Categoria: Libri scelti per voi




Le parole che hanno fatto l’Italia
Da Garibaldi al Tricolore, dal ruolo delle Donne alla Costituzione, da Caporetto a Bicicletta.
A 160 anni dall’Unità d’Italia, Anna Pini sceglie e raccoglie in ordine alfabetico le parole più importanti da custodire non solo per spiegare ai più giovani un periodo delicato e ossimorico come quello della Seconda Guerra Mondiale, ma anche i momenti salienti che hanno reso l’Italia quello che è oggi da Garibaldi alla contemporaneità.
“Le parole che hanno fatto l’Italia” è un glossario di immagini e parole del colore della bandiera italiana, che racconta luoghi, oggetti, idee e personaggi imprescindibili della storia del Paese. Una celebrazione degli ideali partigiani, un attacco frontale alla dittatura fascista, un luogo di raccolta di tutto ciò che vi è in mezzo tra il bianco e il nero.
Le parole che hanno fatto l’Italia
di Anna Pini
Edizioni Piemme, 2021




Come ordinare una biblioteca
“Fondare biblioteche è un po' come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”. Sono parole di Marguerite Yourcenar, nelle pagine di "Memorie di Adriano". E indicano con pungente efficacia il ruolo dei buoni libri, soprattutto nelle stagioni di crisi e incertezze. Come la nostra, appunto. Ecco il tema di questa nota: libri che parlano di libri. Cominciando con un testo essenziale: “Come ordinare una biblioteca” di Roberto Calasso, Adelphi. Un ordine personale, naturalmente, definito da inclinazioni, passioni, gusti estetici, scelte pratiche (è necessario poter trovare i libri quando si ha bisogno di loro, perché, come ci ha insegnato Umberto Eco, “l'uomo colto è colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell'unico momento della sua vita in cui gli serve”). Ma l’ordine di una biblioteca riflette anche una visione del mondo, dei processi scientifici e culturali, delle evoluzioni della storia. Che cambia man mano che al bibliotecario si aprono nuovi orizzonti di esperienza e conoscenza. Calasso, fondatore e animatore della Adelphi, di libri ne ha scelti, pubblicati, fatti conoscere tanti e, naturalmente, alcuni, preziosi, li ha anche scritti. In queste pagine, tra aneddoti e testimonianze (La Rochefoucald, Warburg, Cassirer e tanti altri), aiuta coloro che amano i libri ad andare ancora avanti, con curiosità e coraggio da appassionati lettori.
Come ordinare una biblioteca
Roberto Calasso
Adelphi, 2020




La linea gotica
“Una linea gotica, mentale, per me taglia a mezzo l’Italia. Ci vivo a cavallo. I dilemmi spirituali, dell’anima, si proiettano nella geografia”. Il libro di Ottiero Ottieri è un diario scritto durante gli anni Cinquanta e pubblicato per la prima volta nel 1963, ricco di racconti ed esperienze personali sul mondo della fabbrica nell’Italia del Dopoguerra. Le riflessioni esistenzialiste del taccuino di Ottieri si intrecciano a una critica del sistema industriale di quegli anni e appaiono ancora oggi ricche di stimoli e di interrogativi da porsi. Le considerazioni politiche e sociali dell’autore non rimangono mai pure riflessioni teoriche ma vengono calate nel mondo della fabbrica, mondo conosciuto da Ottieri in prima persona, con la sua esperienza di lavoro in Olivetti, e che verrà ripreso anche nei suoi successivi libri, come nel romanzo autobiografico “Donnarumma all’assalto”, uno dei testi più interessanti della letteratura industriale italiana.
La linea gotica. Taccuino 1948-1958
Ottiero Ottieri
Guanda, 2012




Jack Bennet e la Chiave di tutte le cose
Jack Bennet è un bambino di dieci anni come tanti altri. Una mattina, sulla strada del lavoro, Jack incontra un curioso personaggio che pare sbucato dal nulla; un uomo gli consegna una chiave, “la chiave passepartout per aprire ogni serratura”. Jack inizia a viaggiare per mondi sconosciuti e bislacchi, che dovrà gestire per conto del “Padre di tutte le cose”.
Contorni che ricordano “Alice nel Paese della Meraviglie”, con un tocco di Dickens. Lo strambo romanzo di Fiore Manni è ambientato in una Londra d’altri tempi. In diciassette capitoli, veloci e dotati di un bel ritmo, Jack Bennet e la chiave di tutte le cose racconta il rocambolesco apprendistato del personaggio attraverso passaggi transdimensionali in cerca di tesori. Tra animali fantastici, bestie feroci, vecchi saggi e galeoni immensi Jack si ritrova così a vivere le più grandi ed eccitanti avventure, grazie alle quali riesce a fuggire dalla quotidianità, dai compiti e responsabilità che pesano sulle sue spalle, ma soprattutto da una vita adulta che sembra quasi schiacciare la sua innocenza, azzerando gli anni migliori per un bambino della sua età. Con gran dolcezza e ironia, lo stile scorrevole e leggero di Fiore Manni racconta una storia di crescita, amore e fantasia.
Jack Bennet e la Chiave di tutte le cose
di Fiore Manni
Rizzoli, 2018




Fiume lento
Vincitore del Premio Andersen 2014 “per disegni di assoluta e struggente bellezza, vibranti e incantati”, “Fiume lento” accompagna il lettore lungo il Po fino alla sua foce, attraversando le sue acque ma anche il tempo. Nessuna parola, ad eccezione dell’introduzione firmata da Ermanno Olmi, che riassume il pensiero dietro le immagini di paesaggi accuratamente osservati e studiati da Sanna. Quattro stagioni, quattro eventi. Dall’autunnale alluvione del Polesine del 1951 all’invernale nascita del vitellino, dall’amore primaverile con successivo matrimonio fino all’estate accesa dalla vicenda umana del pittore Antonio Ligabue. Il volume, in grande formato, accoglie quattro strisce per pagina, acquarellate dai colori inaspettati e capaci di ricalcare quelli della bassa pianura nel suo ciclo di vita: il bianco della neve, i rossi della primavera, i blu dell’estate e i vapori autunnali.
Unici protagonisti, il fiume, il cielo, gli alberi e la fauna discreta. L’uomo si muove solo sullo sfondo, passando quasi inosservato, e lasciando al lettore la possibilità di andare oltre e di interpretare ciò che vede, aggiungendo anche una parte di sé al testo.
Fiume lento
di Alessandro Sanna
Rizzoli, 2013




Scolpitelo nel vostro cuore
Bambina cacciata da scuola in seguito alle Leggi Razziali, adolescente deportata dal Binario 21, ragazza sopravvissuta al campo di concentrazione, donna di enorme forza e di pace, Senatrice a vita della Repubblica Italiana, madre, nonna. La figura di Liliana Segre, e l’importanza del suo messaggio, non è riducibile in poche parole. Anche se con poche, taglienti, ineluttabili parole lei, Liliana, ha saputo dare forma all’inferno di Auschwitz e attraversare la fase di negazionismo subito successiva alla Seconda Guerra Mondiale sull’esistenza dei campi di sterminio. Per anni, con forza e grande fatica emotiva, senza mai addolcire episodi duri, dolorosi e raccapriccianti, ha donato la sua testimonianza di sopravvissuta non solo a quegli adulti che hanno voluto ascoltarla, ma anche e soprattutto ai ragazzi. Convinta che per combattere le parole d’odio, il senso di paura o di indifferenza davanti alle ingiustizie e al razzismo in ogni sua forma siano necessari occhi attenti e “avamposti di pace”. I ragazzi, appunto. “Scolpitelo nel vostro cuore” è la testimonianza ultima della Senatrice che, da qualche mese, ha annunciato di volontà di “lasciare andare quella bambina ebrea ferita e umiliata” per vivere nel presente con la sua famiglia. Questo libriccino, apparentemente snello ma dal peso specifico decisamente importante, riporta la sua testimonianza di sopravvissuta così come da anni l’ha raccontata a chi ha avuto il desiderio o la fortuna di poterla ascoltare. A scuotere è l’importanza delle parole, del loro peso e la scelta di affidare infine alla forma scritta, indelebili. Più forti di quel “Arbeit macht frei” e di quei tatuaggi fatti per togliere la dignità a chi entrava nei campi di sterminio. A quelle parole lei oppone un grande messaggio di speranza, resilienza e perdono. «Non ditelo mai che non ce la potete fare, non è vero. Ognuno di noi è fortissimo e responsabile di se stesso. Dobbiamo camminare nella vita, una gamba davanti all'altra. Che la marcia che vi aspetta sia la marcia della vita. Questo vorrei dirvi.» Scolpitelo nel vostro cuore di Liliana Segre Edizioni Piemme, 2018




L’uomo del porto
Vanina Guarrasi, la protagonista dei romanzi di Cristina Cassar Scalia, è il vicequestore della Squadra Mobile di Catania, che si muove tra memorie ingombranti e un tagliente presente. In “L’uomo del porto”, Einaudi, si parte dall’omicidio di Vincenzo La Barbera, professore di filosofia al liceo classico, un uomo timido e schivo, amato dagli studenti. C’è “il passato che non passa”, l’apparente rispettabilità provinciale difesa a ogni costo, l’inevitabile ombra degli interessi mafiosi. Ma, per fortuna, giocano anche alcune solide amicizie, un buon lavoro di squadra e l’intelligente capacità investigativa d’un anziano e mai rassegnato poliziotto. Vanina è donna determinata, forte anche per la consapevolezza della sua fragilità. E sa tenere bene insieme ragione e sentimento. Un personaggio che continuerà a farci compagnia. L’uomo del porto Cristina Cassar Scalia Einaudi, 2021




Io sono la mela
Nei rari frammenti poetici di Saffo giunti fino a noi è racchiuso tutto ciò che sappiamo di lei: è nata sull’isola di Lesbo, aveva due o forse tre fratelli, ha avuto una bambina e un marito, forse è stata amante di Alceo, di certo insegnò a ragazze di famiglie convinte che le donne meritassero un’istruzione. Soprattutto, “la decima Musa” di Platone, è stata poetessa e musicista capace di mettere in versi tutti gli aspetti dell’amore: genitoriale, adolescenziale, filiale, di coppia e anche quello tra mentore e studenti. In poche pagine Beatrice Masini intreccia ciò che resta dei suoi componimenti e ne ricostruisce una biografia fittizia in un mondo arcaico per nulla distante da quello attuale, in cui i giovani cercano ancora il loro posto nell’esistenza, in molti Paesi le donne lottano ancora per aver accesso a un’istruzione di qualità, i dolori di un cuore spezzato non conoscono distinzioni di spazio o distanze temporali. Per farlo sceglie un linguaggio alto e delicato unito alle illustrazioni lievi e accurate di Pia Valentinis, due volte Premio Andersen. A corredare il pregio dell’edizione, la cura dei dettagli posta nella grammatura della carta, nel gioco di rilievi e lucidi sulla copertina, il segnalibro e il cordino a chiusura. Io sono la mela di Beatrice Masini rueBallu, 2021




Diventiamo amiche?
Agnese è una bambina solare e avventurosa, che vive in una palazzina di soli adulti tra giochi, appostamenti ed escursioni. Di questa casa ha esplorato tutto, e tutto conosce. Quando nota una bambina nuova, della sua stessa età, ne è elettrizzata: finalmente qualcosa di nuovo da scoprire, finalmente qualcuno con cui essere meno sola. Agnese fa di tutto per avvicinarla: le lascia bigliettini, scruta fuori dalla finestra, aspetta sull’altalena. Eppure più la cerca e meno la trova finchè un giorno, salendo le scale, basta un solo sguardo tra le due per capire che sono fatte per essere amiche e per farsi quella domanda così semplice finchè si è piccoli e così difficile da adulti: “Diventiamo amiche?”. Un libro che non ha bisogno di molte parole, una lettura immediata che affida la quasi totalità del messaggio alle incantevoli illustrazioni pastello di Jenny Lovlie. “Diventiamo amiche?” di Martin Larsen è un’ode all’amicizia più pura: quella che non ha bisogno di parole ma solo di sguardi. Perchè il mondo è già difficile di per sè, ma se si ha accanto un'amica o un amico affrontarlo diventa un pochino più semplice. Diventiamo amiche? di Marit Larsen Rizzoli Illustrati, 2020




Indipendenza
Una democrazia sotto scacco. Di paure, insicurezze, estremismi. Di cinismo e corruzione. E di ricatti e vendette, all’ombra di poteri segreti. Serve un grande romanzo, per dare forza di racconto esemplare a una tempesta di ambiziose passioni e alle reazioni legali e civili d’una popolazione che, nonostante tutto, non si arrende al degrado. E quel romanzo, in forma di noir, è “Indipendenza” di Javier Cercas, ben tradotto da Bruno Arpaia, Guanda. Cercas è uno dei maggiori scrittori contemporanei. E già nei libri precedenti (“Soldati di Salamina”, “Anatomia di un istante”, “L’impostore”, etc.) ha saputo affrontare i temi principali della Spagna contemporanea, il contrastato passaggio dal franchismo alla democrazia, i rigurgiti d’una destra militare tentata dal colpo di Stato, lo smarrimento di fronte al terrorismo. Una Spagna narrata con intensa esattezza, ma anche un paradigma di tante altre crisi politiche e sociali in parecchi paesi dell’Europa contemporanea. Qui in scena c’è un poliziotto di straordinarie capacità investigative e di intensa e integra umanità, Melchor Marín (già protagonista di “Terra alta”). E sullo sfondo, ecco le convulsioni indipendentiste della Catalogna di pochi anni fa. Una sindaca intraprendente, ricattata per alcuni segreti del suo passato e spinta alle dimissioni. Un circolo di affaristi potenti, nell’aristocrazia delle famiglie che comandano da sempre a Barcellona e s’adattano ai tempi nuovi (si avverte l’eco de “Il Gattopardo”). Un sistema politico in piena convulsione populista. E un’ansia di giustizia che non sempre coincide con la legge. La fine non si svela. Sino alle ultime pagina, la tensione resta altissima. Indipendenza Javier Cercas Guanda, 2021