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Una storia lunga come

Un bassotto, un dirigibile, una stella cometa. Questi e altri soggetti nati dalla fantasia di Pino Tovaglia “si allungano” sulle 56 pagine del volume pubblicato da Lazy Dog. Un libro-gioco realizzato presumibilmente tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, periodo in cui Tovaglia collabora con Rosellina Archinto e la Emme Edizioni, l’unica casa editrice italiana per l’infanzia a pubblicare all’epoca libri progettati da designer. Un inedito esercizio di stile adattato per la pubblicazione contemporanea che permette di conoscere “Una storia lunga come” la fantasia e la creatività di Pino Tovaglia, una delle figure più significative del design e della grafica internazionale del XX secolo. All’inizio della sua carriera, Tovaglia lavora come assistente di Carlo Carrà alla Scuola Superiore di Arte del Castello Sforzesco di Milano, realizza poi cortometraggi sperimentali per la Pagot Film e collabora con il quotidiano “La Notte” e con Finmeccanica, firmando una campagna di annunci che gli vale la Palma d’Oro per la Pubblicità già nel 1954. Nel 1955 è tra i fondatori dell’AIAP, Associazione italiana design della comunicazione visiva. Uno dei suoi progetti più noti è il logo della Regione Lombardia, realizzato con Bruno Munari, Bob Noorda e Roberto Sambonet, vincitore del Compasso d’Oro nel 1979. Lavora per le più importanti aziende italiane, come la RAI, per la quale collabora con Bruno Bozzetto anche nel campo dell’animazione. Per Pirelli realizza celebri adv e progetta stand fieristici, è Art Director della Rivista Pirelli, “reinventa” il logo della P lunga nelle campagne dell’house agency Centro alla fine degli anni Sessanta. Il marchio compare anche in questo progetto editoriale: la scritta Pirelli si muove su un camion immaginato da Tovaglia su un ponte lungo come gli oggetti, i paesaggi, gli animali che popolano le pagine successive del volume. Li descrive in chiosa anche la figlia dell’autore, Irene Tovaglia “Guardando quel coccodrillo che prima di dormire srotola il suo vestito corazzato in un rocchetto di filo per non stropicciarlo, ringrazio mio padre per aver evocato spesso nel suo lavoro i suoi e nostri giochi da bambine […]. Grazie per averci lasciato quello sguardo alle cose e alle storie pieno di perché.”

Una storia lunga come

Illustrazioni di Pino Tovaglia

Testo di Marta Sironi

Lazy Dog, 2022

Un bassotto, un dirigibile, una stella cometa. Questi e altri soggetti nati dalla fantasia di Pino Tovaglia “si allungano” sulle 56 pagine del volume pubblicato da Lazy Dog. Un libro-gioco realizzato presumibilmente tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, periodo in cui Tovaglia collabora con Rosellina Archinto e la Emme Edizioni, l’unica casa editrice italiana per l’infanzia a pubblicare all’epoca libri progettati da designer. Un inedito esercizio di stile adattato per la pubblicazione contemporanea che permette di conoscere “Una storia lunga come” la fantasia e la creatività di Pino Tovaglia, una delle figure più significative del design e della grafica internazionale del XX secolo. All’inizio della sua carriera, Tovaglia lavora come assistente di Carlo Carrà alla Scuola Superiore di Arte del Castello Sforzesco di Milano, realizza poi cortometraggi sperimentali per la Pagot Film e collabora con il quotidiano “La Notte” e con Finmeccanica, firmando una campagna di annunci che gli vale la Palma d’Oro per la Pubblicità già nel 1954. Nel 1955 è tra i fondatori dell’AIAP, Associazione italiana design della comunicazione visiva. Uno dei suoi progetti più noti è il logo della Regione Lombardia, realizzato con Bruno Munari, Bob Noorda e Roberto Sambonet, vincitore del Compasso d’Oro nel 1979. Lavora per le più importanti aziende italiane, come la RAI, per la quale collabora con Bruno Bozzetto anche nel campo dell’animazione. Per Pirelli realizza celebri adv e progetta stand fieristici, è Art Director della Rivista Pirelli, “reinventa” il logo della P lunga nelle campagne dell’house agency Centro alla fine degli anni Sessanta. Il marchio compare anche in questo progetto editoriale: la scritta Pirelli si muove su un camion immaginato da Tovaglia su un ponte lungo come gli oggetti, i paesaggi, gli animali che popolano le pagine successive del volume. Li descrive in chiosa anche la figlia dell’autore, Irene Tovaglia “Guardando quel coccodrillo che prima di dormire srotola il suo vestito corazzato in un rocchetto di filo per non stropicciarlo, ringrazio mio padre per aver evocato spesso nel suo lavoro i suoi e nostri giochi da bambine […]. Grazie per averci lasciato quello sguardo alle cose e alle storie pieno di perché.”

Una storia lunga come

Illustrazioni di Pino Tovaglia

Testo di Marta Sironi

Lazy Dog, 2022

Un attimo soltanto

Per stupirsi basta un attimo soltanto, quello che riaccompagna il lettore nella vita di Jacominus Gainsborough, quello che serve a Rébecca Dautremer per cogliere e rappresentare in un’unica grande illustrazione pieghevole la storia di cento personaggi colti in un fermoimmagine immediato della loro esistenza.

In una forma inedita e tutta da esplorare, l’illustratrice francese intreccia il terzo capitolo della storia di Jacominus con cento voci di matita e inchiostro. Partendo da Jacominus Gainsborough, i protagonisti sono colti in diverse pose e situazioni: chiacchierano, riflettono, sostano in una cappelleria, si trovano in una cremeria o dal fioraio. Si susseguono un centinaio di esistenze che diventano quadri unici di una storia universale.

Una storia che si allarga metaforicamente ma soprattutto fisicamente in un’illustrazione a soffietto di due metri di lunghezza, e di meraviglia. Tanto basta a Rébecca Dautremer per raccontare cosa stanno vivendo contemporaneamente i suoi cento personaggi: attimi di gioia, di serietà, banali e forse ripetitivi, speciali ed importanti, divertenti. Un caleidoscopio della vita di ognuno di loro, di ognuno di noi. Perché, come dice l’autrice stessa nella prefazione, “ognuno di loro meritava di farlo”, di essere protagonista di quell’attimo. Così come ne diventa parte il lettore, perdendosi nella folla.

Un attimo soltanto

di Rébecca Dautremer

Rizzoli, 2022

Per stupirsi basta un attimo soltanto, quello che riaccompagna il lettore nella vita di Jacominus Gainsborough, quello che serve a Rébecca Dautremer per cogliere e rappresentare in un’unica grande illustrazione pieghevole la storia di cento personaggi colti in un fermoimmagine immediato della loro esistenza.

In una forma inedita e tutta da esplorare, l’illustratrice francese intreccia il terzo capitolo della storia di Jacominus con cento voci di matita e inchiostro. Partendo da Jacominus Gainsborough, i protagonisti sono colti in diverse pose e situazioni: chiacchierano, riflettono, sostano in una cappelleria, si trovano in una cremeria o dal fioraio. Si susseguono un centinaio di esistenze che diventano quadri unici di una storia universale.

Una storia che si allarga metaforicamente ma soprattutto fisicamente in un’illustrazione a soffietto di due metri di lunghezza, e di meraviglia. Tanto basta a Rébecca Dautremer per raccontare cosa stanno vivendo contemporaneamente i suoi cento personaggi: attimi di gioia, di serietà, banali e forse ripetitivi, speciali ed importanti, divertenti. Un caleidoscopio della vita di ognuno di loro, di ognuno di noi. Perché, come dice l’autrice stessa nella prefazione, “ognuno di loro meritava di farlo”, di essere protagonista di quell’attimo. Così come ne diventa parte il lettore, perdendosi nella folla.

Un attimo soltanto

di Rébecca Dautremer

Rizzoli, 2022

Fabbriche

Le fabbriche sono un elemento che ha radicalmente modificato il volto dell’Italia, trasformandola da un paese fortemente agricolo a una nazione industrializzata. Antonio Galdo racconta questi luoghi, da Milano a Marghera, da Pontedera a Torino, da Terni a Genova, parlandoci delle vite di Alberto Pirelli, Pietro Barilla, Aristide Merloni. Pilade Riello e molti altri, una generazione di imprenditori che, partendo spesso senza capitale e senza spazi, hanno dato vita a vere e proprie città industriali. Si parte proprio da Milano, dallo stabilimento Pirelli di Bicocca, che arriverà a dare lavoro a oltre 20000 dipendenti, un intero quartiere dotato di servizi quali la mensa aziendale, il centro culturale, la biblioteca e alloggi per i lavoratori. Un’area che si è trasformata, diventando oggi un centro polifunzionale, nel quale hanno sede molte aziende, l’Università Milano-Bicocca, il Teatro degli Arcimboldi. Si passa poi alla Sesto San Giovanni di Enrico Falck, alla Torino di Giovanni Agnelli e di Battista Farina, a Pedrignano, dove Pietro Barilla fonda l’omonima azienda alimentare, alla Pontedera della Piaggio, fino a Valdagno, con la fabbrica tessile del Conte Marzotto, all’acciaieria Ilva di Bagnoli e molte altre città e fabbriche. Il racconto di un’Italia in continua trasformazione tra passato e presente.

 

Fabbriche. Storia, personaggi e luoghi di una passione italiana

Antonio Galdo

Einaudi, 2007

Le fabbriche sono un elemento che ha radicalmente modificato il volto dell’Italia, trasformandola da un paese fortemente agricolo a una nazione industrializzata. Antonio Galdo racconta questi luoghi, da Milano a Marghera, da Pontedera a Torino, da Terni a Genova, parlandoci delle vite di Alberto Pirelli, Pietro Barilla, Aristide Merloni. Pilade Riello e molti altri, una generazione di imprenditori che, partendo spesso senza capitale e senza spazi, hanno dato vita a vere e proprie città industriali. Si parte proprio da Milano, dallo stabilimento Pirelli di Bicocca, che arriverà a dare lavoro a oltre 20000 dipendenti, un intero quartiere dotato di servizi quali la mensa aziendale, il centro culturale, la biblioteca e alloggi per i lavoratori. Un’area che si è trasformata, diventando oggi un centro polifunzionale, nel quale hanno sede molte aziende, l’Università Milano-Bicocca, il Teatro degli Arcimboldi. Si passa poi alla Sesto San Giovanni di Enrico Falck, alla Torino di Giovanni Agnelli e di Battista Farina, a Pedrignano, dove Pietro Barilla fonda l’omonima azienda alimentare, alla Pontedera della Piaggio, fino a Valdagno, con la fabbrica tessile del Conte Marzotto, all’acciaieria Ilva di Bagnoli e molte altre città e fabbriche. Il racconto di un’Italia in continua trasformazione tra passato e presente.

 

Fabbriche. Storia, personaggi e luoghi di una passione italiana

Antonio Galdo

Einaudi, 2007

La grande storia della scrittura

Dal carattere cuneiforme alle emoji. L’espressione in forma scritta è cambiata moltissime volte dalla sua nascita ed è, tutt’ora, in evoluzione. Sfruttando sapientemente le potenzialità offerte dalla graphic novel, “La grande storia della scrittura” di Vitali Konstantinov ricostruisce lo sviluppo di più di 100 scritture dalle loro origini fino all’era digitale. Ma non fraintendete, si passerà dai geroglifici all’alfabeto greco, fino alle lingue inventate come il klingon.

Non solo. Le parole e le illustrazioni dell’autore seguono anche l’evoluzione della scrittura sui supporti: dall’intaglio su pietre, ossa o conchiglie, ai segni sulla sabbia fino all’incisione su cortecce di betulla. Ripercorrendo la notte dei tempi in cui gli uomini usavano caratteri semplici, o complessi, o ancora interconnessi per comunicare tra loro, il libro ripercorre una modalità d’espressione che è mutata nel tempo fino a tornare, con la comunicazione digitale, un po’ più semplice e diretta. Eppure non molto lontana dai suoi primordi.

La grande storia della scrittura

di Vitali Konstantinov

L’Ippocampo Edizioni, 2022

Dal carattere cuneiforme alle emoji. L’espressione in forma scritta è cambiata moltissime volte dalla sua nascita ed è, tutt’ora, in evoluzione. Sfruttando sapientemente le potenzialità offerte dalla graphic novel, “La grande storia della scrittura” di Vitali Konstantinov ricostruisce lo sviluppo di più di 100 scritture dalle loro origini fino all’era digitale. Ma non fraintendete, si passerà dai geroglifici all’alfabeto greco, fino alle lingue inventate come il klingon.

Non solo. Le parole e le illustrazioni dell’autore seguono anche l’evoluzione della scrittura sui supporti: dall’intaglio su pietre, ossa o conchiglie, ai segni sulla sabbia fino all’incisione su cortecce di betulla. Ripercorrendo la notte dei tempi in cui gli uomini usavano caratteri semplici, o complessi, o ancora interconnessi per comunicare tra loro, il libro ripercorre una modalità d’espressione che è mutata nel tempo fino a tornare, con la comunicazione digitale, un po’ più semplice e diretta. Eppure non molto lontana dai suoi primordi.

La grande storia della scrittura

di Vitali Konstantinov

L’Ippocampo Edizioni, 2022

Andare per caffè storici

Il libro “Andare per caffè storici”, di Massimo Cerulo, edito da Il Mulino, è un viaggio informato e piacevole nei luoghi in cui, tra Settecento e Ottocento, in Italia così come a Londra, Vienna e Parigi, si forma l’opinione pubblica della borghesia come nuova protagonista sociale e, sorbendo bevande, ci si scambiavano pettegolezzi e buone idee. I “caffè storici” sono quelli che conservano ancora oggi gli antichi arredi. E così, tra un aneddoto e una curiosità, si va dal Florian di Venezia al Pedrocchi di Padova, dal torinese Al Bicerin al triestino Tommaseo, dall’Antico Caffé Greco di Roma al Gambrinus di Napoli e ad altri luoghi ancora. “Frequentando i vecchi caffè s’impara a raccontare”, amava dire Eduardo Galeano, grande scrittore uruguaiano. Proprio questo libro dimostra quanto avesse ragione.

Andare per caffè storici

Massimo Cerulo

Il Mulino, 2021

Il libro “Andare per caffè storici”, di Massimo Cerulo, edito da Il Mulino, è un viaggio informato e piacevole nei luoghi in cui, tra Settecento e Ottocento, in Italia così come a Londra, Vienna e Parigi, si forma l’opinione pubblica della borghesia come nuova protagonista sociale e, sorbendo bevande, ci si scambiavano pettegolezzi e buone idee. I “caffè storici” sono quelli che conservano ancora oggi gli antichi arredi. E così, tra un aneddoto e una curiosità, si va dal Florian di Venezia al Pedrocchi di Padova, dal torinese Al Bicerin al triestino Tommaseo, dall’Antico Caffé Greco di Roma al Gambrinus di Napoli e ad altri luoghi ancora. “Frequentando i vecchi caffè s’impara a raccontare”, amava dire Eduardo Galeano, grande scrittore uruguaiano. Proprio questo libro dimostra quanto avesse ragione.

Andare per caffè storici

Massimo Cerulo

Il Mulino, 2021

Luci a Milano

La Milano tra la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Sessanta. Una città sospesa tra il ricordo del conflitto bellico appena concluso e la grande voglia di ripartire che porterà al Miracolo economico. È in questa cornice che Pierfranco Faletti -ingegnere, manager e scrittore – ambienta le vicende di un gruppo di ragazzi milanesi intrecciandole a 50 frammenti che raccontano la storia di quegli anni. Eventi, oggetti, innovazioni, film, musiche, persone, per riscoprire un periodo in cui Milano era una delle città più rappresentative di un paese che, trovatosi in ginocchio dopo la guerra, non si è arreso ma ha continuato a lottare e lavorare per ricostruire e innovare, un paese che voleva più che mai guardare al futuro. Voice narrante del libro è Ernesto, un ragazzo che insieme ai suoi amici fa parte della “banda della stazione”. Una lettura scorrevole e nostalgica, che porta il lettore a sfogliare le pagine del libro come se si trattasse di un vecchio album di fotografie.

 

Luci a Milano. 50 frammenti degli anni ’50

Pierfranco Faletti

Bolis Edizioni, 2014

La Milano tra la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Sessanta. Una città sospesa tra il ricordo del conflitto bellico appena concluso e la grande voglia di ripartire che porterà al Miracolo economico. È in questa cornice che Pierfranco Faletti -ingegnere, manager e scrittore – ambienta le vicende di un gruppo di ragazzi milanesi intrecciandole a 50 frammenti che raccontano la storia di quegli anni. Eventi, oggetti, innovazioni, film, musiche, persone, per riscoprire un periodo in cui Milano era una delle città più rappresentative di un paese che, trovatosi in ginocchio dopo la guerra, non si è arreso ma ha continuato a lottare e lavorare per ricostruire e innovare, un paese che voleva più che mai guardare al futuro. Voice narrante del libro è Ernesto, un ragazzo che insieme ai suoi amici fa parte della “banda della stazione”. Una lettura scorrevole e nostalgica, che porta il lettore a sfogliare le pagine del libro come se si trattasse di un vecchio album di fotografie.

 

Luci a Milano. 50 frammenti degli anni ’50

Pierfranco Faletti

Bolis Edizioni, 2014

Emma e Dario trovano la fiducia in sé stessi

«La fiducia in sé stessi, è la convinzione di potercela fare in ogni circostanza. Chi ne ha troppo poca, si sentirà insicuro. Chi ne ha troppa, sarà arrogante. Ora, questo libro è speciale, forse è anche un po’ magico. Sai perché? Perché leggendolo e seguendone i consigli imparerai che la fiducia in sé stessi è un’ottima alleata… se ne hai la giusta dose. Ma soprattutto scoprirai come coltivarla, perché cresca rigogliosa e faccia brillare tutto il tuo talento!» (dall’introduzione di “Emma e Dario trovano la fiducia in sé stessi” di Stefania Andreoli)

La nuova collana, in quattro volumi, curata dalla nota psicologa e psicoterapeuta Stefania Andreoli aiuta i più piccoli a confrontarsi con le insicurezze e a scoprire come fare degli errori non solo sia normale ma possa persino rendere felici.

Attraverso le storie di Emma e di Dario, e agli esercizi inclusi in ogni libro, i bambini vengono guidati ad accogliere quel nodo alla gola, quella paura o la poca confidenza nel fare cose nuove che spesso coglie grandi e piccini. Attraverso le pagine e le parole di Stefania, una soluzione appare evidente e possibile: si può imparare a correre il rischio di sbagliare e – perché no? – divertirsi anche nel farlo. Per sentirsi più sicuri delle proprie capacità, per divertirsi, per affrontare con positività anche quando qualcosa non va come vorremmo.

Emma e Dario trovano la fiducia in sé stessi

di Stefania Andreoli

Fabbri Editori, 2022

«La fiducia in sé stessi, è la convinzione di potercela fare in ogni circostanza. Chi ne ha troppo poca, si sentirà insicuro. Chi ne ha troppa, sarà arrogante. Ora, questo libro è speciale, forse è anche un po’ magico. Sai perché? Perché leggendolo e seguendone i consigli imparerai che la fiducia in sé stessi è un’ottima alleata… se ne hai la giusta dose. Ma soprattutto scoprirai come coltivarla, perché cresca rigogliosa e faccia brillare tutto il tuo talento!» (dall’introduzione di “Emma e Dario trovano la fiducia in sé stessi” di Stefania Andreoli)

La nuova collana, in quattro volumi, curata dalla nota psicologa e psicoterapeuta Stefania Andreoli aiuta i più piccoli a confrontarsi con le insicurezze e a scoprire come fare degli errori non solo sia normale ma possa persino rendere felici.

Attraverso le storie di Emma e di Dario, e agli esercizi inclusi in ogni libro, i bambini vengono guidati ad accogliere quel nodo alla gola, quella paura o la poca confidenza nel fare cose nuove che spesso coglie grandi e piccini. Attraverso le pagine e le parole di Stefania, una soluzione appare evidente e possibile: si può imparare a correre il rischio di sbagliare e – perché no? – divertirsi anche nel farlo. Per sentirsi più sicuri delle proprie capacità, per divertirsi, per affrontare con positività anche quando qualcosa non va come vorremmo.

Emma e Dario trovano la fiducia in sé stessi

di Stefania Andreoli

Fabbri Editori, 2022

Le fiabe della terra addormentata

Sotto la coltre di neve della Taiga dormono spiriti buoni e malvagi e ogni elemento naturale ha una sua voce: volpi bianche, orsi, foche non sono mai quello che sembrano. Così come il fuoco, la pioggia, il gelo. Nascondono spiriti, che stregano e guidano gli uomini e le donne nelle loro imprese, tesori di un folklore secolare tutto da riscoprire.

Da sempre tramandate da famiglia in famiglia, Le fiabe della terra addormentata insegna ai piccoli lettori coraggiosi ed astuti a non avere paura, a custodire la memoria degli antenati, a valorizzare amicizia e solidarietà, ma soprattutto a vivere in armonia con la Natura. Dense di metafore, significati nascosti, allegorie e una morale da ricordare, la raccolta dipinge il ritratto di una terra sconfinata, ricca di foreste rigogliose, fiumi vorticosi, chiamata dagli antichi proprio “addormentata”. Un mondo difficile in cui vivere ma non per questo più avaro di bellezza: gli uomini nati nelle terre addormentate dovevano e devono tutt’ora lottare quotidianamente per la loro sopravvivenza e, per farlo, è necessario trovare (nonchè mantenere) un equilibrio con essa. In Siberia, spiega Lilin, i nativi non vogliono lottare o prevaricare la Madre Terra, ma cercano di coesistere in armonia con essa.

A differenza delle fiabe occidentali, infatti, in cui il fulcro sono le relazioni tra gli uomini, quelle siberiane sono incentrate sul rapporto Uomo-Natura e sulla necessità di trovare un modo di coesistere in sintonia con i suoi grandi meccanismi. E così il mondo proposto dall’autore diventa una meravigliosa sinergia tra le miriadi di varietà di esseri viventi che lo popolano e interagiscono tra loro, seguendo regole mistiche.

Le fiabe della terra addormentata

di Nicolai Lilin

Mondadori Electa, 2021

Sotto la coltre di neve della Taiga dormono spiriti buoni e malvagi e ogni elemento naturale ha una sua voce: volpi bianche, orsi, foche non sono mai quello che sembrano. Così come il fuoco, la pioggia, il gelo. Nascondono spiriti, che stregano e guidano gli uomini e le donne nelle loro imprese, tesori di un folklore secolare tutto da riscoprire.

Da sempre tramandate da famiglia in famiglia, Le fiabe della terra addormentata insegna ai piccoli lettori coraggiosi ed astuti a non avere paura, a custodire la memoria degli antenati, a valorizzare amicizia e solidarietà, ma soprattutto a vivere in armonia con la Natura. Dense di metafore, significati nascosti, allegorie e una morale da ricordare, la raccolta dipinge il ritratto di una terra sconfinata, ricca di foreste rigogliose, fiumi vorticosi, chiamata dagli antichi proprio “addormentata”. Un mondo difficile in cui vivere ma non per questo più avaro di bellezza: gli uomini nati nelle terre addormentate dovevano e devono tutt’ora lottare quotidianamente per la loro sopravvivenza e, per farlo, è necessario trovare (nonchè mantenere) un equilibrio con essa. In Siberia, spiega Lilin, i nativi non vogliono lottare o prevaricare la Madre Terra, ma cercano di coesistere in armonia con essa.

A differenza delle fiabe occidentali, infatti, in cui il fulcro sono le relazioni tra gli uomini, quelle siberiane sono incentrate sul rapporto Uomo-Natura e sulla necessità di trovare un modo di coesistere in sintonia con i suoi grandi meccanismi. E così il mondo proposto dall’autore diventa una meravigliosa sinergia tra le miriadi di varietà di esseri viventi che lo popolano e interagiscono tra loro, seguendo regole mistiche.

Le fiabe della terra addormentata

di Nicolai Lilin

Mondadori Electa, 2021

Il rinomato Catalogo Walker & Dawn

Louisiana, 1904.  Nel grande intreccio di canali, paludi, foreste di palme che costituiscono il Bayou, la mitica terra paludosa del delta del Mississipi, vivono Te Trois, Eddie, Julie e Tit. Liberi come solo i ragazzini di quel tempo e di quei luoghi, si sono costruiti un rifugio segreto e una canoa con la quale affrontare il fiume e i suoi tranelli. E proprio il fiume restituirà loro tre dollari con cui decidono di acquistare dal “Catalogo Walker & Dawn” una pistola. Ad essere consegnato sarà però un vecchio orologio rotto che in molti cercano di ottenere.

Attraverso una scrittura vivida e descrizioni potenti (che gli sono valsi numerosi premi e il riconoscimento internazionale), Davide Morosinotto costruisce un romanzo d’avventura al contempo divertente e commovente che intreccia perfettamente i temi del romanzo di formazione. Attraverso ostacoli e difficoltà, i quattro protagonisti cresceranno e acquisiranno consapevolezza. Sullo sfondo, uno spaccato della società americana dell’epoca, quella delle piantagioni di cotone, delle prigioni per i minori e dei vagoni bestiame.

In perfetto stile “alla Mark Twain”, si dipana davanti agli occhi dei lettori una storia di profonda amicizia, unione, coraggio, voglia di giustizia e rivincita in cui l’unione fa la forza. È la voce dell’autore ad unire e tenere le fila di una narrazione quadripartita narrata da ognuno dei protagonisti, mettendo rispettivamente in luce i tratti caratteriali con espedienti narrativi sempre diversi: la prima parte ha per oggetto una pagina del rinomato catalogo per ogni capitolo raccontato da Te Trois, l’anima motrice del gruppo, l’avventuriero puro; la seconda parte è affidata da Ed, l’interprete della natura e degli uomini che i ragazzi stanno imparando a leggere come mappe nel viaggio dalla Louisiana a Chicago; la terza narratrice è Juju, la mente razionale e analitica, quella che si pone le domande, decodifica gli indizi e trova le risposte. La sua parte di narrazione è rappresentata dagli articoli di giornale che raccontano il giallo dei signori Walker & Dawn. Chiude la narrazione, con brevi parole e senza immagini, com’è da lui, Tit, il piccolo diventato uomo che racconta a modo suo non com’è andata a finire l’avventura dell’orologio ritrovato, ma com’è andata a finire la loro vita, cosa ognuno di loro è diventato.

Il rinomato Catalogo Walker & Dawn

di Davide Morosinotto

Mondadori, 2016

Louisiana, 1904.  Nel grande intreccio di canali, paludi, foreste di palme che costituiscono il Bayou, la mitica terra paludosa del delta del Mississipi, vivono Te Trois, Eddie, Julie e Tit. Liberi come solo i ragazzini di quel tempo e di quei luoghi, si sono costruiti un rifugio segreto e una canoa con la quale affrontare il fiume e i suoi tranelli. E proprio il fiume restituirà loro tre dollari con cui decidono di acquistare dal “Catalogo Walker & Dawn” una pistola. Ad essere consegnato sarà però un vecchio orologio rotto che in molti cercano di ottenere.

Attraverso una scrittura vivida e descrizioni potenti (che gli sono valsi numerosi premi e il riconoscimento internazionale), Davide Morosinotto costruisce un romanzo d’avventura al contempo divertente e commovente che intreccia perfettamente i temi del romanzo di formazione. Attraverso ostacoli e difficoltà, i quattro protagonisti cresceranno e acquisiranno consapevolezza. Sullo sfondo, uno spaccato della società americana dell’epoca, quella delle piantagioni di cotone, delle prigioni per i minori e dei vagoni bestiame.

In perfetto stile “alla Mark Twain”, si dipana davanti agli occhi dei lettori una storia di profonda amicizia, unione, coraggio, voglia di giustizia e rivincita in cui l’unione fa la forza. È la voce dell’autore ad unire e tenere le fila di una narrazione quadripartita narrata da ognuno dei protagonisti, mettendo rispettivamente in luce i tratti caratteriali con espedienti narrativi sempre diversi: la prima parte ha per oggetto una pagina del rinomato catalogo per ogni capitolo raccontato da Te Trois, l’anima motrice del gruppo, l’avventuriero puro; la seconda parte è affidata da Ed, l’interprete della natura e degli uomini che i ragazzi stanno imparando a leggere come mappe nel viaggio dalla Louisiana a Chicago; la terza narratrice è Juju, la mente razionale e analitica, quella che si pone le domande, decodifica gli indizi e trova le risposte. La sua parte di narrazione è rappresentata dagli articoli di giornale che raccontano il giallo dei signori Walker & Dawn. Chiude la narrazione, con brevi parole e senza immagini, com’è da lui, Tit, il piccolo diventato uomo che racconta a modo suo non com’è andata a finire l’avventura dell’orologio ritrovato, ma com’è andata a finire la loro vita, cosa ognuno di loro è diventato.

Il rinomato Catalogo Walker & Dawn

di Davide Morosinotto

Mondadori, 2016

Perché le fabbriche fanno bene all’Italia

Rachele Sessa, studiosa di economia, racconta bene, per l’editore Rubbettino, “Perché le fabbriche fanno bene all’Italia”, con un’interessante prefazione di Giuseppe Berta. La manifattura di qualità è cardine della nostra storia, di un’identità dinamica, aperta e inclusiva. E la coscienza della bellezza riguarda non soltanto ambiente e monumenti, ma anche gli oggetti prodotti dalla nostra industria e apprezzati nel mondo. Il design del made in Italy ne è testimonianza esemplare. Adesso che dobbiamo fare i conti con la transizione ambientale e digitale, anche la fabbrica va ripensate al di là dei canoni produttivi nel Novecento fordista. È il tempo della “fabbrica bella”, ben progettata, accogliente, sostenibile, sicura. Che l’opinione pubblica deve imparare a conoscere meglio. L’industria, insomma, “deve ritornare al centro delle politiche di una nazione come l’Italia. Una scelta civile, prima che politica in senso stretto”.

Perché le fabbriche fanno bene all’Italia

Rachele Sessa

Rubbettino, 2021

Rachele Sessa, studiosa di economia, racconta bene, per l’editore Rubbettino, “Perché le fabbriche fanno bene all’Italia”, con un’interessante prefazione di Giuseppe Berta. La manifattura di qualità è cardine della nostra storia, di un’identità dinamica, aperta e inclusiva. E la coscienza della bellezza riguarda non soltanto ambiente e monumenti, ma anche gli oggetti prodotti dalla nostra industria e apprezzati nel mondo. Il design del made in Italy ne è testimonianza esemplare. Adesso che dobbiamo fare i conti con la transizione ambientale e digitale, anche la fabbrica va ripensate al di là dei canoni produttivi nel Novecento fordista. È il tempo della “fabbrica bella”, ben progettata, accogliente, sostenibile, sicura. Che l’opinione pubblica deve imparare a conoscere meglio. L’industria, insomma, “deve ritornare al centro delle politiche di una nazione come l’Italia. Una scelta civile, prima che politica in senso stretto”.

Perché le fabbriche fanno bene all’Italia

Rachele Sessa

Rubbettino, 2021

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