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Il nuovo capitalismo

L’impresa, qualunque cosa faccia, vive immersa in un determinato sistema economico, che deve essere compreso in maniera approfondita e vissuto consapevolmente dall’imprenditore e da chi ha in mano le sorti dell’organizzazione aziendale che si ritrova a guidare. Non c’è, insomma, una buona impresa avulsa dal mondo che la circonda. Ed è, a ben vedere, anche da un approccio come questo che nasce quella cultura che connota positivamente la produzione e il mercato.

“Come salvare il capitalismo” di Robert B. Reich, appena tradotto e pubblicato in Italia, serve a questo scopo.

Reich non è un economista puro ma anche un ex ministro del lavoro statunitense: parte quindi nello spiegare il capitalismo da un doppio punto di vista: teorico da un lato e pratico dall’altro. Maneggia tutti gli strumenti della famosa “cassetta degli attrezzi” del buon economista, ma anche quelli di chi gli effetti dell’economia moderna li ha sperimentati sul campo. Scrive bene e chiaramente e attacca, demolendoli, i fondamenti tradizionali dell’idea di quel capitalismo che, ormai, non c’è più come il concetto di meritocrazia e quello di mercato razionale. In questo modo, fornisce elementi utili per comprendere lo stato attuale e l’evoluzione dei rapporti fra produzione, impresa, lavoro, benessere, ricchezza, potere, società nella forma che hanno assunto oggi.

Reich, con ragione, parla quindi della necessità di far scattare un nuovo clima di fiducia nel capitalismo, un clima che però deve essere conseguente ad un modo nuovo di intendere la distribuzione della ricchezza e l’assetto della produzione (e quindi implicitamente delle imprese), così come le modalità di intervento dei Governi.

Il volume – poco meno di 300 pagine -, è suddiviso in tre parti. Nella prima l’autore prende in considerazione il “libero mercato” e le sue componenti, nella seconda si parla di “lavoro e valore”, nella terza di “contrappesi” cioè di quanto è possibile fare per correggere le storture del vecchio sistema capitalistico non più accettabile.

Il libro di Reich ha un grande pregio: dice le cose chiare, scava in profondità, spiega i problemi ma non si sottrae ad una razionale visione positiva del futuro. Nell’ultimo capitolo, l’autore sottolinea il ruolo determinante dell’uomo e della sua capacità di creare nuove regole per dirigere meglio e più equamente il mercato. “Noi – scrive -, abbiamo (…) la capacità di riorganizzare il capitalismo in modo da distribuire i guadagni più diffusamente”.

Probabilmente non tutti saranno d’accordo con le idee di Reich, ma chi voglia davvero capire quella parte del mondo che si occupa di economia e di benessere, farebbe bene a leggere questo volume.

Come salvare il capitalismo

Roberto B.  Reich

Fazi Editore, 2015

L’impresa, qualunque cosa faccia, vive immersa in un determinato sistema economico, che deve essere compreso in maniera approfondita e vissuto consapevolmente dall’imprenditore e da chi ha in mano le sorti dell’organizzazione aziendale che si ritrova a guidare. Non c’è, insomma, una buona impresa avulsa dal mondo che la circonda. Ed è, a ben vedere, anche da un approccio come questo che nasce quella cultura che connota positivamente la produzione e il mercato.

“Come salvare il capitalismo” di Robert B. Reich, appena tradotto e pubblicato in Italia, serve a questo scopo.

Reich non è un economista puro ma anche un ex ministro del lavoro statunitense: parte quindi nello spiegare il capitalismo da un doppio punto di vista: teorico da un lato e pratico dall’altro. Maneggia tutti gli strumenti della famosa “cassetta degli attrezzi” del buon economista, ma anche quelli di chi gli effetti dell’economia moderna li ha sperimentati sul campo. Scrive bene e chiaramente e attacca, demolendoli, i fondamenti tradizionali dell’idea di quel capitalismo che, ormai, non c’è più come il concetto di meritocrazia e quello di mercato razionale. In questo modo, fornisce elementi utili per comprendere lo stato attuale e l’evoluzione dei rapporti fra produzione, impresa, lavoro, benessere, ricchezza, potere, società nella forma che hanno assunto oggi.

Reich, con ragione, parla quindi della necessità di far scattare un nuovo clima di fiducia nel capitalismo, un clima che però deve essere conseguente ad un modo nuovo di intendere la distribuzione della ricchezza e l’assetto della produzione (e quindi implicitamente delle imprese), così come le modalità di intervento dei Governi.

Il volume – poco meno di 300 pagine -, è suddiviso in tre parti. Nella prima l’autore prende in considerazione il “libero mercato” e le sue componenti, nella seconda si parla di “lavoro e valore”, nella terza di “contrappesi” cioè di quanto è possibile fare per correggere le storture del vecchio sistema capitalistico non più accettabile.

Il libro di Reich ha un grande pregio: dice le cose chiare, scava in profondità, spiega i problemi ma non si sottrae ad una razionale visione positiva del futuro. Nell’ultimo capitolo, l’autore sottolinea il ruolo determinante dell’uomo e della sua capacità di creare nuove regole per dirigere meglio e più equamente il mercato. “Noi – scrive -, abbiamo (…) la capacità di riorganizzare il capitalismo in modo da distribuire i guadagni più diffusamente”.

Probabilmente non tutti saranno d’accordo con le idee di Reich, ma chi voglia davvero capire quella parte del mondo che si occupa di economia e di benessere, farebbe bene a leggere questo volume.

Come salvare il capitalismo

Roberto B.  Reich

Fazi Editore, 2015