliando! Temete il drago, perché il giorno dell’eclisse è vicino!».

Salerno, anno 1066. Per le vie, un concitato predicatore vaga annunciando la fine del mondo. Barliario non gli presta attenzione e continua per la sua strada. Sarà solo quando il laboratorio di alchimia del padre prenderà fuoco e la sua vita sarà la leva sulla quale una misteriosa figura cercherà di ottenere da lui il fuoco di drago che Barliario crederà alle parole dello strano predicatore. Così, raggruppati gli amici più fidati, partirà alla ricerca del fuoco di drago.

Complice la penna scorrevole e incisiva dell’autore,  i capitoli molto brevi e incalzanti, e le illustrazioni di Paolo Barbieri, il lettore si ritrova immediatamente catapultato in una storia che lo investe in pieno. Nel giro di poche righe sta già viaggiando per le vie di Salerno, nel 1066, insieme ai cinque protagonisti.

Con un ritorno al fantasy storico, Manlio Castagna accompagna il lettore in un’avventura che ha come cuore principale la ricchezza della diversità, il superamento delle paure, la forza dell’amicizia. L’autore, infatti, presenta sin da subito un gruppo di ragazzi molto variegato che, ognuno con motivi e capacità diverse, si lancia alla ricerca di una leggenda. E, come nel più classico dualismo medievale, Barliario, un ragazzo che desidera a tutti i costi compiacere il padre e renderlo fiero imparando l’arte dell’alchimia, si interfaccia e viaggia con accanto Trotula, una ragazza di scienza e una guaritrice tra le più brave. Magia e scienza. Ma non solo: con loro, Shabbati, Mercuriade e Ligea rappresentano molte diverse sfumature nelle avventure e nel cammino che il gruppo dovrà affrontare. Come nel più classico romanzo di formazione, ogni personaggio compie il proprio viaggio e processo di crescita. Fa esperienze, crea legami e – come cita il titolo di un capitolo del libro stesso – senza accorgersene diventa adulto.

 Draconis Chronicle

di Manlio Castagna

Mondadori, 2022

Il grande libro di Carosello

Carosello è stato uno dei programmi televisivi più rappresentativi della trasformazione dell’Italia tra gli anni Cinquanta e Settanta, vero e proprio simbolo del Boom Economico. Nei vent’anni di messa in onda della trasmissione le famiglie si radunavano intorno al televisore per seguirlo quotidianamente e la varietà di linguaggio e stili utilizzati negli sketch e nei brevi film pubblicitari che ne componevano la struttura, riuscivano a intrattenere persone di tutte le età e di ogni ceto sociale. I prodotti presentati durante il programma, che scorrevano di fronte agli occhi stupiti e incollati sullo schermo degli spettatori, rappresentavano il sogno di riscatto sociale e di benessere economico di milioni di italiani. Marco Giusti ne raccoglie minuziosamente la storia, con un catalogo di tutte le trasmissioni, prodotti, case di produzione, agenzie pubblicitarie, autori e attori. Un volume ricco di testi e immagini che ripercorrono tutta la programmazione dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977, raccontando anche la società del nostro paese negli anni del “Miracolo economico”: dalla diffusione delle automobili e degli elettrodomestici nelle case, al consumismo come stile di vita, al mutamento del ruolo sociale delle donne e della loro rappresentazione in TV. Tra le pagine del libro anche i numerosi caroselli realizzati da Pirelli, tra cui: “Mammut, Babbut e Figliut”, “I consigli di Siné”, “La parola al gommista” e “La nostra vita sulle strade”.

 

Il Grande libro di Carosello. E adesso tutti a nanna…

Marco Giusti

Sperling & Kupfer Editori, 1995

Carosello è stato uno dei programmi televisivi più rappresentativi della trasformazione dell’Italia tra gli anni Cinquanta e Settanta, vero e proprio simbolo del Boom Economico. Nei vent’anni di messa in onda della trasmissione le famiglie si radunavano intorno al televisore per seguirlo quotidianamente e la varietà di linguaggio e stili utilizzati negli sketch e nei brevi film pubblicitari che ne componevano la struttura, riuscivano a intrattenere persone di tutte le età e di ogni ceto sociale. I prodotti presentati durante il programma, che scorrevano di fronte agli occhi stupiti e incollati sullo schermo degli spettatori, rappresentavano il sogno di riscatto sociale e di benessere economico di milioni di italiani. Marco Giusti ne raccoglie minuziosamente la storia, con un catalogo di tutte le trasmissioni, prodotti, case di produzione, agenzie pubblicitarie, autori e attori. Un volume ricco di testi e immagini che ripercorrono tutta la programmazione dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977, raccontando anche la società del nostro paese negli anni del “Miracolo economico”: dalla diffusione delle automobili e degli elettrodomestici nelle case, al consumismo come stile di vita, al mutamento del ruolo sociale delle donne e della loro rappresentazione in TV. Tra le pagine del libro anche i numerosi caroselli realizzati da Pirelli, tra cui: “Mammut, Babbut e Figliut”, “I consigli di Siné”, “La parola al gommista” e “La nostra vita sulle strade”.

 

Il Grande libro di Carosello. E adesso tutti a nanna…

Marco Giusti

Sperling & Kupfer Editori, 1995

Maus

Una delle più belle storie mai raccontate sull’olocausto. Art Spiegelman parte dal racconto della vita di suo padre, Vladek, ebreo polacco sfuggito ai campi di concentramento, e del suo rapporto conflittuale con lui. “Maus” non è una storia incentrata solo sulla Shoah, ma soprattutto sulle persone, un racconto del rapporto tra un padre e un figlio che attraversa anche quel drammatico momento storico, riuscendo a raccontarlo con parole e fatti reali che arrivano dritte al cuore del lettore, grazie anche alla cura dei dettagli sia nei disegni che nei dialoghi. I personaggi sono disegnati come animali: i nazisti sono rappresentati come gatti che giocano sadicamente con le loro prede, gli ebrei sono disegnati come topi, i polacchi sono invece immaginati come maiali. Una rappresentazione allegorica che non sdrammatizza la vicenda, facendo riflettere su una simbologia che adottata proprio dai nazisti, che si riferivano agli ebrei come topi o parassiti da estirpare. Nel racconto si intrecciano due piani temporali: il presente dell’autore in cui il padre racconta con fatica la storia della sua vita al figlio, un ricordo profondamente doloroso e un’eredità pesante per Art, e poi il passato degli anni vissuti da Vlodek prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. “Maus” è un’opera di grande letteratura, nonché il primo fumetto ad aver vinto il Premio Pulitzer, un graphic novel da leggere per non dimenticare.

Maus

Art Spiegelman

Einaudi, 2010

Una delle più belle storie mai raccontate sull’olocausto. Art Spiegelman parte dal racconto della vita di suo padre, Vladek, ebreo polacco sfuggito ai campi di concentramento, e del suo rapporto conflittuale con lui. “Maus” non è una storia incentrata solo sulla Shoah, ma soprattutto sulle persone, un racconto del rapporto tra un padre e un figlio che attraversa anche quel drammatico momento storico, riuscendo a raccontarlo con parole e fatti reali che arrivano dritte al cuore del lettore, grazie anche alla cura dei dettagli sia nei disegni che nei dialoghi. I personaggi sono disegnati come animali: i nazisti sono rappresentati come gatti che giocano sadicamente con le loro prede, gli ebrei sono disegnati come topi, i polacchi sono invece immaginati come maiali. Una rappresentazione allegorica che non sdrammatizza la vicenda, facendo riflettere su una simbologia che adottata proprio dai nazisti, che si riferivano agli ebrei come topi o parassiti da estirpare. Nel racconto si intrecciano due piani temporali: il presente dell’autore in cui il padre racconta con fatica la storia della sua vita al figlio, un ricordo profondamente doloroso e un’eredità pesante per Art, e poi il passato degli anni vissuti da Vlodek prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. “Maus” è un’opera di grande letteratura, nonché il primo fumetto ad aver vinto il Premio Pulitzer, un graphic novel da leggere per non dimenticare.

Maus

Art Spiegelman

Einaudi, 2010

Solo una parola

Venezia, 1938. Roberto è un bambino normale, o almeno così ha sempre creduto. Finché le persone intorno non cominciano a fargli notare che non è come tutti gli altri, perché ha gli occhiali. Non dovrebbe andare in una scuola per soli bambini con gli occhiali?

In una Venezia di una bellezza struggente, tra musica e profumi che passano di sestiere in sestiere e lungo i canali o nelle calli, i protagonisti assistono al diffondersi di una propaganda che inizia con la disinformazione sulla “categoria degli occhialuti” (alla radio e nei giornali), che li mette alla berlina, fino ad arrivare all’espulsione dalla scuola, all’impossibilità di entrare in parchi o in biblioteche, alla perdita del lavoro per i loro genitori.

Attraverso la trasfigurazione di un semplice ma disumano meccanismo, così simile a quello che è stato alla base della persecuzione e dello sterminio degli ebrei, Matteo Corradini racconta il retropensiero che ha portato alla nascita e diffusione delle Leggi Razziali da un punto di vista piuttosto originale. In questo caso, infatti, le leggi non riguardano gli ebrei ma gli “occhialuti”. Basta “una sola parola” per cambiare tutto e, al contempo, “una sola parola” non cambia il succo del discorso. Con questo ingegnoso espediente, infatti, il lettore si immedesima più facilmente con il tema della discriminazione e della banalità del male. Segue le vicende dei tre protagonisti una volta dichiarati “non amici della patria” e dei loro genitori.

Corradini racconta tutto, con delicatezza, ma lascia solo intravedere l’abisso in cui “gli occhialuti” stanno per cadere. Fermandosi un passo prima. Conta, infatti, in questo libro non il “dopo”, ma il “prima”: ricordare sempre che tutto il male del mondo può iniziare da una sola parola.

Solo una parola

di Matteo Corradini con le illustrazioni di Sonia Cucculelli

Rizzoli, 2021

Venezia, 1938. Roberto è un bambino normale, o almeno così ha sempre creduto. Finché le persone intorno non cominciano a fargli notare che non è come tutti gli altri, perché ha gli occhiali. Non dovrebbe andare in una scuola per soli bambini con gli occhiali?

In una Venezia di una bellezza struggente, tra musica e profumi che passano di sestiere in sestiere e lungo i canali o nelle calli, i protagonisti assistono al diffondersi di una propaganda che inizia con la disinformazione sulla “categoria degli occhialuti” (alla radio e nei giornali), che li mette alla berlina, fino ad arrivare all’espulsione dalla scuola, all’impossibilità di entrare in parchi o in biblioteche, alla perdita del lavoro per i loro genitori.

Attraverso la trasfigurazione di un semplice ma disumano meccanismo, così simile a quello che è stato alla base della persecuzione e dello sterminio degli ebrei, Matteo Corradini racconta il retropensiero che ha portato alla nascita e diffusione delle Leggi Razziali da un punto di vista piuttosto originale. In questo caso, infatti, le leggi non riguardano gli ebrei ma gli “occhialuti”. Basta “una sola parola” per cambiare tutto e, al contempo, “una sola parola” non cambia il succo del discorso. Con questo ingegnoso espediente, infatti, il lettore si immedesima più facilmente con il tema della discriminazione e della banalità del male. Segue le vicende dei tre protagonisti una volta dichiarati “non amici della patria” e dei loro genitori.

Corradini racconta tutto, con delicatezza, ma lascia solo intravedere l’abisso in cui “gli occhialuti” stanno per cadere. Fermandosi un passo prima. Conta, infatti, in questo libro non il “dopo”, ma il “prima”: ricordare sempre che tutto il male del mondo può iniziare da una sola parola.

Solo una parola

di Matteo Corradini con le illustrazioni di Sonia Cucculelli

Rizzoli, 2021

Fabbrica di carta

Un’antologia che ripercorre la storia della letteratura industriale italiana, dagli anni Trenta, periodo in cui la corrente letteraria acquista caratteristiche proprie e compattezza di genere, fino alla prima decade degli anni Duemila. Da Leonardo Sinisgalli e Carlo Bernari a Silvia Avallone e Antonio Pennacchi, passando per Ottiero Ottieri, Italo Calvino, Primo Levi, Giovanni Testori, Carlo Emilio Gadda, Luciano Bianciardi, Elio Vittorini, Giorgio Caproni, Laura Pariani e molti altri grandi autori. Il volume è strutturato per capitoli tematici che raccontano i diversi momenti storici e le diverse figure protagoniste della fabbrica: impiegati, imprenditori, operai e intellettuali. La fabbrica, raccontata nei brani selezionati da Giorgio Bigatti e Giuseppe Lupo, si trasforma nel tempo da luogo sporco, fatto degli odori sgradevoli dei materiali produttivi e del sudore degli operai a fabbrica digitale e tecnologica, pulita e sostenibile, mutando concettualmente e sostanzialmente il modo in cui si guarda alla produzione industriale. Un libro che ci porta a riscoprire un elemento fondamentale dell’identità italiana, le fabbriche al cuore dello sviluppo industriale del Novecento, con un racconto corale portato avanti da alcune delle più grandi penne della letteratura, voci diverse che ne approfondiscono le sfumature e la complessità, le tensioni e le passioni.

 

Fabbrica di carta. I libri che raccontano l’Italia industriale

A cura di Giorgio Bigatti e Giuseppe Lupo

Laterza, 2013

Un’antologia che ripercorre la storia della letteratura industriale italiana, dagli anni Trenta, periodo in cui la corrente letteraria acquista caratteristiche proprie e compattezza di genere, fino alla prima decade degli anni Duemila. Da Leonardo Sinisgalli e Carlo Bernari a Silvia Avallone e Antonio Pennacchi, passando per Ottiero Ottieri, Italo Calvino, Primo Levi, Giovanni Testori, Carlo Emilio Gadda, Luciano Bianciardi, Elio Vittorini, Giorgio Caproni, Laura Pariani e molti altri grandi autori. Il volume è strutturato per capitoli tematici che raccontano i diversi momenti storici e le diverse figure protagoniste della fabbrica: impiegati, imprenditori, operai e intellettuali. La fabbrica, raccontata nei brani selezionati da Giorgio Bigatti e Giuseppe Lupo, si trasforma nel tempo da luogo sporco, fatto degli odori sgradevoli dei materiali produttivi e del sudore degli operai a fabbrica digitale e tecnologica, pulita e sostenibile, mutando concettualmente e sostanzialmente il modo in cui si guarda alla produzione industriale. Un libro che ci porta a riscoprire un elemento fondamentale dell’identità italiana, le fabbriche al cuore dello sviluppo industriale del Novecento, con un racconto corale portato avanti da alcune delle più grandi penne della letteratura, voci diverse che ne approfondiscono le sfumature e la complessità, le tensioni e le passioni.

 

Fabbrica di carta. I libri che raccontano l’Italia industriale

A cura di Giorgio Bigatti e Giuseppe Lupo

Laterza, 2013

Io sono Persefone

 Il destino di Core è già stato scritto. Sua madre, Demetra, ha deciso per lei: regnerà sulla natura, non si innamorerà mai e rimarrà casta per sempre. Ed è quello che anche Core desidera, o almeno così crede finché, durante una passeggiata tra i campi ai piedi dell’Etna, viene rapita da Ade, il sovrano degli Inferi, per farne sua regina.

Catapultata in un mondo sconosciuto e tenebroso, Core assumerà il nome di Persefone ma non riuscirà ad accantonare la vita precedente né a dimenticare la sensazione del sole sulla pelle. Eppure, grazie al libero arbitrio offertole da Ade, le sue certezze inizieranno a vacillare. Qual è il destino che desidera per sé stessa? A quale mondo appartiene davvero?

Protagonista senza tempo, alla ricerca, come tutti noi, della propria voce, la Persefone di Coluzzi compie prima di tutto un viaggio dentro gli inferi di sé stessa. Un’evoluzione non lineare ma costante (a partire dalla “bambina” che crede di conoscere il mondo fino alla conclusione di un percorso di consapevolezza personale e di libero arbitrio) mette il lettore davanti ad un vero e proprio romanzo di formazione e una riscrittura del mito visto attraverso gli occhi della dolce dea dell’Ade.

Come in molti adolescenti, target di questo libro, anche la protagonista non desidera sottostare a un destino stabilito e cercherà di spezzare la narrazione creata per sé stessa da altri, abbandonando ogni imposizione e costruendosi un proprio mondo.

Etna, Campi Elisi, Inferi. Il mondo circostante risulta sfumato, per lasciare margine di ascolto ai pensieri stessi della protagonista in una narrazione fluida, scorrevole, accattivante e coinvolgente. Il risultato? Una Persefone che non è solo ragazza e dea, ma sovrana di sudditi per i quali si strugge e si prende cura. Di molti, il lettore, ascolterà le nuove storie, altri invece riemergeranno dalla memoria dell’infanzia.

Io sono Persefone

di Daniele Coluzzi

Rizzoli, 2022

 Il destino di Core è già stato scritto. Sua madre, Demetra, ha deciso per lei: regnerà sulla natura, non si innamorerà mai e rimarrà casta per sempre. Ed è quello che anche Core desidera, o almeno così crede finché, durante una passeggiata tra i campi ai piedi dell’Etna, viene rapita da Ade, il sovrano degli Inferi, per farne sua regina.

Catapultata in un mondo sconosciuto e tenebroso, Core assumerà il nome di Persefone ma non riuscirà ad accantonare la vita precedente né a dimenticare la sensazione del sole sulla pelle. Eppure, grazie al libero arbitrio offertole da Ade, le sue certezze inizieranno a vacillare. Qual è il destino che desidera per sé stessa? A quale mondo appartiene davvero?

Protagonista senza tempo, alla ricerca, come tutti noi, della propria voce, la Persefone di Coluzzi compie prima di tutto un viaggio dentro gli inferi di sé stessa. Un’evoluzione non lineare ma costante (a partire dalla “bambina” che crede di conoscere il mondo fino alla conclusione di un percorso di consapevolezza personale e di libero arbitrio) mette il lettore davanti ad un vero e proprio romanzo di formazione e una riscrittura del mito visto attraverso gli occhi della dolce dea dell’Ade.

Come in molti adolescenti, target di questo libro, anche la protagonista non desidera sottostare a un destino stabilito e cercherà di spezzare la narrazione creata per sé stessa da altri, abbandonando ogni imposizione e costruendosi un proprio mondo.

Etna, Campi Elisi, Inferi. Il mondo circostante risulta sfumato, per lasciare margine di ascolto ai pensieri stessi della protagonista in una narrazione fluida, scorrevole, accattivante e coinvolgente. Il risultato? Una Persefone che non è solo ragazza e dea, ma sovrana di sudditi per i quali si strugge e si prende cura. Di molti, il lettore, ascolterà le nuove storie, altri invece riemergeranno dalla memoria dell’infanzia.

Io sono Persefone

di Daniele Coluzzi

Rizzoli, 2022

Blackwater. La saga

Perdido (Alabama), 1919. La famiglia Caskey, guidata dalla matriarca Mary-Love, è proprietaria di boschi e segherie. Sembra avere il mondo ai propri piedi, vivere un’esistenza senza alcuna preoccupazione finché l’acqua nera del fiume non sommerge la cittadina e una donna viene salvata dalla piena, Elionor Dammert. Seducente, determinata a insinuarsi nella loro famiglia, Elionor finirà per sconvolgere la vita di Mary-Love e del devoto figlio Oscar, ma anche quella dell’intera comunità.

Fantasmi e metamorfosi, intrighi e catastrofi. In perfetta sintonia con lo stile dell’autore (è la penna di McDowell quella dietro Beetlejuice e The Nightmare Before Christmas), Blackwater si presenta come una saga famigliare horror in sei volumi. Attingendo a piene mani dalla tradizione della sua terra natìa, l’Alabama, profondamente permeata dall’occulto e dal soprannaturale, Michael McDowell attraversa la Storia americana dagli anni Venti agli anni Sessanta del Novecento. Il risultato è un affascinante enigmatico racconto, preannunciato perfettamente dalle copertine.

Amatissima all’estero (tra i suoi fan si conta lo stesso Stephen King), la saga di Blackwater ha recentemente riacceso gli animi dei lettori, specialmente in Francia, al punto tale da essere stata acquisita per la realizzazione di una serie tv. Particolare è anche il rilascio dei libri: a partire dal 17 gennaio saranno disponibili in libreria, ogni quindici giorni, i sequel de La piena (La diga, La casa, La guerra, La fortuna Pioggia), che accompagneranno il lettore alla scoperta di un male oscuro che si cela a Perdido ma, come sempre, in realtà, prima di tutto, in ognuno di noi.

 

Blackwater. La saga

di Michael McDowell

Neri Pozza, 2023

Perdido (Alabama), 1919. La famiglia Caskey, guidata dalla matriarca Mary-Love, è proprietaria di boschi e segherie. Sembra avere il mondo ai propri piedi, vivere un’esistenza senza alcuna preoccupazione finché l’acqua nera del fiume non sommerge la cittadina e una donna viene salvata dalla piena, Elionor Dammert. Seducente, determinata a insinuarsi nella loro famiglia, Elionor finirà per sconvolgere la vita di Mary-Love e del devoto figlio Oscar, ma anche quella dell’intera comunità.

Fantasmi e metamorfosi, intrighi e catastrofi. In perfetta sintonia con lo stile dell’autore (è la penna di McDowell quella dietro Beetlejuice e The Nightmare Before Christmas), Blackwater si presenta come una saga famigliare horror in sei volumi. Attingendo a piene mani dalla tradizione della sua terra natìa, l’Alabama, profondamente permeata dall’occulto e dal soprannaturale, Michael McDowell attraversa la Storia americana dagli anni Venti agli anni Sessanta del Novecento. Il risultato è un affascinante enigmatico racconto, preannunciato perfettamente dalle copertine.

Amatissima all’estero (tra i suoi fan si conta lo stesso Stephen King), la saga di Blackwater ha recentemente riacceso gli animi dei lettori, specialmente in Francia, al punto tale da essere stata acquisita per la realizzazione di una serie tv. Particolare è anche il rilascio dei libri: a partire dal 17 gennaio saranno disponibili in libreria, ogni quindici giorni, i sequel de La piena (La diga, La casa, La guerra, La fortuna Pioggia), che accompagneranno il lettore alla scoperta di un male oscuro che si cela a Perdido ma, come sempre, in realtà, prima di tutto, in ognuno di noi.

 

Blackwater. La saga

di Michael McDowell

Neri Pozza, 2023

Ufo 78

Il 1978 ci fa subito pensare al rapimento Moro, all’avvicendarsi del Quarto governo Andreotti, agli “Anni di piombo”, con il terrorismo di destra e di sinistra, alle lotte per il diritto all’autodeterminazione delle donne, ai tre papi che si succedono al soglio pontificio, alle comuni, al problema della droga che dilaga. Tutto questo c’è nel libro di Wu Ming, ma viene affrontato con una prospettiva inusuale, il ’78 fu infatti anche l’anno in cui si registrò il maggior numero di avvistamenti di UFO in Italia. Un racconto corale affidato a una compagine di personaggi, molti dei quali ruotano proprio attorno al mondo dell’ufologia: c’è Martin Zanka, uno scrittore comunista che scrive libri sulla “paleocosmonautica”, c’è suo figlio Vincenzo, ex eroinomane che vive in una comune della Lunigiana, c’è Milena Cravero, una giovane antropologa che fa ricerca di campo sugli ufologi e poi Jimmy Fruzzetti, Gheppio, Pardo e molti altri. I diversi piani narrativi del libro si intrecciano in più punti e ruotano attorno a un mistero che si svolge nella cornice di una montagna misteriosa, anzi “misteriogena”: il Quarzerone, luogo di fantasia nel quale convergono per diversi motivi le vite e le ricerche dei protagonisti. Gli autori giocano elegantemente con fatti reali e inventati, creando un giallo atipico e appassionante, che scava nel cuore oscuro del passato italiano e rilegge la storia di quegli anni con prospettive complesse, mai scontate o stereotipate. E poi c’è una bellissima colonna sonora – fatta di brani dei Popol Vuh, Franco Battiato, i Deep Purple, gli Area – tutta da ascoltare per accompagnare la lettura.

 

Ufo 78

Wu Ming

Einaudi, 2022

Il 1978 ci fa subito pensare al rapimento Moro, all’avvicendarsi del Quarto governo Andreotti, agli “Anni di piombo”, con il terrorismo di destra e di sinistra, alle lotte per il diritto all’autodeterminazione delle donne, ai tre papi che si succedono al soglio pontificio, alle comuni, al problema della droga che dilaga. Tutto questo c’è nel libro di Wu Ming, ma viene affrontato con una prospettiva inusuale, il ’78 fu infatti anche l’anno in cui si registrò il maggior numero di avvistamenti di UFO in Italia. Un racconto corale affidato a una compagine di personaggi, molti dei quali ruotano proprio attorno al mondo dell’ufologia: c’è Martin Zanka, uno scrittore comunista che scrive libri sulla “paleocosmonautica”, c’è suo figlio Vincenzo, ex eroinomane che vive in una comune della Lunigiana, c’è Milena Cravero, una giovane antropologa che fa ricerca di campo sugli ufologi e poi Jimmy Fruzzetti, Gheppio, Pardo e molti altri. I diversi piani narrativi del libro si intrecciano in più punti e ruotano attorno a un mistero che si svolge nella cornice di una montagna misteriosa, anzi “misteriogena”: il Quarzerone, luogo di fantasia nel quale convergono per diversi motivi le vite e le ricerche dei protagonisti. Gli autori giocano elegantemente con fatti reali e inventati, creando un giallo atipico e appassionante, che scava nel cuore oscuro del passato italiano e rilegge la storia di quegli anni con prospettive complesse, mai scontate o stereotipate. E poi c’è una bellissima colonna sonora – fatta di brani dei Popol Vuh, Franco Battiato, i Deep Purple, gli Area – tutta da ascoltare per accompagnare la lettura.

 

Ufo 78

Wu Ming

Einaudi, 2022

Il Tullio e l’eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino

La Svizzera è spesso immaginata come un paese ideale, simbolo di ordine, pulizia, serietà e rigore. Il romanzo di Davide Rigiani è ambientato nel Canton Ticino, dove questo ideale si affievolisce leggermente, mischiandosi un po’ all’estro e al disordine italiano. È appunto in questo Cantone che vive la famiglia Ghiringhelli, il padre è un poeta d’avanguardia, la madre un’inflessibile banchiera, i due figli sono una ragazza adolescente e “il Tullio”, un bambino che frequenta l’ultimo anno della scuola elementare. Tullio non va benissimo a scuola, fa fatica a seguire e ascoltare gli insegnanti con le loro regole che cercano di spiegare il mondo, “La prima regola diceva che bisogna seguire le regole e basta”, ma la sua mente è vivissima e piena di ogni genere di creature: piante e animali parlanti, personaggi sportivi, supereroi, cavalieri medievali, alieni e una creatura molto particolare, l’unica in grado di attraversare il confine tra i due mondi, passando dalla caotica fantasia all’ordinata realtà: l’eolao. Cosa sia esattamente è difficile da dire, anche perché il suo aspetto cambia in continuazione, ma si affeziona a Tullio e insieme vivranno molte avventure. Una storia sull’importanza dell’immaginazione, che parla contemporaneamente ai ragazzi e agli adulti con ironia e fantasia, raccontata con un linguaggio vivace e sorprendente, che ci spiazza con un ricco vocabolario e una grande inventiva nell’uso delle parole.

Il Tullio e l’eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino
Davide Rigiani
Minimum fax, 2022

La Svizzera è spesso immaginata come un paese ideale, simbolo di ordine, pulizia, serietà e rigore. Il romanzo di Davide Rigiani è ambientato nel Canton Ticino, dove questo ideale si affievolisce leggermente, mischiandosi un po’ all’estro e al disordine italiano. È appunto in questo Cantone che vive la famiglia Ghiringhelli, il padre è un poeta d’avanguardia, la madre un’inflessibile banchiera, i due figli sono una ragazza adolescente e “il Tullio”, un bambino che frequenta l’ultimo anno della scuola elementare. Tullio non va benissimo a scuola, fa fatica a seguire e ascoltare gli insegnanti con le loro regole che cercano di spiegare il mondo, “La prima regola diceva che bisogna seguire le regole e basta”, ma la sua mente è vivissima e piena di ogni genere di creature: piante e animali parlanti, personaggi sportivi, supereroi, cavalieri medievali, alieni e una creatura molto particolare, l’unica in grado di attraversare il confine tra i due mondi, passando dalla caotica fantasia all’ordinata realtà: l’eolao. Cosa sia esattamente è difficile da dire, anche perché il suo aspetto cambia in continuazione, ma si affeziona a Tullio e insieme vivranno molte avventure. Una storia sull’importanza dell’immaginazione, che parla contemporaneamente ai ragazzi e agli adulti con ironia e fantasia, raccontata con un linguaggio vivace e sorprendente, che ci spiazza con un ricco vocabolario e una grande inventiva nell’uso delle parole.

Il Tullio e l’eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino
Davide Rigiani
Minimum fax, 2022

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