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Raccontare un quartiere. Luoghi, volti e memorie della Bicocca

Edito da Scalpendi nel novembre 2018 – per i vent’anni dell’Università Statale Milano Bicocca – e curato da Giorgio Bigatti e Giampaolo Nuvolati, il volume “Raccontare un quartiere. Luoghi, volti e memorie della Bicocca” è un affascinante viaggio nello storico quartiere cresciuto nel corso del Novecento attorno alla fabbrica Pirelli. Un racconto a più voci che traccia un percorso storico e geografico tra case in stile liberty e avveniristici edifici post-industriali, lungo viali che un tempo correvano tra calandre e vulcanizzatori, tra luoghi della memoria e luoghi del sapere.

Sullo sfondo un senso forte di appartenenza ad una comunità che nel corso degli anni è stata capace di garantirsi continuamente integrazione e identità. Storie di gente comune e sguardi di grandi fotografi, vite di colletti blu e le visioni di architetti in grado di guardare lontano. La Fondazione Pirelli, custode della Memoria dell’azienda, guarda il quartiere di Bicocca da una posizione privilegiata.

Edito da Scalpendi nel novembre 2018 – per i vent’anni dell’Università Statale Milano Bicocca – e curato da Giorgio Bigatti e Giampaolo Nuvolati, il volume “Raccontare un quartiere. Luoghi, volti e memorie della Bicocca” è un affascinante viaggio nello storico quartiere cresciuto nel corso del Novecento attorno alla fabbrica Pirelli. Un racconto a più voci che traccia un percorso storico e geografico tra case in stile liberty e avveniristici edifici post-industriali, lungo viali che un tempo correvano tra calandre e vulcanizzatori, tra luoghi della memoria e luoghi del sapere.

Sullo sfondo un senso forte di appartenenza ad una comunità che nel corso degli anni è stata capace di garantirsi continuamente integrazione e identità. Storie di gente comune e sguardi di grandi fotografi, vite di colletti blu e le visioni di architetti in grado di guardare lontano. La Fondazione Pirelli, custode della Memoria dell’azienda, guarda il quartiere di Bicocca da una posizione privilegiata.

La più grande

Shi Yu è nata a Canton, in Cina. Ha sei anni e non ha mai conosciuto i suoi genitori. Costretta a subire le angherie del locandiere per cui lavora, un giorno incontra Li Wei, un ragazzino esperto in arti marziali che la convincerà a imparare a difendersi grazie al wushu. Quando, pochi anni dopo, viene rapita dai pirati, a salvarle la vita sarà proprio la sua abilità nella lotta, che ne faranno un membro della ciurma invece di ucciderla. E dopo non molto tempo diventerà comandante della flotta pirata più temuta di tutto il Mar della Cina. Il suo nome risuona ovunque e i nemici sono dietro l’angolo, pronti a distruggere lei e il wushu dell’Aria e dell’Acqua, di cui è diventata l’ultima maestra.

Ispirato a una delle tante figure storiche femminili di cui è ricca la letteratura cinese, “La più grande” racconta la vita di Cheng Shih, comandante di una delle più temute flotte di pirati del Settecento. Il lettore accompagna Shi Yu nella sua evoluzione, da bambina che vuole difendersi dalle angherie degli uomini a guerriera fiera e inarrestabile. Lasciando sulla terraferma la brutalità di una società assuefatta al maschilismo e imbarcandosi nella ciurma libera e “dal codice d’onore” del Drago d’Oro, Yu viaggia tra navi i cui nomi diventeranno familiari (Stella Cadente, Sirena Azzurra, Vendetta), amori, torture, battaglie, evasioni, vendette, tradimenti. Insomma, tutti gli ingredienti principali delle storie di pirati, con un tocco di magia in più e con parole capaci di dipingere contorni sempre più vividi, pagina dopo pagina. Fino a quando il fumo della battaglia non oscurerà la vista del lettore portandolo direttamente sul campo, accanto a Yu, a cercare di scrutare oltre il fumo.

La più grande

di Davide Morosinotto

Rizzoli 2020

Shi Yu è nata a Canton, in Cina. Ha sei anni e non ha mai conosciuto i suoi genitori. Costretta a subire le angherie del locandiere per cui lavora, un giorno incontra Li Wei, un ragazzino esperto in arti marziali che la convincerà a imparare a difendersi grazie al wushu. Quando, pochi anni dopo, viene rapita dai pirati, a salvarle la vita sarà proprio la sua abilità nella lotta, che ne faranno un membro della ciurma invece di ucciderla. E dopo non molto tempo diventerà comandante della flotta pirata più temuta di tutto il Mar della Cina. Il suo nome risuona ovunque e i nemici sono dietro l’angolo, pronti a distruggere lei e il wushu dell’Aria e dell’Acqua, di cui è diventata l’ultima maestra.

Ispirato a una delle tante figure storiche femminili di cui è ricca la letteratura cinese, “La più grande” racconta la vita di Cheng Shih, comandante di una delle più temute flotte di pirati del Settecento. Il lettore accompagna Shi Yu nella sua evoluzione, da bambina che vuole difendersi dalle angherie degli uomini a guerriera fiera e inarrestabile. Lasciando sulla terraferma la brutalità di una società assuefatta al maschilismo e imbarcandosi nella ciurma libera e “dal codice d’onore” del Drago d’Oro, Yu viaggia tra navi i cui nomi diventeranno familiari (Stella Cadente, Sirena Azzurra, Vendetta), amori, torture, battaglie, evasioni, vendette, tradimenti. Insomma, tutti gli ingredienti principali delle storie di pirati, con un tocco di magia in più e con parole capaci di dipingere contorni sempre più vividi, pagina dopo pagina. Fino a quando il fumo della battaglia non oscurerà la vista del lettore portandolo direttamente sul campo, accanto a Yu, a cercare di scrutare oltre il fumo.

La più grande

di Davide Morosinotto

Rizzoli 2020

Quando cessarono gli spari

Giovanni Pesce racconta le giornate della liberazione di Milano dal nazifascismo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, costruendo un mosaico fatto di testimonianze ed esperienze vissute in prima persona, come comandante della III Brigata GAP “Rubini”. Una delle pagine più importanti della storia italiana ricostruita attraverso le storie di centinaia di partigiani, di giovani uomini e donne, intellettuali e operai, con attenzione a quanto avvenne tra il 23 aprile e il 6 maggio del 1945 nelle diverse parti del capoluogo lombardo, dalle periferie alle stazioni, ma anche fuori da Milano, dal Lodigiano alla Brianza, da Legnano all’Olrepò Pavese. Pesce racconta molto bene le attività di resistenza all’interno delle fabbriche milanesi e il ruolo degli operai, mostrando lo sforzo comune di tutte le persone coinvolte nella Resistenza nei giorni che liberarono l’Italia.

Quando cessarono gli spari. 23 aprile-6 maggio 1945: la liberazione di Milano

Giovanni Pesce

Feltrinelli, 1977

Giovanni Pesce racconta le giornate della liberazione di Milano dal nazifascismo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, costruendo un mosaico fatto di testimonianze ed esperienze vissute in prima persona, come comandante della III Brigata GAP “Rubini”. Una delle pagine più importanti della storia italiana ricostruita attraverso le storie di centinaia di partigiani, di giovani uomini e donne, intellettuali e operai, con attenzione a quanto avvenne tra il 23 aprile e il 6 maggio del 1945 nelle diverse parti del capoluogo lombardo, dalle periferie alle stazioni, ma anche fuori da Milano, dal Lodigiano alla Brianza, da Legnano all’Olrepò Pavese. Pesce racconta molto bene le attività di resistenza all’interno delle fabbriche milanesi e il ruolo degli operai, mostrando lo sforzo comune di tutte le persone coinvolte nella Resistenza nei giorni che liberarono l’Italia.

Quando cessarono gli spari. 23 aprile-6 maggio 1945: la liberazione di Milano

Giovanni Pesce

Feltrinelli, 1977

Il posto degli uomini

“Il Purgatorio è un bel posto. Il nostro posto e pure quello di Dante: convinto di dover espiare il peccato di superbia. E per dare l’idea che sia davvero un bel posto, lo paragona di continuo a quello che proprio lui ha definito il Bel Paese: l’Italia”. Sono parole di Aldo Cazzullo in “Il posto degli uomini” ovvero “Dante in Purgatorio, dove andremo tutti”, Mondadori. Dopo “A riveder le stelle. Dante, il poeta che inventò l’Italia”, continua il viaggio attraverso l’opera cardine di tutta la nostra letteratura, uno straordinario, avvincente racconto sulla condizione umana che ancora, a sette secoli di distanza, riesce a emozionarci e farci riflettere. L’Inferno è il buio, la pena eterna, il dolore. Il Paradiso è luminoso, destinato ai santi. Il Purgatorio “è sempre cangiante”, il percorso verso la salvezza, l’ascesa verso Dio. Ed è il luogo in cui si riflette, meglio che altrove, sulla nostra essenza di uomini imperfetti, in cerca però di perfezione e di assoluto. Insiste Cazzullo: “Il Purgatorio è il luogo dell’amicizia, della mitezza, della cortesia. Dove ci si sorride”. Dante infatti incontra degli amici, il musico Casella, il poeta Guinizelli, Giotto. Rivaluta controverse figure di potenti invisi alla Chiesa come Manfredi, “biondo, bello e di gentile aspetto”, figlio di Federico di Svevia “stupor mundi”. Si commuove davanti a Pia de’ Tolomei. Continua, con passione civile, a raccontare i drammi dell’Italia “serva” e “di dolore ostello”. E guarda sempre, “puro e disposto a salire a le stelle”, verso Beatrice, che lo aspetta sulle porte del Paradiso. Il viaggio continua.

Il posto degli uomini
Aldo Cazzullo
Mondadori, 2021

“Il Purgatorio è un bel posto. Il nostro posto e pure quello di Dante: convinto di dover espiare il peccato di superbia. E per dare l’idea che sia davvero un bel posto, lo paragona di continuo a quello che proprio lui ha definito il Bel Paese: l’Italia”. Sono parole di Aldo Cazzullo in “Il posto degli uomini” ovvero “Dante in Purgatorio, dove andremo tutti”, Mondadori. Dopo “A riveder le stelle. Dante, il poeta che inventò l’Italia”, continua il viaggio attraverso l’opera cardine di tutta la nostra letteratura, uno straordinario, avvincente racconto sulla condizione umana che ancora, a sette secoli di distanza, riesce a emozionarci e farci riflettere. L’Inferno è il buio, la pena eterna, il dolore. Il Paradiso è luminoso, destinato ai santi. Il Purgatorio “è sempre cangiante”, il percorso verso la salvezza, l’ascesa verso Dio. Ed è il luogo in cui si riflette, meglio che altrove, sulla nostra essenza di uomini imperfetti, in cerca però di perfezione e di assoluto. Insiste Cazzullo: “Il Purgatorio è il luogo dell’amicizia, della mitezza, della cortesia. Dove ci si sorride”. Dante infatti incontra degli amici, il musico Casella, il poeta Guinizelli, Giotto. Rivaluta controverse figure di potenti invisi alla Chiesa come Manfredi, “biondo, bello e di gentile aspetto”, figlio di Federico di Svevia “stupor mundi”. Si commuove davanti a Pia de’ Tolomei. Continua, con passione civile, a raccontare i drammi dell’Italia “serva” e “di dolore ostello”. E guarda sempre, “puro e disposto a salire a le stelle”, verso Beatrice, che lo aspetta sulle porte del Paradiso. Il viaggio continua.

Il posto degli uomini
Aldo Cazzullo
Mondadori, 2021

L’uccellino rosso

L’uccellino rosso, Suona il mio tiglio, canta il mio usignolo?Tum Tum Tum! Messer Nils di Eka. Iperborea raccoglie nella nuova collana “Miniborea” quattro racconti editi nel 1959 dall’acclamata scrittrice per ragazzi, Astrid Lindgren. L’autrice dà voce ai bambini, i suoi soggetti preferiti, in un’ambientazione che lei stessa definisce prendere forma durante “I giorni della miseria”, giorni tristi, in una Svezia lontana nel tempo, in cui la povertà sembra davvero regnare ovunque, e non lasciare scampo. Eppure basta un uccellino rosso insolitamente sgargiante e dal canto particolarmente melodioso, pochi versi di una dolce poesia, una vecchia leggenda narrata da secoli, il dipinto di un misterioso castello lontano, per allontanare la realtà e aprire scenari nuovi.

Infatti i piccoli protagonisti dell’«Uccellino rosso» non si perdono mai d’animo e attraverso il loro coraggio, forza di volontà e intraprendenza riescono sempre a cambiare il loro destino. E così, accanto al grigiore e la tristezza, che sembrano contaminare tutto, si affiancano le illustrazioni di Anna Pirolli, nota illustratrice milanese da tempo specializzata nei libri per l’infanzia, capaci di delicatezza nel creare piccoli mondi d’immaginazione, fantasia e magia.

L’uccellino rosso

Astrid Lindgren

Iperborea, 2019

L’uccellino rosso, Suona il mio tiglio, canta il mio usignolo?Tum Tum Tum! Messer Nils di Eka. Iperborea raccoglie nella nuova collana “Miniborea” quattro racconti editi nel 1959 dall’acclamata scrittrice per ragazzi, Astrid Lindgren. L’autrice dà voce ai bambini, i suoi soggetti preferiti, in un’ambientazione che lei stessa definisce prendere forma durante “I giorni della miseria”, giorni tristi, in una Svezia lontana nel tempo, in cui la povertà sembra davvero regnare ovunque, e non lasciare scampo. Eppure basta un uccellino rosso insolitamente sgargiante e dal canto particolarmente melodioso, pochi versi di una dolce poesia, una vecchia leggenda narrata da secoli, il dipinto di un misterioso castello lontano, per allontanare la realtà e aprire scenari nuovi.

Infatti i piccoli protagonisti dell’«Uccellino rosso» non si perdono mai d’animo e attraverso il loro coraggio, forza di volontà e intraprendenza riescono sempre a cambiare il loro destino. E così, accanto al grigiore e la tristezza, che sembrano contaminare tutto, si affiancano le illustrazioni di Anna Pirolli, nota illustratrice milanese da tempo specializzata nei libri per l’infanzia, capaci di delicatezza nel creare piccoli mondi d’immaginazione, fantasia e magia.

L’uccellino rosso

Astrid Lindgren

Iperborea, 2019

La storia di Mila

Altopiano d’Asiago, 1955. Mila ha 11 anni e vive con i nonni. Da sempre dimostra uno spirito indomito, schierato in difesa del bene: a scuola tutti la conoscono, non solo per le sue treccine rosse come il fuoco, ma anche per il carattere deciso e insofferente a qualsiasi sopruso. Così, quando si trova alle prese con bulli, adulti o ragazzi che siano, trova sempre il coraggio di proteggere ciò in cui crede.

L’amatissima protagonista de “La ballata di Mila” di Matteo Strukul torna in un prequel perfetto per inaugurare la nuova collana “Solferino Young” dedicata a storie illustrate per lettori giovanissimi, dai 5 agli 8 anni, che non hanno paura di uscire dagli schemi e coltivare senso di accoglienza e rispetto per l’ambiente. Il legame profondo tra territorio e uomo dà forza al racconto, rendendolo adatto a un pubblico sia di ragazzi sia di adulti, e permettendo all’autore di tenere alta l’attenzione del lettore.

A trascinare nella storia della battagliera vendicatrice entrata nel cuore di tanti lettori e lettrici adulti, il tema dell’amicizia e le ricche tavole illustrate a tutta pagina da grandi artisti, dedicate a episodi clou del racconto.

La storia di Mila

di Matteo Strukul

Solferino, 2021

Altopiano d’Asiago, 1955. Mila ha 11 anni e vive con i nonni. Da sempre dimostra uno spirito indomito, schierato in difesa del bene: a scuola tutti la conoscono, non solo per le sue treccine rosse come il fuoco, ma anche per il carattere deciso e insofferente a qualsiasi sopruso. Così, quando si trova alle prese con bulli, adulti o ragazzi che siano, trova sempre il coraggio di proteggere ciò in cui crede.

L’amatissima protagonista de “La ballata di Mila” di Matteo Strukul torna in un prequel perfetto per inaugurare la nuova collana “Solferino Young” dedicata a storie illustrate per lettori giovanissimi, dai 5 agli 8 anni, che non hanno paura di uscire dagli schemi e coltivare senso di accoglienza e rispetto per l’ambiente. Il legame profondo tra territorio e uomo dà forza al racconto, rendendolo adatto a un pubblico sia di ragazzi sia di adulti, e permettendo all’autore di tenere alta l’attenzione del lettore.

A trascinare nella storia della battagliera vendicatrice entrata nel cuore di tanti lettori e lettrici adulti, il tema dell’amicizia e le ricche tavole illustrate a tutta pagina da grandi artisti, dedicate a episodi clou del racconto.

La storia di Mila

di Matteo Strukul

Solferino, 2021

Viola e il blu

Viola è una ragazzina che non ama giocare ad essere una principessa. Preferirebbe il calcio. Ama tutti i colori, tanto da scriverli con la maiuscola perchè per lei sono proprio come le persone: ciascuno è unico. Ma tanti adulti pensano che esistano colori ‘da maschi’ e colori ‘da femmine’. Non capendone la ragione, la bambina decide di chiedere al suo papà, che di lavoro fa il pittore e di colori se ne intende.

In un dialogo a due voci tra padre e figlia, illustrato sulle monocromatiche sfumature del blu e ispirato alle conversazioni con le sue figlie, Matteo Bussola riflette sul tema degli stereotipi di genere attraverso uno scambio reciproco che arriva a celebrare la diversità e l’importanza di crescere nel rispetto delle tante sfaccettature che la vita propone. Con la capacità di rendere semplici i temi più profondi che lo contraddistingue, e un linguaggio dolce, l’autore porta all’attenzione di grandi e piccini come gli stereotipi altro non siano che gabbie dorate entro cui uomini e donne si trovano a vivere senza rendersi spesso conto della prigionia. Colori, gusti, preferenze non hanno (o meglio, non dovrebbero avere) alcuna etichetta.

Viola e il blu

Di Matteo Bussola

Salani, 2021

Viola è una ragazzina che non ama giocare ad essere una principessa. Preferirebbe il calcio. Ama tutti i colori, tanto da scriverli con la maiuscola perchè per lei sono proprio come le persone: ciascuno è unico. Ma tanti adulti pensano che esistano colori ‘da maschi’ e colori ‘da femmine’. Non capendone la ragione, la bambina decide di chiedere al suo papà, che di lavoro fa il pittore e di colori se ne intende.

In un dialogo a due voci tra padre e figlia, illustrato sulle monocromatiche sfumature del blu e ispirato alle conversazioni con le sue figlie, Matteo Bussola riflette sul tema degli stereotipi di genere attraverso uno scambio reciproco che arriva a celebrare la diversità e l’importanza di crescere nel rispetto delle tante sfaccettature che la vita propone. Con la capacità di rendere semplici i temi più profondi che lo contraddistingue, e un linguaggio dolce, l’autore porta all’attenzione di grandi e piccini come gli stereotipi altro non siano che gabbie dorate entro cui uomini e donne si trovano a vivere senza rendersi spesso conto della prigionia. Colori, gusti, preferenze non hanno (o meglio, non dovrebbero avere) alcuna etichetta.

Viola e il blu

Di Matteo Bussola

Salani, 2021

Le vie dei libri

Un’Italia a due facce. La prima è quella dell’ignoranza crescente dei nostri ragazzi (il 44% degli studenti delle superiori non raggiunge il livello minimo in Italiano, il 51% in Matematica, con dati ancora più gravi nel Mezzogiorno e nelle famiglie economicamente disagiate). La seconda faccia è quell’altra, consolante, del clamoroso aumento dei lettori in tempi difficili di pandemia e chiusure (15 milioni di copie di libri vendute in più nel primo semestre ‘21 rispetto all’anno precedente, una crescita del 44%: “Il libro è vivo e vegeto”, si entusiasma a ragione Ricardo Franco Levi, presidente dell’Aie, l’Associazione Editori). Bisogna insistere sui libri, dunque, capitale fondamentale pure per riformare e valorizzare la scuola. Seguire “Le vie dei libri”, come suggerisce Marina Roggero, docente di Storia all’università di Torino, scrivendo per Il Mulino di “Letture, lingua e pubblico nell’Italia moderna” e ritrovando le radici del nostro essere “un paese di pochi lettori” nella lunga stagione dell’analfabetismo, vistoso anche nella seconda metà del Novecento e “nel divario tra colti e semicolti scavato da una lingua scritta bella e impossibile”.

Le vie dei libri. Letture, lingua e pubblico nell’Italia moderna
Marina Roggero
Il Mulino, 2021

Un’Italia a due facce. La prima è quella dell’ignoranza crescente dei nostri ragazzi (il 44% degli studenti delle superiori non raggiunge il livello minimo in Italiano, il 51% in Matematica, con dati ancora più gravi nel Mezzogiorno e nelle famiglie economicamente disagiate). La seconda faccia è quell’altra, consolante, del clamoroso aumento dei lettori in tempi difficili di pandemia e chiusure (15 milioni di copie di libri vendute in più nel primo semestre ‘21 rispetto all’anno precedente, una crescita del 44%: “Il libro è vivo e vegeto”, si entusiasma a ragione Ricardo Franco Levi, presidente dell’Aie, l’Associazione Editori). Bisogna insistere sui libri, dunque, capitale fondamentale pure per riformare e valorizzare la scuola. Seguire “Le vie dei libri”, come suggerisce Marina Roggero, docente di Storia all’università di Torino, scrivendo per Il Mulino di “Letture, lingua e pubblico nell’Italia moderna” e ritrovando le radici del nostro essere “un paese di pochi lettori” nella lunga stagione dell’analfabetismo, vistoso anche nella seconda metà del Novecento e “nel divario tra colti e semicolti scavato da una lingua scritta bella e impossibile”.

Le vie dei libri. Letture, lingua e pubblico nell’Italia moderna
Marina Roggero
Il Mulino, 2021

Morte e vita di Bobby Z

Il libro di Don Winslow “Morte e vita di Bobby Z”, Einaudi, racconta la guerra sui confini tra gli Usa e il Messico, per il controllo del narcotraffico e dell’immigrazione clandestina. Guerra dai confini incerti, tra bande criminali e polizia, con ampie aree di compromissione e corruzione. Guerra in cui si ritrova scaraventato Tim Kearney, ex eroe militare precipitato nel disonore e nei piccoli traffici illeciti, sino al clamore di un omicidio in galera. Con il ritmo dei migliori romanzi di Winslow, qui si gioca con scambi di persona, doppi e tripli giochi, tradimenti, violenze, affari e vendette. E clamorosi colpi di scena. Un noir esemplare. Ma anche molto di più. Un ritratto ironico e senza sconti sull’anima cupa degli Usa e sulle fragilità dell’esistenza umana. Per cui c’è però, nonostante tutto, una possibilità di ripresa e riscatto.

Morte e vita di Bobby Z

Don Winslow

HarperCollins, 2021

Il libro di Don Winslow “Morte e vita di Bobby Z”, Einaudi, racconta la guerra sui confini tra gli Usa e il Messico, per il controllo del narcotraffico e dell’immigrazione clandestina. Guerra dai confini incerti, tra bande criminali e polizia, con ampie aree di compromissione e corruzione. Guerra in cui si ritrova scaraventato Tim Kearney, ex eroe militare precipitato nel disonore e nei piccoli traffici illeciti, sino al clamore di un omicidio in galera. Con il ritmo dei migliori romanzi di Winslow, qui si gioca con scambi di persona, doppi e tripli giochi, tradimenti, violenze, affari e vendette. E clamorosi colpi di scena. Un noir esemplare. Ma anche molto di più. Un ritratto ironico e senza sconti sull’anima cupa degli Usa e sulle fragilità dell’esistenza umana. Per cui c’è però, nonostante tutto, una possibilità di ripresa e riscatto.

Morte e vita di Bobby Z

Don Winslow

HarperCollins, 2021

Il figlio unico

Sola a casa mentre i genitori sono lontani, una bambina cinese decide di andare dalla nonna. Durante il percorso si perde e si lascia andare alla paura e allo sconforto della solitudine. A portarla in salvo, attraverso un viaggio fiabesco e fantastico, è un misterioso e magico cervo.

“Il figlio unico” è un silent book adatto a tutte le età che affronta il tema della legge cinese del figlio unico. Per trovare un rimedio al sovraffollamento, negli anni Ottanta, il Governo vietò alle coppie di avere più di un bambino. Guojing, anche lei necessariamente figlia unica, racconta il senso di isolamento e solitudine che, come tanti altri, ha dovuto affrontare attraverso un approccio fiabesco e fantastico.

Interamente giocato sui toni del grigio, del seppia, del bianco creati dalla sfumatura a matita delle illustrazioni, l’autrice propone un viaggio su più livelli – magico, emotivo, metaforico – con continui cambi di prospettiva in grado di raccontare, senza il bisogno di una singola parola, il desiderio dei tanti “figli unici”, costretti a crescere senza fratelli e con genitori assenti, il desiderio di avere qualcuno con cui trascorrere il tempo, e la vita.

Il figlio unico

di Guojing

Mondadori Ragazzi, 2017

Sola a casa mentre i genitori sono lontani, una bambina cinese decide di andare dalla nonna. Durante il percorso si perde e si lascia andare alla paura e allo sconforto della solitudine. A portarla in salvo, attraverso un viaggio fiabesco e fantastico, è un misterioso e magico cervo.

“Il figlio unico” è un silent book adatto a tutte le età che affronta il tema della legge cinese del figlio unico. Per trovare un rimedio al sovraffollamento, negli anni Ottanta, il Governo vietò alle coppie di avere più di un bambino. Guojing, anche lei necessariamente figlia unica, racconta il senso di isolamento e solitudine che, come tanti altri, ha dovuto affrontare attraverso un approccio fiabesco e fantastico.

Interamente giocato sui toni del grigio, del seppia, del bianco creati dalla sfumatura a matita delle illustrazioni, l’autrice propone un viaggio su più livelli – magico, emotivo, metaforico – con continui cambi di prospettiva in grado di raccontare, senza il bisogno di una singola parola, il desiderio dei tanti “figli unici”, costretti a crescere senza fratelli e con genitori assenti, il desiderio di avere qualcuno con cui trascorrere il tempo, e la vita.

Il figlio unico

di Guojing

Mondadori Ragazzi, 2017

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