In un libro il racconto delle modalità di costruzione e della qualità dell’informazione economica

 

Le imprese si muovono in un ambiente nel quale la conoscenza corretta dei fatti è sempre più importante. E non si tratta solamente di una questione legata ai bilanci (da far chiudere in positivo), ma anche di una serie di temi che toccano la responsabilità sociale delle organizzazioni della produzione, l’agire dei singoli imprenditori, le decisioni dei manager  aziendali, le reazioni dei mercati, gli umori dei consumatori, l’atteggiamento dei lavoratori, gli effetti sull’ambiente dell’agire produttivo. “Conoscere per deliberare”, scriveva un grande economista ma anche un acuto osservatore della realtà come Luigi Einaudi.  L’affermazione valeva – e vale -, non solo per i governi ma anche per le imprese. Il problema allora diventa quello di avere gli strumenti e le capacità per conoscere correttamente ciò che accade. Anche attorno (e dentro) le organizzazioni della produzione.

Leggere “L’economia percepita. Dati, comunicazione e consenso nell’era digitale”, scritto da Roberto Basso e Dino Pesole e appena pubblicato, serve molto per dotarsi proprio di quegli strumenti e di quelle capacità delle quali si è appena detto.

Basso e Pesole ragionano partendo da due punti di vista diversi eppure paralleli: quello del comunicatore istituzionale (il primo) e quello del giornalista economico (il secondo). Oggetto del ragionamento è il nodo di temi e problemi che caratterizza oggi l’informazione economica: le sue caratteristiche, la sua qualità, i suoi effetti sulle decisioni (politiche prima di tutto ma non solo), le sue cause, il suo peso sugli atteggiamenti e sulle opinioni di ognuno di noi. Tutto partendo dalla constatazione della presenza di una distorsione percettiva della realtà determinata, appunto, dal tipo di informazione che circola.

Basso e Pesole ripercorrono quindi le trasformazioni della nostra epoca che hanno contribuito a disorientare i cittadini, indagano il fenomeno dell’insofferenza contro il sapere, il ruolo spesso ansiogeno dell’informazione, la difficoltà di affermare un modello di comunicazione basato su dati oggettivi, a fronte di una politica che accorcia sempre di più il proprio sguardo verso la prossima scadenza elettorale.  I due non ragionano solamente dal punto di vista teorico, ma attingono anche dalla loro esperienza di lavoro  e analizzando quindi il cosiddetto ciclo della notizia, così come l’atteggiamento e le reazioni dei gruppi sociali di fronte all’informazione per arrivare a ricostruire l’impatto della disinformazione e delle fake news sull’opinione pubblica, ma anche quello delle false illusioni ingenerate da proposte economiche irrealizzabili, sebbene presentate in nome dell’interesse degli elettori.

Il libro racconta dei rapporti fra classi dirigenti e informazione, spiega come si formano le notizie oggi, illustra il peso dei nuovi strumenti  e canali di comunicazione. Chiude il tutto l’indicazione di una serie di possibili mezzi per governare meglio ciò che sta accadendo fra informazione, opinione pubblica e politica.

Leggere la fatica letteraria di Basso e Pesole, è cosa buona per  chi  voglia iniziare a dotarsi di qualche strumento in più per comprendere meglio la realtà oltre che semplicemente percepirla.

 

L’economia percepita. Dati, comunicazione e consenso nell’era digitale

Roberto Basso, Dino Pesole

Donzelli, 2019

30/04/2019